Entries from: gennaio 2010

Quelli che aiutano

La Cavour parte per Haiti

La Cavour parte per Haiti

1. Rimango sempre impressionato dalla capacità di risposta del governo americano rispetto alle grandi crisi mondiali determinate da cataclismi. Magari fanno confusione, possono pure arrivare in ritardo, o come dice Castro, sfruttare qualche popolazione più povera (Castro è il re di questo tipo di demagogia antiamericana), ma quando decidono di aiutare qualcuno lo fanno nel nome della prima potenza mondiale. Questo significa che non mandano un c-130 o aspettano le donazioni dei privati, ma stanziano incredibili fondi federabili, di norma assegnati a personalità di rilievo. Ma voi, dico, ce li vedete Prodi e Amato che incaricati da Berlusconi amministrano gli aiuti per una popolazione in difficoltà come quella di Haiti? Io no.

2. A scanso di equivoci La Russa ha fatto bene a ordinare la partenza della portaerei Cavour, che dispone di avanzate strutture sanitarie, assolutamente necessarie in queste ore. Parte con ritardo, ma qualcosa si muove. Se siamo la sesta potenza economica del mondo, magari la settima, dobbiamo dimostrarlo anche in queste occasioni, stanziando dei soldi (e non il solito c-130 e il manipolo della validissima Protezione Civile, che si distinse nello Tsunami di Santo Stefano). Molti soldi.

3. Se continua così fra duecento anni la nostra nave ammiraglia potrebbe chiamarsi Emanuele Filiberto di Savoia. Il presenzialismo è una malattia incurabile a quanto pare.

4. Ali Agca è uscito, ha scontato la pena, fatto tanto carcere, ha ricevuto il perdono del precedente Pontefice e può godersi ciò che gli rimane della sua misteriosa vita. Importante è che non venga preso troppo sul serio dai nostri giudici, quando dice certe cose.

Power to the people

Il caso Iran dimostra un fatto inequivocabile: Internet è lo strumento dei popoli.

150.000 iraniani iscritti su Facebook, consapevoli delle libertà estreme che una finestra sul mondo può regalare si sono messi d’accordo per protestare. Hanno ragione gli analisti, ha ragione Obama: in fin dei conti Moussavi non può essere tanto diverso da Ahmadinejad, perchè il potere è nelle mani degli Ayatollah e le forze politiche iraniane, benché chiamate riformatrici, sono espressione della Rivoluzione Islamica. Non dimentichiamolo mai. Ricordate le speranze riposte in Khatami e negli studenti in Teheran? Noi tutti in Occidente ci speravamo, ma ci speravamo nella misura in cui non conoscevamo bene quella cultura.

Persino l’incidente diplomatico con la Gran Bretagna deve insegnarci a vedere le cose con la giusta lente. E’ probabile che in questo frangente abbiano ragione i nostri amici britannici, ma non possiamo certo dimenticare che il novanta per cento dei casini di quell’area sono dovuti al disimpegno e alle false promesse britanniche (con annessi colpi di stato, per l’appunto). Questo anche per dire che metà dell’antiamericanismo mondiale è bello che sprecato…

Tornando al web, la potenza mediatica non tradizionale della protesta iraniana illumina sul fatto che oggi potrebbe bastare un po’ di cervello, coraggio, un computer e una linea adsl per far scattare la rivoluzione. Troppo ottimista? Ovvio, in Honduras i militari non hanno aspettato di caricare i loro profili su Facebook per dare l’assalto al palazzo presidenziale. Grillo ne sarebbe invidioso però…

Resta il fatto che Internet è strumento democratico, per questo è temuto e per questo c’è una gran voglia di regolarlo, passando per la scorciatoia della difesa del diritto d’autore. Come spiegato abbastanza in queste pagine su Internet vive l’individuo. I reati vanno repressi come si reprimono per strada… e farebbe davvero sensazione uno Stato che mostra i muscoli nei doppini e allo stesso tempo promuove indulti perché non riesce a costruire carceri. Per ogni cosa ci vuole misura. E molta, molta informazione.

Tra Gheddafi e Ahmadinejad

Bisogna dire che quando Berlusconi si muove si crea un casino indefinibile. Gente che vuole fare autografi, scattare foto, stringere la mano. Berlusconi è circondato da odio e amore, più il secondo a dire il vero, anche se genera un odio viscerale difficile da contenere (soprattutto in chi ha l’onere di dover riempire un foglio di giornale o vendere libri).

