Entries from: marzo 2010

Guardate le serie tv, leggete un libro o un blog, andate al cinema: non vi succederà niente di male

Santoro è bravo ma l'informazione pubblica in Italia è faziosa

Confesso: non so se essere felice o meno. La commissione di vigilanza Rai ha stabilito che non possono esserci talk show politici nel mese precedente alle elezioni regionali. Non vedremo in tv nessun esponente di partito. Non ci saranno Vespa, Floris e Santoro e tutti gli altri. Non ci saranno chili di non-informazione o informazione manipolata e lottizzata. Non ci sarà Travaglio con Ciancimino, i capigruppo onnipresenti da Vespa, gli economisti di sinistra da Floris con le tabelle alla bisogna.

Un mese di telefilm e documentari, ascolti bassi, più tempo per gli amici e per la famiglia. Non ho alcuna nostalgia dei talk show di informazione. Non mi interessano le ricostruzioni fantasiose, la verità verosimile, i personaggi che nascono da due passaggi in tv. Li vedi alla Camera, due metri da terra, mah. Mi sembra interessante guardare la 7 la mattina presto e scoprire che esistono altri problemi, le crisi internazionali, la cultura, l’ ambiente. Scopri altri giornalisti, scrittori, professori. C’è effettivamente un altro mondo e persino un’altra Italia, meno soffocante, faziosa, incazzata.

(So perfettamente che questa legge sulla par condicio è allucinate. Come è possibile che in campagna elettorale la tv pubblica offra informazione con il contagocce?La scelta della Vigilanza è piuttosto sconcertante ma si inserisce perfettamente nel panorama assurdo che è la nostra informazione  pubblica e privata Ci sono poi i paladini della libertà, vestiti di viola. Alla manifestazione di  via Teulada c’era una tizia che urlava come un’ossessa. E questi invasati che vedono mafiosi ovunque sarebbero i paladini della libertà?  Ma per piacere. Continuo a pensare che la Rai debba essere privatizzata e sottratta ai partiti.)

Mi occorre qualche risposta

Ragazzi, lo confesso: mi perdo un po’e ho bisogno di consigli.

1) Andare in piazza o no a difesa di Berlusconi? Oppure rilanciare con l’attività di governo e con le riforme ? Non sarebbe meglio rispondere agli attacchi con la politica e poi fare una grande manifestazione a gennaio quando, si spera, le acque saranno più calme?

2) Sul Secolo di oggi l’uscita del libro di Giuliano Compagno dal titolo Memorie di parte offe lo spunto per mettere in contrapposizione due generazioni: la nostra e quella dei nostri padri. Superati i quarant’anni si comincia a essere meno giovanilistici e più riflessivi: forse loro erano effettivamente migliori di noi. O no?

3) Ieri all’Infedele di Lerner il direttore del Corriere De Bortoli e Scalfari si sono affrontati con il sorriso tra le labbra ma dicendosi cose durissime. Il problema in Italia non è la libertà di stampa, figuriamoci,ma la dubbia qualità del nostro giornalismo. Fate un esperimento: non comprate quotidiani per un paio di giorni. Sarete di sicuro più sereni e non ci avrete perso niente.

Al Giornale ironizzano sul Secolo, ma Perina & C. producono idee

Sì, lo so, Maurizio Gasparri non lo legge… ma non toccatemi il Secolo diretto da Flavia Perina e Luciano Lanna. Se il quotidiano una volta di An può permettersi di mettere il Boss in prima pagina, vuol dire che la svolta politica e culturale della destra italiana è compiuta. E’ non c’è più niente da dire e da dichiarare, specie per il nostro Maurizio.

Soprattutto, c’è da ignorare un pezzullo velenosetto del Giornale di Mario Giordano, che insinua che il Secolo venda solo 700 copie. Non è così e se anche fosse? Quale sarebbe il problema? Che non ci si occupa di legge e ordine? Che non si è abbastanza con la bava alla bocca o che magari, ogni tanto, si prova a pensare con la propria testa? Il Giornale è percepito più come un quotidiano di partito che come quello strumento di rivolta anticonformista che era stato ideato da Montanelli. E’ come passare da Echoes dei Pink Floyd a Esatto di Francesco Salvi…

Mi pare invece che il Secolo abbia scelto la via difficile dell’analisi non sempre a favore di vento, magari pagando un prezzo di immediata popolarità, ma facendoci immergere in una sorta di laboratorio che ricorda molto quello fecondo degli anni ’70: una prospettiva sul nuovo mondo, la meta politica, il cinema, la letteratura e il fumetto.

