La destra e l’ambiente

nicolas sarkozyLa politica ambientale è tornata prepotentemente sui titoli dei giornali con le nuove polemiche innescate dalla richiesta italiana di rivedere i parametri di applicazione al pacchetto-ambiente dell’Unione Europea. Altre volte sono intervenuto in materia, affermando senza equivoci di sorta che la politica ecologista dev’essere un caposaldo programmatico di qualsiasi progetto politico. E un ordine del giorno costante nell’azione governativa. Ora, la polemica italiana riguarda i costi per le imprese, la sostenibilità. Dubbi sono sorti anche all’interno del PD e ci sono diversi paesi – per la verità poco sviluppati rispetto a noi – che chiedono regole meno rigide.

Tempo fa, intervenendo in una pubblica assemblea dedicata anche alla Legge Salvacoste, ho dichiarato che noi del PDL non dobbiamo essere il “partito del mattone continentale”, ci vuole una vera politica ambientalista, che sicuramente abbandoni l’idea centralista di Soru, che fa solo danno alle imprese senza aumentare di alcuna percentuale le presenze turistiche, e invece proponga una visione moderna.

Nella destra italiana permane una visione che oserei definire “bucolica” dell’Ambiente. Bisogna sviluppare una visione economica, che punti a valorizzare l’ambiente come patrimonio naturalistico. Pertanto: no alla cementificazione, no alle campane di vetro, no al centralismo. Si a una politica ambientale di contenimento per le emissioni, si alla difesa del patrimonio, no alla creazione di parchi naturali, poichè sono dei grandi carrozzoni utili per sistemare delle caselle mancanti e, soprattutto, incapaci di creare un vero reddito dalla bellezza naturale, a meno di non essere lo Yellowstone.

Il discorso è semplice: dove è necessario bonificare, ripianare, rifare, restaurare si interviene e si vede cosa fare. Dove c’è l’urgenza di salvare si stabilisce un blocco ad hoc, anche più duro delle norme previste dalla Giunta Soru. Dove c’è da mantenere l’ambiente integro lo si mantiene, ma creando una opportunità turistica. In modo che la conservazione diventi reddito e non mera protezione fine a sè stessa. E questo non significa affatto costruire alberghi a due metri dalle spiagge. Intendo dire che serve una politica turistica integrata che offra l’ambiente come risorsa privilegiata, affiancata ad eventi e servizi collaterali. Questo è quello che serve per il turismo sardo. Non certo il modello Briatore.

La crisi? Colpa dei sindacati.

L’AMARO SFOGO DI UNA CASSINTEGRATA NUORESE

Dopo 12 anni di lavoro nel settore delle pulizie ha perso il posto: «E da 9 mesi non mi pagano la cassa integrazione». Cessati i clamori del grande corteo dei diecimila, ammainate le bandiere sindacali e spenti gli echi dei comizi e del profluvio di dichiarazioni politiche che ne sono seguite, nel day-after dello sciopero generale del Nuorese fa notizia la battagliera presa di distanza di una cassintegrata. Graziella Miani, nuorese di 35 anni, da quasi nove mesi ha smesso di lavorare e ancora attende il primo assegno della cassa integrazione. Contesta anche il suo “trasferimento” dalla ditta Fulgens della quale era dipendente alla Medigas scarl («non li ho mai visti»), senza scordare le criticità vissute dalla gran parte dei lavoratori in tutto il centro Sardegna. Così, partendo da un vissuto costellato di delusioni e disagi, ha voluto mettere nero su bianco la sua durissima critica alla classe sindacale e politica nuorese, a suo avviso colpevole della situazione che oggi proprio da quei pulpiti viene denunciata.

Perché non ha creduto allo sciopero di venerdì?
«Perchè il sindacato nuorese ha evitato di fare autocritica. A parlare sono sempre gli stessi, quelli che hanno assistito inerti a una crisi senza ritorno. E sopra e sotto il palco ho visto sempre le solite facce».

