Uno strano sondaggio

Stamattina il Sardegna è uscito con questo sondaggio, sulla cui validità scientifica c’è molto da discutere, dato che non viene specificato chi l’ha commissionato:

sondaggio regionali

Se lo prendiamo per buono il dato dice che:
a) è meglio un politico
b) tra i politici ispira più fiducia Emilio Floris

Il fatto che nella domanda non vi sia un’opzione per un uomo di Alleanza Nazionale mi fa pensare che sia un sondaggio particolare. Lascio a voi i commenti sulle cifre.

Spiegatemi il sogno soriano, ditemi come è migliorata la Sardegna in questi anni

In questo lungo week-end pre-natalizio ho ricevuto diverse mail dal tono “che cavolo state facendo”, oppure “guardate che Soru è ancora molto forte”. Parecchie persone mi hanno bloccato per strada esprimendomi più o meno gli stessi concetti.

In certi elettori sardi di centrodestra si è ingenerato questa specie di panico per cui la faccenda dello scontro con il governatore si sarebbe messa male. Per me è completamente e totalmente sbagliato. Il Pd vive una contrapposizione drammatica, in Sardegna come ovunque. E’ persino ipotizzabile che se Soru forzasse la mano e andasse a elezioni anticipate, l’area Cabras possa proporre un terzo schieramento capitanato dal “Giavazzi sardo”, l’ex assessore Pigliaru, oppure dall’ostico Arturo Parisi.

Ai miei amici sardi di centrodestra dico che presto avremo un buon candidato e che la realtà non è quella caramellosa e viscidella della trasmissione di Fabio Fazio, dove Soru ha potuto parlare tranquillo delle questioni morali che, guarda caso, appartengono sempre e solo ad altri.

Ma che ha combinato Soru di tanto positivo nell’Isola? Fatemelo sapere: io non lo so! Siamo diventati la tigre irlandese? Abbiamo un modello di sviluppo sostenibile, con decine di imprenditori nuovi e giovani valorizzati? Fuori da Tiscali siamo diventati il paradiso della new economy, come sarebbe stato auspicabile?

Il recente rapporto della Banca d’Italia sull’economia del primo semestre continua a dire che siamo maglia nera nell’industria, nelle costruzioni e nei trasporti. Compresa la gran parte dei porti turistici: nessun investimento. Provate a percorrere la 131 e ditemi se è cambiata in meglio, se quella superstrada è degna di un paese civile.

Soru come Illy, come un Matteo Colaninno o un Massimo Calearo ante-litteram, come ha scritto ieri il Giornale. Con mille grane sotto il materasso: non solo l’ormai mitico Ppr, quello per cui per costruire devi fare direttamente un accordo con il presidente, ma anche la sciocca tassa sul lusso. Scoraggiare un certo tipo di turismo per poi finire impallinato dalla Corte Costituzionale. Il Tar che mai avuto tanto lavoro come in questi anni. Conflitti su conflitti, con un dirigismo che – attraverso la riscrittura di un nuovo Statuto – lo ha tenuto al riparo da un conflitto di interessi latente. E, naturalmente, una serie di sconfitte nei ricorsi che avrebbero suggerito ben altro comportamento.

Non è il fatto che Soru abbia comprato l’Unità. Fatti suoi, è un editore e come imprenditore è libero di fare impresa. E’ il caso Saatchi & Saatchi, quello per cui il governatore rischia di più. La procura di Cagliari potrebbe rinviarlo a giudizio prima delle elezioni di giugno. E allora Soru non potrebbe ricandidarsi. A proposito di questione morale e impegno civile.

Giustizia, tocchi Prodi e muori

Ma si può dire che la lotta delle procure riguarda principalmente la sinistra e Prodi e Mastella? A me non piace il giustizialismo, non piace minimamente Di Pietro, anzi, nutro per lui una profonda avversione, per il modello di politico che rappresenta. Ma dietro la questione De Magistris c’è un aspetto che Repubblica – sempre puntuale in materia di giustizia – non sottolinea adeguatamente. De Magistris, in pratica, dice di essere stato rimosso perché indagava su Prodi e Mastella. Oltre ad altre cose sulla sua ex procura.