Chiavi di lettura che tornano oggi, nel racconto quotidiano della politica e della società. Niente di scontato, insomma. Magari occorrerebbe un po’ più di cattiveria certe volte e lasciare una certa nostalgia “radical-’70” ai ricordi delle battaglie passate.

Se insistiamo sulla cultura popolare e giovanile, dobbiamo sapere che dopo Bruce c’erano gli U2, poi è arrivato Kurt Cobain e poi ancora i Killers e i Franz Ferdinand. Se il terreno dell’analisi del tempo contemporaneo è anche questo, allora che sia. Fino in fondo. Amici del Secolo, perdonate l’insolenza e la bestemmia: meno De Andrè e più Cesare Cremonini.

Non sono idee che vanno per la maggiore ? Ne riparliamo tra quattro anni.

Die Republik

Quindi, riepilogando, se la Chiesa sollecita il Governo a intervenire su materie bioetiche è clericalismo, invasione di campo… se invece bacchetta il Governo fa una critica opportuna e non censurabile.

Sospiro…

La destra, la satira e la cultura di resistenza (al conformismo)

Mastella al Bagaglino

Mastella al Bagaglino

Michele Serra un po’ se ne compiace, la chiusura del Bagaglino per lui è una medaglia al petto nella divisa della superiorità morale e ancestrale della Sinistra. Se potesse andrebbe in onda lui, sabato prossimo su canale 5, per urlare: “visto? la satira di destra non esiste! e quando la chiamate satira è solo un’altra faccia del potere”.

Su una cosa ha ragione: le doti artistiche di alcuni protagonisti del Bagaglino non si discutono (il compianto Oreste Lionello era un autentico fuoriclasse), ma quella non è satira. E’ umorismo, e di tono anche casereccio, non tanto in linea con la “nuova destra” del “padre padrone“, come piacerebbe ai republicones, quanto in linea con una tradizione televisiva – quella del varietà leggermente svagato – che è stata seppellita dai nuovi gusti e dal successo di programmi di tutt’altro tono.

In tv vanno molto le fiction (meglio se biopic, telefilm basati sulle biografie di personaggi realmente esistiti), i reality e i talent-show. Al Bagaglino sono rimasti all’epoca del tette-e-culi di stampo tradizionale, con allegate le facce beate dei politici che non so quanta autostima guadagnino da una simile esposizione. Non che la diade (erano mesi che volevo usare questa parola nel mio blog!) tette-e-culi non funzioni ancora, solo che va propinata con ingredienti diversi, come Belen all’Isola dei Famosi o la tettona del Grande Fratello. Ci vuole un contesto, una narrazione, che con tutta la buona volontà di questo mondo non si riesce a trovare in Aida Yespica o Justin Mattera. Anche perchè il corpo femminile è così malamente esposto, come veicolo pubblicitario, che si rischia veramente di arrivare alla saturazione.

Nel caso della satira rimane impregiudicato il punto: a destra non sembra possibile sottolineare i grazi vizi, peccati e difetti della classe dirigente di sinistra. Non parlo della situazione attuale, con il centrodestra al governo. Sono tra quelli che ritengono essenziale il diritto di critica e la satira in opposizione a chi ha il potere. Se Governa la destra la satira dovrebbe essere di sinistra, anche se la natura del potere italiano, che di certo non si esaurisce nell’esecutivo o nella maggioranza politiche, potrebbe fornire più spunti, in diverse direzioni.

