Entries from: aprile 2009

Venti di crisi

Barack Obama ha di fronte la Crisi

Barack Obama ha di fronte la Crisi

La crisi è tale che, secondo gli organizzatori, colpisce anche il concertone del primo maggio. L’organizzatore, con una grande prova di coraggio, cioé con immenso disprezzo del ridicolo, chiede aiuto indirettamente al Governo (che sarà al 90% l’obbiettivo degli slogan lanciati “su e giù dal palco”):

«È chiaro che la crisi economica sta colpendo, ma forse pesa anche la cattiva fase delle relazioni industriali. Sarebbe un peccato, perché mai come quest’anno il concerto è un’occasione per rilanciare la musica italiana. Credo che in un caso così in Francia ci sarebbe un intervento del governo a sostegno della musica nazionale».

Ma veniamo alle cose serie:

Del summit di Londra in Italia, come al solito, faticano ad arrivare le notizie veramente importanti. Ci si preoccupa di un possibile rimbrotto di Her Majesty The Queen a Silvio Berlusconi, che stava semplicemente richiamando l’attenzione di un divertito Mr. Barack Obama. Berlusconi non è tipo da mettersi d’accordo col ceriminoniale, e nemmeno Obama, visto che spiazza tutti fin dal primo momento in cui ha messo piede a Londra. C’è una curiosità morbosa nei suoi confronti: tutti vogliono sapere cosa fa, se a casa si comporta in un certo modo, cosa pensa, cosa dice. A me sembra un uomo brillante, che deve comunque fornire molte risposte politiche. E’ nel suo ruolo.

Ma la crisi? A livello di schieramenti si è riproposto il doppio asse già presente ai tempi della guerra all’Iraq. La vecchia Europa (Old Europe come la definiva George W. Bush) rappresentata da Germania e Francia si contrappone al binomio Gran Bretagna – Stati Uniti. Le decisioni prese rappresentano un compromesso.

Gordon Brown ha annunciato: 1000 miliardi al Fmi. I leader del G20 si sono impegnati a garantire 1.000 miliardi di dollari al Fondo Monetario Internazionale (Fmi) e altre istituzioni internazionali. E’ stato deciso di triplicare le risorse a disposizione del Fondo fino a 750 miliardi di dollari, ha precisato il premier britannico, di cui 500 miliardi in nuovi fondi e 250 miliardi per il cosiddetto ‘Special drawing rights’ (diritti speciali di prelievo, una sorta di valuta virtuale del Fmi che può essere scambiata con dollari, euro, yen e altre monete ‘pesanti’). I paesi emergenti e quelli in via di sviluppo avranno “più voce” nelle istituzioni internazionali. I leader del G20 hanno deciso di immettere 5.000 miliardi di dollari nell’economia mondiale entro la fine del 2010. (Repubblica).

In aggiunta abbiamo la blacklist dei paesi considerati “paradiso fiscale“. Su questo punto Berlusconi e Tremonti, che si sono scambiati delle battute salaci in conferenza stampa, si ritengono particolarmente soddisfatti. Al ministro dell’Economia non va giù che si intervenga spargendo denaro, senza ridefinire il quadro di regole “etiche” per la finanza mondiale. Un quadro che Berlusconi vorrebbe vedere fissato a La Maddalena, in Sardegna.

Mattone & Nucleare

nucleareLa scorsa settimana si è molto parlato di Nucleare in Sardegna, a causa della relazione del professor Boschi, che ha individuato nell’isola il luogo migliore per la loro costruzione. Terra stabile dal punto di vista geologico, ma delicata e in equilibrio instabile dal punto di vista ambientale. Come già affermato nei Documenti la Sardegna non può accettare una centrale, semplicemente per la propria vocazione turistica e ambientale. Al di là del fatto che l’energia nucleare è la più pulita del mondo e la sicurezza dei reattori di ultima generazione è conclamata.

Il No al nucleare va esteso fermamente anche alle scorie. Che sono più inquinanti e pericolose del reattore. Per cui su questo punto non può non esserci un’alta soglia di vigilanza da parte del sottoscritto.

Il mattone.
Non credo all’allarmismo di Repubblica e ai soliti sospetti. Ricordo che quando Tremonti fece una finanziaria di taglio ai comuni, scrissero ripetutamente – con Veltroni sindaco di Roma a capeggiare la rivolta – che i comuni sarebbero stati costretti a spegnere i lampioni. Non è mai avvenuto. Per rilanciare l’economia ci sono vari modi, considerando anche la crisi e il debito pubblico che ci sovrasta. Uno di questi è rilanciare i cantieri, perché danno lavoro e rilanciano i consumi. Le Grandi Opere sono un passo necessario e strategico. La Sinistra con la scusa del finto ambientalismo fa ostruzione ideologica a piani che stanno su tutti i manuali di economia pubblica del mondo occidentale.