E se a queste denunce, per le quali sono scattate le azioni di Salerno su Catanzaro, aggiungiamo anche quanto detto pochi giorni fa dalla Forleo (anticipando contenuti del suo libro), beh direi che il teorema della saldatura tra sinistra e una parte della Magistratura ormai non è solo un teorema.

Come si dice in questi casi: stiamo a vedere come va a finire.

Cervelli annebbiati

Trovo la questione sollevata in RAI sulla fiction di Luca Barbareschi a dir poco ridicola e imbarazzante. La storia, in breve, è questa. Barbareschi ha un accordo con la RAI per produrre e mandare in onda la terza serie della fiction “Nebbie e delitti”, che ha riscosso un lusinghiero successo. Non ci sarebbero problemi per trasmetterla nell’autunno del 2009, ma ecco che in RAI rimbalza questo problema: Barbareschi è il primo attore-deputato che potrebbe andare in scena, magari durante il periodo di garanzia concesso dalla vituperata legge sulla par condicio.

Apriti cielo! A sentire l’AGCOM, interpellata urgentemente dalla RAI sulla questione (deve programmare il palinsesto proprio relativo alle fiction) il problema è nuovo: loro controllano il timing relativo alle presenze dei politici in tv, ma esclusivamente su Tg e programmi di informazione e intrattenimento. Non fiction, of course.

Il fatto assurdo è che non c’è alcun conflitto di interesse, dato che Barbareschi, in qualità di produttore, aveva sciolto il suo affidandosi al blind trust. Cosa ancora più assurda è pensare che la recitazione in una fiction possa essere conteggiata nel timing delle presenze politiche! Come se recitare quella sceneggiatura, che sarà tutt’altro che politicamente ispirata (a meno di non voler uccidere il programma in partenza), equivalesse a fare un intervento da Santoro.

Quanto sia ridicolo e sciocco questo aspetto vi lascio giudicare da soli. Ribadisco: la RAI deve molto migliorare in quanto a offerta televisiva, ma in genere la politica è ossessionata dalla TV.

Dietro la questione Sky, il solito problema: le televisioni

ilaria d'amicoIn occasione della grande vittoria di Obama, molti analisti dell’informazione internazionale hanno sottolineato come uno dei principali fattori della vittoria del senatore dell’Illinois fosse stato l’uso di Internet. Uso sagace, comprensivo, totale. Obama in un anno e mezzo ha usato internet per generare consenso, raccogliere fondi e dunque finanziare la pubblicità nei mezzi tradizionali. In molti si sono chiesti se una cosa del genere fosse possibile anche in Italia. La risposta è NO. No se la politica continua a guardare alle televisioni e a rimanerne ossessionata.

Il caso SKY lo conferma. L’IVA al 10% – come ribadisce oggi l’ex presidente del consiglio Romano Prodi – è un privilegio ed è frutto di un tentativo, del solito tentativo, di aprire la strada a un terzo polo televisivo. Nel 1995 il capo del Governo era Dini, al posto di SKY c’era Telepiù in versione analogica. Quando si trattò di regolarne lo status il centrodestra propose di concedere l’IVA al 10%, una via di mezzo tra il 4% della RAI e il 19% generale. Fu Rifondazione Comunista, in un parlamento guidato dai DS, dai Popolari e dalla Lega (che si era staccata dal Polo) a votare insieme al centrodestra per corrispondere questo privilegio. L’Europa ovviamente ha chiesto a Prodi di togliere quel privilegio, cosa che il professore ha evitato di fare, temendo contraccolpi politici.

Questi contraccolpi, a leggere questa ricostruzione, ci sono stati. E’ evidente, la televisione agli italiani interessa, ma solo in termini di svago e intrattenimento, informazione e alternative (leggi: risparmio). Infatti, contrariamente a quanto affermato oggi SKY non è roba da ricchi. Il ricco a cui si riferiva Berlusconi, frainteso da qualcuno del PDL, è ovviamente Rupert Murdoch, che Berlusconi considera troppo vicino alla sinsitra.

E’ vero? Beh forse si, forse no: oggi ospita la tv del partito democratico, in una posizione privilegiata rispetto ad altre tv minori. Di sicuro SKY non è un bene di prima necessità e l’eliminazione del privilegio, anche graduale, è cosa giusta. Il problema è semai che viviamo in un paese monotono, poco effervescente, nel quale SKY funziona da finestra sul mondo e che ci riporta al nostro insuperabile provincialismo da strapaese. Con la nostra informazione ingessata, con i nostri inossidabili e inguardabili varietà, i soliti reality-show, i giornalisti sportivi che si comportano da piccoli boss, quando non sono asserviti ad altri boss appena appena più grandi et cet et cet. SKY non è necessaria, ma è come una boccata d’aria in alta montagna.

La questione del conflitto di interessi, se posso usare un termine forte, è totalmente sputtanata. Con che autorevolezza parla la sinistra, che ha avute molte occasioni per risolvere questo problema? Per la sinistra il conflitto di interessi è utile solo quando sta all’opposizione, per parlare di regime quando le conviene. Mentre quando governa (si fa per dire) al limite pensa all’indulto o a mettere d’accordo i banchieri.

Il grosso grasso problema è che la politica italiana è ossessionata dalla TV, pensa che la politica esista solo in quanto messaggio televisivo. E la conseguenza di ciò è l’appiattimento totale della proposta politica, ridotta a semplice format di scarso valore, che mira a governare il contingente senza una minima visione del futuro. (nella foto: Ilaria D’Amico, foto AP)

Attilio Deffenu, il maestro sul quale fondare la nuova identità

Di Attilio Deffenu, a Nuoro, è rimasta solo la via. Nessuno se lo ricorda più. I ragazzi delle scuole sanno solo che è, in certi casi, il personaggio che ha dato il nome all’istituto. Poi più niente. Nel resto dell’Isola neanche a parlarne. Il motivo è tutto sommato semplice. Decenni di cultura marxista e operaista hanno cancellato la possibilità che nell’Isola potesse crescere un concetto di autonomia senza per forza essere retaggio sardo-comunista.

Non ne abbiamo la controprova storico-culturale: è però probabile che Deffenu potesse diventare quell’intellettuale con la I maiuscola che è mancato ai sardi. L’eroica fine sul Piave ha concluso una storia già delineata, soprattutto attraverso le colonne della rivista “Sardegna”.

Deffenu univa i pensieri alle azioni. Per questo morì sul Piave. Quello era il suo posto e quella la dimensione di sardo che combatte per l’Italia, con onore e senza retorica.
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All’ombra dell’ombra

C’è una cosa che può far sperare bene il centrodestra per le prossime regionali e in genere per gli anni a venire: l’evanescenza del PD. Questo aspetto è tanto reale, in quanto colto dagli stessi riottosi governanti del centrosinistra nelle amministrazioni locali.

Prendiamo il caso Soru: è chiaro il suo tatticismo. Le dimissioni non vengono a caso. Ma il PD è riuscito ad andare alle carte bollate per una non meglio identificata questione (la lotta sulla segreteria, che barba!). Non è il caso che io vi riassuma tutta la sequela di avvenimenti che hanno portato alle dimissioni del presidente della giunta, ma le motivazioni sono tutte politiche.

Che i sindaci e i presidenti di regione del PD soffrano di un calo di fiducia è reso noto dai sondaggi, ma testimoniato dai comportamenti sempre più scomposti degli stessi. A Soru aggiungi Chiamparino. Stamattina poi ho sentito parlare il sindaco di Venezia di federalismo: Cacciari sembrava Calderoli, se non fosse per la erre strascicata e per una proprietà di linguaggio totalmente differenti.

In più, come rileva il Giornale, ricordando le non note disavventure giudiziarie di Soru (alle quali aggiungo il Mistero Talgo), non sono pochi gli amministratori che devono fronteggiare delle grane personali.

L’Espresso, organ house del centosinistra, definisce questa incazzatura-insoddisfazione, come il partito-ombra del PD, che già ha formato un governo ombra di 60 elementi. All’ombra dell’ombra dunque, in attesa che spunti il sole da qualche parte. L’altro giorno non l’ho buttata lì a caso, riguardo alle ambizioni di Soru. E’ che a sinistra c’è in atto una forte crisi di rigetto sul modello del Partito Democratico. Veltroni lo voleva in un modo (all’americana, si sa che lui è fissato con queste cose, ma senza regole chiare), D’Alema preferisce di gran lunga rimanere socialista, o almeno provarci, provando a mettere delle gambe sopra questi tavoli sui quali stanno seduti troppi intellettuali.

D’Alema ha capito una cosa scientifica, matematica: ndo vai se la maggioranza non ce l’hai? Da qui le aperture a Casini e i contrasti con i governatori e i sindaci, che vorrebbero contare di più, oltre a portare voti.

La questione sarda comunque non è totalmente indipendente da questi sommovimenti. Soru gioca le sue carte e ha vita facile contro i vecchi simulacri della sinistra sarda, tipo Cabras. Ma anche lui da solo non va da nessuna parte, a meno che noi non gli si offra il plebiscito sul classico piatto d’argento. Ecco perché abbiamo una possibilità che non possiamo sprecare.

Lettura della domenica

La tecnologia aiuta il terrore. I commandos seguivano via internet l’andamento delle loro gesta, per verificarne l’impatto mediatico.

La politica e il dramma.

Un’analisi politica sulle stranezze del bipolarismo italiano.

Il mercato reagisce col mercato. Ondata di acquisti sui saldi anticipati a New York City. Un modo come un altro per battere la crisi e allontanare lo spettro della deflazione.

Celtics contro la bestia nera di Charlotte, che ha nel board direttivo la leggenda Michael Jordan. Anche quest’anno vittoria sudata, dopo la passeggiata di venerdì contro i Sixers.

DOVE PUNTA MR TISCALI

Sottovoce qualcuno dice che il suo obiettivo vero sia Palazzo Chigi


“Non avete ancora capito dove punta Renato Soru”. Sono parole di un importante dirigente del Pd sardo. Uno che dovrebbe essere amico del governatore e che non ha dubbi nel dire che il tycoon sardo punta direttamente a sostituire Veltroni quale candidato alla presidenza del Consiglio alle prossime politiche.

Un’idea incredibile? Per niente. Guardiamo i giornali e le tv degli ultimi mesi. Oggi il governatore della Sardegna è diventato il volto buono e presentabile del Pd. Ostinato, con il fisico giusto (alto, ben vestito, ascetico), senza alcun contradditorio sulla grande stampa. Senza nessuno che ne metta in dubbio gli effettivi risultati (a parte l’Unione Sarda, come direbbe l’ossessionato Giorgio Melis).

Non c’è giorno dove Soru non compaia pensoso e incazzato su qualche rotocalco. Non c’è volta dove Mr Tiscali non dica che ha a cuore i ragazzi dell’Isola (che continuano a scappare via, andrebbe detto) o che in Sardegna è cominciata la redistribuzione del reddito (boh), almeno dalla prossima ipotetica finanziaria.

E’ rupture in salsa nuragica, come scrive il Foglio oggi. L’uomo solo al comando (definizione dell’amico Sole 24 ore) ha ottimi rapporti con Veltroni, con Letta e con D’Alema. Ha un giornale suo, l’Unità, e i sorrisi emozionati dei grandi quotidiani nazionali. E’ in armonia con Carlo De Benedetti, vero king maker della sinistra italiana. Come dire: i tasselli sono al posto giusto per guardare veramente in alto. Molto, molto in alto.

