Entries from: settembre 2009

Note di fine settembre

Mi spiace essere assente dal web in queste giornate: ho un trasloco tra le mani, che mi occupa tutto il tempo libero a disposizione. Ho firmato la proposta di legge bipartisan Sarubbi-Granata, che concede la cosiddetta cittadinanza breve, cioè il diritto di far diventare italiani coloro che nascono in Italia, con tempi più brevi. Si tratta, insomma, di rispondere alle urgenze sollevate dalla Generazione Balotelli, come è stata chiamata da Gianfranco Fini. Si tratta dell’applicazione dello “ius soli”: chi nasce qui da famiglia straniera, residente in modo stabile, diventa italiano in minor tempo (adesso ci vuole il compimento della maggiore età).

Su una proposta del genere si misura la bontà delle proprie idee: chiuse o aperte che siano. Il ddl può piacere o meno, ma è di sicuro un passo avanti per cercare di affrontare il problema dell’immigrazione dal punto di vista culturale, sociale, non solo della sicurezza.

Ritengo che l’aver rimesso le pistole nella fondina, sulla questione del testamento biologico, sia un passo avanti per un processo chiarificatore all’interno del PDL, che ha molti problemi, ma non troppi e tutti superabili con serenità. Non dubito.

Spigolature estive

Siccome sono stato varie volte critico contro il sistema universitario sardo (e italiano in genere) stavolta mi rallegro del fatto che l’Università di Sassari è prima tra i medi atenei per la qualità dei servizi offerti agli studenti. Lo dice uno studio Censis ripreso da Repubblica. C’è da fidarsi.

Barack W. Bush. Azione. Stop.

Sintomi. La mia idea è semplice: troppi disastri, troppe negligenze. E’ ciò che si paga quando un paese è un grande malato cresciuto a colpi di partitocrazia, per usare un’espressione cara a Pannella.Un paese che non si fonda sul merito, ma che sconta molti errori umani e deficit di professionalità, fatti passare per “fatalità”. Le inchieste non arrivano mai e l’andazzo prosegue. Con buona pace di tutti.

L’idea di fondo è infatti di evitare che la Sardegna sembri la solita regione meridionale: clientelare, assistenziale, inefficiente. Penso che ciò debba valere per entrambi gli schieramenti. L’assessorato al Turismo propone una campagna aggressiva sui media nazionali, per il turismo. Non è tutto immobile come si vuol far credere.

Strega. Vince Tiziano Scarpa con Stabat Mater. Ps.: ma c’è ancora in giro qualche romanziere che scriva in terza persona?

Punto di partenza. Bocciata definitivamente la tassa sul lusso. L’avvocato generale della Corte di Giustizia Europea ha detto che lede i principi del libero mercato. Insomma, anche con questo siamo punto e a capo. Il famoso e taciuto immobilismo di Soru.

Noi, la Lega e alcune cose da mettere in chiaro

La Lega ha più meriti che difetti. Lo dico subito: ha contribuito, nella sua storia, a ripulire la politica romanocentrica dei palazzi, ha dato voce a determinati settori produttivi, ha messo in campo tematiche interessanti, ha costretto la politica a misurarsi sull’economia delle piccole imprese (che la politica sia sensibile ai grandi gruppi industriali è cosa nota), ha fornito una interpretazione della realtà forte, dinamica, schietta. Magari non condivisibile in tutto o in parte, ma in qualche modo portatrice di consenso.

Il modello comunicativo della Lega poi è riuscito a travalicare il leaderismo di Bossi, che era molto accentuato. La Lega negli anni Novanta e Ottanta era un partito-persona, legato alle vicende di Bossi. Invece è andata avanti anche senza di lui, o con lui in posizione defilata. Segno che le intuizioni di Bossi non erano campate per aria e che il consenso creato intorno al messaggio è duraturo. Questo messaggio ricorda un po’ la vecchia opposizione del PCI e del MSI: slogan martellanti, semplici, immediati, politica di opposizione nei quartieri. Con la differenza che la Lega è radicata solo al Nord e che lancia questi messaggi pur essendo al Governo.

Insomma, a differenza di AN (prima che confluisse nel PDL), la Lega non ha mai affievolito la spinta che le proveniva dalla sua base di consenso. I temi sono sempre quelli, anche se nella versione ammorbidita, tanto è vero che Bossi e Maroni pur di far passare il Federalismo strizzano l’occhio al PD.

