Entries from: marzo 2009

Il finto garantismo e i danni connessi

Legalità e garantismo

Legalità e garantismo

Il dossier raccolto da Repubblica rivela un mondo a due facce: carceri nuovi inutilizzati, carceri pieni e traboccanti. L’errore di valutazione dell’indulto lo si paga anni dopo. Fa bene, in questo caso, il ministro Alfano a rilanciare l’edilizia penitenziaria, perchè in questo paese sembra che sia impossibile chiedere una politica di rigore, di inflessibilità sull’applicazione della legge, che si viene fatti passare per manettari. Mentre i manettari sono altri.

Il garantismo facile che vuole carceri vuote nuoce alla stessa idea di pena detentiva che è propria della nostra Costituzione. Reinserire, educare, riabilitare i detenuti. I diritti dei carcerati sarebbero oltremodo garantiti se ci fossero nuovi penitenziari, non c’è nulla di scandaloso nel costruirne di nuovi, a parte ammettere, in modo sottinteso, che lo Stato (non parlo del Governo) non riesce a limitare il numero di reati.

Per questo motivo le strade sono obbligate, a livello di grandi scelte degne di un grande paese che si considera patria del diritto.

1) La certezza della pena è fondamentale. Non c’è alcun diritto reale per i detenuti, per tutti i membri della comunità nazionale, incensurata o gravata di condanne, se non c’è la certezza della pena. Inoltre va rivisto il sistema della legislazione sui benefici e gli sconti di pena. Questo significa investire sulla sicurezza. In termini concreti.

2) Una volta fatta la scelta della Sicurezza ogni strada parallela o trasversale è sbagliata e trasmette un messaggio opposto. Non posso oggettivamente parlare di sicurezza se: a) non costruisco nuovi carceri b) depenalizzo alcuni reati allo scopo di svuotare gli istituti di pena c) non pianifico una ristrutturazione della giustizia e della sua amministrazione, ma piuttosto mi affido a inseguire i casi di cronaca.

Insomma, se fossi io il Ministro della Giustizia prenderei una strada decisa, senza paure, contando sul fatto che la certezza della pena è posta a garanzia di tutti, detenuti compresi. Se invece voglio perseguire una linea garantista, ammesso che ne esista una in relazione alla certezza della pena, devo avere il coraggio di applicarla fino in fondo. E quindi: meno carceri, depenalizzazione di molti reati per fare spazio ai detenuti, meno potere ai pm, et cet, et cet.

Inutile concludere dicendo che in Italia, allo stato attuale, le istanze non sono universali e complete. Il centrodestra esprime un po’ di garantismo e un po’ di legalismo e così fa il centrosinistra quando appoggia convintamente la magistratura e i pm, rafforzando l’idea che la Giustizia possa essere sempre perseguita, anche a costo dei diritti della difesa.

Soru, il moralmente superiore che si crede più sardo dei sardi

Soru si dichiara essere moralmente superiore

Soru si dichiara "essere moralmente superiore"

Non ci voleva l’editoriale di Pigi Battista per ridefinire lo status politico di Renato Soru, editore dell’Unità, imprenditore del web e governatore sardo. Da tutte le sue interviste, soprattutto da quella che ho linkato ieri, traspare a chiare lettere la sua tracotanza, la sua incredibile superbia, nel ritenersi più sardo dei sardi, più intelligente degli intelligenti, più giusto dei giusti. In due parole precise: moralmente superiore.

Soru piace tantissimo alla sinistra radical chic perchè oltre a portare voti, in periodi di magra, ribadisce sempre e comunque l’assioma tanto caro a Scalfari della “diversità”. L’essere moralmente superiore è in Soru talmente presente da esporlo a figuracce, se ci fosse qualcuno che abbia il coraggio di sottolinearlo.

Battista la chiama “maledizione del doppiopesismo”. Io la chiamo “manifesta ipocrisia” e incapacità. Tra l’altro Soru non ha solo il guaio del conflitto di interesse: vi ricordo che da Fazio – in un’orgia di domande preconfezionate – ha dichiarato che tutti siamo potenzialmente in conflitto di interesse e che quindi bisogna fidarsi delle persone. Siccome lui è lui e noi siamo noi, cioé relativamente niente di fronte alla sua supposta (!) magnificenza, capirete che il problema è svanito. E invece no.

Perché dicevo che Soru ha altre pendenze con la Magistratura e non di poco conto. Il caso Saatchi & Saatchi, massimo esempio di disinvoltura soriana. E se non c’è di mezzo la magistratura c’è sempre l’equivoco, per esempio in quella che io chiamo oramai come la Grande Comica Talgo, cioé la vicenda dei treni a diesel super-veloci, che avrebbero dovuto collegare Sassari a Cagliari in poco più di due ore.

Oggi si viene a sapere che la gara per l’alta velocità sarda non è mai stata aggiudicata alla compagnia spagnola, così come ampiamente annunciato dai giornali (io stesso mesi prima avevo detto che si trattava di un colossale bluff). Oggi si scopre che la gara è stata annullata, fugando – si fa per dire… – ogni “malevola” voce su presunte irregolarità, che dovrebbe costare un’annunciata querela all’amico Paolo Maninchedda! Nel frattempo però il progetto reale è fermo: delle due società interessate – Talgo e Caf -  che ne è stato? Politica d’avanspettacolo.

