Niente paura, anche Santoro fa parte del regime

Il Pdl al potere non ha il coraggio di fare trasmissioni di informazione schierate in prima serata. Non rischia alcuna vera novità. Tutto è organizzato con il bilancino. Abbiamo i tg che ci meritiamo.Il risultato è deprimente: i soliti volti, molto ben pagati, bloccano la strada a chiunque abbia una idee diverse. Recitano una parte, facendo credere di essere liberi. Il Cav è tranquillo.

Santoro

Santoro

Abbiamo Bruno Vespa: nei giorni del terremoto ha fatto una specie di informazione istituzionale, cercando addirittura – dove possibile – di coordinare gli aiuti. Non credo per puro piacere di sostenere il governo ma soprattutto perchè egli stesso è aquilano, era coinvolto, ha fatto un reportage lodato persino da Aldo Grasso.

Poi c’è Ballarò: Giovanni Floris è il bravo liceale che ce l’ha fatta. Fa un’informazione di sinistra con i professori universitari a chiosare, una conduzione finto-amichevole con il corollario di comici che tentano di fare satira, in un quadro generale non troppo aggressivo. Non è un cattivo prodotto, ma io non mi appassiono mai, forse perché i politici li sento parlare ogni giorno e so ciò che diranno tre minuti prima.

Infine c’è Michele Santoro: qualcuno è indignato? Di che? Ogni sua trasmissione è costruita come un monologo teatrale, senza scampo. mi è capitato di ascoltare le domande di un inviato di Annozero al congresso nazionale del pdl. Un tizio con occhialetti scuri , barba e cappelli lunghi prendeva per il culo i congressisti con la scusa di raccogliere informazioni. Santoro è fatto così, prendere o lasciare: sciocco sospendere Vauro per una giornata o far fare a Mr Cachemire una puntata riparatrice. O gli lasci campo libero o lo mandi a casa. Inoltre, checché ne dicano gli ex compagni del PD, Santoro lavora per Di Pietro, non c’è alcun dubbio. Tutti loro lavorano per Di Pietro. E aggiungo: mi ha deluso Formigli che trovavo molto interessante quando faceva Controcorrente su Sky. Adesso è ritornato a fare il giornalista a senso unico come vuole Santoro. Con la tesi preconfezionata da portare avanti, in una trasmissione con un connotato politico ben chiaro, quello di Di Pietro, l’ex pm che in politica si schiera contro il suo ex imputato (poi assolto nel processo sulle tangenti alla Guardia Di Finanza).

La questione fondamentale è: va privatizzata la Rai. E’ assurdo tenere in piedi un baraccone dove tutti fanno ciò che vogliono. Va abolito il canone: un cittadino paga per quello che vuol vedere, non deve sorbirsi per forza Santoro che ha contratti enormi, mentre ci sono decine e decine di giornalisti che fanno la fame e non hanno alcun contratto. Ma potrebbe essere una pia illusione, me ne rendo conto. Nell’attesa, continuo a dire che sotto Berlusconi in RAI non nascono mai trasmissioni con giornalisti apertamente schierati a destra. Non ce n’è e forse non si ha interesse a farle. Inutile quasi tornare su un tema che abbiamo discusso altre volte, ma se seguo le trasmissioni di informazione sui principali canali tv italiani mi rendo conto che lì dentro non c’è quello che avviene nella società vera. E perché? Perché Vespa, Floris, Santoro e tutti gli altri a furia di stare lì, in tv, per secoli e secoli, diventano autoreferenziali, con le tesi pre-confezionate e un grosso conto in banca. Invece, qui fuori, ci sono dozzine di buoni giornalisti che aspettano solo un’occasione che il sistema morto dell’ informazione non concederà mai loro.

In definitiva, anche Santoro è regime: il regime gli ha affidato quella parte e lui, piuttosto bolso oramai, la gioca tranquillo e incallito, come un giocatore esperto che sa su quali mani puntare. Con l’unica aggravante che conduce un programma dove c’è ospite fisso Antonio Di Pietro, con grave scorno per la lingua italiana.

