Bruno Murgia

Deputato del PDL

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Siccome sono stato varie volte critico contro il sistema universitario sardo (e italiano in genere) stavolta mi rallegro del fatto che l’Università di Sassari è prima tra i medi atenei per la qualità dei servizi offerti agli studenti. Lo dice uno studio Censis ripreso da Repubblica. C’è da fidarsi.

Barack W. Bush. Azione. Stop.

Sintomi. La mia idea è semplice: troppi disastri, troppe negligenze. E’ ciò che si paga quando un paese è un grande malato cresciuto a colpi di partitocrazia, per usare un’espressione cara a Pannella.Un paese che non si fonda sul merito, ma che sconta molti errori umani e deficit di professionalità, fatti passare per “fatalità”. Le inchieste non arrivano mai e l’andazzo prosegue. Con buona pace di tutti.

L’idea di fondo è infatti di evitare che la Sardegna sembri la solita regione meridionale: clientelare, assistenziale, inefficiente. Penso che ciò debba valere per entrambi gli schieramenti. L’assessorato al Turismo propone una campagna aggressiva sui media nazionali, per il turismo. Non è tutto immobile come si vuol far credere.

Strega. Vince Tiziano Scarpa con Stabat Mater. Ps.: ma c’è ancora in giro qualche romanziere che scriva in terza persona?

Punto di partenza. Bocciata definitivamente la tassa sul lusso. L’avvocato generale della Corte di Giustizia Europea ha detto che lede i principi del libero mercato. Insomma, anche con questo siamo punto e a capo. Il famoso e taciuto immobilismo di Soru.

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F. Granata, su Tuvixeddu la pensa come Soru

F. Granata su Tuvixeddu la pensa come Soru

Il capogruppo in commissione cultura del Pdl Fabio Granata parteciperà il 3 luglio all’incontro organizzato da Legambiente sull’emergenza Tuvixeddu.

Nel comunicato stampa dell’associazione si sostiene che si voglia “scongiurare una ulteriore e grave compromissione del Colle, già martoriato in passato da azioni di trasformazione che ne hanno pesantemente alterato i valori archeologici e paesaggistici e riaffermare il valore culturale, sociale ed economico del bene, che rimane ed è sancito da studiosi di chiara fama, oltreché dalla diffusa percezione dei cittadini. Un valore di legami, appartenenza e identità storica, non negoziabile con promesse di sviluppo economico di breve durata, ma, al contrario, suscettibile di vantaggi economici importanti e durevoli, se utilizzato in modo saggio e lungimirante”.

Il sopralluogo dei parlamentari (con Granata ci sarà il senatore del Pd Roberto Della Seta) è finalizzato ad accertare lo stato dell’area e a presentare nuove iniziative per la salvaguardia del sistema paesaggistico. La proposta è quella di creare un parco paesaggistico-archeologico che preservi il sito. Granata ha già presentato un’ interrogazione sul tema al ministro Bondi. Il centrodestra regionale, come è noto, si era schierato a favore del progetto dell’imprenditore Cualbu di costruire ai margini dell’insediamento archeologico.

E’ facile pensare che la visita di Granata, normalmente portatore di posizioni anticonformiste dentro la stessa maggioranza di centrodestra, non mancherà di riapire la vecchia polemica che a suo tempo aveva coinvolto il presidente Soru. E’ anche nota l’amicizia tra i due.

Nei commenti la risposta di Alessandro Serra, consigliere comunale del Pdl ( area An) a Cagliari.

Nella rassegna parlamentare la mia proposta sull’esame di maturità.

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La procura della Repubblica di Cagliari ha formulato le richieste di rinvio a giudizio per l’ex presidente della Regione Renato Soru, accusato di abuso d’ufficio e turbativa d’asta nell’inchiesta sul cosiddetto caso Saatchi.

