Entries from: luglio 2009

Aspiranti Bruto e Cassio 2.0

Ora, provate solamente a immaginare se la candidatura di Grillo venisse accettata. Se vince siamo alla commedia.

Se non vince, la commedia l’ha già fatta Marino che indirettamente ha dato degli stupratori a migliaia di iscritti del Pd (e sarebbe lui il rinnovamento…).

Se perde male, come penso, forse si metterà l’anima in pace. Ma ho come la sensazione che i seguaci di Grillo, quelli disposti realmente a votarlo, votino già Antonio Di Pietro. Un ruolo per essere credibile non può essere diviso a metà.

Perché poi per chi gioca la parte di Bruto e Cassio c’è sempre Filippi dietro l’angolo.

Veltroniade

Ieri a L’Aquila è arrivato George Clooney. Il divo di Hollywood ha fatto un discorso ineccepibile: vengo qui per fare in modo che se ne parli. E in effetti c’era subito il codazzo di telecamere e giornalisti che lo seguivano e gli facevano domande. Come ogni buon divo di Hollywood che si rispetti George si è mostrato molto preparato sugli argomenti: insomma, ci si dedica senza la superficialità che vedo spesso nei nostri testimonial, troppo impegnati a far vedere che si impegnano piuttosto che a comprendere i problemi.

L’idea complessiva è che tra un giro di Obama, uno dell’inseparabile Sarkozy, uno della Merkel, uno di Medvedev (ma quanti anni ha? 24?), uno di Carlà e uno di George alla fine il messaggio di soccorso alla città abruzzese sia passato, raggiungendo quello scopo umanitario che il Governo si era prefissato spostando il G8 da La Maddalena. Ciò non rende meno fastidiosa la vicenda, ma sicuramente il dolore degli aquilani merita una costante attenzione. I ruderi impressionano, hanno bisogno di aiuto e di riflettori puntati.

bud

Più interrogativa la presenza di Veltroni. Si, lo so. Era con George perchè con George e Bill Lost In Translation Murray è impegnato in un’associazione volontaristica di supporto… credo sia il Summit permanente dei premi Nobel, lui Veltroni, noto premio Nobel…

Alla fine si è capito che a Veltroni questo mondo ammerigano piace. E’ sempre stato così: dalle vhs allegate all’Unità al mito di Bob Kennedy, dalle primarie in salsa democratica fino al Festival der Cinema de Roma. Il cinema gli piace, meglio se a stelle  e strisce. Mi viene il sospetto che alla fine abbia voluto troppo dalla vita. Non è mai stato bello per fare l’attore, duro e spietato per fare il leader, troppo buono per fare il professore. Ecco, direi che poteva fare la comparsa. Una di quelle comparse ricorrenti, come il classico tirapiedi dei film di Bud Spencer e Terence Hill… entra in scena, fa due battute, da tre cazzotti allo stomaco di Bud, viene steso con un colpo alla nuca e arrivederci a tutti.

Europee, prime valutazioni

E’ l’una di notte, proiezioni su dati parziali dunque possibilità di essere smentiti clamorosamente. Sbagliato e fuorviante comparare politiche con europee. Pathos e interessi completamenti diversi. Ancora: l’ astensionismo in tutta Europa dice che i cittadini non credono in una istituzione che continuano a vedere lontana e inutile. In ogni caso il vecchio continente vira decisamente a destra.

1) Il Pdl non sfonda e perde un punto e mezzo-due. Gli astenuti, moltissimi, sono soprattutto di centrodestra. Qualcosa non quadra anche se l’alleanza di governo tiene e può andare tranquillamente avanti.

2) Migliora la Lega: le politiche di Bossi sono quelle riconoscibili. Federalismo e sicurezza cavalli di battaglia sicuri e il Pdl lascia fare. Ha ragione Fini dunque a contrastare con politiche di tipo diverso. E’ ipotizzabile che molti pidiellini abbiano votato per la Lega

3) Con una campagna ossessiva e priva di contenuti il Pd riesce tuttavia a salvare la ghirba. Surreale che gli esponenti del partito di Franceschini urlino vittoria: il risultato di Veltroni era più 6,8. Ma, ripeto, le politiche sono veramente un’altra cosa.