*** Addio a Giano Accame, storico libero pensatore della destra italiana. Un giornalista vero, messo in disparte, come altri, dal regime.

Venti di crisi

Barack Obama ha di fronte la Crisi

Barack Obama ha di fronte la Crisi

La crisi è tale che, secondo gli organizzatori, colpisce anche il concertone del primo maggio. L’organizzatore, con una grande prova di coraggio, cioé con immenso disprezzo del ridicolo, chiede aiuto indirettamente al Governo (che sarà al 90% l’obbiettivo degli slogan lanciati “su e giù dal palco”):

«È chiaro che la crisi economica sta colpendo, ma forse pesa anche la cattiva fase delle relazioni industriali. Sarebbe un peccato, perché mai come quest’anno il concerto è un’occasione per rilanciare la musica italiana. Credo che in un caso così in Francia ci sarebbe un intervento del governo a sostegno della musica nazionale».

Ma veniamo alle cose serie:

Del summit di Londra in Italia, come al solito, faticano ad arrivare le notizie veramente importanti. Ci si preoccupa di un possibile rimbrotto di Her Majesty The Queen a Silvio Berlusconi, che stava semplicemente richiamando l’attenzione di un divertito Mr. Barack Obama. Berlusconi non è tipo da mettersi d’accordo col ceriminoniale, e nemmeno Obama, visto che spiazza tutti fin dal primo momento in cui ha messo piede a Londra. C’è una curiosità morbosa nei suoi confronti: tutti vogliono sapere cosa fa, se a casa si comporta in un certo modo, cosa pensa, cosa dice. A me sembra un uomo brillante, che deve comunque fornire molte risposte politiche. E’ nel suo ruolo.

Ma la crisi? A livello di schieramenti si è riproposto il doppio asse già presente ai tempi della guerra all’Iraq. La vecchia Europa (Old Europe come la definiva George W. Bush) rappresentata da Germania e Francia si contrappone al binomio Gran Bretagna – Stati Uniti. Le decisioni prese rappresentano un compromesso.

Gordon Brown ha annunciato: 1000 miliardi al Fmi. I leader del G20 si sono impegnati a garantire 1.000 miliardi di dollari al Fondo Monetario Internazionale (Fmi) e altre istituzioni internazionali. E’ stato deciso di triplicare le risorse a disposizione del Fondo fino a 750 miliardi di dollari, ha precisato il premier britannico, di cui 500 miliardi in nuovi fondi e 250 miliardi per il cosiddetto ‘Special drawing rights’ (diritti speciali di prelievo, una sorta di valuta virtuale del Fmi che può essere scambiata con dollari, euro, yen e altre monete ‘pesanti’). I paesi emergenti e quelli in via di sviluppo avranno “più voce” nelle istituzioni internazionali. I leader del G20 hanno deciso di immettere 5.000 miliardi di dollari nell’economia mondiale entro la fine del 2010. (Repubblica).

In aggiunta abbiamo la blacklist dei paesi considerati “paradiso fiscale“. Su questo punto Berlusconi e Tremonti, che si sono scambiati delle battute salaci in conferenza stampa, si ritengono particolarmente soddisfatti. Al ministro dell’Economia non va giù che si intervenga spargendo denaro, senza ridefinire il quadro di regole “etiche” per la finanza mondiale. Un quadro che Berlusconi vorrebbe vedere fissato a La Maddalena, in Sardegna.

Grillonzi

Grillonzi

Grillonzi

Ieri Beppe Grillo, il più famoso blogger italiano, oltre che comico e politico a tempo perso, ha fatto la sua tanto temuta performance a sorpresa dagli schermi de La7. Cosa dire? Venti minuti di accuse e controaccuse, soprattutto sul versante acqua, ed è andato via, sottraendosi al dibattito. Posto che possa aver avuto ragione sul famoso scandalo Parmalat, Grillo a volte mi dà l’impressione di non sapere misurare il passo della propria gamba.

