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Marcello Fois: “Caro Bruno, tu, Maninchedda e questa nostra città…”

Marcello Fois evita di parlare della sinistra nuorese, colpevole, secondo me, di aver portato nuoro sull orlo del baratro

Marcello Fois. Il suo ultimo libro è "Stirpe"(Einaudi).

Bruno caro, l’hai detto tu: la campagna elettorale per Nuoro è cominciata. Come accade ormai da varie consultazioni elettorali ci troveremo, con rispetto reciproco, su fronti opposti. Ora su quali siano le mie posizioni riguardo a Nuoro e alla Nuoresità, vera o presunta, non credo ci siano dubbi. Per lo meno, considerata la mia posizione estremamente schierata , spero tu non ne abbia. Comunque parto dalla frase iniziale del tuo ultimo post: la campagna elettorale è iniziata, quindi? Si deve mettere da parte il savoir faire per cominciare a picchiare come fabbri?
Facciamolo, in guerra, in amore, in campagna elettorale tutto è permesso, persino agitare lo spauracchio di Paolo Maninchedda che a Nuoro ha tentato penetrazioni di vario genere e soprattutto con varie giacchette. Quando era soriano era addirittura il referente di Progetto Sardegna per il nuorese, prima ancora era sodale della maggior parte di coloro che oggi definisce “aderenti a poteri massoni deviati”. Evidentemente ne sa qualcosa.

Per quanto mi riguarda, e non sono illazioni, i Massoni Sardi in modo nemmeno tanto occulto hanno votato “in massa” contro Soru. Quindi mi pare davvero paradossale che lo stesso potere che ha contribuito a tenerlo nel consiglio regionale, e presidente della commissione bilancio, nonostante l’ennesimo cambio di fronte, ora, magari limitatamente alle logge nuoresi, diventi lo strapotere contro il quale eroicamente ha combattuto per un posto alla ASL di Nuoro. Silente sul nucleare, silente sulla Sassari Olbia, silente sul G8 scippato alla Maddalena, schiamazza per una poltrona. Che novità. Silenti tutti sulla drammatica gestione, o non gestione, di Cappellacci, perché sarebbe imbarazzante anche solo parlarne, tuttavia vi scagliate ciecamente, e quindi senza distinguo su Nuoro e la “questione nuorese”.

Nella tua disamina manca un fattore importantissimo che da sempre denuncio e sarebbe la perifericità in cui Nuoro e il nuorese sono stati tenuti in questi decenni. Eppure Nuoro, e i sacrifici che ha fatto, anche col tuo assenso Bruno, ha contribuito non poco a fare di Cagliari quella città europea che tutti millantano. Facciamo una botta di conti, come si dice in gergo, e magari viene fuori che, con tutte le contraddizioni e luci e ombre del caso, a Nuoro sono stati fatti miracoli. Se poi vogliamo discutere nel “particolare” facciamolo: Nuoro è brutta, ma forse perché troppo spesso territorio di coltura di terzisti e voltagabbana o di politici nuoresi che una volta arrivati a Cagliari erano troppo “arrivati” per fare la politica del territorio. Ne ho parlato in tempi non sospetti e sono sicuro che tu te ne ricordi bene. Comunque hai un alleato informatissimo in questo senso. Il professor Paolo Maninchedda governava quando c’era Soru e governa con Cappellacci, è un Giano bifronte che deve pretendere da se stesso gran parte delle domande che pone. E tu Bruno lo sai bene, ma siamo in campagna elettorale, quando sarà finita ci diremo a vicenda che avevamo ragione, ma che quando si tratta di elezioni non si può andare troppo per il sottile. Ci è già successo… Abbracci, baci al giovanotto, Marcello.

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Caro Marcello, me la leggo e me la rileggo, questa tua lettera. E la trovo debole. C’è un nemico ex soriano, Paolo Maninchedda. Ci sono dei colpevoli. Ovviamente noi,sempre noi. C’è una sinistra nuorese che cerca fuori (a Cagliari, a Roma) la causa della sua inguaribile crisi.

Non c’è, vedo, la critica di un sistema che ha lottizzato anche l’aria, che non ha prodotto idee se non sterili lamentazioni fatte a pancia piena, con gli enti comunali e gli uffici pubblici riempiti degli amici degli amici. Magari spartiti dopo il solito spuntino notturno in una di quelle cucine rustiche di cui tu hai scritto tanto. Non c’è , e me ne rammarico, perché sei uno dei pochi intellettuali di rango che questa nostra Isola abbia prodotto negli ultimi anni.

Il Maninchedda che molla Soru ti spinge a passare sopra una sinistra nuorese in agonia. Dopotutto, mister Maninc ha motivato più e più volte le cause della rottura. E invece mi sarei aspettato una bella presa di posizione “moralistica”. Tipo un pagina sulla Nuova, una tua grande foto, una intervistona dal titolo “Non mi riconosco in questa sinistra”. Da aggiungerci pure un occhiello: “La città ha perso molte occasioni e si è sviluppata senza alcuna idea”.

Confermo e rilancio: con il Partito sardo (ma anche con altri partiti e liste civiche) facciamo un’alleanza politica che avrà contorni programmatici chiari. Capisco anche il retro pensiero: ma il Partito sardo vuole mani libere. Bene: non mi piace. Ma io parlo di Nuoro e a Nuoro c’è bisogno di fare un grande cambiamento, dunque o di qua o di là. E invariabilmente, anche in un’epoca così post-ideologica (so che tu non sei particolarmente d’accordo) ci divideremo.

Ma non metterti la maglietta del conservatore: non ti si addice. Hai detto con chiarezza, in quella urticante lettera pro-Man, che cosa non ti piacesse del sistema di potere nuorese. Ecco: rimani lì, quello sei tu. Il resto è cronaca: Università in agonia, campus e caserma splendide chimere con i soldi disponibili, Eliseo e Mercati generali restaurati nel più puro stile anonimo-sciatto, operatori di Prato trattati con fastidio. Potrei continuare per molto ma ti prego: non usare la lamentazione ziddiana. Cerchiamo di essere artefici, noi nuoresi, del nostro destino. E sai che lo dico a ragion veduta: non ho mai utilizzato il potere. Non lo so fare e comunque non lo farei.

Per contare bisogna avere idee e gestire il territorio in prima persona. Se poi mi chiedi che cosa ne sarà del partito, delle idee e delle persone che io – almeno per il ruolo che ho – rappresento ti tranquillizzo: ci saremo e saremo combattivi, proponendo nomi e cognomi di gente per bene e preparata. Sì, hai capito: anche alla carica di sindaco o di presidente della provincia. Ovvero sceglieremo qualcuno che possa avere chance e qualità per provare a tirare su la città e il suo territorio.

Da ultimo: perché questa grande agitazione sulla Asl? Abbiamo scoperchiato un fortino? Assaltato una residenza privata? Non credo proprio. Il commissario Antonio Succu non è solo un carissimo amico: è anche un eccellente professionista. Possibile che nei secoli dei secoli debba sempre sopravvivere il solito ceto politico? E bada bene, anche lì: mai utilizzato il potere. Chiedere a chiunque per avere conferma !

A presto, un saluto. Bruno.

UPDATE.Il commento-risposta di Tonino Tilocca, coordinatore provinciale del Pdl di Nuoro. Garbato ma di grande sostanza.Adesso Peppe Montesu, del coordinamento regionale del Pdl.