4)Di Pietro raddoppia e metterà un cappio al collo al Pd nel prossimo futuro.

5) Efficace ma senza sbocco politico se non fa alleanze il partito di Casini.

6) Sotto il 50% l’affluenza alle urne in Sardegna. La gran parte dei cittadini non ha sentito la competizione. Sono curioso di conoscere i risultati dei partiti e gli eletti per poi fare un commento approfondito.

UPDATE: Europee/Sardegna, Murgia: Centro-destra penalizzato da perdita G8 Parlamentare sardo Pdl: l’astensione l’ha fatta da padrona

Cagliari, 8 giu. (Apcom) – “In Sardegna l’astensione l’ha fatta da padrone”. Lo dichiara Bruno Murgia, parlamentare del Pdl, commentando il voto alle Europee nell’isola. “Il risultato del Pdl complessivamente soddisfa, ma oltre all’avanzata del Pd dobbiamo registrare un forte astensionismo che ci ha penalizzati.
Le cause? Direi che sono state elezioni poco sarde, mentre la Sardegna affronta gravi problemi. Hanno giocato un ruolo fondamentale la perdita del G8 e le promesse mancate sulla Sassari-Olbia, che i sardi hanno percepito proprio male”.

“Su temi del genere – insiste Murgia -  chiediamo più presenza al governo nazionale. Detto questo, il Pdl sardo non deve assolutamente smarrire la bussola del cambiamento, soprattutto nelle politiche di sviluppo che non possono rimanere ancorate ad un concetto fallimentare di industria”.

Perché il PD perderà definitivamente

1. Hanno perso tempo a inseguire il gossip e gli affari privati del premier. Sul caso dei voli fanno finta di non ricordare chi da ministro dell’Unione volava a guardarsi i gran premi di formula uno. Caso archiviato. Sarà archiviato anche Berlusconi.

2. Non si è capito bene cosa vuole il PD. Non si sa bene che gruppo parlamentare europeo sceglierà. Danno l’idea di temere più Di Pietro che Berlusconi.

3. Siamo tornati agli appelli simil-’48: o noi o il caos. Il fatto che accusino Berlusconi di fare lo stesso è relativo. Intanto ci sono molte amministrazioni in gioco. E’ questo quello che temono maggiormente.

4. Il PD non ha ancora trovato la formula vincente. Insegue Berlusconi, tra gaffes terribli (come Franceschini sui figli di Berlusconi) e desiderio di emulazione. Ma le Europee chiariranno una volta per tutte che è un progetto di medio corso perdente, nonostante l’idea originaria di Veltroni fosse vincente.

5. Il problema è sempre lo stesso: è difficile conciliare due storie troppo dissimili. Anche con la volontà e l’impegno profusi in questi anni, che meritano rispetto.

Ritorno al fumoso (era meglio Veltroni)

E’ bello notare che la sinistra, alla fine della giostra, esaurite tutte le armi possibili e immaginabili, ritorni alle origini e decida di fare un appello per salvare la democrazia, affidandosi al padre immobile del Partito Democratico: Romano Prodi.

L’effetto fumoso, inutile sottolinearlo, è pressoché scontato. Interessante notare che Franceschini dica basta agli scenari lugubri. E’ per questo motivo che ricorrono agli scenari apocalittici. Per metter fine agli scenari lugubri.

Non c’è fine allo sprezzo del ridicolo. Continuo a pensare che Veltroni fosse meglio di tutti questi messi insieme. Il bipolarismo all’italiana, il partito riformista. Non l’hanno fatto lavorare e lui ha sbagliato a fare un accordo mortale con Di Pietro. Domani vi dirò chi può essere il nuovo Soru nella sinistra sarda.

La politica dei vecchi schemi

Franceschini tenta di riconquistare voti a Sinistra

Franceschini tenta di riconquistare voti a Sinistra

E dei vecchi insulti...

