Entries from: luglio 2009

Lo sciopero del 10 luglio? Inutile, vecchio e furbetto

UPDATE: FORSE LO SCIOPERO NON BASTA PROPRIO -
“La chiusura del petrolchimico di Porto Torres è un atto grave e irresponsabile, che dimostra la mancanza di un piano strategico reale sul versante della chimica. Un atto ostile ai lavoratori, alle loro famiglie e alla Sardegna intera, che giudico irragionevole, sconsiderato sulla base delle raccomandazioni impartite dal Governo”, lo afferma il parlamentare sardo del PDL Bruno Murgia, all’annuncio che l’ENI chiuderà lo stabilimento di Porto Torres per due mesi, decisione che a lascia a casa centinaia di lavoratori.

“La chimica è in crisi da tempo, ma la Polimeri Europa non può chiudere i battenti e far finta di niente. Un fatto grave e soprattutto incomprensibile, al quale la Regione deve dare risposta. Oltre a progettare un futuro diverso, senza la chimica, che ormai è una zavorra per la Sardegna e per i suoi lavoratori”.

UPDATE BIS: Cicu ha presentato un’interpellanza urgente al ministro per lo Sviluppo economico, Scajola, per sapere «se non ritenga convocare urgentemente i vertici dell’Eni per un confronto trilaterale con il Governo e la Regione al fine di richiedere la rinuncia al fermo dell’impianto». E quale sia «lo stato di erogazione degli stanziamenti previsti per la chimica sarda». L’interpellanza è firmata anche dai deputati Vella, Testoni, Nizzi, Porcu e Murgia.

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A volte mi chiedo se non sia il solo a credere che la Sardegna meriti una nuova visione complessiva del proprio sviluppo economico. Io lo dico da mesi: oltrepassare la chimica significa dire addio a un settore in crisi già da 25 anni. Salvando il salvabile ovviamente, ma evitando di trasmettere ai figli i disastri subiti dai padri.

Ecco perchè sono palesemente, convintamente d’accordo con il NO allo sciopero “generale” dei sindacati previsto per il 10 luglio (ai quali si affianca la sinistra, notizia di oggi) espresso dalla Direzione Nazionale della Confederazione Sindacale Sarda  :

1) Lo sciopero si basa su una piattaforma vecchia, con un settore notoriamente in crisi da tempo… dove sono le proposte di riforma reale?

2) E’ rivolto solo al settore chimico, che ha assorbito la fetta più grande delle ingenti risorse pubbliche. Alla fine siamo sempre al punto di partenza: la crisi non consente di mantenere i livelli occupazionali, mentre tutti facciamo promesse che sappiamo di non poter mantenere

3) Non è uno sciopero generale – in ogni caso non è strumento adatto per riproporre la nota Vertenza Generale sulle Entrate con lo Stato.

4) Attenzione, che se si tenta solo di salvare il salvabile, chi ne paga in termini di salute e sicurezza sono i lavoratori.

A questi punti salienti che faccio miei e sintetizzo, affianco l’idea dello sviluppo integrato.

Il problema va risolto in altro in modo: riconvertire le attività e riformare i lavoratori sono le uniche strade da percorrere. Ci vorranno anni, ma se non si inverte la tendenza, fra 20 anni le organizzazioni sindacali riproporranno lo stesso sciopero, immutabile e uguale a se stesso.

Basta con l’industria pesante, la Sardegna si concentri su farm ad alta tecnologia e basso impatto ambientale, che riguardino anche la trasformazione dei prodotti della nostra terra. Si amplino le possibilità offerte dal turismo, si dia una concreta speranza alle generazioni future.

Spigolature estive

Siccome sono stato varie volte critico contro il sistema universitario sardo (e italiano in genere) stavolta mi rallegro del fatto che l’Università di Sassari è prima tra i medi atenei per la qualità dei servizi offerti agli studenti. Lo dice uno studio Censis ripreso da Repubblica. C’è da fidarsi.

Barack W. Bush. Azione. Stop.