Marcello Fois: “Destra e sinistra? Esistono ancora”

No Bruno, Destra e Sinistra non sono affatto categorie superate, solo artatamente svuotate di senso. E’ consolatorio e qualunquista affermare il contrario. Certo ci si può, anzi si deve incontrarsi intorno a un tavolo, ma solo portando ognuno la propria visione e la propria differenza, perché la cultura è fatta di differenze, di punti di vista, di senso critico. Io credo che gli interlocutori portatori sani di cultura siano quelli disposti a cambiare idea, ma anche a difenderla a dispetto di tutto. La melassa “destra e sinistra sono la stessa cosa” giustifica, non è certo il tuo caso Bruno, posizioni di medietà in cui prima si vede come gira il vento e poi si parla. Io sono decisamente uno di sinistra, ma discuto con te, e mi piace farlo, proprio perché so che c’è differenza tra noi, che lo sguardo che tu proponi non fa parte della mia cultura, ma da esso ho comunque qualcosa da imparare. Ecco perché sorrido quando fai il tuo “sporco” lavoro di politicante che qualche volta deve sostenere l’insostenibile: è quello che devi fare, è la tua natura, è la tua differente specificità è la vita che ti sei scelto. In questa chiarezza si instaura il rispetto, senza quest’ultima c’è solo il pregiudizio. Senza una cultura della differenza ci sono giornali locali che arrancano per accontentare tutti, dove i giornalisti si trasformano in opinionisti. Senza la cultura della differenza ci sono intellettuali pusillanimi che parlano a comando e si rifugiano nei salotti buoni in attesa che passi la buriana; senza la cultura della differenza la parola “servizio” alla società, diventa “servizietto” al signore di turno. Molti ne avete accolto nella vostra nuova grande casa della Destra di questi figuri e molti di loro abitavano già a casa nostra quando eravamo noi a governare. Io dico che non avete fatto un buon affare perché cambiare idee ad ogni legislatura non significa certo che “tanto destra e sinistra sono la stessa cosa” ma che di idea ce n’è una sola: Francia o Alemagna purché se magna. Allora almeno la Cultura la teniamo fuori da questi luoghi comuni?
Marcello Fois
La mia vecchia idea : prima o poi Marcello scenderà in politica e sarà il nuovo Soru. Ne vedremo delle belle. (br)

Urge giallista della scuola sarda, farei scrivere Elias Mandreu, Marcello Fois o Francesco Abate

Costa Smeralda, corpo di una 39enne estone trovato in una piscina

OLBIA - Il corpo di una donna di nazionalità estone è stato trovato sul fondo della piscina a forma di cuore di una villa a Porto Rotondo, in Costa Smeralda. La donna, Natalia Vinogradova, estone, 39 anni, è annegata. L’allarme è scattato attorno alle 7.30. Sul posto sono intervenuti i carabinieri e la polizia. Le circostanze del decesso non sono chiare, anche perché qualcuno dei vicini ha riferito di aver sentito urla provenire dal luogo dove il cadavere è stato trovato. Sul corpo, però, non appaiono segni di violenza. Per recuperare il cadavere della donna è iniziato lo svuotamento della piscina. Il corpo è infatti adagiato sul fondo della vasca, da qui l’ipotesi che la morte sia superiore alle 10 ore). La donna, in costume da bagno, potrebbe essere un’ospite dell’abitazione, ma il proprietario della lussuosa villa, un noto commercialista di Roma che non si trova in Sardegna, contattato dagli inquirenti avrebbe detto di non saper nulla e di non aver dato ospitalità ad alcuna donna.

INDAGINI - Sono aperte tutte le ipotesi, compresa quello dell’omicidio. Sul luogo dell’omicidio, Villa Allegra sono arrivati il procuratore capo della procura di Tempio Pausania, Mario D’Onofrio, e il sostituto Elisabetta Caligaris.

 UPDATE. Ho aderito alla manifestazione organizzata dal Riformista e Radio radicale a sostegno dei ragazzi di Teheran. L’incontrò si terrà alle 19 in piazza Farnese a Roma.

No all’identità stracciona, sì alla cultura forte

Ho espresso molte perplessità sullo spostamento del G8 dalla Maddalena a L’Aquila. Non certo per gli amici abruzzesi, ma per le sostanziali ricadute negative per la nostra Isola. Un evento del genere ci avrebbe rilanciato sui grandi mercati internazionali del turismo senza troppa fatica, sarebbe stato il migliore degli spot. In più, non ho ancora capito bene come ci si comporterà con gli imprenditori e tutti coloro i quali erano al lavoro da mesi. Berlusconi ha garantito che le opere infrastrutturali si faranno, a partire dalla Sassari-Olbia. Deleterio non mantenere un sacrosanto impegno per la “strada della morte”.

Ci sono state, per la verità, anche posizioni non conformiste persino nel campo della sinistra. Il prof. Pigliaru ha criticato il governo, ma ha scritto su La Nuova dell’altro giorno che i danni veri erano per La Maddalena, punto e basta. Di diverso avviso il mio amico e collega Luca Barbareschi: infuriato per lo spostamento mi ha detto, al telefono, che non era possibile esportare il terremoto e che la vera Italia non era quella.

Detto questo, c’è qualcosa che non torna in tutta la vicenda. Non ho sopportato il corollario di lamentazioni in stile sardo-sfigato o sardo-piagnone, con la tiritera dell’Italia padrona e cattiva. Molti politici e la gran parte dei commentatori si sono prodotti nel campionario bolso delle recriminazioni. In realtà era contro-propaganda: colpire Berlusconi con argomenti risibili.

Spero che oggi, giornata de “Sa die de Sa Sardigna”, non offra il piatto sardo del conformismo isolano, anche se so che andrà più o meno così.

Lo sviluppo del “sistema Isola” passa da noi stessi e dalla capacità di costruirci le opportunità e di realizzarle concretamente. Questa è la sfida che Cappellacci deve vincere, questo è il mandato ottenuto dai sardi. Tutto il resto è roba già sentita, dibattito di anni e anni fa, che continua sotto mentite spoglie.

Renato Soru ci ha provato. Aveva immaginato una Sardegna e l’ha proposta: ha perso, perché principalmente non ha risolto le contraddizioni insite nella propria visione. Adesso è il nostro turno.

A proposito di culturà e identità.
Mi era sfuggito questo intervento di una scrittrice sarda: Michela Murgia. La mia omonima, giusto per attaccarmi poiché di destra, ammette di esser rimasta a bocca aperta perché ho sostenuto che la destra non si è mai posta il problema della cultura che “genera e organizza il consenso”. Secondo la Murgia la cultura deve produrre consapevolezza democratica (una chiave di interpretazione così sinistra e retrò da far dubitare seriamente dell’età di chi l’ha proposta) e anche dissenso. Michela Murgia si lancia poi in un contorto discorso dal quale si evince che io – noi, la destra da odiare – saremmo a favore dell’utilizzo dei fondi pubblici per comprare il consenso di cui sopra.

Dunque, il succo del mio discorso viene ridotto alla distribuzione di qualche manciata di euro a questo o a quello. Ignorato il profilo totalmente democratico della mia considerazione, ovvero quello di far diventare maggioranza politica e pensiero forte, una proposta minoritaria e inizialmente debole. Con una strategia culturale, basata sullo scontro di idee.

Produrre consenso su idee forti significa non solo propagandare messaggi, ma in minima parte anche indicare delle soluzioni. Come è stato per il Pci per tantissimi anni. Faccio un esempio. Lo scrittore Marcello Fois ha combattuto strenuamente Cappellacci usando argomenti molto forti: ha cercato di lavorare sulle idee per persuadere i sardi a votare per Soru. Ma se questo lavoro lo faccio io, o qualcuno come me, c’è sempre l’autoproclamatosi intellettuale di turno che rimane a bocca aperta.