Sarà stato sorpreso dell’accoglienza riservata a Gheddafi? Ho come la sensazione che il leader libico si sia abbandonato al non proprio scontato successo personale, godendosi il pomeriggio romano e snobbando il presidente della Camera, che ha fatto benissimo a cancellare l’incontro. Abbiamo trattato Gheddafi come se fosse un grande leader morale: invece anch’egli ha molto da farsi perdonare. Quando gli USA lo attaccarono direttamente a Tripoli, lui rispose lanciando missili contro l’Italia. Un paese serio può chiedere scusa per le atrocità commesse al tempo del colonialismo, ma non può nemmeno far finta di niente.

Intanto Ahmadinejad ha preso oltre il 60% dei voti – la politica di contrapposizione paga, al netto dei denunciati brogli elettorali. Il mondo arabo e mussulmano è difficile da capire, anche se suscita estrema curiosità e spesso giusta ammirazione per la ricchezza della cultura. Il Mediterraneo è come una cerniera, che può stringersi e unirsi oppure scollarsi definitivamente. I nostri dirimpettai non accettano più la retorica del Mare Nostrum, che non è nostrum da tempo immemorabile. Certo che per l’Italia, nanopotenza diplomatica, esso risulta l’unico sbocco credibile per una politica estera che sappia farsi valere.

Intanto, sarebbero almeno cento i riformisti iraniani arrestati nella notte tra ieri e oggi. Tra loro ci sarebbe anche il fratello dell’ex presidente Mohammed Khatami. Lo ha dichiarato Mohammed Ali Abtahi, che fa parte del gruppo dei riformisti. “Sono stati portati via dalle loro case nella notte”, ha detto Abtahi, aggiungendo di aspettarsi che nelle prossime ore vengano effettuati altri arresti. Spero che il governo italiano muova la propria diplomazia in sostegno dell’ opposizione al leader iraniano uscito vincente – si fa per dire- dalle urne. Giustamente Frattini aveva annullato una visita nei giorni scorsi, proprio per non legittimare il governo uscente.

Per capire qualcosa di più sull’ Iran attuale e soprattutto sui movimenti che non si riconoscono nel presidente Ahmadinejad suggerisco: Azar Nafisi “Leggere Lolita a Teheran” (Adelphi ) e Tirdad Zolghdar “Softcore” (Isbn)

Cultura e incultura

Continuo a ribadire la mia contrarietà riguardo alla laurea honoris causa al colonnello Gheddafi. E’ vero: per anni il mito degli “italiani brava gente” ha gettato una coltre di nebbia sulla colonizzazione italiana della Libia. Gli italiani non si sono solo comportati male, cioè da colonialisti nella media, ma hanno fatto di peggio, soprattutto quando si è trattato di reprimere l’indipendenza libica. Fatte le scuse, non credo che si possa considerare Gheddafi meritevole di una laurea in giurisprudenza. L’Italia con la Libia sta pagando ed è giusto che paghi. Questa laurea però, da un ateneo sardo, è una contraddizione pazzesca. Le lauree ad honorem in diritto, per quanto mi riguarda, dovrebbero essere sempre attinenti a un concetto chiaro: democrazia.

Sempre sul tema cultura: ho appena presentato una interrogazione a risposta in Commissione sulla Biblioteca Nazionale di Firenze, chiedendo che il Governo si faccia carico della situazione: non abolire i prestiti pomeridiani, tenere nel giusto conto gli istituti di cultura come quello di Firenze e di Roma.

Intanto viene scoperto che si volevano fare degli attentati al G8 de La Maddalena. Al di là dell’ingiusto spostamento, il problema della sicurezza, in un luogo del genere, è stato quasi sempre insormontabile.

Un italiano ferito gravemente in Afghanistan. A volte mi chiedo perché le nostre missioni non ricevano adeguata copertura mediatica. Ce ne ricordiamo solo in questi momenti molto gravi.

La settimana di Barack: una rassegna stampa

E’ stata la settimana di Barack Obama. Un ritratto molto attento sulla famiglia del nuovo presidente americano proposto dal Foglio.

Lanfranco Pace, sempre sul Foglio, ironizza a questo punto sui democratici italiani che hanno fatto loro la vittoria di Obama.

Obama, la crisi economica e l’Iran. Obame e l’Africa: l’eredità di Bush.

La politica estera, cosa cambia?

Lascia Bush, dopo 8 anni contraddittori. Neil Young nel 2005 lanciava uno dei suoi famosi strali: