Bruno Murgia

Deputato del PDL

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Santoro è bravo ma l'informazione pubblica in Italia è faziosa

Confesso: non so se essere felice o meno. La commissione di vigilanza Rai ha stabilito che non possono esserci talk show politici nel mese precedente alle elezioni regionali. Non vedremo in tv nessun esponente di partito. Non ci saranno Vespa, Floris e Santoro e tutti gli altri. Non ci saranno chili di non-informazione o informazione manipolata e lottizzata. Non ci sarà Travaglio con Ciancimino, i capigruppo onnipresenti da Vespa, gli economisti di sinistra da Floris con le tabelle alla bisogna.

Un mese di telefilm e documentari, ascolti bassi, più tempo per gli amici e per la famiglia. Non ho alcuna nostalgia dei talk show di informazione. Non mi interessano le ricostruzioni fantasiose, la verità verosimile, i personaggi che nascono da due passaggi in tv. Li vedi alla Camera, due metri da terra, mah. Mi sembra interessante guardare la 7 la mattina presto e scoprire che esistono altri problemi, le crisi internazionali, la cultura, l’ ambiente. Scopri altri giornalisti, scrittori, professori. C’è effettivamente un altro mondo e persino un’altra Italia, meno soffocante, faziosa, incazzata.

(So perfettamente che questa legge sulla par condicio è allucinate. Come è possibile che in campagna elettorale la tv pubblica offra informazione con il contagocce?La scelta della Vigilanza è piuttosto sconcertante ma si inserisce perfettamente nel panorama assurdo che è la nostra informazione  pubblica e privata Ci sono poi i paladini della libertà, vestiti di viola. Alla manifestazione di  via Teulada c’era una tizia che urlava come un’ossessa. E questi invasati che vedono mafiosi ovunque sarebbero i paladini della libertà?  Ma per piacere. Continuo a pensare che la Rai debba essere privatizzata e sottratta ai partiti.)

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Inutile parlarne

6 commenti

Sabato sera:zapping tra Inter-Samp e Sanremo. Dio mio, Scanu. Ah, già. E’ sardo. Dobbiamo parlarne bene. Insomma, la canzone fa abbastanza schifo però. Sarà per questo che è destinata a vincere. E il principe? Ho fischiato dal salotto di casa, ho lanciato un quaderno sullo schermo, come gli orchestrali. Sono indignato per la presenza del principe: mica è un musicista! Ma la verità è che ce l’ho con i Savoia: pavidi durante la guerra, non si comportarono meglio dopo.

Poi c’è Bersani: una specie di discorso finto concreto sugli operai. Arriva lo spot pro-governo di Scajola.Tv così scadente non se ne guardava da tempo. E adesso leggo che il mio amico Mazzuca farà un’interrogazione per la presenza del leader Pd al festival canoro. Il direttore cagnone ha tempo da perdere, stasera.

E poi Mourinho. Corre come un matto lungo la linea laterale. Incrocia le mani, fa il segno delle manette. Il pubblico interista agita fazzoletti bianchi come in Spagna, contro l’arbitro. Che invece, caro Wat, ha arbitrato benissimo. Rossi ineccepibili, giusta l’ammonizione a Eto’ per simulazione. Giusto tutto il resto. L’Inter e la più forte, non ha bisogno dei vecchi fantasmi. Moggi è in soffitta.

L’Italia è cambiata,amici. Non ve ne eravate accorti?

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La buona televisione non esiste: è un concetto astratto. Non esiste neanche l’informazione imparziale, tanto meno in tv. Quando lo è, la gente cambia canale. Non è abituata, si addormenta di fronte allo schermo, a meno che- ma è un caso unico – non ti chiami Giovanni Minoli.

Come al solito, all’avvicinarsi delle elezioni, la Commissione di Vigilanza Rai è costretta ad applicare una legge assurda che si chiama “par condicio”: una serie incredibile di norme che dovrebbero rendere innocua l’informazione, in favore della semplice comunicazione politica, non turbare il cittadino e metterlo nelle migliori condizioni per scegliere chi votare (e difendersi da Silvio Berlusconi).

