Bruno Murgia

Deputato del PDL

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Centrodestra, l’alleanza scricchiola
I Riformatori potrebbero correre anche da soli. Giovedì il vertice

Pensando alle elezioni di maggio, il cartello politico del centrodestra non riesce a trovare l’unità. Un’alleanza con le bollicine. Quel tappo è ancora saldo, sul collo della bottiglia, ma la voglia che ha il centrodestra di farlo saltare è difficile da contenere. Pensando alle amministrative, i sardisti fanno outing e decidono di allearsi con chi gli andrà meglio, l’Udc si muoverà di conseguenza, i Riformatori – è la novità – oggi decideranno di presentarsi da soli in alcuni grossi centri. E il Pdl che potrebbe alzare la voce e chiudere la porta in faccia a questo frizzante gruppo di partiti (quasi) alleati.

LO SCENARIO Cosa succede nel cartello politico di maggioranza regionale? A Birori, gli ottanta delegati al Consiglio nazionale sardista hanno dato il loro assenso alla linea che il partito sta seguendo con gli alleati del centrodestra. Via libera, in estrema sintesi, ad accomodarsi anche attorno a un altro tavolo, quello dell’opposizione, per cercare un’alleanza dove i programmi e le esigenze del territorio lo consentano. Se non è ancora chiaro in quante Province o in quali centri, le parole del segretario nazionale Giovanni Colli non lasciano dubbi.

A questo punto, l’Udc – un altro alleato con una grande voglia di muoversi – boccia il tavolo delle forze di maggioranza: «Gli incontri con i rappresentanti della coalizione non hanno prodotto, per noi, grandi risultati», ha detto il leader regionale Giorgio Oppi, «non so se parteciperemo al prossimo incontro, la nostra posizione è ben delineata: se ci sono deroghe, allora anche noi ci riterremo liberi di fare le nostre scelte». L’Udc ha dato i quindici giorni alla coalizione, ma l’impressione è che non sia solo un gioco al rialzo.

LA NOVITÀ Il conmpagno di lavoro più fedele del Pdl, il partito dei Riformatori sardi, oggi a Oristano deciderà cosa fare. Ma dopo le dichiarazioni del sardista Colli su L’Unione Sarda di ieri, la linea che proporrrà il coordinatore regionale Michele Cossa ha il forte sapore della novità: i Riformatori – in alcuni Comuni, forse in alcune Province – si presenteranno da soli, mai col centrosinistra ma divisi dall’alleanza che governa la Regione.

IL PDL Questo scenario effervescente non lascia indifferente Mariano Delogu, coordinatore del Pdl e uomo forte dell’alleanza: «Noi non stiamo aspettando che gli altri decidano, andiamo ripetendo da settimane che sarebbe opportuno riproporre agli elettori sardi la stessa alleanza che ha vinto le regionali. Se non sarà possibile – dice il senatore – potremmo decidere di sentirci liberi». Ovvero, di rompere il patto politico che ha portato Ugo Cappellacci in viale Trento e trovare altre strade per convincere gli elettori. Questa volta, il vertice di maggioranza in programma giovedì 18 – fra tre giorni – sembra finalmente un appuntamento di peso, non solo una tappa di avvicinamento alle elezioni.

LA MADDALENA E intorno alla gestione del La Maddalena Hotel & Yacht club, il grande albergo sull’isola in fase di ultimazione, interviene Giacomo Sanna, capogruppo sardista in Consiglio regionale: «È opportuno che la Regione annulli la gara d’appalto per la concessione e gestione dell’ex arsenale militare, affidata alla Mita Resort», sostiene Sanna, «esistono sia una pendenza amministrativa che una penale sui lavori eseguiti». Inoltre – spiega Sanna – «ci sono ragioni di ordine economico e finanziario, che incidono sul bilancio della Regione». Secondo Sanna «a fronte di un imposta comunale sugli immobili di 460 mila euro l’anno, oltre che un costo di ristrutturazione di 254 milioni di euro a carico della collettività sarda, la Mita ha proposto un canone di concessione di 60 mila euro l’anno. È palese dunque lo squilibrio finanziario a danno della Regione». Sanna chiede al governatore Cappellacci «che venga bandita una nuova gara internazionale». Tre giorni fa, il Tar del Lazio ha ritenuto inammissibili i ricorsi contro la Mita di sue società sarde. (e. p. – Unione Sarda)

Interessante intervista ad Antonello Podda del mio amico Enzo Cumpostu. Antonello si dimostra molto più coraggioso di alcuni suoi consumati colleghi.

