Entries from: luglio 2009

Il Caso Sardegna

Nei giorni scorsi ho firmato una interrogazione del collega Pili sul fatto che nel Dpef vi fosse un divario incredibile tra i fondi per le infrastrutture siciliane (5 miliardi) e quelli destinanti alla nostra Isola: 18 milioni di euro per il triennio che va dal 2010 al 2013. Non facendo parte della commissione di merito quei dati mi erano sfuggiti.

Ieri i colleghi Cicu e Testoni (con Paolo Fadda del Pd) hanno avuto rassicurazioni dal governo, concertando l’ azione con il presidente della Regione Cappellacci. Berlusconi in persona avrebbe garantito il suo impegno personale per riaprire la partita. Ora: mi pare che la sproporzione tra Sicilia e Sardegna sia incredibile, allucinante. E’ pur vero che il Dpef è un documento che non ha più alcun valore concreto e che probabilmente andrebbe abolito perché le sue tabelle non vengono mai rispettate.

Ma ciò che non seguo più è l’atteggiamento ondivago del governo che ci mette sempre nelle condizioni di rincorrere in mezzo alla confusione, tra voci e controvoci.

Per me si apre ufficialmente un “caso Sardegna”, cominciato con lo scippo del G8 (anche se L’Aquila è stato un grande successo) e tutto il resto.

Penso anche che sia il momento di strutturare il Pdl come una vera forza autonomista, federata ovviamente al Pdl nazionale, con un’ ampia possibilità di azione e di scelta. E’ un discorso che si fa largo in Sicilia e nelle altre regioni con forte vocazione identitaria.

Senza fare il solito piagnisteo, senza rivendicare soldi inutili ma portando avanti progetti concreti, chiari e soprattutto con impegni nero su bianco.

UPDATE: «L’inserimento di quattro opere per la Sardegna nella risoluzione approvata dalla Camera sul Dpef-Infrastrutture è un primo segnale che accoglie le nostre richieste». Lo hanno detto i deputati del Pdl Mauro Pili, Bruno Murgia, Settimo Nizzi, Carmelo Porcu e Paolo Vella che avevano criticato il governo Berlusconi perché alla Sardegna, nel Dpef, erano state riservate solo le briciole: 18 milioni di euro contro i 5 miliardi alla Sicilia. Il deputato del Pd Giulio Calvisi, che aveva apprezzato il «sussulto di dignità» dei colleghi del centrodestra, si è però detto di diverso avviso: «Le strade non si realizzano con le risoluzioni, servono atti concreti e le risorse finanziarie: per la Sardegna c’erano 18 milioni e 18 milioni sono rimasti».

Le quattro opere sarde indicate nella risoluzione (dovranno però essere ripescate nel Bilancio dello Stato) sono la strada Sassari-Olbia, il completamento della 131, la Dorsale sarda e il tunnel di Cagliari. (LA NUOVA SARDEGNA)

UPDATE. Stamattina alla Camera, in un informativa sugli incendi, il capo della Protezione civile Bertolaso ha attaccato “le strutture locali” dell’ antincendio sarde. Gli aerei hanno impiegato il tempo necessario ed è profondamente sbagliato credere che gli incendi si spengano dall’ alto. Dunque secondo Bertolaso l’ Ente unico delle foreste, con gli uomini anti-incendio e l’ Ispettorato forestale non hanno fatto il proprio dovere per disorganizzazione.