Esempio: avete mai visto una satira su certi banchieri? Sarebbe un modo per fare satira di destra, contro un potere che si è costituito anche a sinistra. Non la vedrete mai, perché anche la satira di sinistra, che pure è benvenuta quando governa la destra, spesso si limita a fare coalizione coi gruppi di potere. I satiri della sinistra, in buona sostanza, sono organici ai partiti della stessa parte politica, ne esprimono le convinzioni, le contraddizioni, i pregi e i difetti. Molto spesso, infatti, la satira italiana finisce per essere autoreferenziale. Michele Serra è un autore satirico che spesso parla della satira altrui, il fatto che lo faccia puntando il dito lo rende solo più antipatico, non meno satirico. Il difetto maggiore della satira di sinistra italiana, che è antiberlusconiana per codice genetico, è quella di volersi fare Guida, Profezia, Programma Politico. C’è come un virus nell’aria – e mi rendo conto che in queste ore non ci potrebbe essere metafora più sbagliata ed angosciante – che colpisce tutti i “comici” e i satiri di sinistra: a un certo punto, non si sa come, scatta la mania di “scendere in campo”. E’ un po’ come il Morbo di Badaloni, che poi ha colpito Santoro, Lilli Gruber, Marrazzo, Pionatti e infine David Sassoli. Da un lato questo significa che il Partito Democratico, principale gruppo di opposizione, è molto debole e necessita del supporto di una critica feroce quale può essere la Satira, per poter condurre le proprie battaglie; dall’altro lato non si svela un segreto nell’affermare che si riconosce la grande capacità di fiutare il giusto vento da parte degli autori… essere antiberlusconiani e contemporaneamente famosi significa guadagnare molti soldi, e ci sono potenziali acquirenti che sguazzano nell’indignazione “popolare”, perché non hanno altro da fare che incazzarsi, fare i benpensanti e ripetere che se ci fossero loro al posto di Franceschini, a quest’ora Berlusconi sarebbe a marcire in galera (non scherzo: in rete se ne leggono di tutti i colori, e spesso a corredo degli interventi dei satiri).

La realtà ci dice però che sembra impossibile, per esempio, oltre che fare una satira di destra (parlo per esempio del periodo prodiano, a prendere per i fondelli Prodi ci pensavano sempre loro, quelli della sinistra, ma autocensurandosi preventivamente, quando era in gioco la battaglia elettorale) anche produrre contenuti di quella ispirazione. Non dico di arrivare al Santoro di destra, come ho auspicato per provocare qualche tempo fa, ma almeno qualcosa di più del programma di Giovanni Masotti, il quale, bisogna dargliene atto, non puntava sicuramente sul look per guadagnare fette di share…

In verità c’è ancora molta egemonia del pensiero di sinistra, quantunque esso si sia affievolito nel tempo. Il centrodestra, talvolta, sembra procedere a tentoni, cercando l’avallo implicito della Sinistra che si evolve in una concessione dal pensiero debole. Ultimo caso quello della Resistenza: Berlusconi ha speso parole importanti. Ma dopo queste che spazio potrebbe avere la ricostruzione storica fedele della Guerra Civile? Il dubbio viene non tanto per l’operazione storiografica in sé, che conosce ben altri interpreti che il sottoscritto, quanto per il fatto che si corre il pericolo di cedere un pezzo della nostra storia per rincorrere il totem dell’universalismo nazionale, basato su un’unità di intenti che è ancora lontana dal realizzarsi. Si rischia di diventare come Veltroni, che una volta dichiarò di essere entrato nel PCI in quanto anti-comunista (o una cosa del genere). Tra l’essere Tutto e l’essere Niente la differenza è sottile. Se Berlusconi aspira, come è giusto che sia, ad unire gli italiani sotto l’egida di un bipartitismo rispettoso degli avversari, non può certamente farlo a discapito delle identità di ciascun polo, ammesso e non concesso che ogni operazione culturale è benvenuta. Insomma: se questo centrodestra ha tenore, spessore, forza viva e capacità di dibattito, la satira e la creazione di contenuti veramente qualificanti potranno essere considerati una efficace cartina di tornasole di una maturità espressiva finalmente conquistata, soprattutto quando a governare saranno gli avversari.

Sempre che non si suicidino nella spirale santorian-dipietrista delle ultime settimane.

