Entries from: agosto 2010

Prove di terzo polo?

Domani alle 18,30 è fissato il voto sulla richiesta di dimissioni del sottosegretario Caliendo. Il gruppo di Fini sarebbe orientato ad astenersi, stando a quello che si sente, insieme all’Udc di Casini e ai rutelliani. Secondo Fabio Martini della Stampa ( ma anche la Meli sul Corriere ) sarebbero le prime prove del cosiddetto terzo polo. Ricompare persino Follini.

Chi sarebbe però il leader di questa coalizione? Fini? Casini? Montezemolo? Difficile capire anche perché sono convinto che la gran parte dei finiani non vorrà uscire dal Pdl e tantomeno abbandonare il bipolarismo per un’ avventura dal difficile esito.

A sinistra elettro-encefalogramma piatto. In caso di elezioni anticipate ( secondo me si terranno tra l’autunno e la primavera 2011) in corsa ci sarebbero Nichi Vendola e Sergio Chiamparino. Ecco spiegata la melina di Bersani che propone un improbabile e antidemocratico governo di transizione per guadagnare tempo. Almeno, il partito di Di Pietro ha le idee chiare: elezioni subito.

Senza parole

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E’ probabile che con il passare dei minuti Di Pietro e la Bindi arrivino a dichiarare che Tartaglia è stato assoldato da Berlusconi per farsi spaccare il naso e due denti.

UPDATE. Intanto, una nostra vecchia conoscenza, Gianfranco Anedda attacca i pm Ingroia e Spataro: sono colpevoli del clima incandescente contro Belrusconi. Anedda è attualmente membro laico del Csm.Parole molto dure, destinate a creare molte polemiche. Di Ingroia, il collega e amico Fabio Granata ha detto: “E’un uomo di grande valore”.

E apriamolo,’sto dibattito !

1)IL DIBATTITO. «Serve un Pdl davvero sardo per contare nel governo e per il federalismo interno»

CAGLIARI. I parlamentari sardi del Pdl vivono una difficoltà politica a Roma? «Sì» ha onestamente risposto il deputato Bruno Murgia. La provocazione era stata fatta due giorni fa dal sardista Paolo Maninchedda con la denuncia sul suo blog. Murgia, anch’egli usando il blog personale, ha deciso di «accettare la sfida». La difficoltà romana, spiega, deriva innanzitutto «dalla organizzazione dei lavori parlamentari». Difficoltà che «non ci hanno però impedito di intervenire su tanti temi». La verità è che «abbiamo necessità di una maggiore forza nel governo, almeno un uomo in più con deleghe pesanti». Altrimenti contro la Lega e contro Miccichè «è come andare alla guerra con la fionda». La questione centrale («Maninchedda ha ragione») è che la Sardegna dipende «troppo» da Roma. Occorre, anche nel partito, «un lavoro di affrancamento prima di tutto culturale». Riferendosi ai giochi correntizi: «Ognuno può avere dei leader di riferimento ma deve essere chiaro che le scelte locali sono di pertinenza esclusiva della classe dirigente del territorio». Ecco perché «la vera svolta sta nella creazione di un Pdl sardo, non un partito nuovo, che non serve, né un partito che si balocchi con l’indipendenza, ma una grande forza dell’autonomia, con uno statuto federato, con spazi e regole fatte in casa». Invece «abbiamo un partito che aspetta mesi per avere l’ok da Roma per i propri organi interni». Infine (è il cuore del convegno di Olbia) secondo Bruno Murgia «reclamare quote di potere a Roma significa applicare anche il federalismo interno nell’isola, mentre oggi io riscontro dalle decine di persone di Nuoro, Oristano, Olbia e Sassari che incontro, la sensazione che tutto resti a Cagliari». (filippo peretti, la nuova sardegna)

2)Il presidente del Consiglio deve convincere sulla bonta’ di questa linea soprattutto Fini, che ieri sera, intervenendo alla trasmissione televisiva ”Che tempo che fa”, ha ribadito le proprie perplessita’: ”Il Pdl cosi’ com’e’ organizzato non mi soddisfa al cento per cento. E la caserma che non mi piace”. Fini conferma la non identita’ di vedute con il premier: ”Non ho difficolta’ a dire che su alcune questioni con Berlusconi abbiamo opinioni diverse. Quando non condivido alcuni obiettivi non lo mando a dire, lo dico. Quando si e’ leali con una persona, occorre dire cosa non si condivide, se no non si e’ leali, si e’ supini”(Agenzia Asca )

Che cosa dobbiamo fare

Non credo ci fossero troppe illusioni sul fatto che la Corte potesse approvare il Lodo Alfano. A caldo, le reazioni di ieri sono state molto comprensibili, con quella netta e continua sensazione che poteri “occulti” giocassero contro il governo eletto democraticamente. Non ho ricette particolari e diffido da chi ne propone con sicumera. Elezioni subito o no? Dipenderà dal livello di scontro del prossimo periodo. Non credo che l’opposizione tirerà fuori argomenti credibili. Vedo il Pd fragilissimo.

