Bruno Murgia

Deputato del PDL

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Stamattina, leggendo un articolo della Nuova Sardegna sulla situazione SS-Olbia, mi è venuto un colpo. Le dichiarazioni di Pietro Ciucci, presidente dell’ANAS, e Mauro Moretti, ad Ferrovie dello Stato, mi fanno davvero pensare, perchè ritengo che come sempre, quando si parla di Sardegna, non si centri bene il punto.

Ciucci, il cognome non l’ho inventato io, in buona sostanza dice che la SS-OLBIA si farà nei tempi normali, che significa nei tempi biblici, trascurando il fatto che il G8 (ma anche la legge sulle infrastrutture) era un’occasione irripetibile, per corrispondere a una domanda di sicurezza, prima ancora che di comodità. Più drastico Moretti che ha dichiarato che una serie di opere infrastrutturali non sarebbero indispensabili in quanto la popolazione della Sardegna non giustifica tali investimenti. Il discorso in sé è corretto, soprattutto se lo prospettiamo su un piano meramente economico. Il problema di Moretti e di molti altri è però quello di considerare le infrastrutture essenziali (strade e ferrovie) come beni surplus, che si possono aggiungere a un pacchetto di beni essenziali.

Se siamo un welfare state, se parliamo di economia sociale di mercato, io penso che la visione delle infrastrutture essenziali non debba dipendere da considerazioni di mercato, da quella che una volta gli amici compagni definivano “la logica del profitto”. I trasporti, le infrastrutture, lo sanno perfino i normali autotrasportatori, non c’è bisogno di scomodare i nobel dell’economia, influiscono profondamente sulle transazioni economiche. Ogni atto è una transazione economica, se vogliamo estremizzare, e più tempo ci mettiamo per concluderla, maggiore è il costo, soprattutto se c’è il trasporto di mezzo.

E la Sardegna è un’isola, quindi il costo del trasporto – di merci o di persone – finisce per essere esiziale, rispetto a qualsiasi iniziativa economica, anche di mero profitto. Punto questo, ribadito dal Ministro Matteoli, intervenuto nella medesima occasione: “il costo del trasporto ha inciso su quello del prodotto finito provocando mancanza di competitività con altre aziende europee“.

La contraddizione tra la realtà descritta da Moretti (“usiamo i pullman per colmare i treni mancanti”) e quella descritta da Ciucci (“la Sassari-Olbia si deve fare”) è evidente. Mancano le strade, il trasporto su ruote costa parecchio, ma si invita la gente a usare il pullman, perché non conviene aggiungere ferrovie. A me sembra una colossale MIOPIA.

Altre notizie. Stavolta più buone. Ieri il consiglio regionale e la giunta Cappellacci hanno dato un primo segnale forte al disagio percepito dalle famiglie, oltre a decisioni in tema di rilancio economico. Come richiesto da più sindaci decade la tassa di soggiorno, venendo a mancare uno dei pilastri della filosofia di governo di Renato Soru. La finanziaria inoltre prevede:

Istituzione di un Comitato interassessoriale per le emergenze economiche e occupazionali. L’obiettivo è quello di coordinare gli interventi e di massimizzare l’utilizzo delle risorse comunitarie, statali e regionali attraverso il confronto con le parti sociali. Per il suo funzionamento sono stanziati 300.000 euro.

Per le emergenze sociali ed economiche è stato previsto uno stanziamento complessivo di poco più di 67 milioni di euro. Di questi, 30 sono destinati ai Comuni per la concessione di contributi a chi si trova in accertato stato di povertà, per versare massimo 500 euro al mese per abbattere i costi dei servizi essenziali per chi è in gravedifficoltà, per erogare un sussidio massimo di 800 euro mensili per lo svolgimento di servizi civici locali. Altri 15 milioni vanno ai progetti comunali finalizzati all’occupazione. Dieci milioni, poi, serviranno per aprire cantieri di forestazione nelle aree pubbliche limitrofe a zone inquinate. Vi lavoreranno prioritariamente disoccupati, cassintegrati e persone sottoposte a procedure di mobilità. Sei milioni serviranno per i sussidi ai lavoratori che non godono di ammortizzatori sociali .