Salviamo Di Bella al Tg3, uno di noi!

adibellaNon sono su Facebook, almeno per il momento. Però, se avessi un profilo, lancerei un gruppo per salvare il direttore del tg 3 Antonio Di Bella. Salvarlo sulla poltrona di direttore ed evitare che qualcuno possa soffiargli il posto, non solo per gli ovvi motivi giornalistici (perchè cambiare i direttori quando cambiano i governi?) ma perchè ho scoperto che Di Bella è un ottimo musicista e uno straordinario cantante, con una voce blues piuttosto forte e chiara.

E’ successo ieri sera, in una grande notte al The Place di roma con il solito straordinario Sergio Caputo, in forma come non mai. Ad un certo punto Sergio chiama Di Bella sul palco e racconta della loro amicizia. Di Bella, in camicia bianca, imbraccia una chitarra e si mette a cantare un pezzo in onore di Sergio e della loro amicizia. “Sergio torna a Marechiaro !!!” canta il direttore.

caputoFin qui, tutto bene. Ad un certo punto il direttore, ironizzando sulla possibilità della rimozione dalla guida del tg3, dice: “beh, questo è l’inizio della mia carriera politica, insomma, anche se sono in incognito… ma se un giorno dovessi diventare ministro dell’istruzione, abolirei Carducci e Pascoli dalle scuole e farei studiare Caputo, un vero poeta dei girorni nostri”. Applausi a scena aperta…

Ecco perchè Di Bella deve stare al tg3 e non ci piace che venga avvicendato con qualcuno, che di Caputo e dell’idrofobina vegetale (bevo per dimenticare il mal di mare viscerale che questo mondo mi da) non sa niente di niente.

A meno che Bianca non ci stupisca presentandosi con un sassofono alla Lisa Simpson in un concerto della Mannoia (tutto può capitare). Salviamo Di Bella, uno di noi !

Grillonzi

Grillonzi

Grillonzi

Ieri Beppe Grillo, il più famoso blogger italiano, oltre che comico e politico a tempo perso, ha fatto la sua tanto temuta performance a sorpresa dagli schermi de La7. Cosa dire? Venti minuti di accuse e controaccuse, soprattutto sul versante acqua, ed è andato via, sottraendosi al dibattito. Posto che possa aver avuto ragione sul famoso scandalo Parmalat, Grillo a volte mi dà l’impressione di non sapere misurare il passo della propria gamba.

Quando ha affermato, per esempio, che i cittadini “si sono veramente rotti i coglioni di gente come quella che è seduta in questo studio” dice una cosa falsa, un qualunquismo degno persino di miglior causa, visto che si tende a scimmiottare il più nobile Robespierre. Si è votato un anno fa, ma al di là del fatto che questo sistema nel complesso è criticabile (chi è esente da critiche?), Grillo ha avuto tanto tempo per creare un solido movimento di opposizione al sistema. Opposizione che non è riuscita a produrre una raccolta firme decente (con l’immancabile accusa di truffa) per il referendum, opposizione che organizza sì manifestazioni, ma sempre per una cerchia ristretta, una opposizione peraltro basata sul materiale di Grillo e qui ci si darebbe molto da dire.

In ogni caso, siamo in democrazia, anche Grillo è necessario, ma non indispensabile e la serata di ieri, nonostante le promesse non mantenute (secondo la D’Amico) può anche andar bene a dimostrare che il qualunquismo incazzato ha poco senso, in democrazia, se separato dal consenso. Infatti Grillo parla di liste civiche, che sempre liste per le poltrone politiche sono. Insomma, meno demagogia sarebbe apprezzata…

La nuova star della politica? E’ una lotta a due tra la hostess Maruska Piredda per l’Italia dei Valori e Barbara Matera, già letteronza per la Gialappa (una ballerina?), ed adesso candidata per il PDL alle Europee. Intanto voci di candidature si inseguono. C’è chi propone Saviano, chi fa nuove alleanze.

Nelle prossime settimane, per tornare alle cose nostre, metterò a vostra disposizione nuovi documenti su “Legalità e Sicurezza” e “Nuove tecnologie e comunicazione politica”. A vostra disposizione e a disposizione del PDL, ovviamente.