Quando ha affermato, per esempio, che i cittadini “si sono veramente rotti i coglioni di gente come quella che è seduta in questo studio” dice una cosa falsa, un qualunquismo degno persino di miglior causa, visto che si tende a scimmiottare il più nobile Robespierre. Si è votato un anno fa, ma al di là del fatto che questo sistema nel complesso è criticabile (chi è esente da critiche?), Grillo ha avuto tanto tempo per creare un solido movimento di opposizione al sistema. Opposizione che non è riuscita a produrre una raccolta firme decente (con l’immancabile accusa di truffa) per il referendum, opposizione che organizza sì manifestazioni, ma sempre per una cerchia ristretta, una opposizione peraltro basata sul materiale di Grillo e qui ci si darebbe molto da dire.

In ogni caso, siamo in democrazia, anche Grillo è necessario, ma non indispensabile e la serata di ieri, nonostante le promesse non mantenute (secondo la D’Amico) può anche andar bene a dimostrare che il qualunquismo incazzato ha poco senso, in democrazia, se separato dal consenso. Infatti Grillo parla di liste civiche, che sempre liste per le poltrone politiche sono. Insomma, meno demagogia sarebbe apprezzata…

La nuova star della politica? E’ una lotta a due tra la hostess Maruska Piredda per l’Italia dei Valori e Barbara Matera, già letteronza per la Gialappa (una ballerina?), ed adesso candidata per il PDL alle Europee. Intanto voci di candidature si inseguono. C’è chi propone Saviano, chi fa nuove alleanze.

Nelle prossime settimane, per tornare alle cose nostre, metterò a vostra disposizione nuovi documenti su “Legalità e Sicurezza” e “Nuove tecnologie e comunicazione politica”. A vostra disposizione e a disposizione del PDL, ovviamente.

15 anni della nostra storia

L'intuizione di Tatarella è realtà

L'intuizione di Tatarella è realtà

La vigilia del congresso fondativo del PDL è come al solito frenetica. Per la coincidenza non troppo casuale si viaggia di ricordi. Il 27-28 Marzo del 1994 la neonata AN vinse le elezioni, presentandosi nel Polo del Buon Governo, l’alleanza meridionale stipulata con l’altrettanto neonata Forza Italia di Silvio Berlusconi. Interessante da leggere questa bella intervista rilasciata da Luciano Violante, uno dei primi ad aprire l’arco costituzionale che di fatto aveva ghettizzato il MSI persino negli anni delle aperture di Almirante, nella quale ribadisce che Berlusconi non fu capito.

Noi ci presentammo forti dei successi personali di Gianfranco Fini a Roma e di Alessandra Mussolini a Napoli. Quello che successe dopo, con il mancato accordo dei due poli con il centro di Mario Segni e Mino Martinazzoli, è la cronistoria del più incredibile successo elettorale della storia moderna europea. Un partito appena nato, affiancato a un partito rinnovato, ma sempre escluso dal governo, che per la prima volta assumeva le redini del paese. Per non dire dell’accordo con la Lega, che da sempre veniva indicata come avversaria principe di AN, identificata stranamente con lo “statalismo”.

Erano altri tempi: ma la bontà dell’alleanza è valida ancora oggi e io penso che in quel 27 marzo del 1994 sia racchiuso il significato dell’unione tra AN e Forza Italia, tra Fini e Berlusconi, con strappi, dissidi, riavvicinamenti, abbracci e litigate. Nella politica ci sta tutto, anche che l’ambizione personale di tutti freni un po’ la marcia collettiva. Ma alla fine la grande intuizione di Tatarella è arrivata al traguardo e probabilmente la storia assegnerà a Fini e Berlusconi i giusti meriti per questo approdo. Senza di loro non sarebbe stato possibile, perché ci vuole genio irrazionale (Berlusconi) e capacità di sapersi adattare ai tempi che cambiano (Fini), mantenendo ferme le proprie convinzioni sulla bontà di una scelta politica.

Il PDL del predellino era una boutade, una sfida, un rischio calcolato. Quello che nasce oggi è qualcosa di più forte, di stabile, che appunto si rivolge all’Italia di domani. Agli italiani che governeranno tra 15 anni.

Mattone & Nucleare

nucleareLa scorsa settimana si è molto parlato di Nucleare in Sardegna, a causa della relazione del professor Boschi, che ha individuato nell’isola il luogo migliore per la loro costruzione. Terra stabile dal punto di vista geologico, ma delicata e in equilibrio instabile dal punto di vista ambientale. Come già affermato nei Documenti la Sardegna non può accettare una centrale, semplicemente per la propria vocazione turistica e ambientale. Al di là del fatto che l’energia nucleare è la più pulita del mondo e la sicurezza dei reattori di ultima generazione è conclamata.

Il No al nucleare va esteso fermamente anche alle scorie. Che sono più inquinanti e pericolose del reattore. Per cui su questo punto non può non esserci un’alta soglia di vigilanza da parte del sottoscritto.

Il mattone.
Non credo all’allarmismo di Repubblica e ai soliti sospetti. Ricordo che quando Tremonti fece una finanziaria di taglio ai comuni, scrissero ripetutamente – con Veltroni sindaco di Roma a capeggiare la rivolta – che i comuni sarebbero stati costretti a spegnere i lampioni. Non è mai avvenuto. Per rilanciare l’economia ci sono vari modi, considerando anche la crisi e il debito pubblico che ci sovrasta. Uno di questi è rilanciare i cantieri, perché danno lavoro e rilanciano i consumi. Le Grandi Opere sono un passo necessario e strategico. La Sinistra con la scusa del finto ambientalismo fa ostruzione ideologica a piani che stanno su tutti i manuali di economia pubblica del mondo occidentale.

F. D. Roosevelt uscì dalla crisi del 1929 con i cantieri, le bonifiche, la partecipazione statale e da ultimo (fatto decisivo) con il riarmo e le commesse belliche provenienti dall’Europa. Ora, noi guerre non ne possiamo fare (nemmeno l’America e non mi sembra una prospettiva auspicabile, non vi pare?), fermi comunque non possiamo stare, ergo…

La Sassari-Olbia.
La questione va vista da vicino. Proporrò già questa settimana una interrogazione parlamentare, presentando semplicemente le cifre nude e crude dei feriti e dei morti. Non servono nemmeno i volumi di traffico o discorsi elevati sulla necessità di collegare due poli turistici. Bastano gli incidenti.

Soriani militanti-imbarazzanti

Il mio amico Giorgio Melis ha costruito un bel giornale on-line molto molto militante. E’ più soriano di chiunque altro, più soriano di Soru, Conchita De Gregorio e l’Unità messi insieme. Per l’AltraVoce chi non è con il governatore-fustagno uscente è come minimo un ladro o un servo. Tuttavia gli editoriali di Giorgio sono come un marchio di fabbrica e questo blog non manca di avere il sito tra i suoi preferiti. Però, nella foga soriana, capita di vedere letti dei fondi francamente imbarazzanti, come questo a firma Lilli Pruna, che (parole di un esperto di ottimizzazione appena contattato) prende un normalissimo dato di Google, dettato semplicemente dai fatti (il nome di Soru circola da più tempo, su siti anche rilevanti), per prendere in giro Cappellacci. Il primo sito che esce digitando la parola “fini”, per esempio, è finicompressors.com. Ma non ditelo a Pruna, altrimenti ci fa un altro articolo dei suoi…

Una cosa imbarazzante che dimostra il pressapochismo nello studiare il fenomeno internet. Tuttalpiù Google conferma una cosa: che Cappellacci è una reale novità, mentre di Soru abbiamo piene le cronache da una decina di anni ormai.

Incredibile ma vero

Alla fine la fiction di Luca Barbareschi non si farà. Ha prevalso una bizzarra linea bipartisan, che comunque blocca la produzione della terza serie di “Nebbie e Delitti”. Precedentemente avevamo detto che l’AGCOM non aveva mai affrontato il problema dei politici in tv in spazi differenti da quelli informativi. Non sarebbe stato giusto nemmeno calcolare il timing, dato che è imbarazzante considerare la sceneggiatura di una fiction noir come pura propaganda politica. Eppure sembra che l’abbiano considerata!