Perchè è così severa?
«Guardi, per anni sono stata iscritta alla Cgil e nel sindacato credevo tantissimo. Ma da tempo mi sono resa conto che all’interno di quelle organizzazioni ci sono persone che pensano più alle carriere personali che agli interessi dei lavoratori. Per il resto sui giornali i leader parlano di lotte, vertenze e scioperi. Ma è solo pubblicità».

Ma non è ingeneroso sostenere che un sindacalista che partecipa a trattative e mobilita gli iscritti lo faccia solo per farsi pubblicità?

«Parlo per esperienza personale: è dal 1995 che lavoro per conto di ditte che hanno via via vinto degli appalti per la pulizia degli uffici regionali. Ora, dal gennaio di quest’anno, in 290 siamo stati scaricati e collocati in cassa integrazione. Con l’accordo dei sindacati, che non si mobilitano nemmeno per segnalare che nonostante questo provvedimento sia stato preso nove mesi fa nessun assegno ci è stato ancora versato. Per non parlare del trasferimento di tutti i dipendenti dalla Fulgens a una nuova società (la Medigas scarl), con la quale io per prima non ho mai avuto rapporti».

E questo perchè succederebbe?
«Forse per non dare fastidio ai protagonisti della politica».

Si rende conto che si tratta di accuse gravissime e tutte da dimostrare?
«E infatti me ne assumo la responsabilità. Conscia che magari questo mi costerà tantissimo dal punto di vista lavorativo».

E allora perchè lo fa?
«Perchè sono stanca di vedere i lavoratori presi in giro. Bastava sentire i comizi di venerdì e i commenti dei politici. Sembrava quasi che quanto sta accadendo nel Nuorese sia colpa del destino e non il frutto di un malgoverno che ormai va avanti da anni, a tutti i livelli. Penso ai cassintegrati della Legler, dei quali ho letto moltissimo sui giornali: sento che sperano su una ripresa delle attività nelle loro tre fabbriche. Posso solo augurare loro che non si aspettino risposte dal sindacato, perchè altrimenti rimarrebbero delusi».

Cosa spera di ottenere con questa sua denuncia pubblica?
«Mi piacerebbe confrontarmi con chi ha il potere di decidere sul nostro futuro. Chiedere conto dei suoi atti, del modo in cui sia i politici che i leader sindacali ci rappresentano. Per il resto non mi faccio illusioni: non ho i soldi per rivolgermi a un avvocato e pretendere che chi di dovere mi versi l’assegno di seicento euro previsto per la nostra cassa integrazione».

Chi le dice che i sindacati non stiano già lavorando in questa direzione?
«A parlare sono i fatti. E, guardi, al netto di quelli che venerdì hanno sfilato a Nuoro a pensarla come me sono sempre più lavoratori». (L’Unione Sarda, sabato 18 ottobre).

Una cosa è sicura. Da anni Nuoro ha la stessa classe politica. Una classe politica che non smette mai di litigare, che condivide il potere e le scelte con quelle dell’attuale giunta regionale, responsabile degli accordi di programma stipulati in tutta l’area. Una giunta regionale e una maggioranza che bloccano il Consiglio con le proprie interminabili liti.

SCUOLA E UNIVERSITA’, LA DISINFORMAZIONE E’ TUTTO (Avanti, Gelmini !)

Appurato che del riformismo di Veltroni non c’è neanche l’ ombra, vediamo di dare le informazioni GIUSTE E VERE sulla riforma della scuola targata Gelmini.

Maestro unico: è una formula che esiste in tutta Europa, il modulo è una anomalia tutta italiana. E’ provato che più insegnanti non producono migliore didattica. Il maestro prevalente non fa il suo dovere? Esiste LA VALUTAZIONE dei risultati per premiare merito e capacità. La sinistra, evidentemente, non vuole un atteggiamento di questo tipo.