Il direttore editoriale del Maestrale Giancarlo Porcu ha criticato la mia idea di inserire Attilio Deffenu come padre nobile della destra sarda. Legittimo. Ma Giancarlo non si sognerebbe di dirmi che la cultura non può generare consenso politico, perché saremmo nel campo delle stupidaggini.

Tra le altre cose, penso che l’assessorato guidato da Lucia Baire debba sostenere le iniziative culturali, siano esse festival, cenacoli, iniziative editoriali o altro. L’ importante è che ci sia dibattito e novità, la mia idea della Biblioteca Sarda vuole andare in questa direzione. Se poi questa azione della Regione Sardegna nuova e contemporanea coincida con una coalizione di centrodestra lungimirante e innovativa tanto meglio per il sottoscritto. Agli altri il compito di cogliere le opportunità, liberandosi dei preconcetti e giudicando i risultati senza il velo spesso dell’ipocrisia e della presunzione. A me non piace chi scarta le proposte a priori solo perché provengono da determinate persone. Ho avuto il fegato di leggere dei libri che poi ho trovato brutti, mi aspetto di essere ripagato con la medesima moneta, alla fine del giro.

Chi si preoccupa di come la cultura vede la politica dovrebbe preoccuparsi del contrario. Mi è difficile, in questo caso, uscir fuori dalla seguente metafora: l’intellettuale è uno dei tanti vitelli, che non perde occasione di succhiare il latte dalla mammella della politica. Qualche volta lo fa per convinzione, qualche volta per appetito, spesso per soddisfare la propria vanità e crearsi un ruolo dietro le quinte, che sopperisca alla qualità della propria opera. Il fatto che ciò venga fatto passare come sincero spirito e coinvolgimento democratico o come voglia di partecipare è solo l’altra faccia di una discutibile e malcelata medaglia.

Marcello Fois: “Il progetto di Soru per l’Isola è ancora valido”

Eccolo, il pezzo di Marcello Fois tanto invocato. E’ uscito sulla pagina dei commenti della Nuova Sardegna di sabato mattina. E’ ferocemente antiberlusconiano. Come fossimo ancora nel 1994, ai tempi della discesa in campo del Cav. Come se non ci fossero stati, nel frattempo, Prodi, Veltroni, D’Alema, Bertinotti, Fini e Casini. L’ articolo è ovviamente scritto molto bene ma dice cose non totalmente vere: come la faccenda delle centrali nucleari nell’interno o della città costiera continua. Non c’è traccia di una possibile, minimissima critica al potere soriano in Sardegna. Ma se, caro Marcello, Maninchedda, Peppe Pisanu, Cossiga e il sottoscritto si trovano sulla stessa barca forse qualche cosa che nell’Isola non funziona c’è. E non basta l’ antiberlusconismo viscerale e vellutesco  per nasconderla. Bruno.

Esiste una pelosità malcelata in questo insistere sul presunto conflitto d’interessi di Renato Soru. La campagna elettorale dei catoni del centro destra, compresa la scheggia “tattica” del disintegrato PsD’Az, è incentrata sul fatto che il governatore dimissionario non avrebbe titoli per ricandidarsi in quanto ferito da un vulnus insormontabile, anzi due: che è un imprenditore, che è ricco. E badate bene che non stiamo parlando del Primo Ministro in carica. In pratica tutto quello che costituirebbe impedimento per Soru, sarebbe al contrario garanzia di buon governo per Berlusconi. Detta in altri termini: ciò che non è un problema in Italia è un ostacolo decisivo in Sardegna. Mi pare paradossale e soprattutto falso.

Diciamoci tutto: la legge sul conflitto di interessi vigente è un pasticcio messo in piedi dal centro destra per posare una foglia di fico sull’obbrobbrio, quello sì, del conflitto berlusconiano. Ora il dato che balza a gli occhi, incontrovertibile, è che il candidato Soru ha ottemperato in tutto e per tutto a quella legge, mentre chi l’ha pensata e l’ha imposta si è guardato bene dal seguirla.

