
Mastella al Bagaglino
Michele Serra un po’ se ne compiace, la chiusura del Bagaglino per lui è una medaglia al petto nella divisa della superiorità morale e ancestrale della Sinistra. Se potesse andrebbe in onda lui, sabato prossimo su canale 5, per urlare: “visto? la satira di destra non esiste! e quando la chiamate satira è solo un’altra faccia del potere”.
Su una cosa ha ragione: le doti artistiche di alcuni protagonisti del Bagaglino non si discutono (il compianto Oreste Lionello era un autentico fuoriclasse), ma quella non è satira. E’ umorismo, e di tono anche casereccio, non tanto in linea con la “nuova destra” del “padre padrone“, come piacerebbe ai republicones, quanto in linea con una tradizione televisiva – quella del varietà leggermente svagato – che è stata seppellita dai nuovi gusti e dal successo di programmi di tutt’altro tono.
In tv vanno molto le fiction (meglio se biopic, telefilm basati sulle biografie di personaggi realmente esistiti), i reality e i talent-show. Al Bagaglino sono rimasti all’epoca del tette-e-culi di stampo tradizionale, con allegate le facce beate dei politici che non so quanta autostima guadagnino da una simile esposizione. Non che la diade (erano mesi che volevo usare questa parola nel mio blog!) tette-e-culi non funzioni ancora, solo che va propinata con ingredienti diversi, come Belen all’Isola dei Famosi o la tettona del Grande Fratello. Ci vuole un contesto, una narrazione, che con tutta la buona volontà di questo mondo non si riesce a trovare in Aida Yespica o Justin Mattera. Anche perchè il corpo femminile è così malamente esposto, come veicolo pubblicitario, che si rischia veramente di arrivare alla saturazione.
Nel caso della satira rimane impregiudicato il punto: a destra non sembra possibile sottolineare i grazi vizi, peccati e difetti della classe dirigente di sinistra. Non parlo della situazione attuale, con il centrodestra al governo. Sono tra quelli che ritengono essenziale il diritto di critica e la satira in opposizione a chi ha il potere. Se Governa la destra la satira dovrebbe essere di sinistra, anche se la natura del potere italiano, che di certo non si esaurisce nell’esecutivo o nella maggioranza politiche, potrebbe fornire più spunti, in diverse direzioni.
Esempio: avete mai visto una satira su certi banchieri? Sarebbe un modo per fare satira di destra, contro un potere che si è costituito anche a sinistra. Non la vedrete mai, perché anche la satira di sinistra, che pure è benvenuta quando governa la destra, spesso si limita a fare coalizione coi gruppi di potere. I satiri della sinistra, in buona sostanza, sono organici ai partiti della stessa parte politica, ne esprimono le convinzioni, le contraddizioni, i pregi e i difetti. Molto spesso, infatti, la satira italiana finisce per essere autoreferenziale. Michele Serra è un autore satirico che spesso parla della satira altrui, il fatto che lo faccia puntando il dito lo rende solo più antipatico, non meno satirico. Il difetto maggiore della satira di sinistra italiana, che è antiberlusconiana per codice genetico, è quella di volersi fare Guida, Profezia, Programma Politico. C’è come un virus nell’aria – e mi rendo conto che in queste ore non ci potrebbe essere metafora più sbagliata ed angosciante – che colpisce tutti i “comici” e i satiri di sinistra: a un certo punto, non si sa come, scatta la mania di “scendere in campo”. E’ un po’ come il Morbo di Badaloni, che poi ha colpito Santoro, Lilli Gruber, Marrazzo, Pionatti e infine David Sassoli. Da un lato questo significa che il Partito Democratico, principale gruppo di opposizione, è molto debole e necessita del supporto di una critica feroce quale può essere la Satira, per poter condurre le proprie battaglie; dall’altro lato non si svela un segreto nell’affermare che si riconosce la grande capacità di fiutare il giusto vento da parte degli autori… essere antiberlusconiani e contemporaneamente famosi significa guadagnare molti soldi, e ci sono potenziali acquirenti che sguazzano nell’indignazione “popolare”, perché non hanno altro da fare che incazzarsi, fare i benpensanti e ripetere che se ci fossero loro al posto di Franceschini, a quest’ora Berlusconi sarebbe a marcire in galera (non scherzo: in rete se ne leggono di tutti i colori, e spesso a corredo degli interventi dei satiri).
La realtà ci dice però che sembra impossibile, per esempio, oltre che fare una satira di destra (parlo per esempio del periodo prodiano, a prendere per i fondelli Prodi ci pensavano sempre loro, quelli della sinistra, ma autocensurandosi preventivamente, quando era in gioco la battaglia elettorale) anche produrre contenuti di quella ispirazione. Non dico di arrivare al Santoro di destra, come ho auspicato per provocare qualche tempo fa, ma almeno qualcosa di più del programma di Giovanni Masotti, il quale, bisogna dargliene atto, non puntava sicuramente sul look per guadagnare fette di share…
In verità c’è ancora molta egemonia del pensiero di sinistra, quantunque esso si sia affievolito nel tempo. Il centrodestra, talvolta, sembra procedere a tentoni, cercando l’avallo implicito della Sinistra che si evolve in una concessione dal pensiero debole. Ultimo caso quello della Resistenza: Berlusconi ha speso parole importanti. Ma dopo queste che spazio potrebbe avere la ricostruzione storica fedele della Guerra Civile? Il dubbio viene non tanto per l’operazione storiografica in sé, che conosce ben altri interpreti che il sottoscritto, quanto per il fatto che si corre il pericolo di cedere un pezzo della nostra storia per rincorrere il totem dell’universalismo nazionale, basato su un’unità di intenti che è ancora lontana dal realizzarsi. Si rischia di diventare come Veltroni, che una volta dichiarò di essere entrato nel PCI in quanto anti-comunista (o una cosa del genere). Tra l’essere Tutto e l’essere Niente la differenza è sottile. Se Berlusconi aspira, come è giusto che sia, ad unire gli italiani sotto l’egida di un bipartitismo rispettoso degli avversari, non può certamente farlo a discapito delle identità di ciascun polo, ammesso e non concesso che ogni operazione culturale è benvenuta. Insomma: se questo centrodestra ha tenore, spessore, forza viva e capacità di dibattito, la satira e la creazione di contenuti veramente qualificanti potranno essere considerati una efficace cartina di tornasole di una maturità espressiva finalmente conquistata, soprattutto quando a governare saranno gli avversari.
Sempre che non si suicidino nella spirale santorian-dipietrista delle ultime settimane.