Comunque, le cose migliori le ha scritte –come sempre- Giuliano Ferrara sul Foglio di stamattina. Le faccio mie.

“Occorre confermare il consenso prima di tutto con palesi atti di liberalizzazione istituzionale, politica, economica e sociale.Occorre restituire agli italiani il senso di una grande partita collettiva, di forte identità,paragonabile a quella degli esordi.(…)esercitando nei fatti l’egemonia di chi guida la politica e non si lascia guidare dagli spiriti animali del vecchio partito delle procure”.

Dunque, fare politica, buttarsi nella lotta delle idee.

Le tre correnti del Pdl

Polemiche sulle posizioni di Fini

Polemiche sulle posizioni di Fini

Patriottismo repubblicano, responsabilità, contemporaneità: questa è per me la corrente di Gianfranco Fini che mescola intellettuali apparentemente diversi (da Flavia Perina e Luciano Lanna ad Angelo Mellone, da Filippo Rossi ad Alessandro Campi) a parlamentari piuttosto liberi di dire quello che pensano senza particolari problemi. Tutti però con il gusto della lettura mai scontata, senza bava alla bocca e con il tentativo di fare un partito della destra europeo che in fondo è il primo esperimento continentale veramente post ideologico. Ci trovo un recupero delle radici movimentiste della Nuova Destra e spesso non è capito, perché la gran parte del mondo del Pdl è popolare, anti-aristocratico, odia gli snob, in perenne guerra con il mondo e magari con se stessi. Niente di strano se certe tesi sembrano di sinistra. L’attenzione al diverso, la voglia di ribellione, il viaggio e una certa lontananza dalla Chiesa fanno parte da sempre del dna di una parte avanzata della destra italiana. C’è qualcuno che fa finta di dimenticarlo. (A me, come si è capito, piacciono, perché c’è la sfida del nuovo).

I Bismarkiani: sono Alemanno, Tremonti e Sacconi. Campioni dell’anti-mercatismo, attenti alle ragioni profonde e sociali della Chiesa costituiscono un Pdl popolare, radicato nei territori, attento al dialogo sociale, imperniato sui corpi intermedi. Ha rapporti con la Lega che ognuno dei tre mantiene con attenzione, attraverso convegni e iniziative. Ferocemente legati al Papa sulle questioni della biopolitica. Alemanno è vicino a Fini su ronde e immigrati e – ritengo – cittadinanza. Oltre al fatto che la comune storia, dal Msi in poi, è cemento.

Il grande centro: il Pdl così come è. Un po’ fermo ma ampio, partito-casa, molto leaderistico. I capi sono ferocemente berlusconiani, da Gasparri a Quagliariello, fino a Verdini, con le fatiche tattiche di La Russa (tenere i rapporti tra Berlusconi e Fini) e poi tutti i ministri, da Bondi ad Alfano. Sono i pasdaran di Berlusconi anti-Repubblica e stampa di sinistra.

Ci sono problemi, ha detto Fini. Penso che stiano nel partito, nella non-organizzazione, dalla cima fino ai territori. Nel fatto che è difficile confrontare tesi diverse pena l’esclusione. Fini ha idee diverse dalla maggioranza? Dove è il problema? Bisogna anche vedere cosa ne pensano gli elettori di centrodestra delle posizioni di Fini… ci sarebbero sorprese.

L’unica paura è non diventare come il Pd, troppe linee discordanti fanno confusione e aprono liti incredibili. Potenzialmente guardo con sospetto al continuo abbraccio della sinistra a Fini. E’ molto strumentale: in funzione anti-Berlusconi. Quando Bersani vincerà la gara per il controllo del Pd le cose saranno più chiare e la sinistra si contrapporrà alla destra. Come sempre.

C’è ancora tempo per cambiare il paese

Se questo governo Berlusconi arriverà alla fine della Legislatura, come penso, il 2013 sarà l’anno della grande retrospettiva sulla Rivoluzione Liberale promessa nel 1994. Per adesso si può dire che siamo nei termini di una grande rivoluzione liberale Mancata.

Il paese è sostanzialmente uguale a quello trovato nel 1994, modellato prima da trent’anni di consociativsmo e disfunzioni, un paese avversato da tutta la destra allora esistente che rigettava l’idea del nuovo consociativismo presentato da Occhetto e D’Alema.