Tre milioni, infine, sono stanziati per un fondo di garanzia etica per le famiglie fortemente indebitate a causa della sopravvenuta onerosità dei prestiti contratti. Anche per questo verrà istituito un Osservatorio delle povertà. (I corsivi sono tratti dall’articolo di Alfredo Franchini, La Nuova Sardegna)

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“Il presidente Berlusconi ci ha assicurato che tutte le opere verranno completate nei tempi previsti. Anche la Sassari-Olbia si farà, e l’ipotesi è quella di convocare già entro la fine dell’anno la Conferenza dei Servizi per la programmazione dei lavori. Tutto sempre nell’ambito delle procedure straordinarie previste per il G8″. Lo riferisce il presidente della Regione Sardegna, Ugo Cappellacci, lasciando palazzo Chigi dopo un incontro con il premier Silvio Berlusconi, il sottosegretario Gianni Letta e i ministri delle Infrastrutture Altero Matteoli e degli Affari regionali Raffaele Fitto. Cappellacci ha poi riferito che Berlusconi ha garantito “la continuità per la struttura de La Maddalena: una volta completate le opere, in autunno, verrà destinata ad eventi internazionali come summit o vertici bilaterali, e c’è l’impegno a tenerne almeno 6 all’anno, cioè uno ogni due mesi”. E si lavora anche per ospitare il summit sull’ambiente, come promesso da Berlusconi nel giorno in cui ha annunciato il trasferimento del G8 a L’Aquila.

Update dalla Nuova Sardegna: ROMA. La Maddalena con i cantieri ancora aperti e il G8 che se ne va, la Sassari-Olbia senza più un soldo, la Tirrenia che rischia l’amputazione delle linee per Genova: un guaio dopo l’altro. Ma tutto andrà a posto, assicura il presidente della Regione, Ugo Cappellacci, dopo un vertice a Roma a cui ha partecipato anche Silvio Berlusconi. L’impegno preso qualche giorno fa dal premier di risarcire la Sardegna per il trasferimento del G8 all’Aquila si materializza nelle promesse fatte ieri sera da Cappellacci: il completamento dei lavori alla Maddalena e l’apertura del cantiere della Sassari-Olbia.
«Ora teniamo alta la guardia e difendiamo il risultato con le unghie e con i denti – dice il governatore -. Festeggerò solo a lavori conclusi». È un Cappellacci «moderatamente ottimista» quello che esce dal vertice con Berlusconi («L’ho trovato in forma, anche se un po’ provato»), il sottosegretario Gianni Letta, il ministro per le Infrastrutture e i Trasporti, Altero Matteoli, e quello per i Rapporti con le Regioni, Raffaele Fitto.
Il caso Tirrenia. Cappellacci rivendica un altro risultato positivo: il governo ha aperto il confronto con le Regioni in tema di trasporti marittimi e «per la prima volta parteciperà ai lavori anche la Sardegna». Per mercoledì 13 maggio il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Altero Matteoli, ha convocato i sindacati per affrontare le questioni legate alla privatizzazione della Tirrenia. Un processo che avrà conseguenze anche sulle compagnie regionali del gruppo (la Saremar in Sardegna): nella trattativa tra la commissione Ue e il governo italiano rientra infatti un piano per razionalizzare queste linee.
La quattro corsie. C’era grande attesa nel nord Sardegna per la missione romana di Cappellacci, annunciata come decisiva per il destino della Sassari-Olbia. I lavori avviati per il G8 alla Maddalena, ha annunciato il governatore, saranno completati. Per gli altri, Sassari-Olbia compresa, «sarà convocata una conferenza di servizi dopo l’estate», dice Cappellacci. C’erano due problemi da risolvere: «Il finanziamento, che esiste sempre nei fondi Fas regionali e potrà essere sbloccato. E la rapidità dei lavori, per i quali saranno ripristinate le procedure straordinarie del G8».
470 milioni. I soldi per la Sassari-Olbia furono stanziati dal governo Berlusconi il 29 agosto 2008 e bloccati in ottobre. Non ha rimesso in circolo i 470 milioni per la quattro corsie neppure il maxi-stanziamento di quasi 18 miliardi deciso il 6 marzo dal Cipe per decine di opere pubbliche. Il paradosso è che tra queste la Sassari-Olbia era l’unica subito realizzabile: dopo l’ordinanza di agosto la struttura di missione del G8 aveva dato il via alle gare d’appalto, e l’apertura dei cantieri era prevista entro la fine del 2008.
Rotte a rischio. Per quanto smentite dal ministro Matteoli, non cessano le voci su possibili tagli delle rotte Tirrenia tra Genova e Porto Torres e Olbia. «Sarebbe davvero incredibile – è il commento del presidente della Regione Liguria, Claudio Burlando -. Ho parlato con l’amministratore delegato della Tirrenia, Franco Pecorini, e da lui ho avuto l’assicurazione che da parte della compagnia non esiste alcuna intenzione di tagliare linee. Pecorini mi ha invece confermato che è intenzione del governo operare tagli ai finanziamenti che oggi vengono assegnati alla Tirrenia, anche per lo svolgimento di servizi a carattere sociale».

