Entries from: gennaio 2010

L’anno nuovo

Neda, la giovane militante iraniana uccisa negli scontri con il regime. E lei, per me, il personaggio del 2009

Neda, la giovane militante iraniana uccisa negli scontri con il regime. E' lei, per me, il personaggio del 2009

1)L’uomo dell’anno per il Sole 24 Ore è il ministro dell’economia Giulio Tremonti. Per il giornale di Confindustria il ministro dell’economia “ha tenuto fermo il timone italiano nella tempesta della crisi.”

2) Interessante la scelta del webmagazine finiano Fare futuro:uomo dell’anno è infatti Stefano Cucchi, il ragazzo morto in carcere per le botte. Coraggiosa la famiglia nella ricerca della verità e nel mettere a nudo anche le debolezze del proprio figlio. Un personaggio”normale” dunque, non un politico o qualcuno di molto conosciuto.

3)Buona intervista del ministro Maroni al Corriere della Sera. Parlando del sud Maroni ha detto: “Noi siamo d’accordo a far crescere l’economia del Sud.Il problema e’ come farlo. Per tanti anni si e’ spacciato per lavoro portato al Sud quello che in realta’ erano stipendi per il pubblico impiego e corsi di formazione fasulli dove chi partecipava viene pagato”. Concordo in pieno. Aggiungo, per la nostra Isola questo è l’anno utile per proporre il modello di sviluppo sardo. Aiuti dallo Stato per le infrastrutture necessarie e per le situazioni di emergenza per il resto tutto è nelle nostre mani.

4)Riforme condivise? Mah: dibattito non entusiasmante. Il bipolarismo premia chi vince. E chi vince ha l’onere di proporre i cambiamenti. Film già visto, comunque: ad un certo punto il tavolo salterà perché il Pd –per mascherare i propri problemi interni- dovrà riprendere ad attaccare Berlusconi.

5)Anno nuovo e Giornale vecchio…Titoli di prima pagina del quotidiano di Feltri: “Che barba il discorso di Napolitano” e “Quando Fini voleva cacciare gli immigrati”.

Mi occorre qualche risposta

Ragazzi, lo confesso: mi perdo un po’e ho bisogno di consigli.

1) Andare in piazza o no a difesa di Berlusconi? Oppure rilanciare con l’attività di governo e con le riforme ? Non sarebbe meglio rispondere agli attacchi con la politica e poi fare una grande manifestazione a gennaio quando, si spera, le acque saranno più calme?

2) Sul Secolo di oggi l’uscita del libro di Giuliano Compagno dal titolo Memorie di parte offe lo spunto per mettere in contrapposizione due generazioni: la nostra e quella dei nostri padri. Superati i quarant’anni si comincia a essere meno giovanilistici e più riflessivi: forse loro erano effettivamente migliori di noi. O no?

3) Ieri all’Infedele di Lerner il direttore del Corriere De Bortoli e Scalfari si sono affrontati con il sorriso tra le labbra ma dicendosi cose durissime. Il problema in Italia non è la libertà di stampa, figuriamoci,ma la dubbia qualità del nostro giornalismo. Fate un esperimento: non comprate quotidiani per un paio di giorni. Sarete di sicuro più sereni e non ci avrete perso niente.

Coraggio, riprendiamoci la Sardegna

Cappellacci lancia la sfida a Soru

Cappellacci lancia la sfida a Soru

Oggi, se tutto va come deve andare, Cappellacci potrà assumere l’inerzia della campagna elettorale. Di fatto, il nostro Ugo è una novità della politica regionale e per questo è stato scelto. Stasera alla Fiera – insieme a Berlusconi – avrà la possibilità di pronunciare un discorso semplice, chiaro, sereno, con lo sguardo rivolto al futuro, senza inutili drammi, senza labbra che si contraggono per lo sforzo di esprimersi. Senza fare l’analisi del sangue della sardità a chiunque non si schieri con Mr Tiscali.

Ci sono tutte le possibilità. Non solo per la difficile crisi economica in cui versa l’Isola. Non solo per le fabbriche che chiudono e i giovani che hanno ripreso la strada della fuga. Non solo per le imprese che in quattro anni e mezzo non hanno visto niente che andasse a loro vantaggio. C’è dell’altro.

Renato Soru il modernizzatore sta utilizzando i più triti e ritriti clichè dell’anti-berlusconismo militante, utilizzandoli in salsa nuragica e cercando di profittare (come fa il capitalista rapace) della crisi di Veltroni. Il governatore uscente ha riesumato dalla tomba politica Prodi, il peggior premier che l’Italia abbia mai avuto, e così lancia la sfida a Berlusconi.

I numerosi commentatori di sinistra di questo blog preferiscono concentrare le loro attenzioni sul premier in carica e fanno finta di non vedere la rete di potere che Soru ha messo in campo e le molte zone oscure del suo operato, comprese le gite con l’elicottero dei Carabinieri per mostrare le bellezze sarde. Omettono, anche, di ricordare l’esclusione dalla Giunta dell’ex assessore del bilancio Francesco Pigliaru, a testimonianza che intelletti liberi non piacciono al tycoon.

