Bruno Murgia

Deputato del PDL

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Repubblica ha pubblicato un’inchiesta sul cosiddetto flop del G8 alla Maddalena.Cose che un po’ tutti noi sapevamo: abbandono delle strutture nelle quali i grandi della terra avrebbero dovuto dormire, stanze più o meno in malora, condizione generale di incuria.

Sono cose che personalmente avevo già denunciato con puntuali interrogazioni fatte firmare anche al mio ottimo collega Fabio Granata. Ovviamente, i giornali sardi non hanno mai dato conto di questo. Quando mi hanno citato era solo perché affermavo polemicamente che aver spostato il G8 all’Aquila sarebbe stato dannoso per l’economia e il rilancio della Sardegna, che-appunto- di grandi eventi e turismo dovrebbe vivere.

Un paio di giorni fa la stessa cosa, mentre ci sono paginate su questa faccenda delle assenze, argomento populistico e demagogico, niente su cose concrete. O meglio: Repubblica del 29 gennaio pubblica un ampio stralcio della mia interrogazione, i sardi locali niente.

Mi sono convinto da molto tempo che la nostra informazione sia pigra anche se non mancano ottimi giornalisti, anzi nei prossimi giorni cercherò di segnalare i buoni pezzi che meritano di essere letti. Il punto è che una società in crisi come la nostra dovrebbe avere giornali frizzanti, tosti, pure polemici. Ma così non è. Li trovo conformisti, silenziosi, uguali a se stessi sempre e comunque. Se qualcuno dei giornalisti in questione leggesse questo post è probabile che si offenda, scatterà la ripicca e non mi vedrete più sui quotidiani sardi. Alcune persone mi chiederanno: “Ma che fine hai fatto?”. Io risponderò: “Cercatemi sul blog” , ma ho la sensazione che internet non sia un mezzo, checchè se ne dica, utilizzato dalla gran parte degli elettori che invece si informa seguendo tv e giornale locale.

Se avessi un po’ di soldi il giornale me lo farei io,tipo il Foglio di Ferrara: opinioni, inchieste e la cronaca vera di una società meno piatta di come “quelli” la raccontano.

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Raramente un articolo mi è parso così poco informato, anche sulle – apparenti -banalità. Giuseppe Cossiga non era a Olbia. La strada da fare è la Olbia-Sassari e non la Olbia-Cagliari. Immaginiamoci tutto il resto.

Il Pdl sardo in rivolta contro zio Romy ‘l’asino’ del Cavaliere (Alberto Statera per Repubblica)

Da Soave, nei pressi del lago di Garda, fino a Olbia, sul mare della Costa Smeralda, tira un maestrale teso nelle province dell’impero berlusconiano. Mentre sabato scorso nel castello di Borgo Rocca Sveva, noto per un superbo Amarone, si riunivano i deputati e gli altri dignitari del Pdl che promettono sfracelli se Giancarlo Galan non otterrà la ricandidatura a governatore del Veneto, a pochi chilometri dal castello del leader a Punta Lada si riunivano gli “autoconvocati” sardi.

Tra loro, non solo l’ex presidente regionale Mauro Pili e il sottosegretario alla Difesa Giuseppe Cossiga, ma soprattutto un pezzo da novanta come Beppe Pisanu, pars magna della “Banda dei quattro” all’epoca della segreteria dc di Zaccagnini ed ex ministro dell’Interno nei precedenti governi Berlusconi.

Convocati dal senatore Fedele Sanciu, i congiurati galluresi protestano contro il “cagliaricentrismo” della giunta regionale. Il governatore Ugo Cappellacci è accusato di aver abbandonato al suo destino il centronord dell’isola, con la sua crisi industriale, la disoccupazione, la strada Olbia-Cagliari priva di finanziamenti e le macerie del G8 virtuale alla Maddalena, che non si sa ancora se potrà ospitare uno dei casinò voluti dal ministro del Turismo Michela Vittoria Brambilla nell’albergo inutilmente realizzato nell’ex Arsenale di proprietà della presidente della Confindustria Emma Marcegaglia.

Ma il vero obiettivo dei quasi ribelli galluresi è in realtà Romano Comincioli, che si comporta da vicerè, dettando l’agenda a Cappellacci e alla sua giunta. Quando il suo antico compagno di scuola, che in famiglia chiamano zio Romy, fu eletto in parlamento Berlusconi commentò: “Sono meglio di Caligola, ho fatto senatore il mio asino”. Fu zio Romy che fece scoprire la Sardegna al palazzinaro futuro premier e che con il faccendiere Flavio Carboni comprò negli anni Ottanta le aree su cui avrebbe dovuto sorgere Olbia2. Ciò che lo portò in contatto con la banda della Magliana e che gli procurò una delle tante vicende processuali da cui fortunosamente è uscito indenne.

Fu ancora lui l’anno scorso a imporre la candidatura a presidente della regione di Cappellacci, figlio del suo amico commercialista che curò tutti i primi affari berlusconiani nell’isola. Candidatura varata contro il parere di Pisanu che avrebbe voluto in quel posto il sindaco di Cagliari Emilio Floris, boss della sanità privata. Non solo il sassarese Pisanu non ebbe Floris, ma vide via via scemare il suo potere: pochi posti in regione, meno ancora nel sottogoverno, un rapporto sempre meno intenso col capo ad Arcore, che ogni tanto ha degli innamoramenti, ma poi conta sui soliti vecchi pretoriani che lo seguono fin dall’epoca palazzinara.

Ora l’intrepido senatore Sanciu, nativo di Buddusò, accusato di voler creare una corrente nel Pdl sardo, deve scontare l’ironia sul suo cognome, che ne ha subito fatto “Sanciu Panza”, epigono dello scudiero di don Chisciotte. E sul cavaliere errante Pisanu, nonostante le dichiarazioni di fedeltà, grava l’ombra del sospetto di cavalcare verso il nuovo Grande centro.

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