Voto di condotta. Non ha volontà sanzionatoria, ma a scuola si va per apprendere e non per fare casino. A scuola si rispettano regole e si studia.

Tempo pieno: non sarà tagliato. Chi dice il contrario racconta balle. Personalmente non credo che sbattere il figlio a scuola per 12 ore significhi che cresca meglio. Balle. La scuola non può essere un parcheggio, in ogni caso: ci sarà l’ insegnante prevalente e gli altri due saranno spalmati in altri orari. E non è vero che ci saranno 87 mila licenziamenti. Però, spinti dalla sinistra sindacale e da una lotta interna tra i sindacati di base e quelli tradizionali, insegnanti e ragazzi scendono in piazza senza capire di che parlano.

Sulle classi ponte (lo spiega l’ottimo Antonio Palmieri): anche lo scrittore di sinistra Sandro Veronesi, in una recente intervista al Corriere, si è dichiarato d’ accordo. “Succede- ha detto – che molti italiani stanno spostando i propri figli dalla scuola pubblica a quella privata, perchè è impossibile farli studiare con tranquillità”.

E l’Università? Gelmini dice che si rischia la fine dell’Alitalia. Abbiamo il corpo docente più vecchio del mondo. Una serie di baroni che hanno gestito gli atenei all’ insegna del nepotismo. Ricercatori mal pagati e assegni per le ricerche solo ad alcuni. Soldi buttati via. Però i ragazzi della sinistra scendono in piazza. Vogliono perpetrare un sistema che ci vede agli ultimi posti nel mondo. Lontani dalle eccellenze e dai migliori. Non guardano al di là del proprio naso.

Ci sarà una riforma, e verrà giù il mondo, perché si toccheranno situazioni di potere incancrenite da anni. Bisognerà ringiovanire il corpo docente: un imperativo riformare il sistema di reclutamento di docenti e ricercatori. A quei ragazzi che si sdraiano nelle aule per imitare gli zii, chiedo: vi piace il sistema attuale? Vi piacciono le raccomandazioni ? O non è meglio ridurre il numero dei dottorati ma, quando uno arriva a quel livello, dargli buoni stipendi e farlo lavorare bene ? Vi piace il livellamento verso il basso, con centinaia di ricercatori quasi alla fame ?

I rettori, poi. Non sarà il caso di limitarne il numero dei mandati? Abbiamo 5.500 corsi di laurea: uno spreco che non ha eguali in Europa e rappresentano una offerta che finisce per non rivolgersi al mondo del lavoro.

Saviano, Maroni anticonformista. Ma sbaglia

Non sono il tipo che fa lo schifato su certe iniziative scorrette della Lega. Al contrario di molti di noi, i nordisti sono capaci di mettere il dito sulla piaga di molti problemi dell’Italia. Dunque non posso essere tacciato di sentimenti anti-leghisti se dico che questa volta l’ottimo ministro dell’Interno Maroni sulla vicenda Saviano sbaglia.

Maroni, in un riflesso infastidito, ha detto che Saviano non è l’ unico a combattere la camorra: ci sono soprattutto  magistrati, giornalisti e imprenditori e forze dell’ordine. Lavorano in silenzio senza guadagnare le prime pagine dei giornali.

Spero che il ministro Maroni non si infastidisca per la enorme visibilità del giovane scrittore, simbolo forse persino involontario.

Non bisogna lasciarsi andare a troppi distinguo, però: Saviano ha scritto un buon libro che ha messo sotto i riflettori una realtà della quale è giusto parlare ovunque e che non può essere recintata alla sola Campania. E’ un giovane eroe che ha scelto una letteratura anti-tinello: quella che invece va per la maggiore nell’Italietta per bene e conformista.

Non va lasciato solo in nessun modo o messo in conflitto con chi, come lui, combatte la camorra.  La linea di difesa è la stessa. La differenza la fa la buona letteratura che è molto più potente anche della indagine più minuziosa.