Oggi Berlusconi dirà di essere amico dei sardi e farà dell’Isola un caso nazionale. Prenderà impegni seri: sulla chimica, sull’impresa, sull’insularità e sul fisco, sui cantieri infrastrutturali. Noi classe dirigente sarda dovremo metterci del nostro e sfidare Soru e ciò che rimane del Pd sulla mentalità dei nostri cittadini, sulla volontà di migliorarci, sull’apertura di questa nostra Isola all’ Europa e al mondo. Non c’è alcun bisogno di abbottonarci la camicia fino a strozzarci o uscire in giacchetta di velluto, la sostanza è altra.

Se fossi Cappellacci organizzerei una sorta di bando e chiederei 10 idee 10 dal sapore totalmente innovativo e accetterei quelle che provengono da persone (ahimè, sono fuori) con meno di trent’anni. Lancerei l’ecologia di destra (perché esiste, statene certi) e non avrei timore di confrontarmi con gli intellettuali che sostengono Soru. Ecco: se devo indicare delle pecche, le individuerei proprio nel difficile rapporto tra centrodestra e cultura.

Il resto, i colonizzatori, i fustagni e i cusinzi, Prodi, Veltroni e certi slogan mi fanno l’effetto di un Rizen: noia e sonno.

Donne in pensione a 65 anni? Parliamone

Se non riformiamo il nostro sistema di Welfare, a partire dall’innalzamento dell’ età pensionabile, puniremo le generazioni più giovani.

Guardate questa tabella: se non fossimo il paese timoroso che sappiamo, dovremmo ammettere che Brunetta ha proprio ragione. Le donne italiane vanno in pensione molto prima delle altre nel resto d’ Europa e l’ aspettativa di vita è di 83 anni.

Il ministro tascabile con l’ aria da James Cagney ha il brutto vizio di mettere sempre il dito nella piaga e di scatenare un mucchio di polemiche. Qualcuno a destra dice: “non era il momento” ( se non ora, quando ? ). I sindacati sono nettamente contrari e non avevamo dubbi perché essi sono il più grande freno alla modernizzazione dell’Italia.

Diciamo sempre che soffriamo la crisi dei posti di lavoro, che il nostro sistema di welfare non è moderno, che gli ammortizzatori sociali sono esigui e per pochissimo tempo. Non agiamo, però, di conseguenza.

Non c’è bisogno di essere un Giavazzi o un Boeri o un Pietro Garibaldi per affermare che in Italia la nostra classe dirigente lavora sistematicamente contro i giovani. Andare i pensione così presto ( dopo aver abolito lo scalone, che invece molte risorse recuperava) significa togliere soldi preziosi al welfare e alle casse dello Stato, che li utilizzerebbe molto meglio.

Conosco poi la obiezione della mia amica Barbara Saltamartini: “ prima di arrivare all’equiparazione dell’età pensionabile tra uomini e donne, è prioritario avviare serie politiche di conciliazione e di promozione della maternità per sostenere le donne all’interno del mondo del lavoro”. Il ragionamento non fa una piega. Ma domando : con quali soldi ? Non è il caso di rischiare qualcosa e cambiare il nostro welfare in profondità ? A sinistra ci sono donne favorevoli ( Bonino, Lanzillotta, Mafai) a patto che ci sia più lavoro e più asili. Posto che siamo d’ accordo sul fatto che le donne faticano più degli uomini a trovare lavoro, che c’entrano gli asili? Una donna di 35 anni infatti ha il problema di gestire i propri figli, ma è in piena attività lavorativa. Non pensa alla pensione. 

Prendete questi dati: il 62% circa del nostro sistema benessere è assorbito dalle pensioni, contro la media europea del 46%. Il 2% va ai sussidi alla disoccupazione, contro la media europea del 6,5%. Solo il 28,5% accede ai sussidi quando perde il lavoro. Il 22,5% ha un’ integrazione di reddito, ma per i 2/3 niente. Solo 3 famiglie su 22 vengono aiutate, contro le 18 su 26 della Gran Bretagna.

Sono cifre che riporto da un mio vecchio intervento alla Camera quando si discuteva di Protocollo del Welfare. Ministro era Damiano, la mediazione con Rifondazione assumeva tratti esilaranti. Con questi dati, come è possibile fare politiche di sostegno alle famiglie, costruire più asili e investire nella salute ? impossibile.

Ora la faccenda è questa: come riformare lo stato sociale mantenendo i vantaggi per le famiglie e per le donne ? La mia risposta è semplice: non certo lasciando le cose immutate. Dunque Brunetta-Cagney ha fatto bene ad aprire la discussione. La prossima volta dirò ciò che penso della riforma del contratto di lavoro e della precarietà.

Era meglio nascere e morire socialisti!