La mia Sardegna

Schermaglie tattiche – Sulla continuità territoriale Ronchi apparentemente boccia Pili e Calvisi boccia Cappellacci. Ma non è andata propriamente così. Dietro ci sono sempre le solite schermaglie e il cinismo di una sinistra che sembra godere se le cose non vanno bene. Un gioco allo sfascio, condotto da uomini che sono stati bocciati dagli elettori appena quattro mesi fa e dovrebbero avere il buon gusto di fornirsi una risposta ogni tanto.  Il “NO” della Camera sventolato oggi dai giornali ha molto meno valore di quanto si creda: «Si parlava di politiche comunitarie un funzionario del ministro Ronchi ha messo il parere contrario al mio odg per ragioni di competenza istituzionale, non di merito. Io avevo concordato tutto col ministro Matteoli, l’ho chiamato e lui ha invitato Ronchi a dare il parere positivo del governo. Era già stato ritirato, Ronchi ha provato ufficiosamente a trattare con il gruppo del Pd, che non si è detto disponibile al recupero: volevano che venisse approvato il loro». Così Mauro Pili, che smaschera la tattiche molto cinica della Sinistra, volta semplicemente ad affossare l’intesa tra la maggioranza e il Governo e non ad approvare il provvedimento nel merito.

Tornano le coste - Si discute di PPR, già in giornata o al più tardi domani, pubblicherò le linee guida di quello che dovrebbe essere il Piano Paesaggistico Regionale, nelle mie intenzioni. Il fatto è che non dev’essere disgiunto da una serie politica ambientale e di sviluppo e quindi ogni cosa andrebbe fatta in prospettiva,.. avendo in mente un’idea di Sardegna un po’ diversa. La nostra Sardegna merita di più dei nostri piagnistei e dei Calvisi di passaggio. Non posso credere che non si possa uscire da questo imbuto di crisi.

Libro o non libro – Da mesi mi trastullo con l’idea di dare alle stampe, se possibile, un agile libro nel quale spiego questa visione della Sardegna futura. Come saprete ho avuto vicende personali rilevanti, che giustamente mi hanno levato del tempo prezioso. Ma non è detto che alla fine non ce la faccia.

G8 in Abruzzo e completamento lavori La Maddalena – Non solo quelle in via di realizzazione ma tutte le opere in programma per il G8 in Sardegna, poi spostato all’Aquila dopo il terremoto, verranno realizzate, comprese, dunque, oltre a quelle avviate, quelle ‘programmate e ivi da programmare nei limiti delle risorse rese disponibili dalla regione Sardegna e dagli enti locali per la diversa localizzazione del vertice del G8′. E’ quanto prevede un emendamento presentato stamattina dal relatore al decreto terremoto in discussione in Aula, a Palazzo Madama, e che specifica meglio questo punto gia’ previsto nel decreto. Nel testo si ribadisce anche che i risparmi derivanti dallo spostamento del Summit andranno alla ricostruzione dell’Abruzzo. Nell’emendamento si prevede infatti che i risparmi vengono ‘riassegnati ad un apposito fondo istituito presso la presidenza del Consiglio dei ministri e gestito dal commissario delegato per le esigenze della ricostruzione dei territori colpiti dal sisma’. (ANSA).

UPDATE: SARDEGNA: BERLUSCONI, SI’ GOVERNO A CONTINUITA’ TERRITORIALE (ANSA) – ROMA, 21 MAG – ‘La ‘continuità territoriale per la Sardegna è una conquista irrinunciabile e il governo è impegnato, insieme ai parlamentari sardi e alla Regione, a realizzare un modello innovativo ed efficiente’. Lo afferma il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, in una nota diffusa da Palazzo Chigi.

‘Abbiamo concepito e proposto la ‘continuita’ territoriale’ come una sorta di ‘ponte’ ideale che consente di collegare la Sardegna al resto del Paese mettendo tutti i cittadini sullo stesso livello di servizi e costi. Per questa ragione – conclude Berlusconi – il governo sosterra’ a tutti i livelli, prima di tutto al livello europeo, la proposta avanzata da oltre cinquanta parlamentari per rilanciare la ‘continuita’ territoriale’ per la Sardegna‘. (ANSA, 19.01)

Il governo sposta il G8

L’AQUILA – E’ stata approvata dal Consiglio dei Ministri la decisione di spostare dalla Maddalena a L’Aquila il prossimo G8. Lo riferiscono fonti governative. Per confermare la decisione bisognera’ attendere il parere degli altri paesi partecipanti. (Agr)

UPDATE: Murgia e Sanna (Pdl): intenti del Governo sono lodevoli. esecutivo mantenga impegni per Sassari-Olbia

Cagliari, 23 apr. (Apcom) – “L’aiuto all’Abruzzo è nobile, necessario e gli intenti dell’esecutivo sono lodevoli, anche per il risvolto economico assunto dalla questione. Tuttavia, riteniamo che dopo la decisione del Governo di spostare il G8 a L’Aquila, sia giusto mandare ai sardi un segnale di concretezza. Se non altro, considerando i preparativi già effettuati e la vetrina internazionale dell’evento, è auspicabile che La Maddalena ospiti la riunione del G8 dedicata all’Ambiente e allo sviluppo sostenibile”.