Oggi la sinistra grida allo scandalo perché i suoi conduttori di punta saranno costretti a fare lo slalom per confezionare trasmissioni col bilancino. Il dramma è che la par condicio se la sono inventata proprio a sinistra, per bloccare la forza del Cav che in tv imperversava. C’era ancora Scalfaro, sembra passata una vita, ma è bene sottolineare queste cose.

Giustamente Aldo Grasso sottolinea che la vera partita si gioca nei programmi di costume, nelle trasmissioni apparentemente leggere, nei pollai della domenica pomeriggio. Per quelli non scatta alcuna norma ridicola. Tutto queste perché Annozero o Ballarò non spostano più un voto e in più sono diventati maniacalmente prevedibili? Probabile.

Luca Sofri, un blogger di sicuro riferimento per quanto mi riguarda, scrive di “conduttori che si stracciano le vesti sul preteso bavaglio al loro lavoro”. Insomma, non proprio eroi della libera informazione. E poi, ne sono convinto: ci saremmo dovuti sorbire Mino Cianci fino a due giorni dal voto imperversare da Santoro. Sai la novità.

Chissà: fossi stato in commissione vigilanza dove c’è il mio amico Giorgio Lainati me ne sarei fregato delle leggi e avrei mandato a monte la par condicio. Il fatto è che non si può: sarebbero scattate multe salate.

Privatizziamo la Rai quanto prima, aboliamo la par condicio, salviamo i piccoli giornali di opinione e di partito, sosteniamo internet in qualsiasi modo. E poi buone regionali a tutti.

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Non sono un tipo che si scompone troppo sulla faccenda della droga, dunque il caso Morgan-cocaina è una tempesta in un bicchiere d’acqua. Morgan è un artista di un certo talento, simpaticissimo e X-Factor valeva per la sua presenza. Un giorno l’ho visto in aeroporto con Asia Argento e ho cercato di capire che cavolo si stessero dicendo. Il fatto era che i due personaggi mi facevano una enorme curiosità.

Da ragazzino ero antiproibizionista, forse per darmi un po’ di arie e fare quello che la sapeva lunga. Poi sono cresciuto, sono stato nella civile Amsterdam dove ti puoi comprare le canne e fumartele dentro il bar e la cosa non mi è piaciuta troppo: falsa libertà. Ne ho visto troppe, in giro per la notte. Soprattutto adolescenti prede di sballi sintetici: non era un bello spettacolo ma un trip pericoloso per la vita stessa.

Non sto a criticare i quarantenni alla Muccino che si fanno le canne guardando Inter-Milan, mi pare un tardo affermarsi della vecchia giovinezza: innocua come una sbronza tra amici il giorno di un addio al celibato.

Ora, per via dell’outing frettoloso (“mi faccio di coca” e poi “mi faccio di coca a scopi terapeutici”), Morgan viene escluso da quel baraccone inguardabile che è Sanremo. Il messaggio è devastante, hanno detto tutti. Un personaggio pubblico, hanno detto altri. Però tutti sanno che in quel mondo la coca è una cosa usuale e normale.

La sostanza (e mai termine fu più azzeccato) è che io non lo avrei escluso da Sanremo, anzi l’avrei utilizzato come testimonial se è vero ciò che Morgan ha dichiarato a Radiogioventù a Diaco e Giorgia Meloni: ”Sono all’ inizio di un lungo percorso per uscire dalla tossicodipendenza”. Sarebbe stato più utile e avremmo evitato questa ipocrisia per cui se non ammetti niente sei pulito. Almeno, lui l’ha detto e non sono state necessarie nemmeno le Iene a piazzare un tampone in testa al parlamentare sfigato di turno in uscita da Montecitorio.

Spero però che Morgan non si metta a fare l’attore nel teatrino della tv, una roba all’italiana. Altro che maledetto, lui ha un suo talento, ripeto, che non vada sprecato. Lo ha scritto molto bene Francesco Merlo su Repubblica di oggi. A meno che non voglia diventare controaltare di Giovanardi e soci. E mi sembrerebbe una caduta di stile peggiore della precedente.