Sintomi. La mia idea è semplice: troppi disastri, troppe negligenze. E’ ciò che si paga quando un paese è un grande malato cresciuto a colpi di partitocrazia, per usare un’espressione cara a Pannella.Un paese che non si fonda sul merito, ma che sconta molti errori umani e deficit di professionalità, fatti passare per “fatalità”. Le inchieste non arrivano mai e l’andazzo prosegue. Con buona pace di tutti.

L’idea di fondo è infatti di evitare che la Sardegna sembri la solita regione meridionale: clientelare, assistenziale, inefficiente. Penso che ciò debba valere per entrambi gli schieramenti. L’assessorato al Turismo propone una campagna aggressiva sui media nazionali, per il turismo. Non è tutto immobile come si vuol far credere.

Strega. Vince Tiziano Scarpa con Stabat Mater. Ps.: ma c’è ancora in giro qualche romanziere che scriva in terza persona?

Punto di partenza. Bocciata definitivamente la tassa sul lusso. L’avvocato generale della Corte di Giustizia Europea ha detto che lede i principi del libero mercato. Insomma, anche con questo siamo punto e a capo. Il famoso e taciuto immobilismo di Soru.

Cappellacci abbandona il low profile: “Cancellerò il piano paesaggistico”

Chissà che invece questo basso profilo, ammesso pure dal presidente della giunta, non sia poi alla fine foriero di novità positive, come penso. Non è facile governare la Sardegna: una situazione di crisi drammatica, la necessità di puntare sul turismo e proporre modelli di sviluppo alternativo e ovviamente salvare il salvabile e portare a casa quante più soluzioni possibili nelle vertenze sulla chimica.

“Sul Piano Casa sconteremo un ritardo di un paio di mesi ma era necessario lasciare spazio al confronto. Vareremo il piano, che darà grandi possibilità e riguarderà anche gli edifici pubblici, entro la metà di luglio, dopo un confronto interno alla maggioranza di governo”.

Dall’Unione: Ci sarà un importante capitolo legato agli alberghi, all’interno del Piano casa: sarà prevista la possibilità di riqualificare le strutture alberghiere con volumetrie “tecniche” (realizzazione di centri congressi e centri benessere), mentre è ancora all’esame la possibilità di concedere un aumento delle cubature, soprattutto per quanto riguarda gli alberghi nella fascia dei 300 metri dal mare. Ci sarà, per le imprese turistiche, la possibilità di accesso al credito attraverso «strumenti finanziari agevolati, per questo abbiamo avuto già dei contatti con la Banca europea degli investimenti», ha detto il presidente Cappellacci.

Già il piano presentato da Mauro Pili denota la tendenza a favorire il turismo, ma anche a scoprire un rilancio del bene “paesaggio”, attraverso una politica di risparmio energetico nelle costruzioni. Ho sempre detto che la questione della salvaguardia delle coste non va vista nell’ottica dei metri (la politica della campana chiusa): ci sarebbero coste da tutelare entro una fascia di 2km, che sarebbero sacrificate dall’attuale PPR. E’ una questione di visione complessiva dell’isola e dei suoi problemi.

Fabio Granata a Cagliari in difesa del Colle di Tuvixeddu

F. Granata, su Tuvixeddu la pensa come Soru

F. Granata su Tuvixeddu la pensa come Soru

Il capogruppo in commissione cultura del Pdl Fabio Granata parteciperà il 3 luglio all’incontro organizzato da Legambiente sull’emergenza Tuvixeddu.

Nel comunicato stampa dell’associazione si sostiene che si voglia “scongiurare una ulteriore e grave compromissione del Colle, già martoriato in passato da azioni di trasformazione che ne hanno pesantemente alterato i valori archeologici e paesaggistici e riaffermare il valore culturale, sociale ed economico del bene, che rimane ed è sancito da studiosi di chiara fama, oltreché dalla diffusa percezione dei cittadini. Un valore di legami, appartenenza e identità storica, non negoziabile con promesse di sviluppo economico di breve durata, ma, al contrario, suscettibile di vantaggi economici importanti e durevoli, se utilizzato in modo saggio e lungimirante”.