Lo dichiarano in una nota congiunta gli esponenti del Pdl, il parlamentare Bruno Murgia e il presidente della Commissione Trasporti e Urbanistica della Regione Sardegna Matteo Sanna. “E’ fondamentale, a questo punto, che il Governo mantenga concretamente l’impegno per la nuova Sassari-Olbia, decisiva per lo sviluppo della Sardegna”.

Soru punta a Palazzo Chigi, la Sardegna è un trampolino di lancio

Soru punta a Palazzo Chigi nel nome di Prodi

Soru punta a Palazzo Chigi nel nome di Prodi

Vi ricordate? L’avevo scritto esattamente qui e sembra che io non abbia sbagliato di una virgola, se è vero che intorno a Renato Dirindinu Soru comincia a suonare la grancassa mediatica dell’elite politico-culturale-nevrotica della sinistra.

Da poco, come riferisce bene il Foglio, Veltroni si è stufato per l’ennesimo tentativo da parte dei giornali (leggi Repubblica ed Espresso…) di “eterodirigere” la politica. In poche parole di decidere chi deve comandare nel PD. E’ nota l’idiosincrasia tra D’Alema e i giornali (chiamiamola così, perché Massimo ultimamente si è espresso con parole ben più dure verso i giornalisti, mitico il suo scazzo contro il Corriere della Sera: “se Mieli vuole fare politica si faccia un partito!”), come è noto che si sono levate voci contro le amministrazioni di sinistra. Dopotutto, ogni qualvolta scoprono di non essere poi così diversi, a sinistra scoppia il finimondo nella classica sequenza: sconcerto – richiesta di autocritica – sollevazione pubblica per la morale contaminata- colloqui interni – taralluci e vino. Soru è un editore, è il proprietario dell’altra voce critica della Sinistra (l’Unità) e sa come funzionano certi meccanismi, per cui si è proditoriamente inserito nella sequenza all’altezza della “sollevazione pubblica”.

La cosa comica è che Soru davvero desidera sfidare Berlusconi e ormai ripete come un carillon che la sfida per la poltrona più importante della Sardegna non riguarda lui e Cappellacci, ma lui e Silvio, il Presidente del Consiglio. Insomma: secondo Soru una eventuale vittoria del PD alle elezioni regionali sarde significherebbe che Berlusconi si può battere, esattamente come ha fatto Prodi (che una volta ha vinto con meno voti nel proporzionale e grazie alla desistenza, e una volta ha perso nel Senato, conquistando la Camera con 24.000 voti in più…). Chissà cosa ne penseranno quegli italiani e quei sardi che meno di un anno fa hanno dato il loro giudizio definitivo sull’operato di Prodi. Temerario Soru, non c’è che dire: fa finta di sfidare Berlusconi, per poi proporsi contro di lui quando i tempi saranno maturi.

Intanto, però, il suo avversario si chiama Ugo Cappellacci e sta concorrendo per la giunta regionale. Domani apre la sua campagna elettorale (i primi manifesti) e anche il suo sito personale.

UPDATE. Soru metta giù le mani da Emilio Lussu: mentre Lussu è andato in guerra ed è morto in dignitosa povertà, Soru ha passato la vita a costruire Supermercati, a fare soldi in borsa e a chiudere le fabbriche della Sardegna”. Lo afferma, in una nota, il segretario nazionale del Psd’Az, Efisio Trincas, riferendosi al richiamo a Lussu fatto dal presidente uscente della Regione in un’intervista, rilasciata a un settimanale nazionale. 

