Al Sud università di eccellenza

Bruno Murgia, deputato del PDL, commenta il rapporto della Banca d’Italia sui flussi migratori interni negli ultimi 15 anni, che hanno visto almeno 2 milioni di giovani spostarsi dal Meridione al Nord, in cerca di lavoro.

“Il Sud ha tanti problemi e questo dato ne conferma uno gravissimo: il territorio è incapace di dare un futuro ai giovani, che sono stati costretti a inventarsi un secondo flusso migratorio a carico dei genitori”.

Per Murgia, componente della commissione cultura, “il Mezzogiorno può risollevarsi se fa qualcosa per assicurarsi un futuro. La chiave è nell’istruzione, nell’università, nella ricerca: istituire facoltà di eccellenza per le nuove professioni riguardanti ambiti nei quali siamo ancora indietro. Tecnologie informatiche, biotecnologie, energie rinnovabili e nucleare, efficienza dei trasporti, tutela del paesaggio e urbanistica”.

“Bisogna avere la lungimiranza di guardare lontano” conclude il deputato, “facendo scelte strategiche per le generazioni future, nel segno della qualità, a vantaggio dell’intero paese”. (IL Velino).

CELLI SNOBBEGGIA MA L’ITALIA E’INGESSATA

Ein uscita il nuovo saggio di Celli. Luscita polemica e un po fastidiosa non impedisce di pensare che le cose scritte nella lettera al figlio non contengano molte verità

L'uscita polemica di Celli è fastidiosa ma non impedisce di pensare che le cose scritte nella lettera al figlio non contengano molte verità

Forse con un briciolo di artificio polemico il direttore generale della Luiss Pierluigi Celli scrive una lettera aperta al figlio nella quale gli consiglia di andarsene via dall’Italia.  Il Belpaese, osserva il manager, non offre alcun futuro ai giovani.

Molte polemiche: chi a favore e chi, soprattutto, contro.

La prima reazione:fastidio. Come si permette un uomo che ha sempre lavorato ai massimi livelli, che non si è mai fatto da parte, che ha sempre fatto il manager di successo sostanzialmente legato alla sinistra politica, a impartirci una lezione così snob? In più il destinatario della missiva non avrà alcun problema a trovarsi un posto di lavoro ben remunerato in una grande organizzazione estera.

Dunque, sì: la lettera colpisce. Ma al contrario. Ti fa venire voglia di restare in Italia e di combattere -come si diceva una volta- il sistema.

Lasciamo stare ciò che dice Daniela Santanchè: vattene via tu!, con quel corollario politicamente scorretto ma ovvio. A partire da lei:sarebbe interessante avere in tv opinionisti seri e giovani, oltre che freschi, piuttosto di chi bivacca nei salotti televisivi.

Il tema vero è la società bloccata. L’assenza totale di meritocrazia, il trucco nei concorsi, la selezione fatta dagli amici degli amici. Questo è il grande dramma italiano e non importa che Celli lo distrugga dopo averlo magari alimentato. E’ comunque vero che combattere da soli non è facile: succede in tutti i campi della vita. Nell’economia, nell’università, nella politica.

Basta vedere come vengono fatte certe nomine: dai ministri agli assessori regionali, compresi i gabinetti che rappresentano un potere reale e operativo. A scorrere gli elenchi c’è da inorridire: poi ci lamentiamo della scarsa qualità nella gestione della cosa pubblica.

Morale: Celli snobeggia, l’economista liberal-riformista Tito Boeri lo sfida sul versante delle riforme da fare per aiutare i giovani, l’Italia appare ingessata. Dobbiamo cambiarla.

Sette studenti sardi al master in “Urban Strategies”

(ANSA) – CAGLIARI, 11 NOV – Sono sette gli studenti sardi che parteciperanno al nuovo master in ‘Urban strategies’ che mette a disposizioni 15 posti per analizzare l’area metropolitana di Cagliari. Il via al corso universitario e’ stato dato dall’incontro di ieri fra il presidente della Regione Sardegna, Ugo Cappellacci, l’assessore regionale degli Enti Locali, Gabriele Asunis, ed il promotore del master, Wolf Prix, direttore del Dipartimento di Architettura dell’Universita’ delle arti apllicative di Vienna.