Il sopralluogo dei parlamentari (con Granata ci sarà il senatore del Pd Roberto Della Seta) è finalizzato ad accertare lo stato dell’area e a presentare nuove iniziative per la salvaguardia del sistema paesaggistico. La proposta è quella di creare un parco paesaggistico-archeologico che preservi il sito. Granata ha già presentato un’ interrogazione sul tema al ministro Bondi. Il centrodestra regionale, come è noto, si era schierato a favore del progetto dell’imprenditore Cualbu di costruire ai margini dell’insediamento archeologico.

E’ facile pensare che la visita di Granata, normalmente portatore di posizioni anticonformiste dentro la stessa maggioranza di centrodestra, non mancherà di riapire la vecchia polemica che a suo tempo aveva coinvolto il presidente Soru. E’ anche nota l’amicizia tra i due.

Nei commenti la risposta di Alessandro Serra, consigliere comunale del Pdl ( area An) a Cagliari.

Nella rassegna parlamentare la mia proposta sull’esame di maturità.

Film di Stato… e di Regione

Sonetaula di Mereu

Sonetaula di Mereu

In questi giorni in Commissione Cultura si discute delle proposte di legge di Carlucci (Pdl, n. 136) e Barbareschi, recanti il titolo “Legge quadro per lo spettacolo dal vivo”. Un aspetto decisamente positivo della proposta è quello riguardante la tutela prevideziale degli artisti e degli operatori del settore. Oltre a indicare in concreto le linee di intervento generale per la promozione e lo sviluppo dello spettacolo. Tuttavia è bene ribadire un concetto: l’eccesso di statalizzazione, conseguente all’interesse della politica e degli enti locali nella promozione e nella tutela dello spettacolo, può avere un brutto rovescio della medaglia: la pratica tutta italiana di utilizzare i fondi per scambiarsi favori politici, finanziare sterili opere viziate da un fervore ideologico estraneo al metodo meritocratico, sistemare gli amici degli amici nei settori nevralgici riguardanti l’amministrazione degli enti lirici, dei teatri e via discorrendo.

In particolare, è difficile discernere tra diverse sensibilità, fermo restando che un’opera di scarso valore artistico si riconosce subito. Per quanto riguarda il ruolo dello Stato e degli enti locali voglio ripetere, senza stancarmi, che dobbiamo evitare l’eccesso di statalizzazione. Lo Stato può anche promuovere dei progetti di sostegno per la ricerca di nuovi talenti nel campo della musica leggera, ma una volta che ha definito questi progetti, prima di erogare i finanziamenti deve essere scrupoloso nell’accertarsi che i soldi finiscano in mani giuste e – aggiungerei – fruttifere. E non mi riferisco ai musicisti, ma alle personalità che si dovranno occupare della promozione. In questi casi l’onestà, il merito e la chiara fama artistica hanno la preminenza. Lo stato e gli enti locali devono impegnarsi per promuovere e sostenere le manifestazioni dal vivo, supportare i talenti. Di sicuro non devono aprire scuole regionali per veline o organizzare concorsi di bellezza spacciati per “arte”.

Recentemente, per quanto riguarda il cinema, ci sono stati film che non sarebbero mai esistiti se non fossero stati finanziati dallo Stato: faccio un esempio. Nel periodo 2001-2005 lo Stato ha finanziato 243 film, di cui 155 hanno visto la luce nelle sale cinematografiche, contribuendo al 14.3% degli spettatori presenti nei cinema. Rimangono quasi 100 opere finanziate che non trovano sbocco: un fallimento sul quale Piero Sansonetti ha invitato a riflettere con argomentazioni convincenti.

Anche in Sardegna Andrea Massidda, su La Nuova Sardegna, si è chiesto che fine ha fatto la nouvelle vague dei registi sardi e punta il dito contro la classe politica rea di voler mettere le mani dappertutto. Per mio conto, quanto già detto sopra vale su tutto il discorso, in orizzontale e in verticale, dalla regione allo stato.