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Non è una novità. E’ un tema che ho proposto spesso.Domenica ne ha scritto il direttore dell’Unione sarda. Ieri i giornali sardi hanno ripreso il mio comunicato. Qualcuno mi ha detto: cambierà poco. Io dico che un uomo in più può essere utilissimo alla causa sarda. Sui dossier scottanti noi non ci siamo. Dobbiamo chiedere, telefonare, chiedere un appuntamento, aspettare. Non va bene.

Appello al premier: «Abbiamo bisogno di almeno un politico sardo in più nella compagine di governo: le emergenze di questi giorni impongono che vi sia un nostro rappresentante in grado di fare da trait d’union tra le politiche della giunta e l’esecutivo guidato dal presidente Berlusconi». sostiene il deputato sardo del Pdl, Bruno Murgia. Il parlamentare sottolinea: «A proposito di nuovi e autorevoli ingressi nel governo, chiedo che anche la Sardegna abbia una presenza numerica e politica più pesante. Mi sembra giusto che l’Isola sia adeguatamente rappresentata, l’ottimo Peppino Cossiga non può sopperire a tutto. Spero che questa mia proposta abbia il giusto sostegno da parte dell’opinione pubblica. A oggi, la Sardegna appare esclusa dai processi decisionali che la riguardano».

Le grandi vertenze, le grandi promesse, ma soprattutto le troppe delusioni. Anche secondo Murgia è il momento di cambiare rotta: «Soprattutto ora c’è bisogno di qualcuno che si faccia portatore delle istanze dei sardi su temi come il lavoro, i trasporti, l’energia: occorre perciò una delega pesante e concreta, un uomo che possa fare da cerniera tra le diverse realtà e che abbia, ovviamente, potere di firma e che possa lavorare da Roma – con la possibilità di incidere per davvero – sui punti caldi che ci riguardano».

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Neda, la giovane militante iraniana uccisa negli scontri con il regime. E lei, per me, il personaggio del 2009

Neda, la giovane militante iraniana uccisa negli scontri con il regime. E' lei, per me, il personaggio del 2009

1)L’uomo dell’anno per il Sole 24 Ore è il ministro dell’economia Giulio Tremonti. Per il giornale di Confindustria il ministro dell’economia “ha tenuto fermo il timone italiano nella tempesta della crisi.”

2) Interessante la scelta del webmagazine finiano Fare futuro:uomo dell’anno è infatti Stefano Cucchi, il ragazzo morto in carcere per le botte. Coraggiosa la famiglia nella ricerca della verità e nel mettere a nudo anche le debolezze del proprio figlio. Un personaggio”normale” dunque, non un politico o qualcuno di molto conosciuto.

3)Buona intervista del ministro Maroni al Corriere della Sera. Parlando del sud Maroni ha detto: “Noi siamo d’accordo a far crescere l’economia del Sud.Il problema e’ come farlo. Per tanti anni si e’ spacciato per lavoro portato al Sud quello che in realta’ erano stipendi per il pubblico impiego e corsi di formazione fasulli dove chi partecipava viene pagato”. Concordo in pieno. Aggiungo, per la nostra Isola questo è l’anno utile per proporre il modello di sviluppo sardo. Aiuti dallo Stato per le infrastrutture necessarie e per le situazioni di emergenza per il resto tutto è nelle nostre mani.

4)Riforme condivise? Mah: dibattito non entusiasmante. Il bipolarismo premia chi vince. E chi vince ha l’onere di proporre i cambiamenti. Film già visto, comunque: ad un certo punto il tavolo salterà perché il Pd –per mascherare i propri problemi interni- dovrà riprendere ad attaccare Berlusconi.

5)Anno nuovo e Giornale vecchio…Titoli di prima pagina del quotidiano di Feltri: “Che barba il discorso di Napolitano” e “Quando Fini voleva cacciare gli immigrati”.