Ai giorni nostri ciò che appare evidente è la differenza tra i toni usati da Fini su immigrazione e sicurezza e quelli usati dalla Lega. E tutto il PDL dove sta? In che posizione si mette di fronte a queste due prese di posizione nette? Io penso che PDL debba avere una posizione, e che questa posizione non possa essere predeterminata dalla LEGA, con testi portati in Aula senza discussione, con dibattiti superficiali e semplificazioni giornalistiche. Perché anche Fini interpreta la realtà, con una visuale, a mio parere, più ampia e profonda di quella proposta dalla Lega. La ex – AN, in particolare, non dovrebbe farsi sfuggire la paternità di certe tematiche. E il confronto con la Lega va fatto in modo sano, virtuoso, senza agguati e senza nascondersi.

Se un testo non viene condiviso si deve aver il coraggio di negoziarlo prima che arrivi in Aula, avendo altresì il coraggio di sostenere le proprie posizioni, altrimenti ne rimane colpita l’azione di Governo. Tra l’altro nel PDL dobbiamo essere bravi a slegarci dalla dicotomia Nord-Sud presentata in una dimensione senza dubbio favorevole all’interpretazione della Lega (o di coloro che da Sud, perorano le istanze del Mezzogiorno contrapponendosi al Nord), per proporre una visione della società d’insieme, che guardi al Sud in termini di legalità e sicurezza, come primo reale obbiettivo da raggiungere per una completa modernizzazione.

Fini e la sua visione del PDL

Fini pensa a un PDL europeo

Fini pensa a un PDL europeo

Il rischio di rimanere incompreso è grosso, ma la scommessa di Fini vale la pena di essere analizzata meglio. Da tempo il Presidente della Camera si distingue per posizioni eterodosse, rispetto al mainstream del PDL, o meglio, alle posizioni ufficialmente espresse ora dal Governo, ora dai gruppi parlamentari. La domanda che dobbiamo farci è questa. Quanto sono estranee le posizioni di Fini rispetto all’attuale PDL e quanto invece sarebbero coerenti con una visione del PDL futura? Il rischio dell’incomprensione è simile a quello patito da uomini troppo avanti rispetto alla contemporaneità.

Se infatti dessimo uno sguardo appena fuori dall’Italia, provando a sprovincializzare il nostro – quasi assente – dibattito politico sui valori fondanti della nostra coalizione, del nostro essere di centrodestra (che qualcosa significherà no?) noteremmo, a sorpresa ma non troppo, che è proprio Fini ad essere molto più vicino ai grandi partiti conservatori europei. Non solo sul tema del testamento biologico, della bioetica, ma anche sul tema degli immigrati, la cui presa di posizione, da ultimo, gli è costata un velenoso articolo di Stenio Solinas, troppo velenoso per essere considerato sincero. Continue reading »

Stramberie del nostro paese e i miei auspici per il 2009

L’Italia è l’unico al paese al mondo dove le vittime del terrorismo hanno meno voce dei carnefici. Per fortuna che il bizzarro ideatore dell’intervento di Valerio Morucci alla Sapienza ci ha ripensato. Dicono no al Papa, ma in compenso accolgono gli ex terroristi… la voglia di generalizzare è tanta e si fa fatica a pensare a un paese che ha bisogno degli ex terroristi per capire il terrorismo. Sarebbe come portare un pentito di mafia a tenere una conferenza sulle stragi del 1992… se ogni tanto a qualcheduno capitasse di pensarci non sarebbe cosa cattiva. Che dite?

Crisi. La parola è stata all’ordine del giorno dell’intervento del presidente Napolitano. Quali sono le priorità per il nostro paese nel 2009?

Ne indico 5 che spero valgano per tutto il mio partito:

1) Aumento delle pensioni minime, lotta contro la povertà dilagante, potenzionamento delle misure sociali a favore delle fasce deboli.

2) Riforma complessiva della Pubblica Amministrazione e della Scuola (proseguire sulla strada intrapresa, ma con decisione)

3) Delegificazione e meno burocrazia, un ritorno alla politica per le giovani (inteso anche: dei giovani) imprese.

4) Più poteri alle Regioni

5) Lotta alla criminalità piccola e grande, organizzata e locale, con un controllo costante dell’immigrazione, a tutela soprattutto degli immigrati regolari che concorrono alla nostra economia.