(leggi)

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Il destino dell'Unità è nelle mani di Soru

Il destino dell'Unità è nelle mani di Soru

Non è passato nemmeno un mese e la stella luccicante di Renato Soru sembra sbiadirsi lentamente. In questi giorni a cavallo di fine mese ne sono successe parecchie all’Unità, che proprio con l’ex presidente della regione sembrava aver trovato nuova vita. Invece niente. Anche il presunto successo di vendite, amplificato dalla visibilità rosa di Conchita De Gregorio, sembra esser frutto dell’immaginazione, un po’ come gli otto punti di vantaggio vantati dal suo editore in un fantomatico sondaggio pre-elettorale. Di certo la campagna stampa dello storico quotidiano, praticamente al limite del culto della personalità, non ha giovato a nessuno.

Eppure va subito detto che tutto ciò sarebbe negativo. In primis quando chiude un giornale, in democrazia, a meno che non vi siano circostanze insuperabili, è sempre un male. Più voci discordanti ci sono, maggiore è il tasso di libertà. In secondo luogo la situazione è drammatica per chi vede messo il proprio posto di lavoro in discussione. All’Unità come a Tiscali. In terzo luogo Soru è un politico e anche un imprenditore e se gli si possono augurare delle sfortune politiche, in ragione delle sue vedute contrastanti dalle nostre, uguale sventura non la si può augurare alle sue aziende. Anzi.

Difficile dire cosa farà. Ha ragione l’amico Maninchedda a indicarlo comunque come risorsa per la Sardegna. Io, a causa del suo carattere ostico, lo vedo più come grande risorsa imprenditoriale, ma non mi metto certo a sindacare le sue scelte. Certo, deve ripartire all’interno di  un mare agitato come quello del PD, che ha nelle europee forse l’ultima chance di ribadire l’importanza della propria esistenza. Prima di abbandonarsi all’idea della scissione.

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D: Anche lei ritiene che i sardi abbiano votato guardando alla scena nazionale?
B: Si, questo voto è stato fortemente politicizzato. Tanti cittadini hanno votato il solo simbolo del PDL, quasi si trattasse di politiche.

D: Hanno votato per il Governo?
B: Secondo me hanno contato due aspetti: la crisi, che si inserisce in una crisi globale e che anche in Sardegna ha bloccato il sistema delle imprese e le scelte di Soru. Penso al piano paesaggistico, che ha imposto vincoli strettissimi e che però la passata giunta ha sottoposto a deroghe per i cosiddetti “poteri forti”. Non dimentichiamo chi è Soru: proprietario dell’Unità, molto amico di De Benedetti…

D: Pensa che in questo Soru sia lo specchio della sinistra nazionale?
B: Loro hanno totalmente perso il polso della situazione. Soru è andato a Bologna a una manifestazione con gli intellettuali, pensando che con due persone con la giacchetta “figa” si va sui giornali e si prendono voti. Quest’immagine del Soru dai lunghi silenzi, intellettuale e senza fronzoli, per carità, farà pure effetto, ma la morale della faccenda è che i bisogni sono altri e la politica deve rispondere a questi. E i sardi si sono rivolti al governo nazionale e regionale del PDL per farvi fronte.

D: E l’antiberlusconismo?
B: Anche quello è stato una scelta perdente. Erano anni che non lo si percepiva in maniera così forte.

D: Perché Soru ha spinto tanto su questo tasto?
B: E’ stato in linea con Veltroni, che non fa passare giorno senza parlare di Berlusconi. Invece, i sardi la presenza di Berlusconi l’hanno gradita e non a caso questo voto oltre a Soru ha messo in crisi Veltroni.

D: Quanto ha pesato il premier su questa vittoria?
B: Indubbiamente ha pesato molto. Ma qui c’è stato un impegno di tutta la classe dirigente nazionale del PDL. Il progetto del partito unitario ne esce confermato, i cittadini si dimostrano sempre più avanti di noi, gradiscono il PDL, poi magari fanno le loro scelte sugli uomini, ma credono nel bipartitismo.