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CAGLIARI. Potrebbe scattare oggi il cambiamento del sistema sanitario sardo. La giunta Cappellacci si riunisce stamani: l’ordine del giorno dei lavori è molto fitto ma l’attesa è per la nomina dei commissari delle Asl. «Sa die de sa sanità», la rivincita che il Centrodestra ha covato negli anni in cui alla Sanità comandava Nerina Dirindin, prevede lo spoils system, il cambio degli uomini nominati dalla giunta Soru. E naturalmente una riforma del settore.

In realtà all’ordine del giorno dei lavori dell’esecutivo, non figura quella che l’assessore Antonello Liori ha definito «l’emergenza sanità». Ma, come accade in questi casi, le nomine sono un argomento che viene inserito «fuori sacco». Il provvedimento arriva alla conclusione dell’iter, (dopo che era stato approvato lo schema e che i partiti avevano consegnato i nomi al presidente Cappellacci), in piena bufera. Dopo il malcontento denunciato in Gallura sulla trattativa all’interno del Pdl, con l’assegnazione dell’Asl di Olbia all’Udc, ieri è esplosa la rabbia nel Centrodestra del Nuorese, in rivolta dopo la determinazione di assegnare al Psd’Az il commissario della Asl locale. La levata di scudi da parte dei rappresentanti del Pdl locale, Antonello Gallisai, del deputato Bruno Murgia e dei consiglieri regionali Pietro Pittalis e Silvestro Ladu, è stata immediata. Per il vicecapogruppo Pittalis: «Nella sanità barbaricina si sta riproponendo la stessa logica che ha penalizzato il Pdl nuorese al momento della formazione della giunta regionale».

Gli elettori e i simpatizzanti del centrodestra nuorese – scrive il gruppo nella nota – sembrano avvertire una «condizione di abbandono» e iniziano a manifestare «perplessità sulle politiche della Giunta. In particolare quelle che riguardano la provincia di Nuoro. Abbiamo chiesto un incontro urgente con il presidente della giunta e i massimi esponenti regionali del Pdl – si legge nel documento – per discutere e capire quali siano i criteri e metodi utilizzati nelle scelte importati che riguardano il nostro territorio perché riteniamo sia necessaria una gestione partecipata e condivisa. Ci batteremo in tutte le sedi affinché al Nuorese e agli uomini e alle donne del popolo della libertà – concludono gli esponenti del Pdl – sia riconosciuto il giusto ruolo di rappresentatività sociale, economica e politica». In precedenza la Gallura si era sentita penalizzata denunciando l’invadenza «di un possibile asse Cagliari-Sassari».

Critiche, mugugni, malcontento che l’Udc di Giorgio Oppi cerca di superare: «C’era un criterio e noi ci siamo attenuti a quello. Capisco anche i mugugni e dico che possiamo ancora confrontarci se ce ne sarà bisogno. Qui si stanno nominando i commissari che dovranno preparare il terreno per i futuri direttori generali, non stiamo quindi scegliendo i manager».

Cgil-Cisl e Uil, preoccupati e in stato di agitazione, chiedono un incontro all’assessore Antonello Liori per capire in che modo cambierà il comparto: «La mancata convocazione», affermano i segretari di categoria, «determinerà l’indizione di una giornata di mobilitazione dell’intero comparto sanitario e socio sanitario, pubblico e privato. Tutto questo mentre il segretario Ugl, Lino Marroccu, e della Fials, Paolo Cugliara, chiedevano ieri il commissariamento dell’azienda Brotzu.

(tratto da La Nuova Sardegna, articolo di Alfredo Franchini e Nino Bandinu)

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Per Bruno Murgia, deputato sardo del PDL, “questa è stata un’estate particolare per la Sardegna turistica”. Il Parlamentare sottolinea il paradosso sardo, un’isola bellissima che non riceve la pubblicità che merita: “Quando si finisce sulle prime pagine dei giornali è per qualche rissa tra vip ubriachi o per i topless di fine stagione. Quando non è per le vicende dei vip ci si va per i problemi sulle spiagge, i liquami, la mancata pulizia dei litorali e sullo sfondo la grande incognita della chimica. Credo che i Sardi meritino di più, che tutti noi dobbiamo darci da fare per far emergere i giudizi positivi della gente comune sulla nostra isola e i suoi servizi”.