Scrive Massidda dei classici vizi della politica e dei conflitti di interesse nelle commissioni che devono decidere i finanziamenti: “Per esempio Gianluca Arcopinto, produttore di «Sonetaula» di Salvatore Mereu e di «Tutto torna» di Enrico Pitzianti, opere sostenute dal ministero per i Beni culturali, ma realizzate anche grazie a un discusso contributo elargito arbitrariamente dall’ex governatore Renato Soru con i fondi della presidenza

L’aspetto più generale della faccenda è che lo Stato produce brutti film, che non verrebbero mai alla luce se non fosse per il finanziamento. Insomma, non c’è la giustificazione artistica, ammesso che tale possa ritrovarsi in un film chiaramente di cassetta. Lo scarso successo delle opera finanziate dallo Stato mette in difficoltà le maestranze, riconosciute come di alto valore (come dimostrano i numerosi Academy Award del settore), in quanto continuare a produrre film inutili risulta essere più un palliativo che una soluzione che alla lunga non paga. La proposta di legge in discussione in questi giorni, a tutti i livelli dello spettacolo, dalla musica al teatro, mi sembra meritoria, soprattutto per la questione previdenziale.

Sul cinema e i finanziamenti: http://www.cineconomy.com/

Bel colpo, Cap:«Il Festival si farà, la Regione pronta a finanziare Gavoi»

Voi sapete che ho lavorato molto perchè si facesse il Festival di Gavoi e tutte le altre manifestazioni culturali dell’estate: da Cala Gonone Jazz a Berchidda di Paolo Fresu fino al seminario jazz di Nuoro di fine agosto. Mi pare che ci siamo. E devo dire che oggi Cappellacci, con una lettera garbata ma con le punzecchiature giuste, chiude la polemica e si prepara al confronto con il mondo della cultura. Lo scopo ultimo è sempre quello, sul nostro versante : dialogo, ma la sfida è aprire nuove strade.

Lettera aperta alle cittadine e ai cittadini di Gavoi (e a chi crede alla libera circolazione delle idee e della cultura). C’era una volta… Così i nonni cominciavano a raccontarci favole e leggende che hanno accompagnato l’infanzia di tanti di noi. Mi pare il modo migliore per proporre qualche “piccola” riflessione su una delle iniziative più meritorie per la valorizzazione di Gavoi e dell’intera Barbagia: il Festival letterario.

L’appuntamento di luglio con gli scrittori e i libri, organizzato anche quest’anno dall’Isola delle Storie, è senz’altro un modo intelligente e accattivante per testimoniare le tante potenzialità e capacità di noi sardi.

Eppure… eppure in certe occasioni non rinunciamo ad assumere i comportamenti da martiri a tutti i costi.
Una settimana fa, qualcuno abituato a scrivere racconti di fantasia, ha voluto farvi credere che la Regione avrebbe rinunciato a sostenere il Festival di Gavoi.

Forse quelle sue parole derivano dal fatto che lui, al nostro posto, si sarebbe comportato così.

Questa Giunta regionale no. È diversa: alla logica della vendetta e dell’insulto preferisce l’uso della ragione.
Se c’è chi alimenta visioni manichee, che tendono ad accentuare i momenti di divisione a scapito di modelli che esaltano l’appartenenza alla comunità, evidentemente lo fa per tornaconti egoistici a noi del tutto ignoti.
È davvero difficile, come è successo nei giorni scorsi, replicare ad attacchi che non si basano sui dati di fatto, ma su atteggiamenti che sembrano rispondere unicamente a logiche di schieramenti contrapposti.

Come spiegare altrimenti l’accusa – del tutto infondata – del pericolo di taglio dei contributi? Lo voglio dire chiaramente: la Regione Sardegna finanzia anche quest’anno il Festival letterario di Gavoi.
Anzi lo farà prima del 15 giugno, in anticipo rispetto a quanto accaduto nel 2008.

L’impegno è solenne.

Sbaglia sapendo di sbagliare chi ha pensato di “salvare” il Festival di luglio minacciando di rassegnare le dimissioni dal proprio incarico di Presidente dell’associazione organizzatrice. Chissà, magari non crede più in quello che fa.
In tutti i casi, il Festival letterario è un patrimonio della comunità di Gavoi e non è di proprietà di questo o quello… Perciò noi ci sottrarremo mai alle nostre responsabilità istituzionali.