I principali obiettivi del master, illustrati oggi in una conferenza stampa, riguardano la progettazione urbana improntata allo sviluppo della sostenibilita’ e la massimazione dell’utilizzo delle risorse naturali per la promozione di energie alternative: sole, vento e acqua. Il corso si articola secondo un diverso tema che sara’ proposto ogni anno e dara’ le basi al supporto che la Regione vuole dare ai singoli Comuni nella progettazione della pianificazione comunale ed intercomunale. L’Universita’ di Cagliari, con la direzione del Dipartimento di Architettura della facolta’ (Darch) ha aderito all’accordo che prevede uno scambio di ricerche multidisciplinari svolte in parallelo alle attivita’ dell’istituto viennese

Cosa ve ne pare? Che idee avete in merito a questi progetti (non siate distruttivi, non si parla di Berlusconi qui). La mia opinione ? La strada da percorrere è esattamente questa.

In giro si sente nostalgia del 1994, il berlusconismo allo stato nascente

Tremonti ha guidato la politica economica dell Italia con successo. Oggi però è necessario tagliare le tasse per muovere leconomia

Tremonti ha guidato la politica economica dell' Italia con successo. Oggi però è necessario tagliare le tasse per muovere l'economia

1) La definirei sindrome del 1994: voglia di quell’ anno fantastico. Tremonti non era ancora di Forza Italia. In arrivo dall’ allora movimento di Mario Segni, non era depositario dello straordinario potere di cui gode ora.Ma oggi il super ministro dell’ economia è sotto pressione: l’attacco non arriva dall’ esterno ma direttamente dal mondo berlusconiano. Accuse precise, fastidiose: cordoni della borsa troppo stretti, nessuna voglia di abbassare la pressione fiscale, politica economico-culturale solidarista e di sinistra. Tutto l’ opposto di ciò che sostengono Brunetta e Capezzone che rilanciano con un documento liberista pubblicato dall’Occidentale. Non finisce qui. Un altro documento in dieci punti ha agitato le acque del Pdl per 24 ore. Poi, persa la paternità delle proposte, la crisi sembra rientrata. Restano i problemi però.

2) Dentro il Pdl -  nel controluce del dopo Cav- si gioca una battaglia per la supremazia nel campo delle politiche economiche e nell’ idea della società a venire.Sui temi dell’economia Fini ancora non si è espresso in maniera dirimente come per etica e immigrazione. Gli altri lo fanno con chiarezza brutale. La lotta è tra bismarkiani e liberisti. Forse una eccessiva semplificazione ma rende l’ idea di quello che succede. La metterei giù così, se non vi fosse la lite per i soldi a Roma capitale tra Tremonti e Alemanno. Quindi: Tremonti-Alemanno-Sacconi contro Brunetta e i giovani emergenti.Fini è la terza destra post-ideologica che cerca nuove soluzioni. Vediamo quale sarà l’azione concreta di Cameron una volta vinte le elezioni per capire se il leader britannico possa essere da esempio agli uomini della ex An.

3) Sono spariti gli alfieri del 1994. I Martino e gli Urbani, i Guzzanti e i Pera. Ha vinto la svolta tremontiana, la battuta fulminante tipo “il falò delle avidità” e la lettura raffinata e sociale della crisi della globalizzazione con “La paura e la speranza”. Tremonti ha vinto sul versante della lotta delle idee e ha piegato il Pdl ad una visione che ha nell’ economia sociale di mercato e nel recupero di vecchie parole chiave del mondo di sinistra le sue basi.Il fatto è che gli indicatori economici segnalano una leggera ripresa e dunque gli uomini più vicini al Cav rilanciano il tema dell’ ottimismo e del taglio delle tasse. Da qui la proposta dell’abolizione dell’Irap, una misura che guarda alle imprese. Meno fisco e più fiducia nella libertà di intraprendere: ricetta vecchia ma sempre efficace, se applicata davvero.

Azione Gelmini, primi frutti

Non è un mistero che il ministro Gelmini stia giocando una partita molto dura per la riforma della università italiana. Ci siamo soffermati a lungo sul perché fosse necessaria una drastica inversione di marcia, criticando il carattere contradditorio e conservatore delle manifestazioni invernali dell’ Onda.

Oggi, per la prima volta, un criterio di premialità è stato applicato a quelli che il ministero ha giudicato le università migliori. In parole povere: più fondi a chi è bravo, meno a chi non garantisce decenti standard qualitativi.