E per la Sardegna? La vittoria del nostro candidato, ovviamente, e un periodo magari più fortunato per tutte le vertenze lavoro che riguardano tante famiglie sarde. Con una politica legata veramente al territorio e alla sua capacità di produrre economie durature, che sappiano resistere ai cattivi dirigenti e ai momenti di crisi.

Diario dalla Camera/L’uovo marcio di Colombo

A volte succedono cose interessantissime quando l’Aula è quasi vuota. Adesso sono seduto a fianco della collega Frassinetti che deve intervenire su una mozione che si occupa della integrazione dei ragazzi stranieri nelle scuole italiane. L’ ha illustrata Paola Goisis della Lega. Prevedibile il suo discorso, costellato di se e ma e mille altre zeppe tipiche della cultura “padana”. Ma il vero spettacolo  è quello che vi offro in diretta con l’intervento di Furio Colombo, il giornalista e attuale parlamentare dell’Idv. Colombo dice di sentirsi umiliato dall’avere colleghi i leghisti. Buttiglione, che presiede, lo invita a non offendere. Ma Colombo insiste: la loro è una cultura ossessiva e claustrofobica ! Non capite che il mondo cambia, prendete gli Stati Uniti: un ragazzo nero, keniota e hawaiano, vincerà le elezioni presidenziali. E noi chiudiamo le porte, diamo fuoco ai giagigli dei poveri immigrati e invece quella signora (la leghista relatrice) non sa, è ignorante.

Adesso Colombo, nell’ Aula ormai deserta, ha la voce accorata. Parla dell’America e compie un capolavoro di razzismo alla rovescia, senza rispettare le ragioni altrui, come capita a settant’ anni, quando ti ritrovi a far parte di una sinistra in piena senescenza. Colombo continua a parlare. Parla di sé e dell’America. Ho conosciuto bene Martin Luther King, racconta a ruota libera, quasi per i fatti suoi. Consuma il tempo del gruppo, tanto che il collega si innervosisce e Buttiglione invita il vecchio Furio a terminare. E quello niente. L’ unico parlamentare a presidio della Lega urla e accusa Colombo. Parla la Frassinetti e Colombo va via. Non degna nessuno. Si è sfogato, lui e le sue teorie sulla democrazia e sul rispetto. Ma del vecchio Furio, quello liberal e consulente della Fiat americana, non c’è più traccia. Solo astio e un’ oratoria comica e inutile allo stesso tempo.

Chi soffia sul fuoco della rivolta nera

Da certe cronache entusiaste di una giornata brutta a Milano, della protesta insensata per la morte ingiusta di un ragazzo, ladruncolo lui e i suoi fratelli, non simbolo o eroe, ma pur sempre un ragazzo che non meritava di morire, sembra che Moni Ovadia, noto rivoluzionario dei salotti milanesi e menestrello miliardario di una tradizione ebraica che sfrutta e calpesta ogni giorno, abbia detto che bisogna dire «grazie a questi ragazzi piovuti come una benedizione». La brava attrice Ottavia Piccolo, sapete come succede da noi, invece di fare il proprio mestiere per bene, la si butta in politica, ha pure pensosamente affermato che «anche se il razzismo in questo caso non c’entrasse niente, ci sono in giro dei segnali per cui il razzismo è dietro tutto quello che succede», insomma è come la Titina.

Siccome i ragazzi, cinquantamila secondo Liberazione (bum), migliaia secondo il più navigato Manifesto, seicento secondo tutti quelli che sanno contare una folla, hanno sfondato transenne, travolto moto e cassonetti, attaccato con sassi e bottiglie poliziotti che di antisommossa avevano solo la divisa, non gli ordini severi, gridato slogan come «Bianchi bastardi, vigliacchi e ignoranti», forse stavolta Ovadia dice una cosa seria, cioè che a mandare avanti questi ragazzi aizzandoli contro lo Stato si recupera, chissà, uno spazio politico che le elezioni hanno tolto definitivamente alla sinistra antagonista. Liberazione, il manifesto, l’Unità, ma come dimenticare la Repubblica, si uniscono alla gioia per la nascita. Basta sapere che è uno spazio eversivo, che a sfruttare ignobilmente la condizione di qualche centinaio di arrabbiati, a giocarsi la carta che qui comandano razzismo e terrore perché governa Silvio Berlusconi, si va definitivamente fuori dal dialogo e dai mezzi che appartengono alla democrazia. Dovrebbero ricordare l’attentato alla metropolitana di Londra nel luglio del 2005, opera di una seconda generazione cresciuta nell’uguaglianza, prima di fare i cattivi maestri.