D: C’è chi sostiene che le alte percentuali prese da partiti come l’UDC o i Riformatori siano un segnale opposto…
B: I Riformatori sono un partito molto radicato che alle regionali si presenta con una propria lista, ma normalmente alle politiche i suoi esponenti corrono con noi. Anche l’UDC ha candidati molto radicati e in Sardegna va meglio che altrove, ma credo che nel risultato di questa tornata elettorale abbia contato il fatto che era in coalizione con noi. Questo li ha rafforzati,

D: Cosa pensato del fatto che Soru ha preso più voti della coalizione e Cappellacci meno?
B: Che il risultato di Soru è l’ennesima dimostrazione della crisi fortissima del PD. Per Cappellacci il punto è che non era conosciutissimo e la campagna elettorale è stata anticipata, breve, fatta in condizioni incredibili. Ne ha pagato lo scotto e il PDL è stato trainante, ma questo non leva nulla al valore della sua candidatura.

Il Secolo d’Italia, 18 Febbraio 2009

*nuovo layout: si commenta cliccando su “comments” sotto il titolo del post, a destra. E’ semplice. Ciao!

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Tratto dall’Unità del 16 Febbraio, un giornale reduce da una figuraccia internazionale di notevole entità e passato in mano a Soru nello scorso anno.

Lo spoglio minuto per minuto: le sezioni di Sassari, quelle di Cagliari – «feudo di massoni e costruttori» – e poi quelle di Nuoro, Olbia, e a seguire le altre in tutta l’isola. Un pomeriggio di attese e speranze per Marcello Fois, scrittore, giallista, sardo di nascita e cultura, bolognese d’adozione.

Solo in serata, a risultato quasi definitivo, arriva il momento della riflessione e dei commenti. Ed è l’ora dell’amarezza. «Questa vittoria per la Sardegna significa guai grossi. Sono enormemente deluso. Ugo Cappellacci, per bocca del premier Silvio Berlusconi, ha promesso un’autonomia non in grado di assicurare. Alla prima difficoltà dovrà chiedere aiuto a Roma, e la gente lo manderà a casa, come è accaduto con Mauro Pili. In quel caso si è trattato di uno scontro sollevato dalla questione delle scorie nucleari. E potrebbe essere così anche per Cappellacci».

La convinzione di Fois è che l’impegno di Cappellacci sia fondato solo su un calcolo di utilitarismo politico, senza riscontri futuri sul  territorio. «Il fatto è che come presidente non può pensare di garantire l’autonomia dell’isola prendendo ordini da Arcore o da Roma – dice Fois -  E purtroppo è questo lo scenario prevedibile. Del resto l’ho sempre sostenuto: il programma di Cappellacci è stato fondato su tre punti: i viaggi Cagliari- Roma; i viaggi Cagliari-Arcore; i viaggi Cagliari – Porto Rotondo».

Lo scenario viene descritto in modo pessimo: «Per noi sarà un disastro: cementificheranno tutto ciò che è possibile. E mi spiace davvero pensare che i sardi non hanno capito la prospettiva  della politica di Renato Soru, una politica di sostanza e non di spot. Una politica che chiede a tutti di rimboccarsi le maniche, di lavorare sodo, per fare cose importanti. Per far crescere la Sardegna».

Nel caso di vittoria di Soru, secondo il giallista sarebbe stato premiato «un grande lavoro, un serio lavoro. Lontano da qualunque ruffianeria e centrato sugli interessi reali della Sardegna». E fa esempi precisi: «Sull’istruzione c’è stato un impegno eccezionale, che ha portato la Sardegna più avanti di altre regioni italiane. Tremila ragazzi sono stati mandati a studiare all’estero. Poi la modernizzazione delle infrastrutture, l’intervento sulle nuove tecnologie, il risparmio sul bilancio regionale – 40% in 4 anni – la difesa dell’ambiente».

Ma il premio non c’è stato e, al Pd, Fois non lesina qualche accusa: «Se si è arrivati a questo punto è anche colpa di una fronda del Pd, che ha ostacolato Soru. Dovrebbe pagare un prezzo politico per questo». E poi? «A questo punto considerato il risultato e il fatto che i sardi non hanno capito o apprezzato questa politica,  consiglio a Soru di lasciare la situazione a chi se la merita. E occuparsi della politica nazionale. Certo avrei preferito fosse rimasto in Sardegna, per continuare quello che aveva cominciato. Ma ora spero almeno che la sua politica possa trovare spazio altrove».

