A che punto siamo

Articolo preciso sul Foglio di oggi. Giornate alla Camera incredibili, piene di voci, ipotesi, smetite e contro-smentite. Nessuno si dimette da niente ma sembra che molte cose siano in ebollizione nella pentola del Cav. Un solo coordinatore con un vice-finiano? Chi sarebbero? Intanto un appello di Augello e Moffa per una pace duratura tra Fini e Berlusconi, c’è anche la firma di Alemanno.

Gennargentu, uno sviluppo alternativo alle vecchie proposte

1. Il caso del reinserimento del Parco del Gennargentu nell’aggiornamento della lista dei parchi proposta dal Ministero dell’ambiente dimostra due cose. La prima: non avere rispetto per le battaglie delle autonomie locali e dei movimenti organizzati e non avere conoscenza della storia dei territori. La seconda: poichè il problema del Gennargentu si ripresenta puntuale significa che non è stato risolto e che ancora non si vede l’alternativa di sviluppo. Siamo stati fermi, è ora di riprendere il discorso. No al Parco, certo, ma sì,decisamente, ad un modello di sviluppo che parta dal basso.

2. I numeri sulla crisi del Nuorese e delle aree centrali dell’Isola,compresa l’area del Gennargentu, fallimento dell’industria che ha perso occupati, aziende in crisi:il territorio è collassato sotto il peso dell’indecisione o di programmi di rilancio puntualmente smentiti dalla realtà.

3. Dobbiamo essere propositivi e lanciare il concetto di sviluppo integrato del territorio. lo suggerisce il nome, mira a riunire, sotto un’unica visione, l’idea di far crescere economicamente il territorio attraverso il concorso di più forze: quelle imprenditoriali, quelle agroalimentari, quelle legate specificamente alla campagna, quelle sindacali, quelle istituzionali, le banche, le fondazioni e le università. Un grande concorso di idee e progetti che vada oltre i fumosi e quasi mai rispettati accordi di programma e miri a costruire solide gambe per tavoli di sviluppo che guardino al futuro, salvaguardando il presente.

4. L’università è un capitolo fondamentale. Le promesse mai mantenute, la perdita di corsi importanti, spingono il territorio allo spopolamento. Nello stesso senso anche i vincoli imposti alle campagne e ai loro proprietari sono un incentivo all’abbandono, se non vengono messi in chiaro i benefici economici delle operazioni, Di fatto il parco oggi non rappresenta una soluzione. Tuttavia, noi tutti dobbiamo fare lo sforzo di indicare delle alternative.

Dobbiamo riprendere la strada dell’ università con una legge apposita che preveda l’istituzione di corsi basati sulla gastronomia locale, sulla biocompatiblità dei cibi, sulle risorse naturali e sul turismo, sul modello della Laurea Magistrale in promozione e gestione del patrimonio enogastronomico e turistico, ideata da Slow Food di Carlin Petrini, in modo da formare giovani in grado di lanciare e gestire imprese turistiche legate al territorio, avendo in mente la cultura della terra. Un ente del genere, finanziato e promosso anche con fondi privati, potrebbe dare un forte impulso al nostro territorio, offrendo una valida alternativa al sistema dei parchi, che pare obsoleto, almeno come modello di fruizione dell’ambiente.

5. L’albergo diffuso è sicuramente uno strumento di potenziamento del territorio. Bisogna pertanto impegnarsi a fondo per migliorare la viabilità interna e proporre un’offerta turistica alternativa che dal mare, molto apprezzato, anche da queste parti, veicoli turisti verso l’interno, verso la montagna. Il turismo in montagna non può essere visto solo come lo sfruttamento di dieci giorni di neve, se va bene, e di riapertura di una stazione sciistica comunque insufficiente.

6. Il vero obbiettivo è quello di offrire il territorio come alternativa turistica, attraverso la creazione di un’offerta che contempli escursioni a cavallo, a piedi, in bicicletta itinerari enogastronomici e naturalistici. Lo sforzo va fatto unendo le istituzioni, i privati e chi abbia voglia di inserirsi in questo mercato, magari sfruttando dei finanziamenti che vadano oltre le migliorie e le ristrutturazioni.

