Entries from: dicembre 2009

“Me andrò dalla Sardegna, qui non c’è niente da fare”

Stamattina ho ricevuto questa mail.

Andarsene dall Isola? Io dico restare

Andarsene dall' Isola? Io dico restare

Caro Bruno, li ho votati tutti. Pili, Soru, Cappellacci. Ogni volta con enorme speranza. Pili prese 150 mila voti,cadeva sotto il fuoco amico continuamente. Soru mi pareva una reale possibilità. Poi si è visto. Un signor no dall’ aria sempre incazzata. Cappellacci non so proprio giudicarlo. Ma non mi pare sia cambiato niente. Ho letto ieri notte i dati del Censis, le nostre province sono tra le più povere d’Italia. Mi sono laureato in economia e commercio. Ho fatto corsi, mandato curriculum, qualche centinaio di mail soprattutto alle nostre cosiddette imprese isolane ( mamma mia). Niente di fatto. Non ho mai chiesto ad un politico, ma so che i concorsi, per come sono strutturati, forse è proprio meglio non farli. Tempo perso. Sento i sindacati parlare con lo stesso linguaggio di 30 anni fa, ancora industria. Dio mio!

Sai che ti dico: non ci credo a questa idea della Sardegna autonoma. Non si ha la volontà e il coraggio del rischio. Me ne andrò dall’Isola, cercherò fuori. L’ inglese lo conosco benino, certo non mi servirà il sardo… La lingua sarda non serve a niente se non a comunicare con il nonno.

Un saluto, Marco Selis

UPDATE: Lotta durissima alla Asl di Nuoro( la dettagliata cronaca nel sito di Paolo Maninchedda),senza esclusione di colpi. La colpa dell’ attuale commissario Antonio Succu? Voler ripristinare un po’ di democrazia dentro il santuario del potere nuorese. Ovviamente, nel rispetto delle legittime scelte del management della sanità pubblica nuorese, io appoggio completamente il nuovo corso. Sono per il CAMBIAMENTO,sono perchè i cittadini nuoresi possa sentirsi liberi nel voto, nelle proprie scelte, nella propria vita. Sono perchè non esistano gruppi che vivono alla grande e altri che siano costretti a scegliere la via della fuga. br

CELLI SNOBBEGGIA MA L’ITALIA E’INGESSATA

Ein uscita il nuovo saggio di Celli. Luscita polemica e un po fastidiosa non impedisce di pensare che le cose scritte nella lettera al figlio non contengano molte verità

L'uscita polemica di Celli è fastidiosa ma non impedisce di pensare che le cose scritte nella lettera al figlio non contengano molte verità

Forse con un briciolo di artificio polemico il direttore generale della Luiss Pierluigi Celli scrive una lettera aperta al figlio nella quale gli consiglia di andarsene via dall’Italia.  Il Belpaese, osserva il manager, non offre alcun futuro ai giovani.

Molte polemiche: chi a favore e chi, soprattutto, contro.

La prima reazione:fastidio. Come si permette un uomo che ha sempre lavorato ai massimi livelli, che non si è mai fatto da parte, che ha sempre fatto il manager di successo sostanzialmente legato alla sinistra politica, a impartirci una lezione così snob? In più il destinatario della missiva non avrà alcun problema a trovarsi un posto di lavoro ben remunerato in una grande organizzazione estera.

Dunque, sì: la lettera colpisce. Ma al contrario. Ti fa venire voglia di restare in Italia e di combattere -come si diceva una volta- il sistema.

Lasciamo stare ciò che dice Daniela Santanchè: vattene via tu!, con quel corollario politicamente scorretto ma ovvio. A partire da lei:sarebbe interessante avere in tv opinionisti seri e giovani, oltre che freschi, piuttosto di chi bivacca nei salotti televisivi.

Il tema vero è la società bloccata. L’assenza totale di meritocrazia, il trucco nei concorsi, la selezione fatta dagli amici degli amici. Questo è il grande dramma italiano e non importa che Celli lo distrugga dopo averlo magari alimentato. E’ comunque vero che combattere da soli non è facile: succede in tutti i campi della vita. Nell’economia, nell’università, nella politica.

Basta vedere come vengono fatte certe nomine: dai ministri agli assessori regionali, compresi i gabinetti che rappresentano un potere reale e operativo. A scorrere gli elenchi c’è da inorridire: poi ci lamentiamo della scarsa qualità nella gestione della cosa pubblica.

Morale: Celli snobeggia, l’economista liberal-riformista Tito Boeri lo sfida sul versante delle riforme da fare per aiutare i giovani, l’Italia appare ingessata. Dobbiamo cambiarla.