Il destino di AN nel PDL: è l’ora del coraggio e delle proposte

Alemanno: "condivisione tra An e Fi"

Alemanno: "condivisione tra An e Fi"

Per costruire bene il PDL bisogna sempre mantenere l’equilibrio tra le anime diverse. Anche per quanto riguarda l’esecutivo è necessario confrontarsi con lealtà e amicizia“.
(Gianni Alemanno, Il Tempo, 7 gennaio 2009)

La parte più interessante delle parole del sindaco di Roma è quella riguardante la concezione delle anime diverse. Io concordo nel modo più assoluto e vorrei che questa distinzione fosse ben presente in tutti gli esponenti nazionali di An, che adesso stanno gestendo la fusione con FI per il nascituro PDL (che nei fatti esiste già).

An si deve fondere con FI, ma i suoi uomini devono comportarsi avendo bene in mente qual è il loro apporto in termini di valori, contenuti, proposte e soluzioni. Fare il PDL non significa accettare idee che non state messe nero su bianco: significa portare la nostra visione e conciliarla con quella di FI, avendo rispetto anche dei voti espressi dai cittadini.

Sappiamo che Berlusconi è il leader e che FI è il partito di maggioranza relativo e la parte dominante, ma questo non significa ridurre AN ad un cespuglio, perché non lo è mai stato. Si stanno fondendo il 1° e il 3° partito italiano, non il 1° e l’11° e di questo è necessario prendere atto. Aggiungo, concordando con Alemanno: Fi non si deve scandalizzare se facciamo valere questo peso, perché è sempre stato determinante per vincere insieme e condividere un leader forte e riconoscibile come Berlusconi.

Tuttavia, AN deve farsi trovare pronta e fare proposte proprie già sull’organizzazione del PDL, non può presentarsi solo a mercanteggiare la distribuzione dei posti di comando, ma deve poter dire la propria in termini di proposta: queste dovrebbero essere le regole del PDL secondo me. Se l’idea è buona dubito che FI possa ragionevolmente respingerla, a meno da non volerci costringerci a una sudditanza che sarebbe dannosa per tutti.

Inoltre va valutata attentamente la questione leadership. Berlusconi è il leader carismatico e concordo che senza di lui probabilmente si farebbe pochissima strada, ma la leadership carismatica non può essere la pietra angolare del nuovo partito. Alla base ci devono stare proposte, idee, valori, soluzioni, analisi e certamente avrebbero la preminenza quegli aspetti che rientrano nella sfera “dell’azione di governo”, quindi corrispondenti alla visione del Presidente del Consiglio. Ma dico questo perché la Storia ci ha insegnato che fine fanno i partiti retti dal solo carisma del leader: cessata la leadership, cessato il partito. Invece dobbiamo dar corpo alla speranza di Berlusconi: un grande partito dei moderati, in grado di far crescere delle leadership forti, proprio come auspicato nella conferenza stampa di fine anno.

E noi di AN su questo punto non possiamo eclissarci. Dobbiamo proporre la nostra idea di PDL. La mia è già espressa nei documenti, a partire dalle considerazioni svolte dal coordinatore di Forza Italia Denis Verdini.

La sinistra esulti: Silvio sta bene!

silvio berlusconiSi fa presto a dare Berlusconi per morto. Immaginatevi come sarebbe la politica italiana senza di lui. Avremmo la Lega Nord che torna a correre da sola, An che presenta un proprio candidato leader, il partito democratico che perde la propria linea politica, mentre Di Pietro si potrebbe perfino ritirare, se mantiene la propria coerenza politica. Dite che è uno scenario favorevole ad AN? Ma no… stiamo scherzando.