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Mesina con Lucarelli, un'immagine che parla più di molte parole

Mesina con Lucarelli, un'immagine che parla più di molte parole

Graziano Mesina forse andrà all’Isola dei Famosi, uno dei programmi più trash dell’ultimo decennio. E allora? La notizia può destare scalpore, ma non deve scandalizzare.

Per me Grazianeddu non è un eroe e nemmeno un anti-eroe. Non mi è mai piaciuta quella lettura indulgente del banditismo che diventa nostalgico e figlio della dura terra, espressione del riscatto di una terra malandata. Non mi interessano molto le spiegazioni sociologiche, che specie a sinistra trovano modo di esaltare il cosiddetto brodo di coltura. Trovo il sequestro di persona un reato ripugnante, da punire sempre con l’ergastolo.

Non conosco personalmente il bandito più famoso della Sardegna, non ho il suo mito. Penso che il banditismo abbia prodotto danni irreparabili sulla cultura, la società e l’economia della nostra terra. Detto ciò: Mesina non è andato come i terroristi, i compagni che sbagliano, in tv a fare la morale, a dare spiegazioni e a giudicare. Ha scontato decine e decine di anni di carcere, infine ha ottenuto la grazia da Ciampi. Non mi pare abbia avuto l’ardire di impartirci qualche lezione. Ha pagato e ha diritto di fare ciò che crede della sua vita.

Un giudizio a parte merita la qualità della nostra televisione di stato (della nostra tv in generale, visto che l’Isola è perlomeno il programma migliore dei vari reality spacciati dalla tv generalista), che ha bisogno di personaggi con una storia, data l’impossibilità creativa di crearne di nuove. Quanta fatica deve costare agli autori scrivere nuovi programmi? Il format ha distrutto la creatività. Gli autori di oggi sono dei copioni, degli arruffoni, dei disperati che hanno bisogno di un signore anziano, con un passato alle spalle… sperando che qualche volta si incazzi e ostenti un po’ del suo caratteraccio, se ancora ne ha voglia. La televisione italiana è un tritatutto che mette insieme vittime e carnefici, eroi ed anti-eroi, donne finte e donne rifatte… en passant c’è pure qualche cervello, ma bisogna veramente sforzarsi per beccarlo.

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Altre volte ho scritto che servirebbe un Santoro di destra e non lo dico perché io sia convinto che l’unica verità dei fatti è quella che proviene dal confronto tra due tesi contrastanti, ma perché penso che Santoro sia bravo e che se anche porta voti alla destra ha un suo modo di fare televisione particolare, rodato. Certo, come è stato scritto da poco, tende troppo spesso al martirio, come se fosse l’unico depositario non tanto della Verità, ma della Libertà, che è ancora peggio, ma guardando la cosa con taglio professionale dico: Santoro ci sa fare, sa creare programmi di successo senza mettere donnine in minigonna o scollature vertiginose. In un panorama televisivo come il nostro questo pregio vale un Oscar.