Corsi e ricorsi, cambia poco nell’editoria

De Bortoli Reloaded

De Bortoli Reloaded

Se fosse musica parleremmo di plagio. Un plagio nei confronti di sè stessa: copycat, l’editoria che si ripete, si copia a vicenda e sceglie sempre gli stessi uomini, quasi che la produzione dei direttori di giornale si fosse bloccata a favore della meno dispendiosa clonazione.

Ieri tutti i telegiornali della sera annunciavano le Novità. “Ferruccio De Bortoli è il nuovo direttore del Corriere della Sera”, che equivale a dire: “Born to Run è il nuovo singolo di Bruce Springsteen”. Ovviamente non chiediamo che al potere vada la fantasia, e anzi, tutti questi direttori hanno probabilmente i meriti e i requisti per ritornare sul trono dei più prestigiosi giornali… ma come si dice? Manca un pizzico di sale.

Riotta che va dal Tg1 al Sole24 Ore fa nascere spontanea la domanda: chi va al suo posto? La novità, l’unica, potrebbe essere in questa sede, col nuovo presidente RAI Paolo “Redford” Garimberti impegnato a far quadrare il cerchio.

Una cosa è certa l’establishment italiano dell’editoria e della confindustria del Nord guarda a Roma da pari a pari e non si può dire che ci siano più certi conflitti di una volta (ricordate il mitico endorsement di Paolo Mieli in favore di Romano Prodi?). Chissà, staremo a vedere. I più attenti tra voi sapranno leggere anche tra le righe di certi commenti pubblicati oggi, tra i quali segnalo Fabrizio D’Esposito sul Riformista che parla appunto di conclamato “mielismo”.

Nel frattempo però c’è anche una realtà che avanza. L’editoria è forte crisi, c’è un calo netto delle vendite, ma soprattutto della raccolta pubblicitaria. Questo fatto gli esperti lo spiegano per due motivi: a) la crisi economica in atto che mette in difficoltà gli inserzionisti  b) la concorrenza spietata di internet.

Pertanto i giornali sono formatori di opinione oggi e, infatti, Mieli come Scalfari hanno avuto la tentazione di fare il king maker, come spiega D’Esposito. Giornali di opinioni dunque, giornali di dibattiti da approfondire in televisione di fronte a schieramenti precostituiti. Su internet invece trovano posto i fatti e i commenti immediati: da quelli formato cinguettio di Twitter a quelli più estesi del liveblogging, che spesso rimandano al giorno seguente un’analisi riassuntiva degli Eventi. I giornali invece sono molto autoreferenziali e rimandano al giorno seguente le referenze portate alle loro opinioni. I fatti, intanto, si conoscono già.

In Italia peraltro i giornali che fanno veramente opinione sono pochi. A volte sono pretenziosi, ho già scritto del modo di incanalare il consenso di Repubblica e di costruire personaggi (Soru ci è caduto in trappola), altre volte prendono della cantonate male interpretando gli eventi.

Forse la storia corre troppo veloce per una scuola di giornalismo che sembra non volersi mai rinnovare.

Rassegna stampa post-congresso

00265149

Fini e Berlusconi

Sta per nascere anche il Pdl sardo. A giorni (i più ottimisti dicono già da domani o al più tardi mercoledì) il vertice nazionale nominerà tutti i coordinatori regionali: l’unico candidato per il partito in Sardegna è Mariano Delogu, leader di An nell’isola. «Io non ne so nulla», ha però detto anche ieri il senatore cagliaritano. Mentre Claudia Lombardo, sino a ieri coordinatrice reggente di Forza Italia in Sardegna, ha ammesso: «Quella di Mariano Delogu è un’ipotesi molto accreditata». E il deputato nuorese Bruno Murgia, uno dei papabili, ha confernato: «La scelta ormai è fatta» … Il deputato nuorese Bruno Murgia non è apparso deluso per la caduta della sua candidatura al coordinamento del partito. «Delogu – ha detto – garantisce esperienza ed equilibrio». Murgia si è detto «molto soddisfatto» del congresso. «E’ stato l’atto di nascita del più grande partito popolare e di massa italiano». Murgia non ha nascosto l’orgoglio della provenienza partitica: «L’intervento di Gianfranco Fini è stato il migliore di tutta la sua carriera politica, ha disegnato l’Italia del domani e ha detto che il Pdl deve discutere al suo interno senza idee preconfezionate. Io aggiungo: dovrà essere così anche in Sardegna». (di Filippo Peretti – La Nuova Sardegna)