Non mi sembra il caso di aggiungere altro. Questi i fatti. Il resto – compreso, ovviamente, l’impegno della Regione a sostenere un’iniziativa meritoria – lo lasciamo al giudizio delle cittadine e dei cittadini di Gavoi e di tutti i sardi. Il C’era una volta dei nostri nonni si concludeva sempre col e vissero felici e contenti, oggi non è forse tempo di sogni ma è senz’altro tempo di responsabilità e di serietà. UGO CAPPELLACCI

Saras, accertare le responsabilità

Saras, Murgia (Pdl): Di lavoro non si può morire
“Servono più controlli e rispetto delle leggi”

Cagliari, 26 mag. (Apcom) – “Questo grave, ennesimo lutto nel mondo del lavoro in Sardegna colpisce tutti quanti”. Lo ha dichiarato Bruno Murgia, parlamentare del PDL, commentando la tragica morte di tre operai nella raffineria Saras di Sarroch, nel cagliaritano.

“La politica ha il compito di rendere più sicuro il lavoro – ha spiegato Murgia – non è possibile andare avanti così, perchè sono cose che capitano in tutti i contesti anche quelli giudicati più sicuri. Controlli, prevenzione, rispetto delle leggi. E’ ora di darci una mossa. Di lavoro non si può più morire”.

Aggiungo. nel cordoglio ai familiari, che non penso queste cose accadano per una fatalità. Bisogna circoscrivere le responsabilità, perseguire i colpevoli, aumentare i controlli per assicurarci l’osservanza delle leggi, che ci sono. Bisogna riaprire il tavolo per la sicurezza sul lavoro, che in Sardegna assume i contorni di un dramma sociale.

Fois, Cap e ciò che dobbiamo fare

gavoi«Indicarmi come presidente – sorrideva ieri Murgia – è una simpatica provocazione che mi farà guardare con sospetto nel mio campo politico. Ma se per assurdo accettassi – ha aggiunto – farei il festival mantenendo gli standard e le caratteristiche attuali. Dico di più: al posto di Ugo Cappellacci avrei sfidato Fois a restare e fare un’Isola delle Storie ancora migliore: il festival è un avvenimento importante per tutto il territorio, non una cosa di destra o di sinistra. Aggiungo che a me non importa nulla che questo avvenimento di altissima qualità sia gestito o pensato da un intellettuale di sinistra, ma se il centrodestra pensa di voler fare una nuova politica culturale si dia da fare, organizzi, programmi, faccia nascere tante altre Isole delle Storie. Ma intanto salviamo quello che già c’è». Celestino Tabasso, L’Unione Sarda, 26 maggio 2009.

Il punto è semplice: la cultura, come ho già avuto modo di dire, è un mezzo per collegarsi alla società, stabilire legami con essa, mediare nel tentativo di trovare soluzioni. Del ruolo degli intellettuali nella politica si discute da millenni. Sperare che Cappellacci e Fois, rispettivamente, risolvano il dilemma sollevato da Platone, mi sembra francamente troppo pretenzioso, non per le doti dei due, ma perchè mi sembra proprio una questione irresoluta e irrisolvibile per non dire propriamente utopistica. Il fatto è che la politica e la cultura non possono permettersi di diventare elitarie, soprattutto in Sardegna, dove si devono trovare soluzioni alternative per crescere e diffondere la propria immagine. Soprattutto in un’epoca di drammatica crisi come questa. Servono braccia e cervelli. Possibilmente collegati tra loro.

Ora, da Sardi, abbiamo accettato supinamente che dei mediocri viaggiatori dell’800 (escludo volutamente chi li ha preceduti come Goethe, o seguiti come David H. Lawrence) ci descrivessero come tre quarti selvaggi, dediti alle peggiori abitudini, immersi in una natura incivilizzata, se mi si può passare questo termine. Nel quarto rimanente eravamo sudditi. C’è voluto quell’autentico genio sardo, l’indimenticato Sergio Atzeni, per ristabilire le distanze e dire ancora una volta chi siamo. Non penso che si possa dire che il Festival di Gavoi scavi ancora quel solco là, quello dei viaggiatori, quanto piuttosto insista in un’idea di qualità a partire proprio da Atzeni, il capostipite dell’ultima ondata letteraria sarda. In buona sostanza, dal Festival di Gavoi, chiunque lo diriga, c’è solo da guadagnarci: in immagine, in economia, in turismo, in cultura.