Però una cosa è certa. Berlusconi è molto più bussola per il centrosinistra che non per il centrodestra. Quando ebbe quel famoso malore a Montecatini i più spaventati non erano i suoi sostenitori, ma i suoi avversari e nemici. Pensate a quante persone hanno guadagnato da Berlusconi. Tutta la satira e la pubblicistica, orchestrata ad arte, è stata foraggiata dai suoi atteggiamenti, dalle sue notorie esagerazioni e sicuramente dal suo messaggio politico. E i comici? Non dico i satiri, che quelli sono veramente pochi. Dico i comici, quelli da una battuta e via? Soldi a nastro. E i programmi tv? Uh nemmeno si contano gli affiliati alla causa permanente. Ci sono autori tv che rimarrebbero con le mani in mano per interi mesi, senza Berlusconi. E le cariche da deputato e senatore offerte a personaggi simbolici della società civile anti-berlusconiana (brrrr…)? Non oso pensare a cosa potrebbe inventarsi Fabio Fazio per passare il tempo.

Se Berlusconi sparisse dalla scena politica italiana, la sinistra andrebbe allo sbando. Avete presente quella favolosa scena del film Matrix, quella dell’interrogatorio al signor Anderson alias Neo, fatta dall’agente Smith? Ecco, buona parte della dirigenza politica della sinistra italiana si ritroverebbe senza aver nulla da dire, con la bocca letteralmente cucita.

Cosa direbbe Veltroni, che un giorno si e l’altro pure evoca scenari catastrofici e attribuisce a Berlusconi la responsabilità di ogni cosa? E Di Pietro? Ma ve l’immaginate Di Pietro? La gente si fermerebbe davvero ad ascoltarlo, e tolto Berlusconi, di cosa può parlare Di Pietro? Ma ve lo immaginate? Una scena di isteria generale. Evito di esprimermi su cosa farebbe il collega Donadi, a questo punto, che è il numero due dell’Italia dei Valori, il numero tre Orlando uscirebbe a cena con Villari, mentre il numero quattro è Federico Palomba e preferisco tacere, perché questo blog rimanga accessibile anche ai minori di 18 anni. E la CGIL? La CGIL cosa farebbe? Niente più scioperi, ma un calo sensibile degli iscritti. Pace sociale in cambio della sopravvivenza. Non oso immaginare, peraltro, quanto potrebbe essere lungo il lenzuolo domenicale di Scalfari. 27 pagine con note. Con la sua bella firma in calce, esattamente la stessa firma che metteva negli appelli contro il commissario Calabresi, ai bei tempi. Sempre in tema, immaginate Furio Colombo. Gli rimarrebbe l’ossessione della Lega.

La politica italiana è per definizione berlusconi-centrica. Tutto passa per lui, anche se lui istintivamente se ne frega. Ci sono molte persone che gli devono una carriera, ma quelle più in debito con lui non sono quelle che ci hanno collaborato. Sono quelle che lo hanno avversato e che per un istante sono state protagoniste di un qualcosa più grande di loro.

La sinistra sciopera, ma la gente sta con la Gelmini.

maria stella gelminiSe leggiamo questo articolo segnalato da Watergate, riguardante l’ultimo sondaggio di Repubblica sul Governo, probabilmente ci rendiamo conto del perché l’esecutivo funziona e del perché, al contrario, l’opposizione raschia il fondo del barile.

Non mi sorprendono i dati su Brunetta, Maroni e Tremonti. Hanno semplicemente dato l’idea di mantenere la parola data in campagna elettorale, dimostrando anche efficienza. Tremonti, poi, aveva parlato della crisi del sistema globale molto prima di altri. Se la sua ricetta sia corretta non è mio compito dirlo, ma chi analizza meglio le cause sa come comportarsi durante le conseguenze.

E’ invece veramente sorprendente il dato relativo al Ministro Maria Stella Gelmini, protagonista della riforma epocale sulla scuola. Scorrete l’articolo di Repubblica: è un concentrato di propaganda e parole d’ordine che si ripetono ogni qualvolta il centrodestra affronta i nodi strutturali del paese. Siamo alla “privatizzazione dell’Università”, ai “tagli da otto miliardi”, alla “abolizione del tempo pieno”, migliaia di persone in corteo contro “Beata Ignoranza” (a sinistra non hanno mai perso il vizietto di considerarsi depositari di verità assolute e Repubblica ne è fedele specchio).