Dal mio punto di vista, ammesso che possano essere comparabili, le due situazioni sono affatto (del tutto, completamente) diverse e mi spingerei fino a dire che dovremmo essere tanto democratici da applicare a tutti il principio che essere imprenditori e ricchi non è necessariamente sinonimo di pessimi politici. E posso dirlo perché il mio problema non è che Silvio Berlusconi sia imprenditore e ricco, ma che sia, a mio parere, un pessimo politico, un populista criptofascista. Ma, probabilmente, questa sensazione dipende dal fatto che io non sono nient’altro che il solito «intellettuale» comunista.

Insomma, per citarne alcuni, mi perdonino gli assenti, cari Maninchedda (la politica come dal sarto), Pittalis (ben tornato a casa), Cossiga junior (troppo esperto per esporsi, la genetica non è acqua fresca), Murgia (migliore di quanto vuol far credere), e, faccio fatica ad inquadrarlo, caro dottor Cappellacci, in cosa consisterebbe l’impedimento? Nel fatto che Soru assomiglierebbe a Berlusconi? Per voi, se tale somiglianza esistesse, dovrebbe essere una garanzia di buon governo, no? A meno che non siate d’accordo con me nel dire che nessuno è più distante che Soru da Berlusconi. Il che, se permettete, rappresenta una garanzia di buon governo dal mio punto di vista. E, fortunatamente non solo dal mio.

Nonostante la modestia delle mie analisi politiche, perdonate non sono nel ramo, io qualche cosa di questa campagna elettorale credo di averla capita.

Primo: Soru è talmente forte da meritare l’impegno fine settimanale da qui alla data delle elezioni niente popò di meno che di Berlusconi in persona.

Secondo, conseguenza del primo: che non essendo disponibili il pedicure o il logopedista sardi di Berlusconi si è dovuto ricorrere al figlio dell’amministratore delle ville sarde del premier.

Terzo: che il candidato governatore, qualora venisse eletto, avrà pochissimo lavoro da fare se non viaggiare da Roma a Cagliari, da Arcore a Cagliari, da Porto Rotondo a Cagliari.

Quarto: che, finalmente, tranquillizzato il partito del mattone, si può procedere verso il grande progetto della città costiera continua e della costruzione delle centrali nucleari all’interno, oltre, s’intende, che delle piantagioni con lavoranti indigeni (tutti giardinieri) per nutrire il turista esigente.

Quinto: che i catoni locali muniti della presidenza o dell’assessorato pattuito, dimenticheranno il concetto stesso di conflitto di interessi, a partire dal loro personale.

Sesto: che l’onorevole Beppe Pisanu, vincitore sicuro, si è guardato bene dall’accettare la candidatura, e così l’eroe di Tuvixeddu Emilio Floris, il che vorrà significare qualcosa.

Settimo: che la destra le dimissioni di Soru non le voleva proprio.

Ottavo: che il voto disgiunto previsto dalla legge elettorale per le regionali è un’opportunità che non si può lasciarsi sfuggire.

Nono: che agli intellettuali, o presunti tali, non dovrebbe spettare mai alcun incarico che non sia quello di rompere le scatole.

Dieci: che Soru sbaglia se non la smette di accarezzare il capo a chi accetta incarichi ben retribuiti e poi gli morde la mano.

Marcello Fois, scrittore, La Nuova Sardegna, 31 gennaio 2009

UPDATE. Ringrazio di cuore Marcello: non tutti i grandi scrittori hanno la pazienza e la voglia di confrontarsi su un blog e di scrivere senza rete, dicendo cose precise e chiare. Tra l’ altro, Marcello è un nuorese che non ha predicato le cose: le ha fatte. Ha lavorato duro ed è emerso. Senza piagnistei, senza prendersela con il destino e con la sfiga cosmica che graverebbe sui barbaricini. Per tanti di noi, un esempio. br