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Il problema Tirrenia, sollevato anche in questi giorni a causa della paventata cancellazione delle tratte Olbia-Genova e Porto Torres-Genova, rischia di diventare una fastidiosa “Questione Sarda”, che sarebbe meglio evitare. Perché in fin dei conti, chi viene penalizzato e tirato in mezzo a questioni riguardanti i bilanci, l’economia, è sempre e solo l’utente sardo. C’è un limite al sacrificabile per quanto mi riguarda e la Tirrenia avrebbe dovuto essere privatizzata da tempo.

I principali motivi a favore della privatizzazione sono noti e li ribadisco.

1) Con la privatizzazione si toglie un privilegio clamoroso a favore di un’azienda pubblica, che riceve soldi dallo stato per ogni biglietto emesso dai sardi

2) Si avrebbero servizi migliori e prezzi concorrenziali

3) I sardi non si sentirebbero prigionieri di una compagnia statale che ha fatto di tutto, tranne che dare lavoro ai sardi

In questi giorni il presidente della giunta Cappellacci ha ottenuto da Matteoli, ministro dei Trasporti, una sospensiva sulla cancellazione delle tratte, affinché venga prima aperto un tavolo di concerto Stato-Regione. Era sinceramente il minimo che si potesse fare, perchè l’errore sta sempre a monte. Il problema è la Tirrenia. E anche la Saremar che garantisce il collegamento con le piccole isole. A Febbraio Matteoli aveva dichiarato “nessun taglio a personale, rotte o servizi”, ma la riorganizzazione, qualunque ne sia il motivo (la crisi ha certo colpito) è in atto e non può colpire i sardi. Il progetto privatizzazione deve andare avanti, anche se non si possono accettare tagli indiscriminati, pur se l’obbiettivo è vendere meglio il prodotto.

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Soru si dichiara essere moralmente superiore

Soru si dichiara "essere moralmente superiore"

Non ci voleva l’editoriale di Pigi Battista per ridefinire lo status politico di Renato Soru, editore dell’Unità, imprenditore del web e governatore sardo. Da tutte le sue interviste, soprattutto da quella che ho linkato ieri, traspare a chiare lettere la sua tracotanza, la sua incredibile superbia, nel ritenersi più sardo dei sardi, più intelligente degli intelligenti, più giusto dei giusti. In due parole precise: moralmente superiore.

Soru piace tantissimo alla sinistra radical chic perchè oltre a portare voti, in periodi di magra, ribadisce sempre e comunque l’assioma tanto caro a Scalfari della “diversità”. L’essere moralmente superiore è in Soru talmente presente da esporlo a figuracce, se ci fosse qualcuno che abbia il coraggio di sottolinearlo.