7. Il passaggio dall’industria pesante delle cattedrali del deserto a imprese leggere, basate sull’ambiente e sul territorio, farà solo bene, anche in termini occupazionali, tentando di salvare il salvabile con degli accordi di programma o delle riconversioni, che devono comunque essere lungimiranti e in grado di mantenere le promesse, altrimenti è meglio pensare a dare un lavoro ai nostri figli. Incentivi dovranno essere previsti per tutti coloro che operano seguendo i criteri della conservazione dell’ambiente, dell’impresa leggera, aumentando quindi l’offerta formativa, anche in livelli inferiori all’università, in modo di consentire a tutti di poter accedere a nuove professioni e fornire l’apporto necessario per cambiare il futuro dell’isola e soprattutto della zona del Gennargentu.

(Per parlare di queste cose ci vediamo il 16 alle 18 all’Hotel Gennargentu di Desulo. Saranno presenti tutti i sindaci dell’area, imprenditori, cittadini, consiglieri regionali e parlamentari)

Fare in modo che lo scazzo non arrivi quaggiù

Non credo che Fini pensi realmente ad un terzo polo. Le idee del presidente della Camera sono quelle di un bipolarista convinto già dalla famosa alleanza con Mario Segni. Penso che la strada percorribile sia quella di un vero e duraturo accordo dentro il Pdl, senza infingimenti e rendendosi conto che le cose così non vanno.

Oggi Gianni Alemanno ritorna su Repubblica a chiedere un cambio di passo nell’azione di governo e nel partito. Leggere i giornali e’ ultimamente non troppo piacevole per i nostri elettori: equivoci, dichiarazioni affrettate, parole in libertà, sbagli politici macroscopici e chi più ne ha piu’ ne metta.

Nel Pdl c’e anche un’altra classe dirigente. Per lo più silenziosa, impegnata, che lavora duro e compare poco. Non e’ usurata da mille incarichi, non ha un super potere concentrato, ha le carte in regola dopo molto impegno. Ecco: bisognerebbe ripartire da qui, facendo in modo che anche chi e’ più o meno giovane (termine equivoco in Italia, dove tutti sono giovani) o chi ha semplicemente voglia e passione da spendere, sia coinvolto. Se lo scazzo arriva anche all’asse portante del partito non la vedo benissimo.

I temi non mancano, anche se la questione innovazione e meritocrazia resta fondamentale, in un paese dove il potere e’ affare per pochi, sempre i soliti. Condivisibili moltissimi articoli usciti in questi giorni, compreso quello di Pierluigi Battista con il suo “Non e’ un paese per giovani”.

C’e poi questa idea del terzo polo che accarezza anche molte persone di sinistra che non credono più in un Pd con pochissime ambizioni e con un logoramento di fatto nelle proprie proposte. Sento alcuni intellettuali di sinistra attratti dalla sirena finiana, alcuni insospettabili. L’idea e’ di fare un cartello dei buoni contro il Cav. Ma poi e’ la politica che decide. Come mettere insieme infatti i temi laici con quelli super cattolici di Casini? Come conciliare i temi etici e quelli dell’ immigrazione con le proposte dell’Udc, diametralmente opposte?

Alemanno, PDL: serve una svolta

Al suo futuro politico non ci pensa e lo dice con ironia: «Faccio il sindaco di Roma, è un lavoro durissimo. Se alla fine di questa esperienza sarò ancora vivo, allora mi porrò il problema sul da farsi». Al Pdl, invece, ci pensa eccome. Tanto che dal 23 al 25 luglio riunirà a Orvieto tutti i circoli di «Nuova Italia», la sua componente. Non solo. Gianni Alemanno chiede di fare al più presto i congressi, di completare il tesseramento e di ritrovare prima possibile un equilibrio nel partito. Insomma, secondo il primo cittadino, serve una «scossa» al Pdl e al governo.

Sindaco Alemanno, non le sembra che i due fondatori del Pdl, Berlusconi e Fini, siano arrivati ormai a un punto di rottura insanabile?
«Credo che in politica non ci sia mai l’ultima spiaggia. Sicuramente il clima è molto teso ma possiamo ancora recuperare. Del resto un Pdl unito è nell’interesse sia di Berlusconi che di Fini».

Ma lei il presidente Fini lo vede? Lo frequenta? Vi sentite?
«I miei rapporti con Gianfranco sono improntati a correttezza e amicizia, costruite nel corso di molti anni. Anche in questo momento continua il dialogo».

Eppure lei potrebbe avere un ruolo politico fondamentale. Molti la descrivono come il futuro Fini, cioè di fatto l’erede della destra. Non ci si vede?
«Evidentemente non ci si rende conto di cosa vuol dire fare il sindaco di Roma. E poi mi scusi ma queste argomentazioni portano jella. Ha visto come sono andate a finire le ambizioni politiche degli allora sindaci di Roma Rutelli e Veltroni? Preferisco occuparmi della città eterna, poi si vedrà».