Quello che penso per la parte politica che mi riguarda è semplice: noi dobbiamo produrre idee, alternative se è il caso, tirare fuori nuovi intellettuali e “inventare” gente che a oggi è ancora sconosciuta. Oggi il Festival è diretto bene da gente di sinistra: la sfida quindi è nel nostro campo. Dobbiamo promuovere un’idea intelligente di Sardegna che sappia andare oltre il rigido programma di Soru (mai realizzato in pieno) e lo stereotipo facilone rappresentato dai Briatores. Siamo tutti sardi, e in queste cose bisogna avere il coraggio se non di lavorare insieme, almeno di organizzarci per raddoppiare gli sforzi.

Gavoi, l’addio di Fois: lascio il festival per salvarlo

In questi giorni Marcello Fois sta scrivendo. E questa non sarebbe una grande novità visto che il romanziere e poeta nuorese scrive da anni, con soddisfazione sua, della Einaudi che lo pubblica e di molti lettori.

Il punto è che Fois si sta concentrando su una paginetta breve e densa di cui darà pubblica lettura a Gavoi nella serata inaugurale del 2 luglio. Oggetto: le sue dimissioni da presidente dell’Isola delle Storie. È l’epilogo brusco di una vicenda politica cominciata almeno due mesi fa, quando Fois ha cercato di ricordare alla giunta regionale che la sesta edizione del festival culturale si avvicina, e con essa si fanno sempre più pressanti le richieste da parte delle banche di garanzie sui finanziamenti. Il meccanismo è quello di sempre, con la differenza che gli altri anni la giunta – compresa quella presieduta da Italo Masala, An – si accollava le garanzie per far vivere il più importante e prestigioso appuntamento letterario della Sardegna.

In sostanza la Regione diceva attraverso una lettera di intenti: care banche state tranquille, date pure i soldi al festival perché noi intendiamo finanziarlo. Quest’anno invece no: la Regione non ha scritto né questo né altro. Un silenzio che ha allarmato molto il presidente della Provincia di Nuoro, Roberto Deriu (Pd), che sabato ha rilasciato dichiarazioni di fuoco contro «l’incompetenza della Regione che pur trovandosi di fronte ad un evento che ha ormai una cadenza fissa non riesce a dare una risposta ordinaria e permettere così alla macchina organizzativa di mettersi in moto. Chiederò al Consiglio provinciale di superare le comprensibili difficoltà derivanti dalla evidentemente diversa disponibilità finanziaria rispetto alla Regione e trovare nel bilancio i 180 mila euro necessari a tutelare questa nostra eccellenza culturale, che ci proietta in Europa e nel mondo, realizzato grazie ad un’intuizione di Marcello Fois». L’assessore regionale alla Cultura, Lucia Baire, ha risposto che «il caso Gavoi» è alla sua attenzione e ha avvertito: «Pur essendo favorevole alla libera espressione democratica di tutti, ritengo vane ed inutile le polemiche. Se la legge ci confermerà che dobbiamo dare il nostro contributo a questa manifestazione, se non ci saranno condizioni ad altri interessi strumentali tutto potrà essere presto risolto».

Una replica che non ha rassicurato per nulla Fois, che da tempo voleva capire se il suo personale orientamento progressista avrebbe creato problemi di sopravvivenza al festival da lui presieduto, un appuntamento che negli anni ha convocato in Barbagia autori come Nick Hornby, Richard Mason, Niccolò Ammaniti, Joe Lansdale, Giorgio Faletti e Paolo Giordano:

«Da subito – spiega lo scrittore – ho detto alla Regione una cosa abbastanza semplice: scindiamo le due cose, la mia attività personale non ha nulla a che fare con l’Isola delle Storie, non abbiamo mai fatto confusione tra i due piani né qualcuno ha mai cercato di politicizzare il festival: se qualcuno pensa che questo sia il mio festival si sbaglia, se il problema è la mia persona ecco le mie dimissioni». Una posizione semplice, e ancora più semplice è stata la risposta: «Nessuna. Non ho avuto repliche di sorta, non sono mai stato neppure ricevuto dalla Baire».