La questione è stata comunque rovesciata. Barbareschi è parlamentare, la fiction ha un costo, i protagonisti un cachet. Ergo: la Rai dovrebbe dare un compenso a un parlamentare e guai a farlo, anche se quello è il suo lavoro. Pazienza, e dire che è stata scelta la prudenza.

Sempre alla RAI hanno tagliato Brokeback Mountain, alcune scene intime sono state censurate per errore, da non si sa chi. Si può ridere? Direi che come gestione delle trasmissioni siamo in linea con l’andazzo generale, confermato dalla cancellazione della fiction di Barbareschi. La cosa assurda, su Brokeback Mountain, è che qualcheduno deve aver dato l’ordine. Invece sembra che il film, pluripremiato, si sia cancellato da solo…

Cervelli annebbiati

Trovo la questione sollevata in RAI sulla fiction di Luca Barbareschi a dir poco ridicola e imbarazzante. La storia, in breve, è questa. Barbareschi ha un accordo con la RAI per produrre e mandare in onda la terza serie della fiction “Nebbie e delitti”, che ha riscosso un lusinghiero successo. Non ci sarebbero problemi per trasmetterla nell’autunno del 2009, ma ecco che in RAI rimbalza questo problema: Barbareschi è il primo attore-deputato che potrebbe andare in scena, magari durante il periodo di garanzia concesso dalla vituperata legge sulla par condicio.

Apriti cielo! A sentire l’AGCOM, interpellata urgentemente dalla RAI sulla questione (deve programmare il palinsesto proprio relativo alle fiction) il problema è nuovo: loro controllano il timing relativo alle presenze dei politici in tv, ma esclusivamente su Tg e programmi di informazione e intrattenimento. Non fiction, of course.

Il fatto assurdo è che non c’è alcun conflitto di interesse, dato che Barbareschi, in qualità di produttore, aveva sciolto il suo affidandosi al blind trust. Cosa ancora più assurda è pensare che la recitazione in una fiction possa essere conteggiata nel timing delle presenze politiche! Come se recitare quella sceneggiatura, che sarà tutt’altro che politicamente ispirata (a meno di non voler uccidere il programma in partenza), equivalesse a fare un intervento da Santoro.

Quanto sia ridicolo e sciocco questo aspetto vi lascio giudicare da soli. Ribadisco: la RAI deve molto migliorare in quanto a offerta televisiva, ma in genere la politica è ossessionata dalla TV.

Dietro la questione Sky, il solito problema: le televisioni

ilaria d'amicoIn occasione della grande vittoria di Obama, molti analisti dell’informazione internazionale hanno sottolineato come uno dei principali fattori della vittoria del senatore dell’Illinois fosse stato l’uso di Internet. Uso sagace, comprensivo, totale. Obama in un anno e mezzo ha usato internet per generare consenso, raccogliere fondi e dunque finanziare la pubblicità nei mezzi tradizionali. In molti si sono chiesti se una cosa del genere fosse possibile anche in Italia. La risposta è NO. No se la politica continua a guardare alle televisioni e a rimanerne ossessionata.

Il caso SKY lo conferma. L’IVA al 10% – come ribadisce oggi l’ex presidente del consiglio Romano Prodi – è un privilegio ed è frutto di un tentativo, del solito tentativo, di aprire la strada a un terzo polo televisivo. Nel 1995 il capo del Governo era Dini, al posto di SKY c’era Telepiù in versione analogica. Quando si trattò di regolarne lo status il centrodestra propose di concedere l’IVA al 10%, una via di mezzo tra il 4% della RAI e il 19% generale. Fu Rifondazione Comunista, in un parlamento guidato dai DS, dai Popolari e dalla Lega (che si era staccata dal Polo) a votare insieme al centrodestra per corrispondere questo privilegio. L’Europa ovviamente ha chiesto a Prodi di togliere quel privilegio, cosa che il professore ha evitato di fare, temendo contraccolpi politici.

Questi contraccolpi, a leggere questa ricostruzione, ci sono stati. E’ evidente, la televisione agli italiani interessa, ma solo in termini di svago e intrattenimento, informazione e alternative (leggi: risparmio). Infatti, contrariamente a quanto affermato oggi SKY non è roba da ricchi. Il ricco a cui si riferiva Berlusconi, frainteso da qualcuno del PDL, è ovviamente Rupert Murdoch, che Berlusconi considera troppo vicino alla sinsitra.