F. D. Roosevelt uscì dalla crisi del 1929 con i cantieri, le bonifiche, la partecipazione statale e da ultimo (fatto decisivo) con il riarmo e le commesse belliche provenienti dall’Europa. Ora, noi guerre non ne possiamo fare (nemmeno l’America e non mi sembra una prospettiva auspicabile, non vi pare?), fermi comunque non possiamo stare, ergo…

La Sassari-Olbia.
La questione va vista da vicino. Proporrò già questa settimana una interrogazione parlamentare, presentando semplicemente le cifre nude e crude dei feriti e dei morti. Non servono nemmeno i volumi di traffico o discorsi elevati sulla necessità di collegare due poli turistici. Bastano gli incidenti.

La crisi? Colpa dei sindacati.

L’AMARO SFOGO DI UNA CASSINTEGRATA NUORESE

Dopo 12 anni di lavoro nel settore delle pulizie ha perso il posto: «E da 9 mesi non mi pagano la cassa integrazione». Cessati i clamori del grande corteo dei diecimila, ammainate le bandiere sindacali e spenti gli echi dei comizi e del profluvio di dichiarazioni politiche che ne sono seguite, nel day-after dello sciopero generale del Nuorese fa notizia la battagliera presa di distanza di una cassintegrata. Graziella Miani, nuorese di 35 anni, da quasi nove mesi ha smesso di lavorare e ancora attende il primo assegno della cassa integrazione. Contesta anche il suo “trasferimento” dalla ditta Fulgens della quale era dipendente alla Medigas scarl («non li ho mai visti»), senza scordare le criticità vissute dalla gran parte dei lavoratori in tutto il centro Sardegna. Così, partendo da un vissuto costellato di delusioni e disagi, ha voluto mettere nero su bianco la sua durissima critica alla classe sindacale e politica nuorese, a suo avviso colpevole della situazione che oggi proprio da quei pulpiti viene denunciata.

Perché non ha creduto allo sciopero di venerdì?
«Perchè il sindacato nuorese ha evitato di fare autocritica. A parlare sono sempre gli stessi, quelli che hanno assistito inerti a una crisi senza ritorno. E sopra e sotto il palco ho visto sempre le solite facce».

Perchè è così severa?
«Guardi, per anni sono stata iscritta alla Cgil e nel sindacato credevo tantissimo. Ma da tempo mi sono resa conto che all’interno di quelle organizzazioni ci sono persone che pensano più alle carriere personali che agli interessi dei lavoratori. Per il resto sui giornali i leader parlano di lotte, vertenze e scioperi. Ma è solo pubblicità».

Ma non è ingeneroso sostenere che un sindacalista che partecipa a trattative e mobilita gli iscritti lo faccia solo per farsi pubblicità?

«Parlo per esperienza personale: è dal 1995 che lavoro per conto di ditte che hanno via via vinto degli appalti per la pulizia degli uffici regionali. Ora, dal gennaio di quest’anno, in 290 siamo stati scaricati e collocati in cassa integrazione. Con l’accordo dei sindacati, che non si mobilitano nemmeno per segnalare che nonostante questo provvedimento sia stato preso nove mesi fa nessun assegno ci è stato ancora versato. Per non parlare del trasferimento di tutti i dipendenti dalla Fulgens a una nuova società (la Medigas scarl), con la quale io per prima non ho mai avuto rapporti».

E questo perchè succederebbe?
«Forse per non dare fastidio ai protagonisti della politica».

Si rende conto che si tratta di accuse gravissime e tutte da dimostrare?
«E infatti me ne assumo la responsabilità. Conscia che magari questo mi costerà tantissimo dal punto di vista lavorativo».

E allora perchè lo fa?
«Perchè sono stanca di vedere i lavoratori presi in giro. Bastava sentire i comizi di venerdì e i commenti dei politici. Sembrava quasi che quanto sta accadendo nel Nuorese sia colpa del destino e non il frutto di un malgoverno che ormai va avanti da anni, a tutti i livelli. Penso ai cassintegrati della Legler, dei quali ho letto moltissimo sui giornali: sento che sperano su una ripresa delle attività nelle loro tre fabbriche. Posso solo augurare loro che non si aspettino risposte dal sindacato, perchè altrimenti rimarrebbero delusi».

Cosa spera di ottenere con questa sua denuncia pubblica?
«Mi piacerebbe confrontarmi con chi ha il potere di decidere sul nostro futuro. Chiedere conto dei suoi atti, del modo in cui sia i politici che i leader sindacali ci rappresentano. Per il resto non mi faccio illusioni: non ho i soldi per rivolgermi a un avvocato e pretendere che chi di dovere mi versi l’assegno di seicento euro previsto per la nostra cassa integrazione».

Chi le dice che i sindacati non stiano già lavorando in questa direzione?
«A parlare sono i fatti. E, guardi, al netto di quelli che venerdì hanno sfilato a Nuoro a pensarla come me sono sempre più lavoratori». (L’Unione Sarda, sabato 18 ottobre).

Una cosa è sicura. Da anni Nuoro ha la stessa classe politica. Una classe politica che non smette mai di litigare, che condivide il potere e le scelte con quelle dell’attuale giunta regionale, responsabile degli accordi di programma stipulati in tutta l’area. Una giunta regionale e una maggioranza che bloccano il Consiglio con le proprie interminabili liti.