Il dato che fa discutere è -ahimè -un altro. Le università sarde sono sotto gli standard che ti fanno recuperare più risorse. Meno 2,08 per Cagliari e meno 2,95 per Sassari. Duro lavoro per i due nuovi rettori. La crisi dell’istruzione superiore sarda fa il paio con la necessità che nell’Isola si investa maggiormente in conoscenza e cultura. Lo ripeto anche adesso e lo ripeterò fino alla noia: meno chimica, più istruzione, cultura e turismo.

Alghero, che sberla a Nuoro!

Tutti sanno che il mio vecchio sogno è una Università autonoma a Nuoro. Anni fa, prima dell’ attuale crisi devastante, c’erano tutte le condizioni. Il governo Soru non ci ha mai creduto, l’ attuale consorzio universitario guidato dall’ architetto Russo ha fallito clamorosamente. E anzi, con la poca voglia di battersi veramente, ha ulteriormente peggiorato le cose. Non parlo, per amore di carità, dell’ amministrazione comunale. Il sindaco Zidda non ha mai avuto una strategia e infatti galleggiamo, come galleggia la nostra città, vittima di un passato nobile ma di un presente sbiadito.

E intanto, mentre gli amministratori della sinistra assistenzialista nuorese parlavano di chissà quali eccellenze, Alghero attraverso la sua facoltà di architettura cresceva concretamente. E oggi il Censis stabilisce che Architettura è la migliore d’ Italia, prima per internazionalità e nuove tecnologie.

Il preside Maccioco dice che la facoltà è integrata con la città. L’amministrazione lavora per dare tutti i supporti possibili. In Sardegna dunque si possono fare ottime cose. In Barbagia è sempre tempo di mesti convegni sul come eravamo.

Continuo a pensare che la Sardegna sia ideale per studi, ricerca e qualità della vita.

Quelli che ti aspetti

Gli incidenti di Torino sono stati provocati dall’Onda “antagonista”. Il movimento di studenti chiamato Onda è nato per contestare la Riforma Gelmini. Prontamente politicizzato, si è subito organizzato in qualcosa che conosciamo bene, a dispetto di tutte le buone intenzioni manifestate al tempo della presentazione della riforma. Peccato che sia già diventato il classico gruppo feticcio “de sinistra”, che passa il tempo a cazzeggiare nei meeting internazionali, facendo apparire le sue proteste come premeditate e prive di una reale volontà riformatrice della scuola e dell’università – un gruppo di cui non si sentiva la mancanza e che testimonia ancora una volta il vuoto ideale che sta lasciando a sinistra il PD, un’area politica che è diventata uno sfogatoio di ragazzi che agiscono in separata sede: chi nei sindacati, chi nelle università, chi direttamente nei centri sociali, possibilmente creando disordine e andando ben oltre la semplice contestazione. Fallita la riaggregazione torna lo spontaneismo, con slogan vecchi di 40 anni e tanto voglia di non fare un tubo….

Noi, la Lega e alcune cose da mettere in chiaro

La Lega ha più meriti che difetti. Lo dico subito: ha contribuito, nella sua storia, a ripulire la politica romanocentrica dei palazzi, ha dato voce a determinati settori produttivi, ha messo in campo tematiche interessanti, ha costretto la politica a misurarsi sull’economia delle piccole imprese (che la politica sia sensibile ai grandi gruppi industriali è cosa nota), ha fornito una interpretazione della realtà forte, dinamica, schietta. Magari non condivisibile in tutto o in parte, ma in qualche modo portatrice di consenso.

Il modello comunicativo della Lega poi è riuscito a travalicare il leaderismo di Bossi, che era molto accentuato. La Lega negli anni Novanta e Ottanta era un partito-persona, legato alle vicende di Bossi. Invece è andata avanti anche senza di lui, o con lui in posizione defilata. Segno che le intuizioni di Bossi non erano campate per aria e che il consenso creato intorno al messaggio è duraturo. Questo messaggio ricorda un po’ la vecchia opposizione del PCI e del MSI: slogan martellanti, semplici, immediati, politica di opposizione nei quartieri. Con la differenza che la Lega è radicata solo al Nord e che lancia questi messaggi pur essendo al Governo.

Insomma, a differenza di AN (prima che confluisse nel PDL), la Lega non ha mai affievolito la spinta che le proveniva dalla sua base di consenso. I temi sono sempre quelli, anche se nella versione ammorbidita, tanto è vero che Bossi e Maroni pur di far passare il Federalismo strizzano l’occhio al PD.