Forte di questi contatti, Soru ha rotto ogni indugio e attende le contromosse del Pdl per poi agire definitivamente.

Solo Beppe Pisanu fa veramente paura al governatore. Se il capo della commissione antimafia decidesse di cambiare idea, la favola soriana potrebbe subire una brusca frenata.

Così si scoprirebbero molte, moltissime cose. Alcune le ha ricordate stamattina Paolo Maninchedda che dal nuovo mito soriano non si fa incantare per niente. Non solo l’industria a pezzi, ma anche la questione morale che, se tocca la sinistra, non vale niente.

ADESSO LA PARTITA E’ NELLE NOSTRE MANI

Voglio rispondere complessivamente a tutti i commenti sulla vicenda Soru.  Ci sono cose interessanti e altre ovvie: tutte partono dal presupposto che le dimissioni del presidente siano uno spartiacque.

C’è stata un’ eco impressionante sui media. Alla Camera decine di colleghi di ogni regione hanno commentato il Soru-day. Ho visto alcuni colleghi del Pd sorridere come se avessero intrappolato il governatore per sempre. Altri piuttosto sicuri che Soru stesse mettendo nel sacco Cabras e compagni. Stranamente, i più dubbiosi eravamo noi, quelli del Pdl sardo.

Un fatto è certo: il governatore della Sardegna è un personaggio che fa notizia. E’ uno che ha dato un senso ai suoi anni da presidente. Nel bene e nel male ha imposto una politica riconoscibile. Io non ne condivido la gran parte degli aspetti e considero l’Isola peggiorata rispetto a quattro anni fa perché non ha fatto il salto di qualità. Non c’è più impresa, non ci sono più giovani con capacità di futuro, siamo complessivamente ingrigiti e poco competitivi  rispetto a molte altre piccole realtà dell’ Europa e del Mediterraneo.

Il punto è che il centrodestra non ha lavorato, almeno fino ad adesso, ad una vera alternativa. Abbiamo vissuto della contrapposizione a Soru:non basta.

Quando, anche da questo blog, ho provato a spingere sul pedale del rinnovamento, ho ottenuto buoni consensi da chi politico non è, ma sguardi biechi dai frequentatori soliti del palazzo. Non vi dico i commenti ( e le preoccupazioni ) quando ho proposto per la candidatura una donna che potesse rappresentare un segno di novità.

Nella sezione documenti troverete un po’ di cose che cercano di tratteggiare la politica che mi piace  e le proposte da mettere in campo. Non è vero che siamo senza idee e che abbiamo paura di esporle: spesso non ci è data la possibilità. La colpa è che ci vediamo poco e niente e che ognuno parla per la piccola porzione che rappresenta. In più, abbiamo rimandato-rimandato le scelte vere ad un domani indefinito.

Sulle scelte, poi. Ieri il presidente Fini ( finalmente !) ha detto che “nel Pdl serve una forte democrazia interna per scongiurare il cesarismo”. Ecco, può valere anche nel dibattito che si sta svolgendo nel Pdl sardo: o tutti sentono di poter dare un contributo o non saremo molto diversi dal Pd dilaniato dalla guerra interna. E il Popolo della libertà nascerà zoppo.

Se qualcuno del Pdl volesse affidarmi un incarico ( per scrivere un programma, ovviamente) farei esattamente questo: chiamerei una trentina tra ricercatori, pensatori ( giovani!), comunicatori e imprenditori e fornirei i documenti in grado di rispondere al Soru del 2004. Costruirei un sogno di centrodestra e poi lo farei diventare una dannata realtà concreta.

(Aggiornamento. Stamattina il Corriere ha scritto che è prevista una riunione del Pdl sardo a Roma. Non è così. Si tratta di una riunione di Fi convocata da tempo. Questo per dire che le scelte vanno fatte – o digerite – insieme).