Però non trascura la politica. A Orvieto ci sarà un appuntamento importante per la sua componente…
«Sì, per tre giorni ci incontreremo con tutti i circoli di Nuova Italia, come succede ormai da dodici anni. Faremo il punto del nostro impegno politico. Discuteremo soprattutto di due temi: l’unità nazionale, che è la base per affrontare le riforme, e ovviamente il Pdl, che ha bisogno di una forte scossa».

Una scossa di che tipo?
«Ormai è passato un anno dalla fondazione del Pdl, servono i congressi. Inoltre è necessario completare anche il tesseramento».

Nei congressi si conteranno le correnti. A proposito, ma Berlusconi non ha scomunicato tutte queste fondazioni che invece di fare cultura si occupano di politica e finiscono per diventare delle lobby interne al partito?
«Intanto credo che dai congressi ci guadagnino tutti. Proprio perché sono convinto che sia la stagnazione del partito a generare il correntismo. Vede, quando ci si confronta pubblicamente e a tutto campo si sconfiggono i giochi di palazzo. Inoltre dai congressi escono sempre degli eletti che dunque sono incontestabili».

Chi ha invitato a Orvieto?
«Tutti. Gli ex di An, a partire da Gasparri, La Russa e Matteoli. E poi gli ex di Forza Italia. In particolare credo moltissimo nel rapporto con i ministri Sacconi e Tremonti».

A proposito di Tremonti, la legislatura è cominciata con un rapporto molto stretto tra lei e il ministro dell’Economia. Erano i tempi in cui lei chiedeva 500 milioni di euro al governo per aiutare la Capitale alle prese con un debito enorme. Poi le cose sono cambiate. Tant’è che adesso l’esecutivo trasferirà a Roma solo 300 milioni. Cos’è successo?
«Non è accaduto nulla di particolare. Semplicemente ci sono due versioni di Tremonti: l’intellettuale e politico, con cui ho un rapporto molto solido, e il ministro dell’Economia, che non guarda in faccia nessuno e non fa sconti».

Non si è sentito maltrattato dalla manovra economica del governo?
«No. Abbiamo ottenuto 300 milioni di euro all’anno che ci sosterranno nel nostro lavoro per coprire l’enorme debito ereditato dalle consiliature precedenti. Nessuno ha ottenuto così tanto in questa manovra di lacrime e sangue».

E con la Lega? Si aspettava tutte queste tensioni con i soliti slogan contro Roma e i romani?
«Sarà il federalismo fiscale a fare chiarezza. Roma non è ladrona ma creditrice per la fiscalità generale. La nostra città dà molto di più allo Stato di quello che riceve. Sarà evidente a tutti con le nuove norme».

Due giorni fa c’è stata un’altra rissa in Parlamento. Le sembra normale che i deputati si picchino? Peraltro nella discussione che ha portato alle mani sono state coinvolte le romanissime Meloni e Saltamartini…
«Il Parlamento è stato sempre scenario di episodi spiacevoli anche nella prima Repubblica. Ricordo molte risse. In questo caso è stato davvero sgradevole l’atteggiamento e il tono usato nel suo intervento da Barbato, un deputato dell’Italia dei Valori che non conosco. In ogni caso la Saltamartini e la Meloni gli hanno risposto a tono e senza alzare le mani». (Alberto Di Majo, per Il Tempo)

Tirrenia, la privatizzazione farsa

Roma, 07 LUG (Il Velino) – “La privatizzazione sta diventando una farsa, siamo al punto di partenza, nonostante il Governo abbia elargito 1,24 miliardi di sussidi garantiti.

Investitori e private equity si sono defilati e stiamo per assistere alla prima devolution nautica del mondo, degna di un colpo di teatro”. E’ questo il tetso dell’interrogazione parlamentare a risposta in commissione presentata dal deputato del Pdl Bruno Murgia a proposito della privatizzazione della Tiurtrenia. “In questo passaggio dallo Stato alla Regione Sicilia chi ci perde e’ il cittadino italiano e in particolar modo i Sardi, utenti preferenziali di Tirrenia. Troppe sovvenzioni, sprechi – tra vascelli fantasma, stipendi d’oro e contratti da favola – il carrozzone di stato galleggiante contende l’Oscar dello spreco di denaro pubblico alla vecchia Alitalia; basti ricordare la fine che hanno fatto le navi veloci, in disarmo poco dopo il varo. A spese del contribuente, naturalmente. In tutto questo – aggiunge Murgia – ci sono i pessimi dati finanziari, che non rendono appetibile la compagnia. Per questo, con l’interrogazione chiedo quali misure intenda adottare il ministero dei Trasporti, per evitare che si apra l’era dei carrozzoni regionali”. (com/fae) 071116