Ai giorni nostri ciò che appare evidente è la differenza tra i toni usati da Fini su immigrazione e sicurezza e quelli usati dalla Lega. E tutto il PDL dove sta? In che posizione si mette di fronte a queste due prese di posizione nette? Io penso che PDL debba avere una posizione, e che questa posizione non possa essere predeterminata dalla LEGA, con testi portati in Aula senza discussione, con dibattiti superficiali e semplificazioni giornalistiche. Perché anche Fini interpreta la realtà, con una visuale, a mio parere, più ampia e profonda di quella proposta dalla Lega. La ex – AN, in particolare, non dovrebbe farsi sfuggire la paternità di certe tematiche. E il confronto con la Lega va fatto in modo sano, virtuoso, senza agguati e senza nascondersi.

Se un testo non viene condiviso si deve aver il coraggio di negoziarlo prima che arrivi in Aula, avendo altresì il coraggio di sostenere le proprie posizioni, altrimenti ne rimane colpita l’azione di Governo. Tra l’altro nel PDL dobbiamo essere bravi a slegarci dalla dicotomia Nord-Sud presentata in una dimensione senza dubbio favorevole all’interpretazione della Lega (o di coloro che da Sud, perorano le istanze del Mezzogiorno contrapponendosi al Nord), per proporre una visione della società d’insieme, che guardi al Sud in termini di legalità e sicurezza, come primo reale obbiettivo da raggiungere per una completa modernizzazione.

Niente tasse sul turismo

La prima finanziaria della nuova giunta

La prima finanziaria della nuova giunta

Uno dei principali errori ideologici di Renato Soru è stato quello di considerare la Sardegna come un parco privo di esseri viventi. Più volte ha dichiarato che la Sardegna, per assurdo, sarebbe stata migliore se completamente disabitata, in quanto la mano dell’uomo non l’avrebbe rovinata. Posizione rispettabile, ma che evidentemente confligge con la realtà, che richiede un altro tipo di approccio, meno filosofico e molto più pratico.

Con la bozza della prima finanziaria di Cappellacci si capisce che questa impostazione sarà rovesciata: nessuna tassa sul turismo, quindi cancellazione di tutti quegli oneri a carico di diportisti et cet, che in alcuni casi erano stati dichiarati anche incostituzionali (come si vede ci si appella alla Costituzione solo quando ce ne ricordiamo).

Il turismo, dunque, occupa nuovamente la prima posizione nelle voci di entrata della nostra economia. Questo, ovviamente, non implica una deregolamentazione. Anzi, per quanto mi riguarda ribadisco che le coste devono rappresentare un’occasione per l’interno e che la Sardegna deve fare moltissimo in termini di studio, analisi e promozione del proprio territorio. Non solo mettere in rete quanto c’è o dar vita a progetti unitari (una variante del progetto Posadas, come vi ho detto, non sarebbe disprezzabile, cercando di non accentrare nelle mani della regione delle scelte tipicamente private), ma pensare un nuovo tipo di turismo, basato sull’enogastronomia, l’artigianato, la cultura e la lingua, le foreste, le grotte, i fondali marini e i siti archeologici.

La scelta è comunque netta: dobbiamo far in modo di far venire i turisti, anche i più danarosi (che per una semplice questione matematica sono molto meno inquinanti delle masse da turismo low-cost) e organizzare l’offerta turistica, facilitando la sua espansione verso l’interno.

E’ del tutto evidente che una politica di turismo che miri ad importare il flusso turistico dalle coste, necessita di una più ampia visione dell’economia dell’isola, delle sue strutture e delle sue infrastrutture. Abbiamo interi settori in difficoltà in ambiti non propriamente neutri rispetto all’ambiente (la chimica, la petrolchimica, la raffinazione), mentre le comunicazioni stradali raddoppiano i tempi di percorrenza, rendendo più difficoltoso questo movimento dalle coste all’interno. Certe scelte dovrebbero essere preminenti e spero ci sia tempo per porre rimedio agli ultimi errori del Governo (ogni riferimento alla Sassari-Olbia, che mette in comunicazione due mari e due aeroporti, è puramente voluto).

Università, l’ordine del giorno presentato ieri

In occasione della votazione della fiducia sul decreto Gelmini ho presentato il seguente ordine del giorno a favore dei ricercatori italiani. L’ordine del giorno è stato approvato.

La Camera,
premesso che:

- il progresso di una società civile è fortemente legato alla ricerca scientifica;

- in Italia la percentuale di PIL investita nel settore della ricerca è decisamente inferiore alla media europea che, invece, risulta ogni anno in costante aumento; Continue reading »