Battista la chiama “maledizione del doppiopesismo”. Io la chiamo “manifesta ipocrisia” e incapacità. Tra l’altro Soru non ha solo il guaio del conflitto di interesse: vi ricordo che da Fazio – in un’orgia di domande preconfezionate – ha dichiarato che tutti siamo potenzialmente in conflitto di interesse e che quindi bisogna fidarsi delle persone. Siccome lui è lui e noi siamo noi, cioé relativamente niente di fronte alla sua supposta (!) magnificenza, capirete che il problema è svanito. E invece no.

Perché dicevo che Soru ha altre pendenze con la Magistratura e non di poco conto. Il caso Saatchi & Saatchi, massimo esempio di disinvoltura soriana. E se non c’è di mezzo la magistratura c’è sempre l’equivoco, per esempio in quella che io chiamo oramai come la Grande Comica Talgo, cioé la vicenda dei treni a diesel super-veloci, che avrebbero dovuto collegare Sassari a Cagliari in poco più di due ore.

Oggi si viene a sapere che la gara per l’alta velocità sarda non è mai stata aggiudicata alla compagnia spagnola, così come ampiamente annunciato dai giornali (io stesso mesi prima avevo detto che si trattava di un colossale bluff). Oggi si scopre che la gara è stata annullata, fugando – si fa per dire… – ogni “malevola” voce su presunte irregolarità, che dovrebbe costare un’annunciata querela all’amico Paolo Maninchedda! Nel frattempo però il progetto reale è fermo: delle due società interessate – Talgo e Caf -  che ne è stato? Politica d’avanspettacolo.

Eppure, dopo questa ennesima dimostrazione di superbia, il governatore Soru dovrebbe dire a me e a tutti i sardi come mai si mise a provare in prima persona il pendolino Talgo, in un viaggio di prova da Sassari a Cagliari, reclamizzato su tutta la stampa. O pensa che noi abbiamo la memoria corta?

Nel sito della Regione si poteva leggere infatti:

Nel frattempo, la spagnola Talgo è stata l’unica azienda disponibile a effettuare una prova sul campo nell’isola, per misurare le capacità della strada ferrata sarda alle prese con velocità più elevate. L’esame è stato superato.

Invece di opporre la sua inesistente superiorità morale, Soru farebbe bene a cominciare a rispondere agli addebiti concreti che gli vengono rivolti da più parti. Perché ha annunciato che sarebbero arrivati treni super-veloci che non sono mai arrivati? Come mai è stata annullata la precedente gara? Se ha tempo Soru risponda, ma non si preconfezioni le risposte.

AGGIORNAMENTO/1: Il governatore ha posto dei paletti alla maggioranza che lo sostiene. Il vecchio centrosinistra lo accontenta. Soru dovrebbe essere soddisfatto. Poi però chiede che venga approvata la legge urbanistica in giornata. Per farlo bisogna invertire l’ ordine del giorno : occorrono i 4/5 dell’ Aula, dunque il concorso dell’ opposizione. L’ opposizione rifiuta, ovviamente. Ma non può essere chiaro, il presidente ? Dire: mi dimetto oppure non mi dimetto ? Ci vuole tanto ? E voi che vi lamentavate di Masala…E’ passato un mese: buttato via tra giochi e giochetti. E questo qui sarebbe il nuovo ?

AGGIORNAMENTO/2: Soru conferma le dimissioni. Al voto a metà febbraio.

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A differenza di quaranta anni fa gli studenti oggi scioperano con i professori. Cosa è cambiato da allora? In termini di ideologie si sperava che fosse cambiato molto, ma ho come la sensazione che i professori giochino a fare i maestri di allievi-ideologi da modellare a loro immagine e somiglianza. Tentano, in sostanza, di sostituire il loro fallimento con un finto rigurgito rivoluzionario che affonda le proprie radici nella debolezza dell’attuale opposizione politica.

