Che cosa c’è di nuovo in un rito senza coraggio?
Molti sostenevano che la destra odiasse il ’68 perché non l’aveva fatto. Oppure non glielo avevano fatto fare, perché avrebbero ammazzato i nostri ragazzi dentro le Università. Per anni il tema era rimasto in naftalina e le uniche parole che utilizzavamo per stroncare i vecchi compagni imborghesiti e ricchi erano quelle di Pasolini, che difendeva i poliziotti, veri figli del popolo.
Poi c’è stato Sarkozy che ha attaccato il sistema della Francia alle sue fondamenta (anche se con la non-estradizione della Petrella ha riabilitato quello che aveva bocciato) e anche in Italia se ne è parlato: quasi tutti contro, solo Fini in un convegno a Milano aveva sostenuto che quegli anni fossero comunque vivi.
Il vero ’68 per noi fu probabilmente la stagione della Nuova Destra e la contaminazione di culture differenti. Era uscire dal garage grigio dove si faceva casino per stare sotto il cielo aperto, verso la meta-politica e la scoperta di una società che non poteva essere guardata solo con la lente della politica e della ideologia. Era anche la tentazione di capire chi c’era dall’altra parte della barricata e che cosa pensasse. Dunque la letteratura, i fumetti, il cinema, il rock alternativo. E una serie di intellettuali che segnarono una stagione che oggi sarebbe interessante di ristudiare e usare come modello. Quelli sì che erano trasgressivi! Tarchi, Cabona, Solinas, Croppi e alcuni altri. Tranne Croppi, nessuno oggi fa politica attiva. Aggiungerei: per fortuna.
Oggi un mucchio di ragazzi confusi si impegnano in piazza. Non capiscono niente. Non leggono i problemi della società. Sono automi annoiati che non hanno neanche la forza che all’inizio del 2000 si portavano dietro i no-global.
Ne ho sentito uno in tv. Aveva la barba e i capelli folti e sembrava l’attore francese del film di Bertolucci. Ha pronunciato frasi di una banalità incredibile, l’università pubblica, no ai privati, la ricerca. E bla-bla-bla. Non li sopporto. Dicono che è una contestazione non-ideologica. Per forza: si vergognano di dire di essere di sinistra, perché la sinistra di oggi fa schifo. E’ molle, è Vitasnella, acqua che elimina acqua. Bisognerebbe comunicare a questi tizi che il riformismo di cui si parla lo pratica la destra al governo. Lo fa senza paura di dire le cose come stanno. Di fare le scelte, di puntare al merito e premiarlo.
Il punto è che la scuola è uno degli ultimi avamposti della sinistra, inteso come serbatoio di voti. Non difenderlo sarebbe deleterio per Veltroni, ma il modo in cui lo sta facendo è imbarazzante, in quanto protegge un sistema che va a rotoli e che vede l’Italia ultima o retrocedere paurosamente.
E quanto siano banali certi bravi-ragazzi in testa al corteo lo ha dimostrato la puntata di ieri di Matrix, nella quale il professor Pier Luigi Celli ha letteralmente distrutto uno dei rappresentanti della protesta invitati da Mentana. Ve lo dico io: difendete un sistema indifendibile che ha fatto retrocedere il paese, ha creato sperpero, ignoranza, nepotismo e un esercito di baroni che non esita a intingere la penna per firmare manifesti e aspettare il seggio in parlamento. Del Partito Democratico, of course.
Sveglia!