IN RILIEVO: LE PRIORITA’ DELLA NUOVA GIUNTA

  • Crisi dell’industria e lavoro
  • Povertà
  • Nuovo metodo di governo con i comuni
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Cappellacci può sorridere: il centrodestra ha stravinto.

Cappellacci può sorridere: il centrodestra ha stravinto.

1) Durante la campagna elettorale avevo detto che Soru era un “bluff”, che non bastava presentarsi nei salotti televisivi della sinistra salottiera per aumentare il proprio consenso. Certa sinistra adulatrice e servile alimenta solo una considerazione di sè in modo eccessivo. Soru ne è rimasto travolto e si è messo a giocare contro Berlusconi, ignorando Cappellacci, che si è preso una severa rivincita.

2) Il voto disgiunto è un meccanismo perverso, non tanto negli effetti, quanto in relazione alla campagna elettorale e Soru lo ha totalmente frainteso. Ha si proposto una coalizione allargata, ma ha pensato bene di sostituirsi al proprio partito di riferimento (il PD), favorendo il proprio insuccesso.

3) Infatti, il voto disgiunto consente di ottenere molte preferenze personali dei singoli candidati, i quali possono chiedere il voto anche a coloro che vogliono votare un altro presidente. Le elezioni regionali si trasformano in grandi elezioni comunali, nelle quali conta principalmente l’effetto di trascinamento. Un PD lesionato dalla faida interna, che ha visto Soru al centro di tutto, non è proprio il massimo su cui far conto.

4) Nel voto del presidente Soru ha sbagliato a sfidare Berlusconi. Non si è curato di Cappellacci, che invece lo ha demolito, grazie a una campagna elettorale efficace, giocata bene, e un’immagine di persona perbene qual è (nonostante gli insulti ricevuti), umile, che ha saputo battere un candidato enormemente più conosciuto di lui.

5) Soru non è così valido come sembra. Probabilmente ha più le doti di uomo di governo che di capo-popolo. Anche se il governo che preferisce è quello personalistico, nel quale non siano presenti voci discordanti. Si è illuso di poter battere Berlusconi, lui come tanti altri presunti leader della Sardegna, fallendo clamorosamente.

6) Il motivo principale è l’ultimo che elenco: Soru non ha capito l’anima profonda dei sardi. Alla fine sembrava il classico tipo che “sa tutto lui” e che i sardi hanno imparato bene a disprezzare, perchè il motto dei sardi è “solidaristico” per natura: fortza paris. Troppa protervia, troppa superbia e troppa presunzione. Ingiustificate, tra le altre cose. Ha parlato in tv e sui giornali di una Sardegna “isola felice”, inesistente. E mentre lui parlava di queste scelte, gli scioperi aumentavano, le fabbriche chiudevano. Totalmente fuori dal mondo.

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Soru ama troppo la Sardegna, per interessarsi del destino della sua azienda

Soru ama troppo la Sardegna, per interessarsi del destino della sua azienda

Ha ragione Renato Soru quando dice che bisognerebbe essere vicini a un’azienda in difficoltà. Tanto più se questa azienda è quella che lui ha fondato e che sicuramente ha portato lustro alla Sardegna. Ma Soru come imprenditore è indiscutibile? Nel 1999, in piena new economy, le net companies hanno fruttato parecchi denari. Tiscali in borsa aveva una capitalizzazione superiore alla Fiat. Stiamo parlando di un confronto che sul piano realistico, industriale, non aveva paragoni. Infatti quando è scoppiata la bolla speculativa abbiamo avuto un ridimensionamento globale del nuovo mercato, dovuto alla presa d’atto che non bastava semplicemente aggiungere un .com per diventare imprenditori. E Tiscali? La storia finanziaria di Tiscali, leggendo questo articolo di MilanoFinanza, è tutt’altro che felice però e non sembra discostarsi molto da altre (dis)avventure della new economy. Di chi è la responsabilità? Del management scelto da Soru? Dello stesso Renato Soru che non ha saputo prevedere in tempo la capacità di sopravvivenza della sua impresa nel mercato? Del destino cinico e baro? Del mercato?