“Non serve fare più alberghi se non riusciamo nell’intento di pubblicizzare ciò che abbiamo”, aggiunge Murgia. “Il punto non è costruire di più, ma costruire meglio, assicurandoci che ciò che abbiamo venga presentato nel miglior modo possibile”.

Commentando l’inchiesta dell’Unione Sarda odierna, che mostra molte discariche abusive sparse nelle strade sul mare, il parlamentare sardo afferma: “Manca la cultura del turismo, dell’ospitalità e anche una certa mentalità manageriale che dovrebbe far risaltare quanto sia anti-economico lasciare che si deturpi l’ambiente in così malo modo”.

“Penso che siamo all’anno-zero. Passata la crisi si deve ripensare l’intero settore, attuare una rivoluzione completa. Per fare il salto di qualità occorre formazione, investimenti e grande capacità di leggere il futuro, di guidarlo nelle nostre scelte con indirizzi consapevoli, di lunga durata”.

“Il turismo – conclude Murgia – va supportato da una visione complessiva dello stato dei problemi che tenga conto del deficit delle infrastrutture e dei trasporti, della tutt’ora scarsa sensibilità ambientale, della capacità di innovare profondamente il tessuto economico sardo, avendo ben in mente che non è possibile andare avanti con industrie ad alto impatto ambientale, dalla necessità di aiutare un’intera generazione a far ripartire l’isola, nell’impresa e nell’artigianato, mettendola nelle condizioni di imparare a gestire il proprio patrimonio naturalistico”.

Da una nota di agenzia.

UPDATE. Stamattina questo comunicato stampa non ha trovato alcuno spazio nei giornali sardi. In vacanza o poca voglia di affrontare il dibattito?

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Sardegna e Italia: il Pdl sardo autonomista e riconoscibile

Sardegna e Italia: il Pdl sardo autonomista e riconoscibile

IL PARTITO DEL SUD A TRAZIONE SICILIANA. Sento parlare di Partito del Sud da almeno tre mesi. I miei compagni di banco sono quasi tutti siciliani. Alla mia sinistra siede Fabio Granata, alla mia destra Nino Minardo. Di fianco a Minardo c’è Enzo Garofalo. In fondo alla fila c’è Pippo Scalia. Nei banchi sotto ci sono Germanà e Gibiino. Più giù, ma sale spesso, c’è il mio vecchio amico Carmelo Briguglio.

Ho imparato un po’ a conoscerli: non è vero però che i siciliani siano così uniti. Nella loro terra il Pdl è in guerra, con Schifani e Alfano contro Miccichè e Prestigiacomo. Non so se tutto nasce per questioni interne di potere. So però che l’ idea del partito del Sud ha sponsor, pubblicitari e strategie di espansione. Oggi, con le promesse di Berlusconi, si è fermato. Domani non so. Intanto un gruppo che fa capo a Fabio Granata (ok di Gianfranco Fini) parla di Pdl siciliano.

Alla base di tutto c’è il fatto che la Lega sta vincendo molte battaglie culturali. Ha un organizzazione formidabile, è chiara e “cattiva”. Fa pochi passi indietro, ma non molla l’osso. Una parte dei siciliani ha intuito questo, ma quella che poteva essere una opportunità si è trasformata nella solita triste richiesta di quattrini. La Sicilia è il rovescio della medaglia di questa situazione. Se si dà la sensazione che basti alzare la voce, chiedere soldi non è difficile se si hanno voti e molti milioni di abitanti alle spalle…

LA SARDEGNA. Noi abbiamo poco peso politico. Un solo sottosegretario, Peppino Cossiga, nel governo nazionale. Poco e nulla, nonostante le indubbie capacità di Peppino. Ma non esistiamo nei dicasteri chiave, quelli di spesa: economia, infrastrutture, lavoro, cultura, turismo. Siamo costretti ad inseguire, sempre. Con interrogazioni, risoluzioni, comunicati stampa. Cerchiamo disperatamente ministri e uomini chiave per avere lumi, spiegazioni: così non puo’ andare avanti. Per me ci vogliono uno o due uomini forti al governo per le battaglie che riguardano l’Isola. Detto questo, la Sicilia ha molti soldi promessi e noi poca roba: non è tollerabile. Dobbiamo chiedere quello che occorre e dimostrare che sappiamo concretamente fare. Altrimenti finiamo in questa assurda gara per la quale più soldi uguale sviluppo, è la logica della vecchia Cassa del Mezzogiorno, alla faccia della modernizzazione. E’ certificato invece che al Sud e nelle Isole i soldi sono stati sprecati in clientele e poi volatilizzati nel nulla. Sono totalmente d’accordo con quanto ha scritto l’altro giorno su La Nuova il prof. Pigliaru, probabilmente il più autorevole economista sardo.

