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	<title>Bruno Murgia &#187; autonomismo</title>
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	<description>Deputato del PDL</description>
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		<title>Noi, tra partito del Sud e Sicilia</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Aug 2009 15:12:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bruno</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<description><![CDATA[IL PARTITO DEL SUD A TRAZIONE SICILIANA. Sento parlare di Partito del Sud da almeno tre mesi. I miei compagni di banco sono quasi tutti siciliani. Alla mia sinistra siede Fabio Granata, alla mia destra Nino Minardo. Di fianco a Minardo c’è Enzo Garofalo. In fondo alla fila c&#8217;è Pippo Scalia. Nei banchi sotto ci [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1485" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><strong><strong><img class="size-medium wp-image-1485" title="4mori" src="http://www.brunomurgia.it/wp-content/uploads/2009/08/4mori-300x200.jpg" alt="Sardegna e Italia: il Pdl sardo autonomista e riconoscibile" width="300" height="200" /></strong></strong><p class="wp-caption-text">Sardegna e Italia: il Pdl sardo autonomista e riconoscibile</p></div>
<p><strong>IL PARTITO DEL SUD A TRAZIONE SICILIANA</strong>. Sento parlare di Partito del Sud da almeno tre mesi. I miei compagni di banco sono quasi tutti siciliani. Alla mia sinistra siede Fabio Granata, alla mia destra Nino Minardo. Di fianco a Minardo c’è Enzo Garofalo. In fondo alla fila c&#8217;è Pippo Scalia. Nei banchi sotto ci sono Germanà e Gibiino. Più giù, ma sale spesso, c’è il mio vecchio amico Carmelo Briguglio.</p>
<p>Ho imparato un po’ a conoscerli: non è vero però che i siciliani siano così uniti. Nella loro terra il Pdl è in guerra, con Schifani e Alfano contro Miccichè e Prestigiacomo. Non so se tutto nasce per questioni interne di potere. So però che l’ idea del partito del Sud ha sponsor, pubblicitari e strategie di espansione. Oggi, con le promesse di Berlusconi, si è fermato. Domani non so. Intanto un gruppo che fa capo a Fabio Granata (ok di Gianfranco Fini) parla di Pdl siciliano.</p>
<p>Alla base di tutto c’è il fatto che la Lega sta vincendo molte battaglie culturali. Ha un organizzazione formidabile, è chiara e “cattiva”. Fa pochi passi indietro, ma non molla l’osso. Una parte dei siciliani ha intuito questo, ma quella che poteva essere una opportunità si è trasformata nella solita triste richiesta di quattrini. La Sicilia è il rovescio della medaglia di questa situazione. Se si dà la sensazione che basti alzare la voce, chiedere soldi non è difficile se si hanno voti e molti milioni di abitanti alle spalle&#8230;</p>
<p><strong>LA SARDEGNA</strong>. Noi abbiamo poco peso politico. Un solo sottosegretario, Peppino Cossiga, nel governo nazionale. Poco e nulla, nonostante le indubbie capacità di Peppino. Ma non esistiamo nei dicasteri chiave, quelli di spesa: economia, infrastrutture, lavoro, cultura, turismo. Siamo costretti ad inseguire, sempre. Con interrogazioni, risoluzioni, comunicati stampa. Cerchiamo disperatamente ministri e uomini chiave per avere lumi, spiegazioni: così non puo’ andare avanti. Per me ci vogliono uno o due uomini forti  al governo per le battaglie che riguardano l’Isola. Detto questo, la Sicilia ha molti soldi promessi e noi poca roba: non è tollerabile. Dobbiamo chiedere quello che occorre e dimostrare che sappiamo concretamente fare. Altrimenti finiamo in questa assurda gara per la quale più soldi uguale sviluppo, è la logica della vecchia Cassa del Mezzogiorno, alla faccia della modernizzazione. E’ certificato invece che al Sud e nelle Isole i soldi sono stati sprecati in clientele e poi volatilizzati nel nulla. Sono totalmente d’accordo con quanto ha scritto l’altro giorno su La Nuova il prof. Pigliaru, probabilmente il più autorevole economista sardo.</p>