I numeri sono impietosi. Soru come imprenditore, se il metro è quello di giudicare ciò che ha fatto, appare geniale, ma votato alla sconfitta. Con il drammatico corollario dei licenziamenti o degli esodi incentivati, come si chiamano ultimamente. Nell’articolo si approfondiscono anche altri aspetti che consiglio di leggere. Altrove si scrive che chi mantiene le azioni – ormai – lo fa per “disperazione”.

Comunque, a consolarlo ci sono sempre i nostri amati intellettuali, che lo aiutano nella raccolta voti. Loro hanno sicuramente capito che per Tiscali c’è stata solo una profondissima sventura e che Soru non ha potuto far nulla per migliorare la situazione e contrastare questo destino avverso che lo costringe a mettersi al servizio dei sardi, disinteressandosi della sua azienda.

Ps.: A scanso di equivoci ci tengo a precisare che questo post, in chiave ironica, è un chiaro invito a Renato Soru di occuparsi del destino dei propri impiegati. Come detto poco sopra i licenziamenti sono un dramma e come tale va affrontato. Anziché continuare a dire che in Sardegna stiamo meglio. Uno che continua a sostenere una cosa del genere, pur di fronte al peggioramento della propria azienda, è poco credibile.

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Renato Soru in un recente incontro con l'ex Gran Capo del Mondo

Renato Soru in un recente incontro con l'ex Gran Capo del Mondo

“Son venuti giornalisti tedeschi, francesi, inglesi: molta gente sta seguendo con preoccupazione questa strana campagna elettorale, dove c’è tutto il governo che piomba in Sardegna con una volontà di conquista.”

Renato Soru, discorso a Monastir.

Leader nazionali della sinistra arrivati in Sardegna con la volontà di respingere l’asserita volontà di conquista: Piero Fassino, liberatore dei sardi. Claudio Fava, riconquistatore della dignità sarda; Antonio Di Pietro, ambasciatore del Molise per la libertà e le autonomie sarde; Pierluigi Bersani, liberatore delle piccole imprese sarde; Walter Veltroni, ambasciatore per l’unione democratica sardo-africana; Massimo D’Alema, alto rappresentante dei sardi immigrati a Gallipoli; Paolo Ferrero, per la libertà della Sardegna Comunista; Ermete Realacci, noto ambientalista sardista.

AGGIORNAMENTO: Il nostro sondaggista di fiducia continua a dare in vantaggio Cappellacci su Soru. 

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Secondo Affari Italiani Cappellacci è in testa nei sondaggi

Secondo Affari Italiani Cappellacci è in testa nei sondaggi

Le elezioni regionali interessano a tutti e la fame di sondaggi è grande. Bene, l’unico che è stato ripreso online parla di un vantaggio delle liste del centrodestra abbastanza netto e – attenzione – di un vantaggio anche del candidato del PDL Ugo Cappellacci su Renato Soru, candidato del PD di Prodi e Veltroni.

Secondo quanto Affaritaliani.it ha appreso da fonti vicine al presidente del Consiglio, i sondaggi top secret in mano a Forza Italia danno un vantaggio di cinque punti per le liste del Centrodestra sul Partito Democratico e alleati, mentre Ugo Cappellacci (Pdl) sarebbe avanti di un punto circa su Renato Soru. Il margine di errore fa parlare di un testa a testa, ma tra gli azzurri il clima è di grande ottimismo.”

I sondaggi non possono essere pubblicati e diffusi e si naviga a vista. Altre fonti di tenore ippico, solitamente ben informate, sembrano confermare l’indiscrezione fornita da Affari Italiani. Non sapendo nulla in merito e in linea con la legge, riprendiamo ciò che scrive Affari Italiani, senza fornire ulteriori precisazioni.

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