Il fatto è che noi Sardi non avremo mai il peso politico ed economico dei Lombardi e dei Siciliani. Che la questione venga posta in termini regionali la dice lunga sulla capacità della Lega di dettare alcuni punti dell’agenda politica. Noi Sardi però dobbiamo essere in grado di uscire dalla doppia logica governo amico / governo nemico, che ci contraddistingue, nonostante questo sia indubbiamente un governo “amico” della giunta regionale. Capisco che alcuni possano chiedersi come sarebbe stata con un governo “nemico”, il fatto è che la logica è proprio sbagliata. Noi Sardi dobbiamo imparare a comportarci da Sardi, anzitutto di fronte al popolo sardo. Ci sono 2 considerazioni che volgono a favore della mia visione del PDL sardo.

1) Il PDL nazionale rischia di essere un grosso partito vuoto, privo di gambe, cervello e fiato, dal quale è possibile fuggire (prendendosi l’argenteria) ogni qualvolta si decida che farsi un “partito del Sud” è meglio. Un PDL localizzato, fondato su “base regionale” può fornire uomini e idee, molto adatti alla risoluzione dei problemi locali, così da riporre nella giusta dimensione la sana competizione interna con la Lega e con tutti i localismi, è probabilmente il modo migliore per avere un futuro al di là del collante Berlusconi.

2) In Sardegna più che mai questa esigenza è sentita. Non c’è bisogno di scimmiottare la Lega. Il popolo sardo è abbastanza sardo da sapere di essere esistenzialmente diverso dal resto del continente. Ci sono le peculiarità necessarie per provare qualcosa di diverso, avendo come riferimento la grande famiglia popolare europea, e quindi – in mezzo – anche il neonato PDL.

UN PDL SARDO. Ribadisco una proposta pratica che spinga la classe dirigente di centrodestra sarda a fare qualcosa di più da sola.

A) Un Pdl sardo, federato con il partito nazionale ma autonomo nelle scelte interne, nella selezione degli organismi, nella proposta politica. Un partito che rispetta e crede nell’Unità nazionale ma che sa di essere portatore di una lunghissima cultura autonomista inserita nel contesto europeo. Un partito che sia luogo di discussione e di partecipazione di giovani e di intellettuali liberi.

B) La convocazione, a ottobre, degli Stati generali della società sarda per scrivere 5 punti chiave che ridisegnano il rapporto con Roma soprattutto nelle politiche di sviluppo e precisano le idee nell’Isola. Immaginare la Sardegna dei prossimi venti anni, tenendo conto della crisi attuale e della necessità di accompagnare le politiche di solidarietà con quelle urgentemente riformiste. E poi: non dare la sensazione che le costanti fondamentali dello sviluppo siano sempre quelle dell’industria (pesante), rivelatasi fallimentare. Sui temi forti bisogna essere intransigenti, con la richiesta di bonifica dei siti inquinati e con l’obbligo di trattenere il gettito fiscale delle grandi aziende continentali.

c) Almeno uno (o due) sardi in più nel governo nazionale. Le buone idee non bastano se non si ha forza politica vera. Questa terza proposizione avrà un senso soprattutto nell’avvenuta riforma federale dello Stato, dalla quale una regione, un’isola autonomista per vocazione ed istinto non può non uscire rafforzata. Altrimenti, lo dico ora, saremo sempre di fronte al fallimento.

Questa mi sembra una terza via che racchiude una visione concreta dello stato delle cose: cosa siamo e cosa dovremmo essere un domani.

Documenti: 9 punti per il Pdl sardo.

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Nei giorni scorsi ho firmato una interrogazione del collega Pili sul fatto che nel Dpef vi fosse un divario incredibile tra i fondi per le infrastrutture siciliane (5 miliardi) e quelli destinanti alla nostra Isola: 18 milioni di euro per il triennio che va dal 2010 al 2013. Non facendo parte della commissione di merito quei dati mi erano sfuggiti.