Ricercatori fannulloni? Con quegli stipendi…

Il vero grande problema della ricerca in Italia, non è quello dei (presunti) ricercatori fannulloni. Il vero problema è che si conosce il problema e non si fa nulla per risolverlo. Pur amando il nostro paese ancora mi domando come cavolo possiamo essere ancora presenti ai vertici dei paesi più importanti del mondo, quando ormai abbiamo arretrato in tutti i settori più rilevanti.

La polemica del rettore della Sapienza Luigi Frati potrebbe avere anche un senso, se non fosse che lo stipendio cui fa riferimento e che verrebbe rubato dal ricercatore fannullone di turno, è veramente da fame. Insomma, se pure c’è furto è quasi giustificato, vista la scarsa considerazione che hanno i ricercatori, se quella è la paga che prendono.

Un paese civile che ha a cuore il proprio futuro farebbe della ricerca il perno di una ricostruzione industriale ed economica, soprattutto dopo momenti di crisi come questi, anche duraturi e non senza conseguenze sul piano della ricchezza individuale di ciascuno.

Il problema è che da noi c’è molta incertezza sulla destinazione dei fondi e spesso si seguono logiche baronali, cui i professoroni alla Frati non sono certo estranei. Insomma, la meritocrazia deve sempre partire dall’alto, visto che dall’alto la si mette in discussione, cooptando, scegliendo, dirottando fondi e attenzioni particolari a chi magari non lo merita.

Inoltre il concetto di produttività continuerà ad essere vago se gli stipendi sono così bassi. La ricerca medica, per fare un esempio, al di là dei grandi istituti privati, riesce bene con operazioni come Telethon, che sono seguite da organismi neutri rispetto alla politica e alle normali logiche universitarie.

Il vero problema è dunque la mancata priorità alla ricerca, che pure dovrebbe essere un capitolo di spesa di livello strategico, prioritario. In questo siamo così terribilmente indietro che giudichiamo il tutto irrecuperabile, tirando a campare. Io non penso che sia così e la polemica è solo strumentale e scentrata.

per approfondire: il sito dei ricercatori precari

Molto nuvoloso al sud e sulle isole…

Giulio Tremonti ha detto ieri al convegno della Coldiretti qualcosa che tutti pensano: le regioni del Sud non spendono le risorse a disposizione. I governanti sono dei cialtroni. Il tema è vecchio: come dare torto al ministro dell’ economia ?

Sono d’accordo con lui. Attraverso i fondi comunitari avremmo potuto modificare la faccia dei nostri territori, fronteggiare la crisi di questi anni, mandare avanti progetti di sviluppo e infrastrutturali. Siamo invece appesi ai soliti problemi, con una generale e stucchevole lamentela verso lo Stato. Non sapendo con chi prendercela, se non con i funzionari e gli assessori di dubbia efficienza, siamo come al solito prodighi di dichiarazioni contro il governo centrale.

( A proposito: si discuterà mai la mozione sull’indipendenza dei sardisti? Come si concilia l’aspirazione a fare da sè quando non siamo in grado manco di far quadrare i conti di un assessorato?)

Anche il responsabile regionale della Confindustria sarda è sulla stessa linea e chiede che la prossima manovra della giunta intervenga soprattutto su sprechi, lasciando a imprese, ricerca e istruzione i fondi sufficienti per navigare in mezzo alle difficoltà.

Direi chiaro e tondo così, ai sardi: meno industria fallimentare e più piccola e media impresa a partire da turismo e agroalimentare. Sembrano concetti chiari ma il messaggio non è ancora passato.

Cappellacci poi dice di voler cancellare quattro province. Insorge Sanciu, secondo me con ragione. O le cancelli tutte o è inutile imbarcarsi in una lotta senza speranza.

FINI-BONDI, il match surreale

Fini e Bondi nel dibattito di ieri a Roma sembravano far parte di partiti totalmente differenti. O si chiarisce per sempre il rapporto tra cofondatori e la natura del Pdl, stabilendo regole chiare, o il progetto del più grande partito di destra d’Europa fallirà. Comunque così è impossibile andare avanti.