Fatta questa premessa vengo al dunque. Quando il centrodestra ha avuto la prima esperienza di lungo-governo ha tentato di patrocinare programmi di approfondimento, che erano lodevoli negli intenti, ma che sono naufragati per diversi motivi. I programmi di Socci e Masotti (che si presentò in prima serata con la pettinatura più strana a memoria d’uomo) furono un flop che dimostrarono l’assoluta incapacità di reggere il passo con Floris e Santoro (il primo Berlusconi lo apprezza davvero, come apprezzava Santoro quando passò a Mediaset). Ora non stiamo a ciarlare del perchè la politica si interessi troppo di RAI e viceversa, il fatto è che con i governi cambiano anche le linee editoriali, sono cose risapute. Il disastro di quei programmi proveniva quindi dall’incapacità dei conduttori, televisiva si intende, dal tentativo goffo di fare un programma di controinformazione dalla parte del Governo. Da che mondo è mondo il Governo deve parlare con i fatti e se questi sono distorti dall’Opposizione (è la regola in tutte le democrazie) occorre saperli presentare bene. Per presentarli bene non serve la propaganda, bisogna far vedere che le cose funzionano, ma sul serio. Questa è la regola, fare spionaggio al controspionaggio è una perdita di tempo. Se Berlusconi avesse Santoro come Ministro per l’Attuazione del Programma prenderebbe il 60% dei voti anziché i 40, perchè uno come Santoro, col suo stile, con la sua mastodontica presunzione, è in grado di andare al nocciolo. Hai voglia a parlare di escort se il Governo tutto sommato sta facendo bene! Ma tant’è: un Santoro di destra farebbe capire che non c’è problema a parlare dell’inchiesta di Bari, soprattutto perchè in quell’inchiesta la parte più nefasta non riguarda le ospiti pagate delle ville del premier (pagate a sua insaputa, secondo l’indagato e infatti sul premier non vi è alcuna accusa formale), ma la Sanità in una regione governata da un campione della Sinistra dura e pura… l’incapacità televisiva della destra, fatte alcune eccezioni, fa prendere più spaventi di quanto sarebbe necessario, facendo apparire censori comportamenti che sono indotti solo dalla paura di non sapersi confrontare con professionisti dell’informazione.

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Dirt

Dirt

Voi tutti sapete che sono molto legato al sindaco di Roma Gianni Alemanno. Alemanno, a margine di una visita nella scuola media nella borgata di Villaggio Prenestino, ha detto che serie tv come Romanzo criminale non aiutano nella educazione dei nostri figli. L’ uscita ha sollevato un po’ di polemiche e io, che tuttavia sono cresciuto con il mito della famiglia felice di Happy Days, non sono d’ accordo con il sindaco. Un po’ perchè non mi convince molto il concetto della tv pedagogica e un po’ perchè certe serie sono spesso meglio del cinema.

 Romanzo Criminale è un raro esempio di serie tv italiana oltre la soglia della decenza – e vale per le serie americane, in genere quelle di maggior successo, come LOST.

Quando posso le seguo, proprio perché riesco ad affezionarmi a quella cosa antica, ma sempre funzionante: la TRAMA. Non esiste nulla di meglio delle serie tv in televisione, oggigiorno, ha ragione Aldo Grasso, che sembra non poter fare a meno di Lost, che analizza in una dimensione filosofica-umana molto efficace. Una produzione italiana che mi è piaciuta è stata BORIS, divertente, e il duro DIRT con Monica di Friends (la serie americana per antonomasia), capace di inventarsi di tutto per avere uno scoop. Da noi abbiamo ancora Aldo Biscardi e mi sembra un po’ bizzarro prendersela con le eccezioni che funzionano.

Forse piuttosto che preoccuparsi dei modelli educativi, che spesso riflettono la realtà, anche se a noi dispiace, sarebbe il caso di evitare che nella realtà questi modelli prevalgano. Le serie tv non hanno pretesa pedagogica, sono puro intrattenimento, anche se qualche volta denunciano qualcosa e mirano in alto. Ma resto dell’idea che dei buoni personaggi, delle buone storie, dei buoni prodotti di intrattenimento siano del tutto innocui rispetto all’educazione dei nostri figli. Se vogliamo che le serie TV cambino il modo di descrivere la realtà, è quest’ultima che dobbiamo modificare.

Le serie tv migliori sono sempre meglio delle veline. Ma questa è un’ altra storia.

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Mastella al Bagaglino

Mastella al Bagaglino

Michele Serra un po’ se ne compiace, la chiusura del Bagaglino per lui è una medaglia al petto nella divisa della superiorità morale e ancestrale della Sinistra. Se potesse andrebbe in onda lui, sabato prossimo su canale 5, per urlare: “visto? la satira di destra non esiste! e quando la chiamate satira è solo un’altra faccia del potere”.

Su una cosa ha ragione: le doti artistiche di alcuni protagonisti del Bagaglino non si discutono (il compianto Oreste Lionello era un autentico fuoriclasse), ma quella non è satira. E’ umorismo, e di tono anche casereccio, non tanto in linea con la “nuova destra” del “padre padrone“, come piacerebbe ai republicones, quanto in linea con una tradizione televisiva – quella del varietà leggermente svagato – che è stata seppellita dai nuovi gusti e dal successo di programmi di tutt’altro tono.