Sopravvivere in piazza

L’unica vera riflessione che mi viene in mente, analizzando l’atteggiamento della Sinistra italiana in questi anni è che non possa vivere senza protesta. Quando va al Governo si spacca, governa male, non fa nulla e perde consenso. Quando sta all’opposizione si lega indissolubilmente ai sindacati, buttandola sull’antiberlusconismo, addirittura sull’antifascismo, sorretta da parole d’ordine giunte da anni fuori tempo massimo.

Persino Napolitano ha detto che bisogna saper accettare i cambiamenti, senza fare opposizione sterile e testarda. La verità è che tanta protesta serve a sopravvivere e contarsi, in vista delle elezioni Europee. Ballano i milioni dei rimborsi elettorali. E chi se ne frega del futuro dei ragazzi italiani.

Scioperano contro se stessi, per mascherare un incredibile fallimento

Stamattina le organizzazioni sindacali hanno organizzato uno sciopero per denunciare la grave crisi del Nuorese. Parteciperò con l’unico intento di solidarizzare con i lavoratori. Non vorrò sfilare a fianco di chi questo territorio lo ha distrutto dopo decenni di malgoverno: il partito democratico, la sinistra estrema, la provincia, il sindaco di Nuoro. Ma l’ errore è dei sindacati: aver accettato adesioni di partiti e istituzioni significa voler dare colore politico alla manifestazione. E annacquare:  nessuno ha colpe, dunque tutti colpevoli.

Ma qualcuno dovrà pur dire la verità sul sacco di Ottana e sui milioni e milioni di euro che lo Stato ha elargito nel nuorese, spariti chissà dove, per imprese fallimentari e non concorrenziali. Ma le istituzioni locali e i sindacati dov’erano ? Che facevano ?

La prossima settimana depositerò alla Camera la mia interrogazione che chiede di capire che fine abbiano fatto i soldi dell’accordo di Ottana e di chi sia la responsabilità di un grande, totale fallimento.

L’idraulico Joe, ultima speranza per McCain

obama joe barackPer una serie di motivi pensavo di fare dichiarazione di voto per Obama. Sarà stato l’appoggio del Boss, la giovinezza e la voglia di cambiare, poi il fattore Joe mi ha trattenuto dallo schierarmi ufficialmente. Joe Wurzelbacher è un idraulico americano, uno della working class. Un tizio grande e grosso, che forse non ha mai messo piede a Manhattan in vita sua. Al termine di un comizio a Toledo ha fermato Obama e gli ha chiesto spiegazioni sulla sua politica fiscale.

“Innanzitutto credo nel sogno americano” gli ha detto Obama. Ma l’eroe Joe non era molto soddisfatto e intervistato dalla Fox ha detto: “Non mi convincono le parole di Obama. Mi ha un po’ spaventato, dice che vuole redistribuire la ricchezza, ma a me sembra una cosa socialista: decido io a chi dare i miei soldi, non può essere il governo a dire che se guadagno un po’ di più poi lo devo dividere con qualcun altro”.

Dunque ieri notte McCain finalmente ha attaccato Obama, dopo settimane e settimane di incertezze, indecisioni e inutili attacchi personali, proprio sul terreno dell’american dream, la possibilità cioè di crescere e progredire senza troppi freni. Così McCain in tv: “Joe, io ti aiuterò non solo a comprarti l’attività per cui lavori da una vita, ma terrò le tue tasse basse e darò a te e ai tuoi dipendenti la possibilità di avere un’assistenza sanitaria che vi potrete permettere”.

Basterà perché McCain recuperi il terreno perduto? Molto difficile, ma almeno ha dato segnali di volere ancora combattere.