Berlusconi accusa Franceschini di essere catto-comunista, l’altro risponde accusando Berlusconi di essere clerico-fascista. In mezzo Fini, che sembra diventato il baluardo della democrazia per la sinistra e Bossi che appoggia la proposta di tassare i ricchi, fatta da Franceschini. Non vi sembra che ci sia un attimo di confusione?

Separare le cose.
Si, molta confusione. Ma un po’ di spiegazione c’è nella pratica. Non prendete tutto per vero, al di là delle schermaglie quotidiane, c’è molta attesa per quello che sarà il risultato delle elezioni Europee che dovrà confermare le linee guida intraprese dai maggiori partiti. Il PDL voterà Berlusconi come presidente del partito, per voto palese, come suggerito intelligentemente da Fini. Cioè senza ipocrisie. Berlusconi è il leader e pur ammettendo un’altra candidatura non c’è bisogno del voto segreto. Altrimenti si dà adito a voci che nella maggior parte dei casi non sono vere, perché la leadership del presidente del consiglio è nei fatti.

Il Partito Democratico: ora o mai più.
Il PD ha deciso di cambiare strategia… non è una battuta. Completo la dichiarazione: il PD, messo all’angolo da Berlusconi, ha deciso di tornare ad essere antiberlusconista, con un leader ad interim. Sembra che la strategia si risolva in un enorme “o la va o la spacca”. Franceschini prova a riconquistare spazio alla sua sinistra: frasi dure contro Berlusconi, proposte demagogiche a ogni più sospinto, finto orgoglio democratico e via dicendo. E se alle Europee il PD non si risveglia che strategia propongono? Quella delle manette preventive è appannaggio di Antonio Di Pietro. Quella del “volemose bene con tutta la famiglia dc” è appannaggio di Casini (e non è poi tanto sbagliata, in periodi di crisi, tra l’iper-ottimismo e lo scassamento di palle un bel sorriso brizzolato può far effetto…). Gli rimarrebbe da giocarsi l’ultima carta: provare ad essere socialisti, dalemiani, senza piccoli rutelli tra le gengive. Impossibile dai.

Il PDL.
In Sardegna come altrove, ovunque, nasce il PDL. Cosa deve essere l’ho già scritto. Cosa vorrei che fosse in questo anno non lo so, non penso che si rischi l’equivoco del PD, perchè il PDL nei fatti esiste dal 1994. An e FI non si sono mai separate, sono sempre state insieme, la gente le ha percepite come unite o pronte ad unirsi. E la questione della leadership è davvero un contorno, a patto che si decida di fornire alla nuova struttura gambe agili e forti e che non si cementifichi la nomenclatura attuale, permettendo anzi al partito di far crescere nuove classi politiche. Un conto è un partito personale del 5% come l’IDV, che senza Di Pietro non può esistere. Un altro conto è l’eredità politica di Berlusconi, che mira a costruire un polo unico moderato del 40%.

Perché il PD è un progetto morto

Parisi gioca a fare il leader

Parisi gioca a fare il leader

Alla base della crisi del PD c’è un grosso equivoco e l’idea che sia un progetto morto in partenza, dando ragione a chi la considerava una fusione a freddo, è abbastanza insistente.

1 – Sono sempre democristiani e comunisti. Ognuno con una propria storia, con un proprio percorso culturale, con una diversa visione del mondo.

2 – Il partito non ha una linea chiara, approfittando dell’essere all’opposizione se ne lava le mani di tutte le questioni, navigando a vista.

3 – Le posizioni dell’ala centrista sono più adatte a un partito di centrodestra.

4 – Le posizioni della sinistra socialista sono totalmente inesistenti, schiacciate dal dogma del “si vince al centro dello schieramento”

5 – Le posizioni dominanti, frutto di un rinunciatario compromesso intellettuale, si esprimono al centro, il centro è rappresentato da personaggi con poco carisma e spessore (Rutelli, Parisi, Franceschini).

6 – Il vero leader che metterebbe d’accordo tutti è D’Alema, ma gioca a fare il king maker dietro le quinte e vorrebbe una impronta realmente riformista. Un leader presunto come Enrico Letta, che non si capisce cosa voglia veramente, vuole un partito di centro.