Tirrenia e Parco del Gennargentu

TIRRENIA: INTERROGAZIONE PDL SU PRIVATIZZAZIONE =
MURGIA, CONTORNI VICENDA POCO CHIARI

Roma, 30 giu. (Adnkronos) – Il deputato del Pdl Bruno Murgia ha annunciato la presentazione di una interrogazione a risposta scritta, in commissione Trasporti, sul caso della privatizzazione della Tirrenia. Murgia, in una nota, si dice “preoccupato per le notizie apparse sugli organi di informazione” e per le sorti della compagnia di navigazione che serve le principali tratte da e per la Sardegna.
Per Murgia i contorni della vicenda sono ‘poco chiari’ e intende chiederne conto immediatamente al governo. (Pol-Leb/Col/Adnkronos) 30-GIU-10 13:02


AMBIENTE: PROBLEMA PARCO GENNARGENTU IN COMMISSIONE CAMERA

(ANSA) – CAGLIARI, 30 GIU – Si e’ svolto questa mattina a Roma in Commissione Ambiente della Camera un incontro sul Decreto ministeriale inerente il Parco del Gennargentu che e’ stato inserito fra le aree protette, durante il quale la Commissione si e’ detta disponibile ad affrontare il problema.

All’incontro – organizzato dai deputati Pili, Murgia, Vella, Nizzi e Porcu che hanno presentato una risoluzione in commissione – hanno preso parte anche il coordinatore nazionale del Movimento sardo Pro territorio, Alessio Pasella, il segretario Pasquale Zucca, il dirigente Antonio Cabras e il vice coordinatore nazionale Mingarelli. ‘Abbiamo respinto con forte determinazione l’imposizione forzata dell’istituzione del Parco del Gennargentu – ha dichiarato Pasella – abbiamo, inoltre, chiesto lo stralcio dall’elenco ufficiale dalle aree protette allegato al Decreto del Parco nazionale del Gennargentu, al fine di rispettare le indicazioni delle popolazioni che si sono espresse sempre contrarie all’istituzione del Parco. Abbiamo chiesto l’avvio dell’iter parlamentare della proposta di legge Pili che riguarda la norma quadro sulle aree protette. La Commissione ministeriale si e’ detta in proposito disponibile e, quindi, vi sono risvolti positivi. Il problema del Parco del Gennargentu si avvia ci auguriamo a soluzione anche grazie alla Commissione’. (ANSA).

Italiani

(ANSA) – NAPOLI, 29 GIU – ‘La morte di Pietro Taricone mi addolora particolarmente. Lui e’ il tipico figlio della nostra terra: coraggioso, intelligente e generoso. Alla sua famiglia vanno l’abbraccio di tutto il PdL campano e le mie personali condoglianze’. Lo dice il sottosegretario all’Economia e coordinatore del Pdl della Campania, Nicola Cosentino.(ANSA).

(ASCA) – Roma, 29 giu – ‘Soffro per non essere riuscito a ringraziarlo, perche’ all’indomani delle critiche rivoltemi da Berlusconi, mi difese pubblicamente, cosa non scontata per chi viene dalla nostra provincia’. Sono le parole con cui lo scrittore Roberto Saviano ha ricordato Pietro Taricone, affidate al suo profilo su Facebook, dicendosi ‘profondamente addolorato’ dalla sua scomparsa.

‘Abbiamo frequentato a Caserta lo stesso liceo, io e Pietro, il liceo scientifico Diaz. Lo ricordo quando eravamo adolescenti, lui era rappresentante di istituto, un ragazzo carismatico, solare e un po’ guascone. Nella Caserta di quegli anni – aggiunge Saviano – la sua ribalta sconvolse tutti, si senti’ aggredito da tanto successo, una luce che la nostra terra non e’ abituata a ricevere. E lui sulla soglia del circo mediatico seppe prendersi il suo tempo, scegliere il suo percorso, approfittare dell’opportunita’ avuta per studiare e migliorarsi. Non farsi ferire dalla bile o dalle accuse per il successo che in certe parti d’Italia e’ la colpa peggiore. Amava volare, ‘perche’ il cielo non tradisce’ come ogni paracadutista sa. A tradirlo e’ stato l’atterraggio, e’ stata la terra. Mi manchera’ riconoscere nei sui sguardi e nel suo atteggiamento l’inconfondibile matrice della mia terra, mi manchera’ guardandolo ricordare la nostra adolescenza, le manifestazioni a scuola, le gite.

Quella vita – conclude lo scrittore di Gomorra – che lo attraversava e mi contagiava. Addio Pietro, addio guerriero’.