E’ tutto come ieri o quasi: siamo un paese con una scarsa propensione per l’osservanza delle leggi, con una sottocultura anti-statale che blocca l’amministrazione pubblica, dove il merito è soffocato ancora dal clientelismo, dove le scuole hanno addirittura perso colpi per via di modelli sbagliati perpetrati nel tempo, lo stesso vale per l’Università, la ricerca, i trasporti (Alitalia ha praticamente fallito), i treni sono sempre in ritardo, la digitalizzazione è indietro rispetto ai concorrenti, si tengono in galera le persone sbagliate, le galere sono piene e si fa carità cristiana per svuotarle, il problema dell’immigrazione non è stato gestito correttamente et cet et cet.

Insomma, questo governo, questa maggioranza… hanno numeri a sufficienza per provare a cambiare il volto del paese, avendo un’idea in mente. Invece siamo sempre costretti a governare l’emergenza, che non è nient’altro che la conseguenza di passati governi.

La sfida del Governo Berlusconi è sempre questa: fare la rivoluzione liberale, non riempirsi la bocca di parole e promesse. Il PDL dev’essere regolato per questa rivoluzione, altrimenti diventerà una nuova ingessata DC.

Vasco è bollito, ma i nostri politici non lo sanno

I Baustelle: non molto conosciuti dal mondo della politica

I Baustelle: non molto conosciuti dal mondo della politica

Sentite un po’: i politici non capiscono niente di musica e meno che mai di rock. Una noia terrificante, quando ci-li sentiamo parlare. Adesso il premier, durante una trasmissione radio con la Meloni e Diaco, fa il fico con  l’ icona Vasco Rossi: ma Vasco è roba bollita, vecchia e ormai inascoltabile. La sua vita spericolata non spaventa più nessuno, possibile che non ci siano altri possibili riferimenti ?

Il motivo è semplice: la politica è sempre meno connessa alla cultura pop e contemporanea. Le citazioni sono quelle standard e super scontate. E sempre uguali: i cantautori da Guccini a De Gregori, Giorgio Gaber e via dicendo. Niente di male, tanto di cappello: ma il rock di oggi è un altro.

Prendete il piddì: non si scollano da Jovanotti, da Ligabue e dallo stesso Vasco. Sempre quelli, sempre loro: inossidabili, su piazza da un secolo. Non parliamo di noi pidiellini: al congresso nazionale nessuna aveva sapeva che lo stacchetto tra un intervento e l’ altro era Azzurro di Paolo Conte, non Celentano.

Se fossi stato nell’ ufficio che cura la comunicazione di Berlusconi gli avrei fatto citare qualcuno dei nostri rocker meno conosciuti al grande pubblico. Gente che ha sudato sul palco e scritto roba fantastica, roba del tempo nostro, non mega concerti con schitarrate melense. Tipo: Afterhours, Baustelle, Negrita, Linea 77,Casino Royale. Oddio, molti di questi credo che odino il Cav ma almeno parliamo di gente viva, di ragazzi che sperimentano ogni giorno e sudano e producono autentica musica popolare.

Forza colleghi, munitevi di un I pod e fatevi scaricare da I tunes un po’ di rock. Anche roba non nostrana. Fatevi mettere dai vostri figli i Killers, i Franz Ferdinand, gli Oasis, gli U2. Se proprio vi piace il passato, fatevi una compilation dei Pink Floyd, di Dylan, degli Stones. Non dimenticate il più grande di tutti, il Boss. Ma abbandonate quei nostri dinosauri italici.

UPDATE. Grazie ai miei eccellenti direttori ( Flavia+Luciano ) di riferimento. Oggi siamo qui, pag. 120

Veltroniade

Ieri a L’Aquila è arrivato George Clooney. Il divo di Hollywood ha fatto un discorso ineccepibile: vengo qui per fare in modo che se ne parli. E in effetti c’era subito il codazzo di telecamere e giornalisti che lo seguivano e gli facevano domande. Come ogni buon divo di Hollywood che si rispetti George si è mostrato molto preparato sugli argomenti: insomma, ci si dedica senza la superficialità che vedo spesso nei nostri testimonial, troppo impegnati a far vedere che si impegnano piuttosto che a comprendere i problemi.

L’idea complessiva è che tra un giro di Obama, uno dell’inseparabile Sarkozy, uno della Merkel, uno di Medvedev (ma quanti anni ha? 24?), uno di Carlà e uno di George alla fine il messaggio di soccorso alla città abruzzese sia passato, raggiungendo quello scopo umanitario che il Governo si era prefissato spostando il G8 da La Maddalena. Ciò non rende meno fastidiosa la vicenda, ma sicuramente il dolore degli aquilani merita una costante attenzione. I ruderi impressionano, hanno bisogno di aiuto e di riflettori puntati.