Come rifarsi una vita in questo paese

L’Italia è un paese bizzarro. Puoi uccidere i tuoi genitori e rifarti una vita, trovare un lavoro e ripartire da zero. Come se nulla fosse successo. E pazienza se molta gente normale, onesta, che suda dalla mattina alla sera, oramai viva sotto il limite della povertà. Può anche capitare di aver ucciso e di ottenere l’eredità, sempre per rifarsi una vita.

La detenzione ha finalità formative: deve reinserire nel contesto sociale i detenuti, anche se si sono macchiati di gravi delitti. Ma a tutto c’è un limite: soprattutto alla facilità con la quale si ottengono permessi e sconti di pena. Quello che non funziona è la certezza della pena, proprio perché abbiamo un sistema che permette di non pagare mai quello che veramente si merita. Se uno ha ucciso merita almeno 21 anni. Che senso ha farlo uscire molto prima per buona condotta? Un terzo di sconto, dopo un duplice omicidio con aggravanti varie, che si ottiene tra un beneficio e l’altro, finisce per comparare l’omicidio ad altri delitti gravissimi, ma non così efferati.

Non ha molto senso la cosa. E quanto sia sbagliata questa politica di Stato, indipendente dai Governi, ma frutto dell’andazzo accumulato da anni (e del fraintendimento di una cultura genericamente garantista) lo prova il fatto che i carceri sono nuovamente al limite, nonostante l’indulto. O se ne costruiscono di nuovi, oppure si depenalizzano molti reati. Non c’è molto da fare, se non avere il coraggio di dire che costruire un carcere in più non è ammettere necessariamente che lo Stato non riesce a controllare i reati. In Italia la situazione è al limite.

Volete una scuola dove ognuno parla una lingua diversa?

Mi è difficile comprendere come possa considerarsi discriminatorio creare classi speciali “di transizione” per i bambini e i ragazzi immigrati che non conoscono bene l’italiano, al fine di permettere loro di poter poi frequentare classi comuni nei quali si impartisca l’insegnamento nell’italiano.

Se poi si vuole dire la Lega ha maggiore iniziativa del Pdl e che magari noi la soffriamo un po’, beh, questo può anche essere vero. La sinistra, poi, estrae dal baule storico le solite accuse di razzismo. Trite, ritrite, continue, stucchevoli, sciocche.

La sinistra sciopera, ma la gente sta con la Gelmini.

maria stella gelminiSe leggiamo questo articolo segnalato da Watergate, riguardante l’ultimo sondaggio di Repubblica sul Governo, probabilmente ci rendiamo conto del perché l’esecutivo funziona e del perché, al contrario, l’opposizione raschia il fondo del barile.

Non mi sorprendono i dati su Brunetta, Maroni e Tremonti. Hanno semplicemente dato l’idea di mantenere la parola data in campagna elettorale, dimostrando anche efficienza. Tremonti, poi, aveva parlato della crisi del sistema globale molto prima di altri. Se la sua ricetta sia corretta non è mio compito dirlo, ma chi analizza meglio le cause sa come comportarsi durante le conseguenze.

E’ invece veramente sorprendente il dato relativo al Ministro Maria Stella Gelmini, protagonista della riforma epocale sulla scuola. Scorrete l’articolo di Repubblica: è un concentrato di propaganda e parole d’ordine che si ripetono ogni qualvolta il centrodestra affronta i nodi strutturali del paese. Siamo alla “privatizzazione dell’Università”, ai “tagli da otto miliardi”, alla “abolizione del tempo pieno”, migliaia di persone in corteo contro “Beata Ignoranza” (a sinistra non hanno mai perso il vizietto di considerarsi depositari di verità assolute e Repubblica ne è fedele specchio).

Eppure queste parole d’ordine non passano: nonostante le occupazioni, gli insulti, le manifestazioni, gli strali e le grida di dolore, per gli italiani la Gelmini sta facendo bene. E il fatto che Repubblica pensi esattamente il contrario, non fa altro che confermare i fatti.

La sensazione che a sinistra vivano in tutt’altro pianeta è solidissima.