7 – La sinistra è salottiera: lo ha confermato il caso Soru. Tende a farsi etero-dirigere da personaggi privi di consenso. Veltroni ha peggiorato la situazione mettendo nei posti decisionali persone come Sofri, Lerner, Colaninno. Indubbiamente interessanti sotto ogni aspetto, ma incapaci di costruire una leadership e di fondarla sul consenso, come Berlusconi.

8 – Di fronte alle gravi crisi la classe dirigente tende a salvare sé stessa, prolungando degli schemi già visti. Non si fida dei leader locali. I giovani rampanti giocano una partita che, da fuori, sembra volta solo alla soddisfazione personale.

9 – Il PD ha scelto di diventare maggioritario per vocazione, ignorando il dato storico delle elezioni italiane: la sinistra unita, pure con la vecchia sinistra della DC, non può avere la maggioranza. Può sperare in un sistema elettorale maggioritario, ma deve comunque adottare una strategia per vincere: o pesca tutti i voti della sinistra, oppure tutti i voti del centro. Ma il centro è già occupato…

10 – Il PD soffre molto Berlusconi e nonostante le primarie, non consente di stabilire una leadership coerente con gli obbiettivi posti all’inizio. Il meglio che possono sperare – sembra paradossale – è un ritorno di Romano Prodi. L’unico in grado di tenere uniti – si fa per dire – coloro che hanno interessi e aspirazioni diversi.

“Un mandato contro la crisi”, intervista a Bruno Murgia

D: Anche lei ritiene che i sardi abbiano votato guardando alla scena nazionale?
B: Si, questo voto è stato fortemente politicizzato. Tanti cittadini hanno votato il solo simbolo del PDL, quasi si trattasse di politiche.

D: Hanno votato per il Governo?
B: Secondo me hanno contato due aspetti: la crisi, che si inserisce in una crisi globale e che anche in Sardegna ha bloccato il sistema delle imprese e le scelte di Soru. Penso al piano paesaggistico, che ha imposto vincoli strettissimi e che però la passata giunta ha sottoposto a deroghe per i cosiddetti “poteri forti”. Non dimentichiamo chi è Soru: proprietario dell’Unità, molto amico di De Benedetti…

D: Pensa che in questo Soru sia lo specchio della sinistra nazionale?
B: Loro hanno totalmente perso il polso della situazione. Soru è andato a Bologna a una manifestazione con gli intellettuali, pensando che con due persone con la giacchetta “figa” si va sui giornali e si prendono voti. Quest’immagine del Soru dai lunghi silenzi, intellettuale e senza fronzoli, per carità, farà pure effetto, ma la morale della faccenda è che i bisogni sono altri e la politica deve rispondere a questi. E i sardi si sono rivolti al governo nazionale e regionale del PDL per farvi fronte.

D: E l’antiberlusconismo?
B: Anche quello è stato una scelta perdente. Erano anni che non lo si percepiva in maniera così forte.

D: Perché Soru ha spinto tanto su questo tasto?
B: E’ stato in linea con Veltroni, che non fa passare giorno senza parlare di Berlusconi. Invece, i sardi la presenza di Berlusconi l’hanno gradita e non a caso questo voto oltre a Soru ha messo in crisi Veltroni.

D: Quanto ha pesato il premier su questa vittoria?
B: Indubbiamente ha pesato molto. Ma qui c’è stato un impegno di tutta la classe dirigente nazionale del PDL. Il progetto del partito unitario ne esce confermato, i cittadini si dimostrano sempre più avanti di noi, gradiscono il PDL, poi magari fanno le loro scelte sugli uomini, ma credono nel bipartitismo.

D: C’è chi sostiene che le alte percentuali prese da partiti come l’UDC o i Riformatori siano un segnale opposto…
B: I Riformatori sono un partito molto radicato che alle regionali si presenta con una propria lista, ma normalmente alle politiche i suoi esponenti corrono con noi. Anche l’UDC ha candidati molto radicati e in Sardegna va meglio che altrove, ma credo che nel risultato di questa tornata elettorale abbia contato il fatto che era in coalizione con noi. Questo li ha rafforzati,

D: Cosa pensato del fatto che Soru ha preso più voti della coalizione e Cappellacci meno?
B: Che il risultato di Soru è l’ennesima dimostrazione della crisi fortissima del PD. Per Cappellacci il punto è che non era conosciutissimo e la campagna elettorale è stata anticipata, breve, fatta in condizioni incredibili. Ne ha pagato lo scotto e il PDL è stato trainante, ma questo non leva nulla al valore della sua candidatura.