In tv vanno molto le fiction (meglio se biopic, telefilm basati sulle biografie di personaggi realmente esistiti), i reality e i talent-show. Al Bagaglino sono rimasti all’epoca del tette-e-culi di stampo tradizionale, con allegate le facce beate dei politici che non so quanta autostima guadagnino da una simile esposizione. Non che la diade (erano mesi che volevo usare questa parola nel mio blog!) tette-e-culi non funzioni ancora, solo che va propinata con ingredienti diversi, come Belen all’Isola dei Famosi o la tettona del Grande Fratello. Ci vuole un contesto, una narrazione, che con tutta la buona volontà di questo mondo non si riesce a trovare in Aida Yespica o Justin Mattera. Anche perchè il corpo femminile è così malamente esposto, come veicolo pubblicitario, che si rischia veramente di arrivare alla saturazione.

Nel caso della satira rimane impregiudicato il punto: a destra non sembra possibile sottolineare i grazi vizi, peccati e difetti della classe dirigente di sinistra. Non parlo della situazione attuale, con il centrodestra al governo. Sono tra quelli che ritengono essenziale il diritto di critica e la satira in opposizione a chi ha il potere. Se Governa la destra la satira dovrebbe essere di sinistra, anche se la natura del potere italiano, che di certo non si esaurisce nell’esecutivo o nella maggioranza politiche, potrebbe fornire più spunti, in diverse direzioni.

Esempio: avete mai visto una satira su certi banchieri? Sarebbe un modo per fare satira di destra, contro un potere che si è costituito anche a sinistra. Non la vedrete mai, perché anche la satira di sinistra, che pure è benvenuta quando governa la destra, spesso si limita a fare coalizione coi gruppi di potere. I satiri della sinistra, in buona sostanza, sono organici ai partiti della stessa parte politica, ne esprimono le convinzioni, le contraddizioni, i pregi e i difetti. Molto spesso, infatti, la satira italiana finisce per essere autoreferenziale. Michele Serra è un autore satirico che spesso parla della satira altrui, il fatto che lo faccia puntando il dito lo rende solo più antipatico, non meno satirico. Il difetto maggiore della satira di sinistra italiana, che è antiberlusconiana per codice genetico, è quella di volersi fare Guida, Profezia, Programma Politico. C’è come un virus nell’aria – e mi rendo conto che in queste ore non ci potrebbe essere metafora più sbagliata ed angosciante – che colpisce tutti i “comici” e i satiri di sinistra: a un certo punto, non si sa come, scatta la mania di “scendere in campo”. E’ un po’ come il Morbo di Badaloni, che poi ha colpito Santoro, Lilli Gruber, Marrazzo, Pionatti e infine David Sassoli. Da un lato questo significa che il Partito Democratico, principale gruppo di opposizione, è molto debole e necessita del supporto di una critica feroce quale può essere la Satira, per poter condurre le proprie battaglie; dall’altro lato non si svela un segreto nell’affermare che si riconosce la grande capacità di fiutare il giusto vento da parte degli autori… essere antiberlusconiani e contemporaneamente famosi significa guadagnare molti soldi, e ci sono potenziali acquirenti che sguazzano nell’indignazione “popolare”, perché non hanno altro da fare che incazzarsi, fare i benpensanti e ripetere che se ci fossero loro al posto di Franceschini, a quest’ora Berlusconi sarebbe a marcire in galera (non scherzo: in rete se ne leggono di tutti i colori, e spesso a corredo degli interventi dei satiri).