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Più interrogativa la presenza di Veltroni. Si, lo so. Era con George perchè con George e Bill Lost In Translation Murray è impegnato in un’associazione volontaristica di supporto… credo sia il Summit permanente dei premi Nobel, lui Veltroni, noto premio Nobel…

Alla fine si è capito che a Veltroni questo mondo ammerigano piace. E’ sempre stato così: dalle vhs allegate all’Unità al mito di Bob Kennedy, dalle primarie in salsa democratica fino al Festival der Cinema de Roma. Il cinema gli piace, meglio se a stelle  e strisce. Mi viene il sospetto che alla fine abbia voluto troppo dalla vita. Non è mai stato bello per fare l’attore, duro e spietato per fare il leader, troppo buono per fare il professore. Ecco, direi che poteva fare la comparsa. Una di quelle comparse ricorrenti, come il classico tirapiedi dei film di Bud Spencer e Terence Hill… entra in scena, fa due battute, da tre cazzotti allo stomaco di Bud, viene steso con un colpo alla nuca e arrivederci a tutti.

Meglio lui

obamasilvioCi credete se vi dico che ad Obama sta comunque meglio un presidente del consiglio discusso, ma stabile e capace di assumersi impegni concreti, piuttosto che un presidente del consiglio in balia di verdi, centristi impazziti, vetero-comunisti, che ritirerebbero le truppe oggi – dico oggi – dall’Afghanistan?

No, giusto per avvisare gli zuccones di Repubblica…

Lo sciopero del 10 luglio? Inutile, vecchio e furbetto

UPDATE: FORSE LO SCIOPERO NON BASTA PROPRIO -
“La chiusura del petrolchimico di Porto Torres è un atto grave e irresponsabile, che dimostra la mancanza di un piano strategico reale sul versante della chimica. Un atto ostile ai lavoratori, alle loro famiglie e alla Sardegna intera, che giudico irragionevole, sconsiderato sulla base delle raccomandazioni impartite dal Governo”, lo afferma il parlamentare sardo del PDL Bruno Murgia, all’annuncio che l’ENI chiuderà lo stabilimento di Porto Torres per due mesi, decisione che a lascia a casa centinaia di lavoratori.

“La chimica è in crisi da tempo, ma la Polimeri Europa non può chiudere i battenti e far finta di niente. Un fatto grave e soprattutto incomprensibile, al quale la Regione deve dare risposta. Oltre a progettare un futuro diverso, senza la chimica, che ormai è una zavorra per la Sardegna e per i suoi lavoratori”.

UPDATE BIS: Cicu ha presentato un’interpellanza urgente al ministro per lo Sviluppo economico, Scajola, per sapere «se non ritenga convocare urgentemente i vertici dell’Eni per un confronto trilaterale con il Governo e la Regione al fine di richiedere la rinuncia al fermo dell’impianto». E quale sia «lo stato di erogazione degli stanziamenti previsti per la chimica sarda». L’interpellanza è firmata anche dai deputati Vella, Testoni, Nizzi, Porcu e Murgia.

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A volte mi chiedo se non sia il solo a credere che la Sardegna meriti una nuova visione complessiva del proprio sviluppo economico. Io lo dico da mesi: oltrepassare la chimica significa dire addio a un settore in crisi già da 25 anni. Salvando il salvabile ovviamente, ma evitando di trasmettere ai figli i disastri subiti dai padri.

Ecco perchè sono palesemente, convintamente d’accordo con il NO allo sciopero “generale” dei sindacati previsto per il 10 luglio (ai quali si affianca la sinistra, notizia di oggi) espresso dalla Direzione Nazionale della Confederazione Sindacale Sarda  :

1) Lo sciopero si basa su una piattaforma vecchia, con un settore notoriamente in crisi da tempo… dove sono le proposte di riforma reale?

2) E’ rivolto solo al settore chimico, che ha assorbito la fetta più grande delle ingenti risorse pubbliche. Alla fine siamo sempre al punto di partenza: la crisi non consente di mantenere i livelli occupazionali, mentre tutti facciamo promesse che sappiamo di non poter mantenere

3) Non è uno sciopero generale – in ogni caso non è strumento adatto per riproporre la nota Vertenza Generale sulle Entrate con lo Stato.

4) Attenzione, che se si tenta solo di salvare il salvabile, chi ne paga in termini di salute e sicurezza sono i lavoratori.

A questi punti salienti che faccio miei e sintetizzo, affianco l’idea dello sviluppo integrato.

Il problema va risolto in altro in modo: riconvertire le attività e riformare i lavoratori sono le uniche strade da percorrere. Ci vorranno anni, ma se non si inverte la tendenza, fra 20 anni le organizzazioni sindacali riproporranno lo stesso sciopero, immutabile e uguale a se stesso.

Basta con l’industria pesante, la Sardegna si concentri su farm ad alta tecnologia e basso impatto ambientale, che riguardino anche la trasformazione dei prodotti della nostra terra. Si amplino le possibilità offerte dal turismo, si dia una concreta speranza alle generazioni future.