Il Secolo d’Italia, 18 Febbraio 2009

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Soru vuole il PD, quello di Roma

Soru mira in alto

Soru mira in alto

Ho come la sensazione che questo viaggio in continente di Soru fosse diretto non tanto a raccogliere i consensi degli immigrati, quanto a tessere la tela col partito dei governatori e dei sindaci che vogliono autonomia e contestano il centralismo del PD, talmente romano-centrico da affossare ogni speranza di vittoria (ogni riferimento a Chiamparino è puramente voluto).

Soru cerca fuori dalla Sardegna ciò che la Sardegna gli ha negato. La più grossa ipocrisia del falso mito soriano (che alla sinistra piace in quanto incarna un anti-berlusconismo scorbutico e alla pari, in termini di risorse finanziarie) è proprio quella contrassegnata dal suo rapporto col PD sardo, che ha tentato di fagocitare, nonostante il ricorso al commissariamento.

A chi dice che Cappellacci è stato imposto da Roma, risponde bene Maninchedda, replicando di traverso a Marcello Fois, che anche qui aveva incrociato la spada sull’argomento. Soru è stato scelto da Roma! Messo in discussione dal PD sardo, che lui stesso ha messo in cattiva luce nella vicenda delle dimissioni, ha evitato di andare alle primarie, perché l’esito non era così certo. Gli serviva una prova di forza, che ha superato perché dall’altra parte (leggi Cabras) c’è gente esperta che sa aspettare e che prima o poi gli presenterà il conto.

Back to reality, please

“Riconvertire in chiave ecologica l’economia nazionale”

Porto Torres (Sassari), 28 gen. (Apcom) – “L’operazione di rilancio dell’Italia parte dalla Sardegna”. Parola del leader Pd, Walter Veltroni, che indica la strada tracciata da Renato Soru nei suoi quattro anni e mezzo alla guida della Regione come modello di rinascita nazionale. “Occorre una riconversione in chiave ecologica dell’economia italiana – ha detto Veltroni durante una manifestazione tenutasi a Porto Torres in sostegno del candidato Pd per la presidenza della Regione Sardegna, Renato Soru – il rilancio dell’industria del nostro Paese deve avvenire in modo armonico con l’ambiente”.

“Berlusconi? Avremmo bisogno di un presidente del Consiglio vero e non di uno che sa fare solo campagne elettorali”, ha concluso Veltroni.

Commento alla giornata sarda di Uolter, che ne approfitta per mettersi alle spalle i sondaggi che vedono il PD al minimo storico: Dunque, l’Italia non è la Sardegna e la Sardegna non è l’Italia. A dispetto della propaganda la Sardegna è in una grave crisi economica, non vive affatto un momento di rinascimento e, che piaccia o no, i 5 anni di Soru sono passati invano, tra battaglie di frontiera e scelte ideologiche. Ripeto un dato: le Baleari, infinitamente più svantaggiate di noi dal punto di vista naturalistico, hanno 53 milioni di pernottamenti annui, la Sardegna 10-12 milioni, con una differenza di offerta turistica spaventosa. La chimica è in ginocchio, a sentire Veltroni, oltre a queste favole, sarebbe possibile continuare la politica delle grandi imprese e dell’industria pesante… come se non avesse abbastanza fallito in questi anni. Ciò che serve alla Sardegna è uno sviluppo integrato, che sappia aprirsi al futuro, valorizzando le proprie tradizioni nell’ottica del mercato turistico. E questo non vuol dire cementificare, ma semplicemente offrire l’interno della nostra regione e allungare la stagione turistica. Alcune idee pratiche sono espresse nei documenti allegati a questo blog.