Eppure, dopo questa ennesima dimostrazione di superbia, il governatore Soru dovrebbe dire a me e a tutti i sardi come mai si mise a provare in prima persona il pendolino Talgo, in un viaggio di prova da Sassari a Cagliari, reclamizzato su tutta la stampa. O pensa che noi abbiamo la memoria corta?

Nel sito della Regione si poteva leggere infatti:

Nel frattempo, la spagnola Talgo è stata l’unica azienda disponibile a effettuare una prova sul campo nell’isola, per misurare le capacità della strada ferrata sarda alle prese con velocità più elevate. L’esame è stato superato.

Invece di opporre la sua inesistente superiorità morale, Soru farebbe bene a cominciare a rispondere agli addebiti concreti che gli vengono rivolti da più parti. Perché ha annunciato che sarebbero arrivati treni super-veloci che non sono mai arrivati? Come mai è stata annullata la precedente gara? Se ha tempo Soru risponda, ma non si preconfezioni le risposte.

AGGIORNAMENTO/1: Il governatore ha posto dei paletti alla maggioranza che lo sostiene. Il vecchio centrosinistra lo accontenta. Soru dovrebbe essere soddisfatto. Poi però chiede che venga approvata la legge urbanistica in giornata. Per farlo bisogna invertire l’ ordine del giorno : occorrono i 4/5 dell’ Aula, dunque il concorso dell’ opposizione. L’ opposizione rifiuta, ovviamente. Ma non può essere chiaro, il presidente ? Dire: mi dimetto oppure non mi dimetto ? Ci vuole tanto ? E voi che vi lamentavate di Masala…E’ passato un mese: buttato via tra giochi e giochetti. E questo qui sarebbe il nuovo ?

AGGIORNAMENTO/2: Soru conferma le dimissioni. Al voto a metà febbraio.

E se Cossiga avesse ragione?

Francesco Cossiga ha una sua idea sulle indagini della Magistratura

Francesco Cossiga ha una sua idea sulle indagini della Magistratura

Il Presidente emerito Francesco Cossiga è personaggio amabile, pungente, extra ordinario. E devo ammettere che solletica molto la mia curiosità l’ultima sua provocazione riguardante le inchieste della Magistratura sulle giunte rette dal Partito Democratico.

I magistrati stanno aiutando Di Pietro, l’unico che può chiedere loro di non infierire sul Pd. L’unico a cui danno ascolto e anche una mano. Perché nelle inchieste  i pm si fermano davanti all’Idv. Mi dicono che a Napoli avevano trovato qualcosa su qualcuno, ma non si sono mossi. D’altronde Tonino li difende, e loro devono pur avere un partito di riferimento in Parlamento.

L’accusa è circostanziata ma generica. Sembra un paradosso, ma come scrive Verderami questa dichiarazione quelli del PD la farebbero propria, se avessero il coraggio politico e la convenienza. Ma non possono.

Intanto però abbiamo decine di magistrati che stanno indagando sulle malefatte degli amministratori del PD (inutile che vi ripeta quanto ridicola sia la loro professione di superiorità morale, ribadita anche di fronte a certi scandali) e un uomo solo che in termini elettorali se ne avvantaggio, l’Abruzzo l’ha dimostrato.

Attenzione però. In una situazione simile c’è sempre qualcuno se ne avvantaggia. Nel 1992 toccò alla Lega di Bossi, nel 1993 all’allora MSI. Ma appunto erano partiti praticamente fuori-sistema. Adesso che nel sistema ci stanno tutti – Di Pietro può chiamarsi veramente fuori dalla cattiva amministrazione? Non parlo di responsabilità penali, ma politiche – è chiaro che ad avvantaggiarsene sarà chi può agitare meglio – con maggiore credibilità – il vessillo della legalità, anche se questa è ridotta allo sventolio delle manette. E in fondo non sorprende che insieme al PD ci passi qualche esponente del PDL.

Come al solito c’è da attendere. Siamo ancora alla fase delle indagini e ogni discorso giudiziario mi pare prematuro. Diversa è l’analisi politica e, forse, in questa Cossiga non sbaglia.

Giustizia, tocchi Prodi e muori

Ma si può dire che la lotta delle procure riguarda principalmente la sinistra e Prodi e Mastella? A me non piace il giustizialismo, non piace minimamente Di Pietro, anzi, nutro per lui una profonda avversione, per il modello di politico che rappresenta. Ma dietro la questione De Magistris c’è un aspetto che Repubblica – sempre puntuale in materia di giustizia – non sottolinea adeguatamente. De Magistris, in pratica, dice di essere stato rimosso perché indagava su Prodi e Mastella. Oltre ad altre cose sulla sua ex procura.

E se a queste denunce, per le quali sono scattate le azioni di Salerno su Catanzaro, aggiungiamo anche quanto detto pochi giorni fa dalla Forleo (anticipando contenuti del suo libro), beh direi che il teorema della saldatura tra sinistra e una parte della Magistratura ormai non è solo un teorema.

Come si dice in questi casi: stiamo a vedere come va a finire.