Quando l’opposizione di sinistra è debole ci si appiglia ad altro. Lo fecero nel 2002 con Cofferati a la riforma del lavoro, lo fanno oggi con gli studenti e la riforma della scuola. Il vero problema, nell’università, non sono i tagli, ma lo spreco di risorse. Perché l’Italia per i propri studenti universitari spende molto di più che altri paesi. Ha ragione il prof. Giavazzi: da noi laurearci in qualche modo conviene, anche se bisogna fare molti sacrifici per concludere l’intero percorso universitario. Il reddito netto delle famiglie, negli anni, ha perso valore e tutto costa di più. Ma non si può affermare che lo Stato intende chiudere le Università o ha poco riguardo per l’istruzione. Semai è vero il contrario: la politica riconosce nella scuola e nei dipendenti pubblici una sacca di voti da portare via e mettere al sicuro. Vi siete mai chiesti come mai abbiamo così tanti bidelli, insegnanti e personale di amministrazione? E come mai c’è un’elevata richiesta di turnover? prosegui la lettura…

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Avete presente lo sconcerto odierno provocato dalla vignetta disegnata da Mauro Biani per Emme?

Bene, in Sardegna non c’è la pistola rivolta contro Brunetta, ma un governatore della Regione col silenziatore in mano. E sapete contro chi lo usa? Contro il popolo sardo, che avrebbe diritto a essere informato sulla consultazione elettorale del prossimo 5 ottobre. Invece niente. Soru sta zitto, non si esprime, non difende minimamente quell’invenzione improbabile che è Abbanoa e la sua famigerata legge Salvacoste. Nulla, zitto, mutu come una volpe dietro il pollaio.

Ci vuole una bella risposta di massa. Così lo staniamo.

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E così Epifani sarà felice di poter additare, ancora una volta, il Governo come responsabile di una trattativa che per gli altri sindacati poteva essere chiusa ieri. Ha portato la CAI ad oltranza, sperando di ottenere qualcosa che non poteva ottenere. Adesso all’Alitalia mancano davvero poche ore: entro breve tempo gli aerei rimarranno a terra e sarà il caos. Fatto ancora più grave: decine di migliaia di impiegati, piloti, assistenti di volo e di terra rimarrano senza lavoro. Mentre con l’operazione CAI, criticabile quanto si vuole, stavano a casa in 3500, con l’80% dello stipendio coperto dallo Stato.

Per il sindacato rosso non è una novità. Quando latita l’opposizione ci pensano la CGIL e i comitati di base a prendere le redini in mano, cavalcando la protesta pur di mettere in cattiva luce il Governo Berlusconi. Capitò nel 2002 contro la riforma sull’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, di fronte a leader della sinistra sfiduciati dalla piazza e capita adesso, con Berlusconi ai massimi storici e un PD praticamente inesistente. Aggiungere che si tratti di una sciagura per il nostro paese è poco. La ritrosia al cambiamento è nel loro dna e preferiscono combattere un governo (che in realtà fa sempre da mediatore tra imprese e lavoratori) anzichè pensare al futuro del paese. La cosa assurda è che con questo gesto mettono in difficoltà migliaia di famiglie, ma contemporaneamente rinforzano la propria posizione nel seno della sinistra.

Intanto Veltroni dorme. E se non dorme, stucchevole e dolciastro come sempre, riciccia il vecchio Martin Luther King, dimenticandosi di modernizzare, una volta per tutte, una sinistra ancora legata al vecchio schema dell’immobilismo.

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Sui treni spagnoli Talgo segnalo un bell’articolo a pag. 4 de La Nuova Sardegna, nel quale si racconta di un rapporto della Guardia di Finanza finito nelle mani della Procura della Repubblica di Cagliari. Un testimone avrebbe riferito che Renato Soru, governatore della Regione Sardegna, “avrebbe gestito direttamente i rapporti tra l’amministrazione regionale e una delle due società spagnale che concorrono all’appalto, anticipando in un colloquio l’esito della gara”.

I treni a diesel Talgo saranno 5 con un costo complessivo di 58 milioni di euro. Secondo la giunta Soru questa sarebbe la modernizzazione del trasporto ferroviario sardo. Peccato che il prezzo del Diesel sia schizzato alle stelle nell’ultimo anno. Ed è veramente pazzesco, da sardi, accettare che non si possa avere una normale linea elettrificata.

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