Bruno Murgia

Deputato del PDL

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TURISMO: MURGIA (PDL), BITAS A CAGLIARI INCOMPRENSIBILE
(ANSA) – CAGLIARI, 24 FEB – ‘Non so se ci saranno i tempi tecnici per riportare nel nuorese la Borsa internazionale del turismo attivo della Sardegna: se ci fosse la possibilita’ eviterei che questa manifestazione si tenesse a Cagliari’. Lo ha dichiarato il parlamentare del Pdl, Bruno Murgia.

‘Non so quali siano le valutazioni che abbiano spinto per questa scelta pero’ credo che un workshop organizzato proprio per le zone interne e per un territorio famoso per le sue peculiarita’ ambientali e culturali debba essere sede di iniziative simili.

Perche’ Cagliari? Non me lo spiego – continua Murgia – se crediamo che Nuoro debba diventare il polo dell’ambiente e della cultura allora mi pare sacrosanto rivedere la scelta. Se crediamo nello sviluppo sostenibile per tirare fuori le zone interne dalle secche della crisi, allora iniziative e strumenti come la Bitas non possono che tenersi nei luoghi piu’ appropriati’.

‘Ricordiamo che fu l’Esit, nel ‘94, a creare la Borsa del turismo ambientale – conclude il deputato del Pdl – con molte edizioni tenute nelle piu’ importanti localita’ nuoresi’. (ANSA).

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(ANSA) – CAGLIARI, 1 DIC – I parlamentari del PdL Bruno Murgia e Fabio Granata hanno presentato un’interrogazione al ministro dei Beni e delle Attivita’ Culturali, Sandro Bondi, sul degrado e lo stato di abbandono in cui versano numerosi edifici appartenuti alla Marina statunitense e altri di interesse storico, in tutte le isole dell’arcipelago della Maddalena.
Considerando la grave perdita patrimoniale e culturale, i due deputati segnalano al ministro ‘una storia di sprechi e perdita di danaro pubblico vergognosa, contrassegnata dall’abbandono di edifici, devastati da vandali, che hanno visto passare sotto le loro mura personaggi come Napoleone Bonaparte, Giuseppe Garibaldi e Benito Mussolini’.
‘Da questo scempio – scrivono i parlamentari – non si salvano Caprera e le isolette di Santo Stefano e Spargi. Il tutto ben documentato da servizi fotografici e adeguati reportage giornalistici’. Murgia e Granata hanno chiesto al ministro Bondi quali misure intenda adottare per evitare che questa deprecabile situazione si protragga nel tempo. (ANSA).
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Per Bruno Murgia, deputato sardo del PDL, “questa è stata un’estate particolare per la Sardegna turistica”. Il Parlamentare sottolinea il paradosso sardo, un’isola bellissima che non riceve la pubblicità che merita: “Quando si finisce sulle prime pagine dei giornali è per qualche rissa tra vip ubriachi o per i topless di fine stagione. Quando non è per le vicende dei vip ci si va per i problemi sulle spiagge, i liquami, la mancata pulizia dei litorali e sullo sfondo la grande incognita della chimica. Credo che i Sardi meritino di più, che tutti noi dobbiamo darci da fare per far emergere i giudizi positivi della gente comune sulla nostra isola e i suoi servizi”.

“Non serve fare più alberghi se non riusciamo nell’intento di pubblicizzare ciò che abbiamo”, aggiunge Murgia. “Il punto non è costruire di più, ma costruire meglio, assicurandoci che ciò che abbiamo venga presentato nel miglior modo possibile”.

Commentando l’inchiesta dell’Unione Sarda odierna, che mostra molte discariche abusive sparse nelle strade sul mare, il parlamentare sardo afferma: “Manca la cultura del turismo, dell’ospitalità e anche una certa mentalità manageriale che dovrebbe far risaltare quanto sia anti-economico lasciare che si deturpi l’ambiente in così malo modo”.

“Penso che siamo all’anno-zero. Passata la crisi si deve ripensare l’intero settore, attuare una rivoluzione completa. Per fare il salto di qualità occorre formazione, investimenti e grande capacità di leggere il futuro, di guidarlo nelle nostre scelte con indirizzi consapevoli, di lunga durata”.

“Il turismo – conclude Murgia – va supportato da una visione complessiva dello stato dei problemi che tenga conto del deficit delle infrastrutture e dei trasporti, della tutt’ora scarsa sensibilità ambientale, della capacità di innovare profondamente il tessuto economico sardo, avendo ben in mente che non è possibile andare avanti con industrie ad alto impatto ambientale, dalla necessità di aiutare un’intera generazione a far ripartire l’isola, nell’impresa e nell’artigianato, mettendola nelle condizioni di imparare a gestire il proprio patrimonio naturalistico”.

Da una nota di agenzia.

UPDATE. Stamattina questo comunicato stampa non ha trovato alcuno spazio nei giornali sardi. In vacanza o poca voglia di affrontare il dibattito?

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La prima finanziaria della nuova giunta

La prima finanziaria della nuova giunta

Uno dei principali errori ideologici di Renato Soru è stato quello di considerare la Sardegna come un parco privo di esseri viventi. Più volte ha dichiarato che la Sardegna, per assurdo, sarebbe stata migliore se completamente disabitata, in quanto la mano dell’uomo non l’avrebbe rovinata. Posizione rispettabile, ma che evidentemente confligge con la realtà, che richiede un altro tipo di approccio, meno filosofico e molto più pratico.

Con la bozza della prima finanziaria di Cappellacci si capisce che questa impostazione sarà rovesciata: nessuna tassa sul turismo, quindi cancellazione di tutti quegli oneri a carico di diportisti et cet, che in alcuni casi erano stati dichiarati anche incostituzionali (come si vede ci si appella alla Costituzione solo quando ce ne ricordiamo).

Il turismo, dunque, occupa nuovamente la prima posizione nelle voci di entrata della nostra economia. Questo, ovviamente, non implica una deregolamentazione. Anzi, per quanto mi riguarda ribadisco che le coste devono rappresentare un’occasione per l’interno e che la Sardegna deve fare moltissimo in termini di studio, analisi e promozione del proprio territorio. Non solo mettere in rete quanto c’è o dar vita a progetti unitari (una variante del progetto Posadas, come vi ho detto, non sarebbe disprezzabile, cercando di non accentrare nelle mani della regione delle scelte tipicamente private), ma pensare un nuovo tipo di turismo, basato sull’enogastronomia, l’artigianato, la cultura e la lingua, le foreste, le grotte, i fondali marini e i siti archeologici.

La scelta è comunque netta: dobbiamo far in modo di far venire i turisti, anche i più danarosi (che per una semplice questione matematica sono molto meno inquinanti delle masse da turismo low-cost) e organizzare l’offerta turistica, facilitando la sua espansione verso l’interno.

E’ del tutto evidente che una politica di turismo che miri ad importare il flusso turistico dalle coste, necessita di una più ampia visione dell’economia dell’isola, delle sue strutture e delle sue infrastrutture. Abbiamo interi settori in difficoltà in ambiti non propriamente neutri rispetto all’ambiente (la chimica, la petrolchimica, la raffinazione), mentre le comunicazioni stradali raddoppiano i tempi di percorrenza, rendendo più difficoltoso questo movimento dalle coste all’interno. Certe scelte dovrebbero essere preminenti e spero ci sia tempo per porre rimedio agli ultimi errori del Governo (ogni riferimento alla Sassari-Olbia, che mette in comunicazione due mari e due aeroporti, è puramente voluto).

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Ieri Renato Soru, terminata la contestazione di alcuni sindacalisti e operai per la cattiva gestione dell’affare Legler, a Macomer è tornato a parlare del cosiddetto progetto Posadas. Un finanziamento per il recupero di caseggiati e palazzi da destinare all’albergo diffuso. Nei nostri documenti, scritti praticamente in contemporanea con l’elaborazione del progetto di Soru, si parla dell’albergo diffuso:

Riteniamo che la bassa ricettività della Sardegna (1.5 posti letto ogni 100 presenze, secondo i dati del 2005) possa essere eliminata promuovendo l’albergo diffuso, soprattutto nelle zone interne. Bisogna andare oltre il vecchio modello del villaggio balneare o del campeggio, affidando invece ai singoli privati e ai comuni la capacità di intercettare i turisti, con un’offerta congrua di alloggi. Nei piccoli paesi della Sardegna si sta assistendo a un pericoloso fenomeno di spopolamento, a fronte della domanda sempre presente di alloggi nelle città, c’è una realistica abbondanza di case sfitte. Come risolvere questa contraddizione?

Anche qui bisogna imporre il concetto dello sviluppo integrato. Nulla può essere lasciato al caso. I comuni devono continuare a ricevere fondi per il rilancio dei centri storici e devono impegnarsi a promuovere la propria immagine, in cambio riceveranno il flusso turistico dalle coste. Le coste devono dunque funzionare da volano per lo sviluppo interno. Olbia, Cagliari e Alghero, i tre grandi poli turistici, devono agire da portale per il turismo, assorbendo quello destinato alle coste e trasmettendolo all’interno. In questo modo avremmo stabilito un legame anche con il turismo delle “seconde case” che sopperisce spesso alla mancanza di ricettività alberghiera.

Attenzione alle differenze però. Per Soru rimane intatta la visione centralista, che vede la Regione sovrana e arbitro del destino economico di operatori privati. Riferendosi alle tante cooperative che gestiscono delle attività finanziate dalla Regione (dai beni culturali ai servizi di promozione turistica) Soru ha ribadito: prosegui la lettura…

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