Ieri i colleghi Cicu e Testoni (con Paolo Fadda del Pd) hanno avuto rassicurazioni dal governo, concertando l’ azione con il presidente della Regione Cappellacci. Berlusconi in persona avrebbe garantito il suo impegno personale per riaprire la partita. Ora: mi pare che la sproporzione tra Sicilia e Sardegna sia incredibile, allucinante. E’ pur vero che il Dpef è un documento che non ha più alcun valore concreto e che probabilmente andrebbe abolito perché le sue tabelle non vengono mai rispettate.

Ma ciò che non seguo più è l’atteggiamento ondivago del governo che ci mette sempre nelle condizioni di rincorrere in mezzo alla confusione, tra voci e controvoci.

Per me si apre ufficialmente un “caso Sardegna”, cominciato con lo scippo del G8 (anche se L’Aquila è stato un grande successo) e tutto il resto.

Penso anche che sia il momento di strutturare il Pdl come una vera forza autonomista, federata ovviamente al Pdl nazionale, con un’ ampia possibilità di azione e di scelta. E’ un discorso che si fa largo in Sicilia e nelle altre regioni con forte vocazione identitaria.

Senza fare il solito piagnisteo, senza rivendicare soldi inutili ma portando avanti progetti concreti, chiari e soprattutto con impegni nero su bianco.

UPDATE: «L’inserimento di quattro opere per la Sardegna nella risoluzione approvata dalla Camera sul Dpef-Infrastrutture è un primo segnale che accoglie le nostre richieste». Lo hanno detto i deputati del Pdl Mauro Pili, Bruno Murgia, Settimo Nizzi, Carmelo Porcu e Paolo Vella che avevano criticato il governo Berlusconi perché alla Sardegna, nel Dpef, erano state riservate solo le briciole: 18 milioni di euro contro i 5 miliardi alla Sicilia. Il deputato del Pd Giulio Calvisi, che aveva apprezzato il «sussulto di dignità» dei colleghi del centrodestra, si è però detto di diverso avviso: «Le strade non si realizzano con le risoluzioni, servono atti concreti e le risorse finanziarie: per la Sardegna c’erano 18 milioni e 18 milioni sono rimasti».

Le quattro opere sarde indicate nella risoluzione (dovranno però essere ripescate nel Bilancio dello Stato) sono la strada Sassari-Olbia, il completamento della 131, la Dorsale sarda e il tunnel di Cagliari. (LA NUOVA SARDEGNA)

UPDATE. Stamattina alla Camera, in un informativa sugli incendi, il capo della Protezione civile Bertolaso ha attaccato “le strutture locali” dell’ antincendio sarde. Gli aerei hanno impiegato il tempo necessario ed è profondamente sbagliato credere che gli incendi si spengano dall’ alto. Dunque secondo Bertolaso l’ Ente unico delle foreste, con gli uomini anti-incendio e l’ Ispettorato forestale non hanno fatto il proprio dovere per disorganizzazione.

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DEVASTANTE

28 commenti
giornata devastante

giornata da incubo

Come tante altre volte, brucia la nostra terra. Due morti: tristezza e sdegno. Sdegno enorme, se fosse vero ciò che dice l’ assessore Oppi quando parla di probabile strategia del fuoco. In quel caso, pene durissime e nessuna attenuante.

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L'esempio di Gavoi

L'esempio di Gavoi

Un festival letterario non fa primavera, ma che abisso tra la proposta economica e culturale passata per le migliaia di presenze a Gavoi e i vecchi riti impolverati della politica ufficiale. Innanzitutto complimenti veri a Marcello Fois e a tutti i componenti dell’ Isola delle Storie: il successo della manifestazione ci dice un paio di cose.

La prima. E’ intorno alla cultura, al turismo e al valorizzazione delle cose che si hanno e che si producono con amore che può rinascere l’Isola.

La seconda. Un festival letterario non può durare solo lo spazio di tre o quattro giorni. Vanno messe in moto tutte le associazioni, gli operatori culturali, le biblioteche e gli istituti che dovrebbero produrre idee. Ce lo siamo detti tante volte: lo scopo è lavorare per 12 mesi l’anno. E se possibile, tirare fuori qualche buona opportunità di lavoro.