La giornata del Pdl però non si ferma e i leader sardi possono fare festa per il battesimo del «mondo unico» dei moderati. Il deputato di An Bruno Murgia si esalta: «È nato il più grande partito del centrodestra europeo». Il Pdl «razionalizza il quadro politico a livello nazionale e rafforza l’operato di Cappellacci in Sardegna». Il parlamentare nuorese sposa la linea politica lanciata sabato da Fini: «Sono in piena sintonia con lo straordinario intervento del presidente della Camera», perché «un partito così importante consente di aprire una discussione profonda sulle idee». Murgia intravede la possibilità di aprire un dibattito anche in Sardegna: «Ci sono temi nell’Isola su cui si possono delineare scenari di confronto interno, per poi arrivare alla migliore sintesi possibile. Penso al nuovo autonomismo o all’insularità». (di Giulio Zasso – L’Unione Sarda)

Il tira e molla RAI

La Rai cerca il presidente

La Rai cerca il presidente

Sulla presidenza RAI i partiti si stanno incontrando. E incrociano le spade. Franceschini ha visto Berlusconi. Ha detto che non vuole che Berlusconi si prenda la RAI. I classici dell’esagerazione. Nel frattempo l’ha incontrato per chiederne un pezzo… il problema principale è sempre il solito. La RAI è cosa buona e giusta?

Il tema del Servizio Pubblico, che messo in bocca a certi benpensanti, assume un connotato nobile e inviolabile è stringente fino al punto in cui ci chiediamo se serva. Serve un Servizio Pubblico di Stato? Dipende… ci sono televisioni che svolgono servizio pubblico, pur non avendone la concessione. Il mercato elide questo rapporto stretto tra Stato e Informazione. Se la RAI fosse semplicemente un’agenzia di informazione, seppur gigantesca, rappresenterebbe in toto l’essenza del servizio pubblico. Informerebbe e basta. Ma la RAI finanziata dal canone e dalla pubblicità fa concorrenza alle tv commerciali sul versante dell’intrattenimento, che servizio pubblico non è.

I programmi di servizio pubblico della RAI sono difficili da identificare. I telegiornali sono appaltati alla politica. Gli ultimi 10-12 minuti di informazione sono dedicati alle notizie leggere, mentre i grandi network internazionali dividono l’informazione in settori, prendendosi tutto il tempo necessario. La “nota politica” del tg1 è il classico panino: una dichiarazione a me, una dichiarazione a te e nessuna domanda che si leva da chi porge il microfono. L’informazione di approfondimento è basata sulla constatazione dello share, per cui anche Bruno Vespa deve stare attento a cosa programmare per poter stare a galla: sceglie spesso la cronaca e il costume perché interessano e ci sa fare. Idem per Matrix. Le altre trasmissioni politiche sono sempre uguali: Ballarò e Anno Zero sono marchiate a fuoco dai conduttori, c’è un filo logico partigiano che cozza col concetto di servizio pubblico, che dovrebbe essere universale, rivolto a tutti, e non solo a chi la pensa in un certo modo. Direte: ci sono più voci. Vero. Ma è sbagliato considerare la verità dei fatti come la sommatoria tra un’affermazione e il suo contrario. Ben vengano le opinioni di parte, ma che non prevalgono sul bene ultimo dell’informazione.

E vogliamo parlare di fiction o della scomparsa dei film americani? Sui secondi si sarebbe potuto ribattere che non sono servizio pubblico. Ma le noiosissime fiction, spesso zeppe di strafalcioni storici, lo sono? Io ho sempre cara quell’idea della privatizzazione della RAI. Una RAI leggera e ciò che resta dato a privati in un mercato aperto e regolato, sullo stile anglosassone. Perché altrimenti ti ritrovi un Celentano salmodiante pagato a peso d’oro e il buio totale su eventi sportivi come le Olimpiadi, che quelle si rappresentano l’idea di servizio pubblico.