E’ vero? Beh forse si, forse no: oggi ospita la tv del partito democratico, in una posizione privilegiata rispetto ad altre tv minori. Di sicuro SKY non è un bene di prima necessità e l’eliminazione del privilegio, anche graduale, è cosa giusta. Il problema è semai che viviamo in un paese monotono, poco effervescente, nel quale SKY funziona da finestra sul mondo e che ci riporta al nostro insuperabile provincialismo da strapaese. Con la nostra informazione ingessata, con i nostri inossidabili e inguardabili varietà, i soliti reality-show, i giornalisti sportivi che si comportano da piccoli boss, quando non sono asserviti ad altri boss appena appena più grandi et cet et cet. SKY non è necessaria, ma è come una boccata d’aria in alta montagna.

La questione del conflitto di interessi, se posso usare un termine forte, è totalmente sputtanata. Con che autorevolezza parla la sinistra, che ha avute molte occasioni per risolvere questo problema? Per la sinistra il conflitto di interessi è utile solo quando sta all’opposizione, per parlare di regime quando le conviene. Mentre quando governa (si fa per dire) al limite pensa all’indulto o a mettere d’accordo i banchieri.

Il grosso grasso problema è che la politica italiana è ossessionata dalla TV, pensa che la politica esista solo in quanto messaggio televisivo. E la conseguenza di ciò è l’appiattimento totale della proposta politica, ridotta a semplice format di scarso valore, che mira a governare il contingente senza una minima visione del futuro. (nella foto: Ilaria D’Amico, foto AP)

Di Pietro prolunga il suo quarto d’ora di celebrità

Andy Warhol profetizzò che con la televisione tutti avrebbero avuto quindici minuti di popolarità. E’ stata una delle più grandi previsioni dell’ultimo secolo. Se avessero detto al mio conterraneo Enrico Berlinguer che un giorno gli eredi del PCI si sarebbero alleati con un ex pm che ha goduto di una sovraesposizione mediatica e di cinque minuti di celebrità, penso che si sarebbe fatto una grassa risata. Come previsione sarebbe stata del tutto scentrata.

Antonio Di Pietro ieri, ancora una volta, ha voluto approfittare dell’enorme spazio mediatico che gli viene concesso quotidianamente sulla televisione di stato (da Santoro è ospite fisso) per accusare Berlusconi di aver corrotto Villari. Questa tra le righe la sua accusa. Ma stavolta non gli è andata bene. Berlusconi ha telefonato, non ha resistito e lo ha accusato di calunniarlo. Mi sembra giusto. La televisione dà alla testa e ormai Di Pietro si sente in diritto di accusare Berlusconi di qualsiasi cosa, nonostante arrivino delle archiviazioni, stranamente offuscate dai giornali.

La più grossa sfuriata televisiva di Berlusconi fu quella contro Scalfari. Memorabile. Anche lì eravamo di fronte a una persona che si sente in diritto di accusare chiunque, dall’alto della sua composta e inimitabile superiorità morale. Notevole anche una contro Michele Santoro, che letteralmente gli chiuse il telefono in faccia. Con Floris il rapporto è di simpatia, Berlusconi non lo nasconde. Ammira il modo fazioso di Floris di impostare la trasmissione: dalle inquadrature alle interruzioni. Lo ammira, ma naturalmente ne è infastidito, in quanto ritiene che sia un modo come un altro per colpirlo politicamente.

La sinistra ama ripetere che Berlusconi è l’anomalia italiana. Può darsi, in genere quando sono loro al Governo fanno finta di niente e dimenticano l’anomalia del conflitto di interessi, per essere pronti a rinfacciarla quando serve. Vero senatore Zanda? Quello che è certo è che Di Pietro rappresenta una totale abnormità. Un uomo povero di idee che da magistrato indagava Berlusconi e che si è portato il suo lavoro a casa. Anzi, alla Camera dei Deputati. Sempre a spese dei contribuenti, naturalmente.