A volte penso che all’Italia sarebbe convenuto un sistema socialista. Oppure un governo perenne delle sinistre. Pensate che bello! Non ci sarebbero stati scioperi, manifestazioni, i giudici avrebbero smesso di rompere le palle alla politica e viceversa, mentre il referendum sarebbe ritornato nelle mani di quei pochi capitani coraggiosi, come i radicali, i vecchi liberali senza casa e senza rifugio, che hanno pochi voti e molte idee.

Siamo un paese molto conservativo, piuttosto che conservatore. Non abbiamo voglia di cambiare e guardiamo alla politica con un misto di disprezzo e adulazione. Da parlamentare vivo sicuramente una vita agiata, ma paradossale. Il paese di fatto può essere cambiato solo con forti iniezioni di decisionismo, di prove di forza, che sia la destra, sia la sinistra hanno tentato. Se la sinistra ha fallito è perché non riconosce al governo la capacità di cambiare le cose, anche a colpi di decreti e voti di fiducia (Prodi è stato un maestro); al contrario preferiscono che a decidere siano tutti, cioé nessuno. Ricordo ancora Nicky Vendola e la sua utopia di governo assembleare della Puglia. Scambiava il consiglio regionale per un’assemblea studentesca. In questo il parlamento che ruolo ha? E’ un modello particolare. Fatto sta che la politica è basata ancora sulle clientele e il paradosso è che magari la gente pensa che il singolo parlamentare possa smuovere montagne. Non è così.

La macchina del governo è complicatissima e per avanzare ha bisogno di strade spianate, altrimenti si rischia l’effetto carro-armato, distruggendo ogni cosa solo per il gusto di andare avanti. A volte rimpiango, non senza una vena di ironia, proprio il fatto che governare per il centrodestra è difficilissimo. Anche ieri la CGIL, criticata dagli altri sindacati confederali, si è sganciata dalla firma del contratto degli statali, tanto che Bonanni ha dichiarato che da un pezzo ha smesso di fare il sindacato. Però se il governo decide, come sulla scuola, allora scatta l’accusa di autoritarismo, che è ridicola, dato che l’esecutivo è pienamente legittimato dal voto popolare, molto più di Veltroni che, in nome della piazza, pretende di dettar legge.

Fatto sta che abbiamo una parte di paese che non vuole cambiare. Un paese che preferisce adagiarsi sullo status quo, spesso permeato di privilegi, piuttosto che guardare oltre il proprio naso. E la cosa più deludente è che ci sono tanti giovani che ancora non hanno capito che devono formarsi sopra idee nuove, invece di guardare a trite ideologie del passato, che in Italia, nel corso di un secolo, hanno solo fatto danno. Tanto battaglieri a difendere le idee altrui, quanto privi di palle nel non volerne proporre di nuove.

“Baroni e facinorosi, noi siamo contro”

Ricevo e pubblico questo comunicato degli Studenti per le Libertà

Questa mattina ai piedi del bastione St. Remy si è consumata l’ennesima premeditata aggressione al diritto allo studio.

Poche decine di studenti e qualche docente militante si sono resi protagonisti di una patetica messa in scena: l’ennesimo tentativo di impedire il regolare svolgimento dell’anno accademico a danno della stragrande maggioranza dei ragazzi che invece vogliono proseguire a frequentare.

Contrariamente ad ogni condotta etica, con l’alibi di lezioni all’aperto, i docenti hanno promosso, utilizzando il bastione come un pulpito, una protesta che ha di fatto strappato gli studenti alle aule costringendoli alla piazza

Da oggi sarà on line sul sito Forza Italia Giovani Sardegna, e nei prossimi giorni nelle Università, una raccolta firme per dar voce a chi non ne può più di vedere i suoi diritti calpestati da una minoranza di studenti strumentalizzati e indottrinati.

Siamo dalla parte degli studenti, di quelli che, loro malgrado, vengono oggi scippati della possibilità di vivere un percorso di studi sereno e libere scelte politiche.

Veltroni, il miglior amico del Governo Berlusconi

veltroniSe fossi un parlamentare di sinistra, o semplicemente un elettore del Partito Democratico, sarei molto preoccupato dal comportamento di Walter Veltroni. Il segretario del PD, infatti, è riuscito magicamente a traslare nel partito di opposizione tutti i vizi che la sinistra aveva quando era al governo e rappresentava la maggioranza. Difetti da inconsistenza programmatica, non omogeinità politica, con una tendenza all’autolesionismo talmente spiccata da aver condannato Prodi, forse il meno colpevole, a una damnatio memoriae imperitura.

Basti guardare come stanno gestendo la questione dell’alleanza con Di Pietro. Un giorno Veltroni accusa Di Pietro di aver stracciato l’accordo col PD. Due giorni dopo si rimangia tutto in nome delle alleanze locali. Si dirà, la politica! Ma se c’è una cosa che gli italiani proprio hanno smesso di digerire è questo costante tentativo di rimanere attaccati alle poltrone, anche quando non si hanno idee da proporre. Continue reading »