<p>Il fatto è che noi Sardi non avremo mai il peso politico ed economico dei Lombardi e dei Siciliani. Che la questione venga posta in termini regionali la dice lunga sulla capacità della Lega di dettare alcuni punti dell&#8217;agenda politica. Noi Sardi però dobbiamo essere in grado di uscire dalla doppia logica governo amico / governo nemico, che ci contraddistingue, nonostante questo sia indubbiamente un governo &#8220;amico&#8221; della giunta regionale. Capisco che alcuni possano chiedersi come sarebbe stata con un governo &#8220;nemico&#8221;, il fatto è che la logica è proprio sbagliata. Noi Sardi dobbiamo imparare a comportarci da Sardi, anzitutto di fronte al popolo sardo. Ci sono 2 considerazioni che volgono a favore della mia visione del PDL sardo.</p>
<p>1) Il PDL nazionale rischia di essere un grosso partito vuoto, privo di gambe, cervello e fiato, dal quale è possibile fuggire (prendendosi l&#8217;argenteria) ogni qualvolta si decida che farsi un &#8220;partito del Sud&#8221; è meglio. Un PDL localizzato, fondato su &#8220;base regionale&#8221; può fornire uomini e idee, molto adatti alla risoluzione dei problemi locali, così da riporre nella giusta dimensione la sana competizione interna con la Lega e con tutti i localismi, è probabilmente il modo migliore per avere un futuro al di là del collante Berlusconi.</p>
<p>2) In Sardegna più che mai questa esigenza è sentita. Non c&#8217;è bisogno di scimmiottare la Lega. Il popolo sardo è abbastanza sardo da sapere di essere esistenzialmente diverso dal resto del continente. Ci sono le peculiarità necessarie per provare qualcosa di diverso, avendo come riferimento la grande famiglia popolare europea, e quindi &#8211; in mezzo &#8211; anche il neonato PDL.</p>
<p><strong>UN PDL SARDO</strong>. Ribadisco una proposta pratica che spinga la classe dirigente di centrodestra sarda a fare qualcosa di più da sola.</p>
<p>A) Un Pdl sardo, federato con il partito nazionale ma autonomo nelle scelte interne, nella selezione degli organismi, nella proposta politica. Un partito che rispetta e crede nell’Unità nazionale ma che sa di essere portatore di una lunghissima cultura autonomista inserita nel contesto europeo. Un partito che sia luogo di discussione e di partecipazione di giovani e di intellettuali liberi.</p>
<p>B) La convocazione, a ottobre, degli Stati generali della società sarda per scrivere 5 punti chiave che ridisegnano il rapporto con Roma soprattutto nelle politiche di sviluppo e precisano le idee nell’Isola. Immaginare la Sardegna dei prossimi venti anni, tenendo conto della crisi attuale e della necessità di accompagnare le politiche di solidarietà con quelle urgentemente riformiste. E poi: non dare la sensazione che le costanti fondamentali dello sviluppo siano sempre quelle dell’industria (pesante), rivelatasi fallimentare. Sui temi forti bisogna essere intransigenti, con la richiesta di <a href="http://www.brunomurgia.it/documents/ambiente-primo.pdf" target="_blank">bonifica dei siti inquinati</a> e con l’obbligo di trattenere il gettito fiscale delle grandi aziende continentali.</p>
<p>c) Almeno uno (o due) sardi in più nel governo nazionale. Le buone idee non bastano se non si ha forza politica vera. Questa terza proposizione avrà un senso soprattutto nell&#8217;avvenuta riforma federale dello Stato, dalla quale una regione, un&#8217;isola autonomista per vocazione ed istinto non può non uscire rafforzata. Altrimenti, lo dico ora, saremo sempre di fronte al fallimento.</p>
<p>Questa mi sembra una terza via che racchiude una visione concreta dello stato delle cose: cosa siamo e cosa dovremmo essere un domani.</p>
<p>Documenti: 9 punti per il <a href="http://www.brunomurgia.it/documents/pdlsardo.pdf" target="_blank">Pdl sardo</a>.</p>
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