Eppure queste parole d’ordine non passano: nonostante le occupazioni, gli insulti, le manifestazioni, gli strali e le grida di dolore, per gli italiani la Gelmini sta facendo bene. E il fatto che Repubblica pensi esattamente il contrario, non fa altro che confermare i fatti.

La sensazione che a sinistra vivano in tutt’altro pianeta è solidissima.

Diario dalla Camera/L’opposizione transgender

Giornata di voto di fiducia. Tuttavia voglio raccontarvi l’ultima dell’opposizione, perché devo farlo come se stessi per raccontarvi una barzelletta. Ricordate quando c’era il Governo Prodi e la Sinistra andava male in tutti i sondaggi e sentiva vicina la sconfitta? Bene, si inventarono la storia dell’anti-politica, cavalcando il successo di libri come La Casta o di blog come quello di Beppe Grillo. Poi si videro i risultati delle elezioni: l’affluenza calò, ma non così tanto da dar corpo a quella teoria. In realtà gli italiani, a quel tempo, professavano semplicemente l’anti-prodismo. Loro lo sapevano e tentavano di mascherarlo.

Oggi che sono all’opposizione ancora non si sono ripresi dallo shock. Nel 2002 ci pensò Nanni Moretti a svegliarli, ma adesso sono in preda alla disperazione. Parisi contesta Veltroni, Di Pietro fa il battitore libero, Bersani cerca Casini. In tutto questo Veltroni da qualche settimana ha deciso un’ennesima opera di mascheramento audace: inventarsi l’Italia priva di democrazia, il modello Putin insomma, nel quale il Governo e la maggioranza schiacciano l’opposizione facendola scomparire dalla scena politica. Così assistiamo a svariati piagnistei: non ci consultano per la crisi finanziaria, non ci consultano per Alitalia, vogliono mettere al tappeto il parlamento e così via. In realtà non è cambiato nulla rispetto a pochi mesi fa: c’è un governo che decide e lo fa con piglio deciso. Ciò che è cambiato è il tono dell’opposizione, che per nascondere la propria sostanziale assenza si inventa la panzana dell’emergenza democratica. Più anomalia di questa, caro Veltroni, forse non ce n’è.

Alitalia verso il fallimento, Epifani soddisfatto

E così Epifani sarà felice di poter additare, ancora una volta, il Governo come responsabile di una trattativa che per gli altri sindacati poteva essere chiusa ieri. Ha portato la CAI ad oltranza, sperando di ottenere qualcosa che non poteva ottenere. Adesso all’Alitalia mancano davvero poche ore: entro breve tempo gli aerei rimarranno a terra e sarà il caos. Fatto ancora più grave: decine di migliaia di impiegati, piloti, assistenti di volo e di terra rimarrano senza lavoro. Mentre con l’operazione CAI, criticabile quanto si vuole, stavano a casa in 3500, con l’80% dello stipendio coperto dallo Stato.

Per il sindacato rosso non è una novità. Quando latita l’opposizione ci pensano la CGIL e i comitati di base a prendere le redini in mano, cavalcando la protesta pur di mettere in cattiva luce il Governo Berlusconi. Capitò nel 2002 contro la riforma sull’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, di fronte a leader della sinistra sfiduciati dalla piazza e capita adesso, con Berlusconi ai massimi storici e un PD praticamente inesistente. Aggiungere che si tratti di una sciagura per il nostro paese è poco. La ritrosia al cambiamento è nel loro dna e preferiscono combattere un governo (che in realtà fa sempre da mediatore tra imprese e lavoratori) anzichè pensare al futuro del paese. La cosa assurda è che con questo gesto mettono in difficoltà migliaia di famiglie, ma contemporaneamente rinforzano la propria posizione nel seno della sinistra.

Intanto Veltroni dorme. E se non dorme, stucchevole e dolciastro come sempre, riciccia il vecchio Martin Luther King, dimenticandosi di modernizzare, una volta per tutte, una sinistra ancora legata al vecchio schema dell’immobilismo.