I classici del baronato
Concorso cucito su misura, candidato parente. Il delitto perfetto. A Messina.
Concorso cucito su misura, candidato parente. Il delitto perfetto. A Messina.
Oggi su Repubblica c’è un interessante articolo su un classico caso di baronato universitario. A Foggia il rettore universitario in scadenza di mandato firma l’assunzione del figlio come ricercatore. In teoria, nell’ottica generale del ricambio, sembrerebbe una buona notizia. Se non fosse che questo oltre a essere un classico caso di nepotismo e baronato, accade in misura più estesa praticamente in ogni ateneo italiano.
Ho criticato pertanto quella parte del dl Gelmini approvato la settimana scorsa relativa al reclutamento dei professori. Il sorteggio avviene comunque in un campo ristretto – quella della lista eletta dei commissari – nel quale è facile orientare la decisione, nonostante l’apparente casualità. Non a caso la conferenza dei rettori ha approvato.
Sarebbe stato molto meglio mantenere, per esempio, il sistema di elezioni dei commissari, attualmente vigente, legandolo semplicemente a un meccanismo di controllo del ministero, attraverso il responsabile del procedimento. Allargando le tutele a favore dei candidati: cioé inserire maggiori incompatibilità, un controllo serrato sul conflitto di interesse tra candidato e commissario, la possibilità di bloccare l’intero procedimento in caso di esposto alla magistratura e così via.
Altra patata bollente è quella riguardante i rettori. Mussi aveva tentato di introdurre il mandato a termine di 6 anni: proposta annunciata e mai realizzata. Ci sono stati casi di rettori che hanno prolungato il loro incarico ben oltre i due mandati quadrieannali consecutivi, norma che unifica a livello nazionale gli statuti. Tale limite andrebbe garantito per legge, nel rispetto dell’autonomia statutaria. Inoltre – cosa peggiore – sono capitati casi nei quali i Rettori hanno imposto al Senato accademico il rinvio delle elezioni universitarie, al fine di prolungare il loro mandato e agire in regime di proroga. Mantenendo però i pieni poteri. In questo caso sarebbe corretto, oltre a vietare il triplo mandato consecutivo o fissare un termine preciso e introdurre un limite di età, anche inserire una regola che vieta al Rettore in scadenza di mandato di operare scelte straordinarie e limitarsi alla ordinaria amministrazione, fino all’elezione o al rinnovo della carica (per non più di due mandati). Ci sono stati atenei virtuosi, che hanno deciso di porre un freno a questo andazzo, comportandosi in maniera seria. In altri posti i rettori sono monarchi e hanno in pugno il senato accademico.
Questo sarebbe un segnale serio in direzione della trasparenza. Perché con la scusa dell’autonomia statutaria si finisce per avallare ogni genere di pratica di cattiva e disonesta amministrazione.
Che l’aria all’Università italiana stia per cambiare lo segnalano gli atteggiamenti, più delle parole. La parte più retriva e conservatrice dello schieramento italiano (il PD associato alla Sinistra comunista che, parole di Rizzo ieri, vuole la fine del capitalismo) agita la coda della protesta scolastica, provando a bloccare sul nascere il tentativo di metter fine agli annosi problemi del nostro mondo accademico. Il baronato in primis.
Oggi sull’Unione è stato riportato il comunicato che io stesso ho ricevuto e pubblicato, da parte degli Studenti per la Libertà. A Cagliari alcuni professori hanno di fatto impedito il regolare svolgimento delle lezioni, trasferendole all’esterno, sul Bastione St. Remy, utilizzato come un rostro tribunizio, per delle improvvisate tirate ideologiche. Posso capire i ragazzi, ma fino a un certo punto. Piuttosto i docenti sono lavoratori pagati da quel Ministero che contestano, dalla Stato, da tutti noi. E gli studenti, per ricevere da loro le lezioni, nei luoghi deputati e preposti dalla legge, pagano fior di quattrini in tasse, trasferte, libri, affitti. Per non dire che provengono dalle tasche di lavoratori che spesso non si possono permettere nemmeno un’ora di sciopero. Figuriamoci improvvisarsi tribuni e giocare a fare i rivoluzionari. Col culo al caldo, lo stipendio assicurato e 40 anni in più sul groppone.
Ricevo e pubblico questo comunicato degli Studenti per le Libertà
Questa mattina ai piedi del bastione St. Remy si è consumata l’ennesima premeditata aggressione al diritto allo studio.
Poche decine di studenti e qualche docente militante si sono resi protagonisti di una patetica messa in scena: l’ennesimo tentativo di impedire il regolare svolgimento dell’anno accademico a danno della stragrande maggioranza dei ragazzi che invece vogliono proseguire a frequentare.
Contrariamente ad ogni condotta etica, con l’alibi di lezioni all’aperto, i docenti hanno promosso, utilizzando il bastione come un pulpito, una protesta che ha di fatto strappato gli studenti alle aule costringendoli alla piazza
Da oggi sarà on line sul sito Forza Italia Giovani Sardegna, e nei prossimi giorni nelle Università, una raccolta firme per dar voce a chi non ne può più di vedere i suoi diritti calpestati da una minoranza di studenti strumentalizzati e indottrinati.
Siamo dalla parte degli studenti, di quelli che, loro malgrado, vengono oggi scippati della possibilità di vivere un percorso di studi sereno e libere scelte politiche.