Ragazzi, lasciate perdere il posticino al comune o alla provincia: ci sono spazi incredibili se solo volessimo crederci.

E a margine di ciò, nella serata inaugurale del festival, con il Marcello che si aggirava vestito di nero con un buon bicchiere di vino rosso in mano, ho potuto conoscere il maestro Ermanno Olmi, innamorato della Sardegna. Un notabile nuorese non sapeva chi fosse: risparmio le cose esilaranti che ho sentito!

Infine ho chiuso l’aspra polemica con Michela Murgia. Mezz’oretta di chiacchiere con una scrittrice piena di verve e – in fondo – con più cose in comune del semplice cognome.

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UPDATE: FORSE LO SCIOPERO NON BASTA PROPRIO -
“La chiusura del petrolchimico di Porto Torres è un atto grave e irresponsabile, che dimostra la mancanza di un piano strategico reale sul versante della chimica. Un atto ostile ai lavoratori, alle loro famiglie e alla Sardegna intera, che giudico irragionevole, sconsiderato sulla base delle raccomandazioni impartite dal Governo”, lo afferma il parlamentare sardo del PDL Bruno Murgia, all’annuncio che l’ENI chiuderà lo stabilimento di Porto Torres per due mesi, decisione che a lascia a casa centinaia di lavoratori.

“La chimica è in crisi da tempo, ma la Polimeri Europa non può chiudere i battenti e far finta di niente. Un fatto grave e soprattutto incomprensibile, al quale la Regione deve dare risposta. Oltre a progettare un futuro diverso, senza la chimica, che ormai è una zavorra per la Sardegna e per i suoi lavoratori”.

UPDATE BIS: Cicu ha presentato un’interpellanza urgente al ministro per lo Sviluppo economico, Scajola, per sapere «se non ritenga convocare urgentemente i vertici dell’Eni per un confronto trilaterale con il Governo e la Regione al fine di richiedere la rinuncia al fermo dell’impianto». E quale sia «lo stato di erogazione degli stanziamenti previsti per la chimica sarda». L’interpellanza è firmata anche dai deputati Vella, Testoni, Nizzi, Porcu e Murgia.

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A volte mi chiedo se non sia il solo a credere che la Sardegna meriti una nuova visione complessiva del proprio sviluppo economico. Io lo dico da mesi: oltrepassare la chimica significa dire addio a un settore in crisi già da 25 anni. Salvando il salvabile ovviamente, ma evitando di trasmettere ai figli i disastri subiti dai padri.

Ecco perchè sono palesemente, convintamente d’accordo con il NO allo sciopero “generale” dei sindacati previsto per il 10 luglio (ai quali si affianca la sinistra, notizia di oggi) espresso dalla Direzione Nazionale della Confederazione Sindacale Sarda  :

1) Lo sciopero si basa su una piattaforma vecchia, con un settore notoriamente in crisi da tempo… dove sono le proposte di riforma reale?

2) E’ rivolto solo al settore chimico, che ha assorbito la fetta più grande delle ingenti risorse pubbliche. Alla fine siamo sempre al punto di partenza: la crisi non consente di mantenere i livelli occupazionali, mentre tutti facciamo promesse che sappiamo di non poter mantenere

3) Non è uno sciopero generale – in ogni caso non è strumento adatto per riproporre la nota Vertenza Generale sulle Entrate con lo Stato.

4) Attenzione, che se si tenta solo di salvare il salvabile, chi ne paga in termini di salute e sicurezza sono i lavoratori.

A questi punti salienti che faccio miei e sintetizzo, affianco l’idea dello sviluppo integrato.

Il problema va risolto in altro in modo: riconvertire le attività e riformare i lavoratori sono le uniche strade da percorrere. Ci vorranno anni, ma se non si inverte la tendenza, fra 20 anni le organizzazioni sindacali riproporranno lo stesso sciopero, immutabile e uguale a se stesso.

Basta con l’industria pesante, la Sardegna si concentri su farm ad alta tecnologia e basso impatto ambientale, che riguardino anche la trasformazione dei prodotti della nostra terra. Si amplino le possibilità offerte dal turismo, si dia una concreta speranza alle generazioni future.

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