Scrive sempre Liberazione che i ragazzi, rompendo le file e infischiandosene anche dei capi della comunità migrante, che li invitavano a manifestare civilmente, ma seguendo fedelmente metodi e ordini dei centri sociali, guarda che combinazione, si sono ripresi il loro spazio e il loro tempo, come accadde a Parigi con la rivolta delle banlieues tre anni fa. Ma quella rivolta è finita nel niente, tranne che per i poveri agenti di polizia ciclicamente scambiati per strumenti ottusi del potere invece che per lavoratori onesti, tranne per biblioteche e scuole tristemente distrutte, e per la montagna di soldi inutilmente stanziati in nuovi interventi di assistenzialismo, che la crisi economica dei nostri giorni rende impossibili. Dimenticavo, le elezioni le ha vinte Sarkozy, non la signora incendiaria, Ségolène Royal.

A Castelvolturno, per citare l’altro corno dell’allarme sicurezza, ci sono 21mila abitanti e 2mila stranieri regolari, ma in realtà i clandestini sono almeno 20mila, uno contro uno, per capirci. È luogo di mattanza, anche insensata, da decenni, tant’è vero che con facile conformismo i giornali e le tv lo chiamano Gomorra, come descritto nel bestseller di Roberto Saviano. Questa volta sono stati colpiti sei stranieri per la prima volta, le ragioni si possono trovare in un degrado antico, rognoso, invincibile apparentemente, altro che nel razzismo. Si può provare a rispondere, ma ci vuole anche l’esercito, e mano dura anche contro gli stranieri violenti, tossici e spacciatori. Se il tentativo della sinistra è pericoloso e puerile, al governo spettano iniziative e decisioni ferme e severe. Non c’è ragione di preoccuparsi di accuse ingiuste e scorrette, di metodi politici infami. Il buonismo sarebbe deleterio, basta vedere come tocca vivere al ministro della Pubblica istruzione. Nessun timore nell’affermare che Abdoul Salam Guibre, è stato ucciso alla fine di una rissa, e dopo un furto. Altri commercianti esasperati hanno colpito in passato senza guardare al colore della pelle. I suoi assassini saranno sottoposti al giudizio della nostra legge, ma lui non è un eroe né una vittima. È l’unico modo per contrastare gli sciacalli e perfino per placare gli animi più esasperati tra gli italiani.

Maria Giovanna Maglie, Il Giornale.

Immigrazione, l’emergenza diventa violenza

(ANSA) – CAGLIARI, 18 SET – Una violenta protesta, con danneggiamento delle strutture, e’ avvenuta ieri notte nel Centro di prima accoglienza (Cpa) di Elmas. Ad attuarla un’ottantina di immigrati algerini tenuti a bada da Polizia e Carabinieri. La manifestazione e’ durata circa due ore. Il secondo piano del Cpa e’ inagibile: infrante le finestre, i tavoli, le porte, lanciati nel vuoto i materassi, devastata l’infermeria. Gli 87 clandestini verranno trasferiti oggi in un centro di espulsione della Penisola.

Già mesi fa sono intervenuto sull’emergenza immigrazione che da tempo investe la Sardegna. Cos’è cambiato nel frattempo? Diciamo nulla, perchè i mezzi non si sono adeguati all’emergenza. A Elmas questa rivolta era nell’aria: un piano devastato e inagibile, CPA sempre meno accogliente. Pochi posti, incapacità di controllare gli arrivi, immigrati destinati negli hotel dell’hinterland cagliaritano. E in mezzo noi sardi, che facciamo finta di nulla. Ora, o si elimina il flusso migratorio verso le coste sarde, oppure penso che si debba rivedere la politica del CPA. Il passaggio dalla gestione disordinata alla violenza è stato molto breve e urgono maggiori controlli.

Forse si dovrebbe davvero trasformare il CPA in un centro per l’identificazione e l’espulsione, considerati i recentissimi problemi sanitari.