A questo punto, a poche settimane dall’inagurazione dell’edizione 2009, le dimissioni diventano una strada quasi obbligata. Con una postilla: «Vorrei indicare il mio successore alla presidenza del festival. Un uomo che ama la cultura, di opinioni diverse dalle mie ma rispettoso delle idee del prossimo: Bruno Murgia». Vale a dire il deputato nuorese del Pdl (tendenza Alemanno) che sul suo blog si è schierato accanto all’appuntamento culturale barbaricino scrivendo: «Sono perché il Festival si faccia, senza alcun dubbio. Aggiungo: il centrodestra vuole fare cose alternative? Benissimo: tiri fuori progetti e idee». Suona come la presa di posizione di un uomo piuttosto determinato. Magari riuscirà a farsi ricevere in assessorato.

CELESTINO TABASSO per l’ Unione Sarda

Tra Gavoi e l’indipendenza

Intanto i sardisti reclamano l’ indipendenza (ma in Regione i nostri leader non si parlano tra loro?). E’ aperta la gara a chi è più indipendentista o italianista. Vinca il migliore ! Su Gavoi: sono perchè il Festival si faccia, senza alcun dubbio. Aggiungo: il centrodestra vuole fare cose alternative? Benissimo: tiri fuori progetti e idee. Dalle parti di questo blog non ne mancano. E a proposito di indipendenza e nazioni sarde: nella mia Santa Lucia, all’alba della stagione turistica, le strade sono scavate. Polvere e terra ovunque. Il borgo è in pieno disordine. Quando si dice: abbiamo programmato per tempo e noi sardi offriremo servizi di qualità. Appello alla stampa libera: occupatevi di queste cose.

Nota per il mio amico stimatissimo Paolo Maninchedda: nella premessa della mozione aggiungerei: “accertato che per circa 50 anni la classe dirigente sarda nell’alleanza tra democristiani, socialisti, comunisti e spesso i sardisti ha fatto di tutto perchè la nostra Isola finisse nel sottosviluppo con scelte incredibili…”

Circolava da qualche settimana la voce che il Festival di Gavoi quest’anno potesse saltare. Ieri a fare esplodere il caso è stato, con una nota fatta arrivare alle redazioni dei giornali, il presidente della provincia di Nuoro, Roberto Deriu: «Non permetteremo che il “L’isola delle storie” non venga realizzato a causa dell’incompetenza della Regione, che, pur trovandosi di fronte ad un evento che ha ormai una cadenza fissa ed annuale, non riesce a dare una risposta ordinaria e a permettere alla macchina organizzativa di mettersi in moto». «Chiederò al consiglio provinciale – prosegue Deriu – di superare le comprensibili difficoltà derivanti dalla evidentemente diversa disponibilità finanziaria rispetto alla Regione e di trovare nel bilancio della Provincia i 180 mila euro necessari per tutelare questa nostra eccellenza culturale, questo miracolo che ci proietta in Europa e nel mondo. Quella stessa Regione che ne permise la nascita, con un atto firmato dall’allora assessore alla programmazione Ugo Cappellacci, ora per lungaggini e inefficienze ne mette in pericolo l’esistenza: ci muoveremo immediatamente per dare le certezze necessarie perché il Festival sia realizzato».

Contattata dalla «Nuova» per telefono, l’assessore alla Cultura Maria Lucia Baire replica a Deriu con una dichiarazione stringatissima: «Mi sembra una polemica senza fondamento. Tutte le iniziative culturali valide già in atto nei diversi territori saranno da noi sostenute». Più tardi, con una nota affidata all’Ansa, Baire fa riferimento alla legge regionale 14 del 2006, che regola i finanziamenti ai festival, e precisa che «non sono ancora operative le direttive che regolamentano questo settore». «Nonostante ciò, si è provveduto – osserva l’assessore – al regolare svolgimento de Sa Die de Sa Sardigna, alla partecipazione a Monumenti aperti, alla Fiera del libro di Torino, alla Fiera di Macomer e al sostegno economico in favore degli editori, con una recente delibera della giunta.

Io ho in evidenza sul mio tavolo il caso Gavoi e, pur essendo favorevole alla libera espressione democratica di tutti, ritengo vane e inutili le polemiche. Se la legge ci confermerà che dobbiamo dare il nostro contributo a Gavoi e se non ci saranno condizioni ad altri interessi strumentali, tutto potrà essere risolto nei prossimi giorni». Interviene anche Marcello Fois, presidente dell’associazione che organizza il Festival: «Al momento le cose stanno che, siccome dalla Regione ancora non sono arrivate le lettere d’intenti che ci occorrono come garanzia per ottenere i fidi, le banche, per darci i soldi, chiedono che sia io a garantire con i miei beni personali. E’ evidente che non ho molte strade davanti. E se il problema, politico, sono io, se il presidente Cappellacci ce l’ha con me per come mi sono schierato nella campagna elettorale, non ho problemi a mettermi da parte. A questo punto, anche se il Festival dovesse farsi, il primo giorno mi dimetterò pubblicamente, ovviamente spiegando perché lo faccio».

Fois ringrazia Deriu: «Compie un gesto di sensibilità nei confronti di un progetto come quello di Gavoi. Un gesto che ha un chiaro significato politico. Ma vorrei esprimere riconoscenza anche al deputato del Pdl Bruno Murgia, che in queste settimane difficili ha cercato di aiutarci, senza grandi risultati. Con Cappellacci non sono riuscito a parlare. Ho trattato con il suo segretario, Giovanni Follesa». E Fois legge, al telefono, una recente email spedita a Follesa: «Caro Giovanni, provo a spiegarti come stanno le cose dal punto di vista dell’organizzazione di Gavoi, ti prego di non prenderla come pressione ma come dato di fatto che sono sicuro capisci per esperienza. Dunque, in questa stagione nel corso delle cinque edizioni precedenti del festival di Gavoi, la prima delle quali ti ricordo finanziata dalla Giunta Masala, noi eravamo in possesso di un impegno da parte della Regione che ci garantiva di fronte alle banche le quali ci accordavano fidi per avviare tutte le pratiche utili per costruire l’evento. Quest’anno ciò non è successo, avete avuto problemi. Le banche a questo punto mi chiedono di garantire con i miei beni personali per la concessione dei fidi e io, onestamente, non me la sento. Specialmente trattandosi di un’iniziativa a cui mi dedico gratuitamente non posso certo espormi. L’unica alternativa che vedo, se non abbiamo al più presto certezze da voi, è quella di fermare le macchine, dimettermi dalla presidenza dell’Associazione, e mettermi al lavoro per riuscire a costruire, magari fra un anno, un festival, sempre a Gavoi, senza l’ausilio dei fondi pubblici. Capisco lo sforzo che anche tu stai facendo, ma purtroppo i tempi per noi sono strettissimi, il 2 luglio è dietro l’angolo. Mi illudevo che avreste trovato anche per noi la stessa via scorrevole che vi ha permesso di finanziare la Fiera di Macomer. Non do retta alle voci che dicono che far piano e come non far niente né a sedicenti organizzatori di eventi che vanno dicendo che lietamente siete orientati a “fare il culo a Gavoi” (nomi e cognomi di persona). Io sono persona tranquilla, ma non inerme. E, ti ripeto, se il problema sono io, basta che me lo diciate e mi metto da parte, l’importante è che non buttiate alle ortiche un’esperienza tra le più prestigiose per la Sardegna in questo momento».

La stessa preoccupazione, non buttare alle ortiche il Festival, ce l’ha il sindaco di Gavoi, Salvatore Lai: «Sarebbe un fatto gravissimo se saltasse tutto. Nelle scorse settimane abbiamo fatto di tutto per convincere la Regione ad accelerare le procedure. Ci muoveremo d’intesa con il presidente Deriu. Già da domani, chiederò un incontro con il governatore e rivolgerò per telegramma un appello a tutti i consiglieri provinciali, ai capi gruppo in consiglio regionale e agli stessi membri della giunta Cappellacci perché non facciamo morire il Festival. Se non si arriverà subito ad una soluzione, potrei prendere decisioni clamorose». Il sindaco non lo dice, ma non è escluso che pensi alle dimissioni. (Costantino Cossu, per La Nuova Sardegna).