La realtà ci dice però che sembra impossibile, per esempio, oltre che fare una satira di destra (parlo per esempio del periodo prodiano, a prendere per i fondelli Prodi ci pensavano sempre loro, quelli della sinistra, ma autocensurandosi preventivamente, quando era in gioco la battaglia elettorale) anche produrre contenuti di quella ispirazione. Non dico di arrivare al Santoro di destra, come ho auspicato per provocare qualche tempo fa, ma almeno qualcosa di più del programma di Giovanni Masotti, il quale, bisogna dargliene atto, non puntava sicuramente sul look per guadagnare fette di share…

In verità c’è ancora molta egemonia del pensiero di sinistra, quantunque esso si sia affievolito nel tempo. Il centrodestra, talvolta, sembra procedere a tentoni, cercando l’avallo implicito della Sinistra che si evolve in una concessione dal pensiero debole. Ultimo caso quello della Resistenza: Berlusconi ha speso parole importanti. Ma dopo queste che spazio potrebbe avere la ricostruzione storica fedele della Guerra Civile? Il dubbio viene non tanto per l’operazione storiografica in sé, che conosce ben altri interpreti che il sottoscritto, quanto per il fatto che si corre il pericolo di cedere un pezzo della nostra storia per rincorrere il totem dell’universalismo nazionale, basato su un’unità di intenti che è ancora lontana dal realizzarsi. Si rischia di diventare come Veltroni, che una volta dichiarò di essere entrato nel PCI in quanto anti-comunista (o una cosa del genere). Tra l’essere Tutto e l’essere Niente la differenza è sottile. Se Berlusconi aspira, come è giusto che sia, ad unire gli italiani sotto l’egida di un bipartitismo rispettoso degli avversari, non può certamente farlo a discapito delle identità di ciascun polo, ammesso e non concesso che ogni operazione culturale è benvenuta. Insomma: se questo centrodestra ha tenore, spessore, forza viva e capacità di dibattito, la satira e la creazione di contenuti veramente qualificanti potranno essere considerati una efficace cartina di tornasole di una maturità espressiva finalmente conquistata, soprattutto quando a governare saranno gli avversari.

Sempre che non si suicidino nella spirale santorian-dipietrista delle ultime settimane.

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Il Pdl al potere non ha il coraggio di fare trasmissioni di informazione schierate in prima serata. Non rischia alcuna vera novità. Tutto è organizzato con il bilancino. Abbiamo i tg che ci meritiamo.Il risultato è deprimente: i soliti volti, molto ben pagati, bloccano la strada a chiunque abbia una idee diverse. Recitano una parte, facendo credere di essere liberi. Il Cav è tranquillo.

Santoro

Santoro

Abbiamo Bruno Vespa: nei giorni del terremoto ha fatto una specie di informazione istituzionale, cercando addirittura – dove possibile – di coordinare gli aiuti. Non credo per puro piacere di sostenere il governo ma soprattutto perchè egli stesso è aquilano, era coinvolto, ha fatto un reportage lodato persino da Aldo Grasso.

Poi c’è Ballarò: Giovanni Floris è il bravo liceale che ce l’ha fatta. Fa un’informazione di sinistra con i professori universitari a chiosare, una conduzione finto-amichevole con il corollario di comici che tentano di fare satira, in un quadro generale non troppo aggressivo. Non è un cattivo prodotto, ma io non mi appassiono mai, forse perché i politici li sento parlare ogni giorno e so ciò che diranno tre minuti prima.

Infine c’è Michele Santoro: qualcuno è indignato? Di che? Ogni sua trasmissione è costruita come un monologo teatrale, senza scampo. mi è capitato di ascoltare le domande di un inviato di Annozero al congresso nazionale del pdl. Un tizio con occhialetti scuri , barba e cappelli lunghi prendeva per il culo i congressisti con la scusa di raccogliere informazioni. Santoro è fatto così, prendere o lasciare: sciocco sospendere Vauro per una giornata o far fare a Mr Cachemire una puntata riparatrice. O gli lasci campo libero o lo mandi a casa. Inoltre, checché ne dicano gli ex compagni del PD, Santoro lavora per Di Pietro, non c’è alcun dubbio. Tutti loro lavorano per Di Pietro. E aggiungo: mi ha deluso Formigli che trovavo molto interessante quando faceva Controcorrente su Sky. Adesso è ritornato a fare il giornalista a senso unico come vuole Santoro. Con la tesi preconfezionata da portare avanti, in una trasmissione con un connotato politico ben chiaro, quello di Di Pietro, l’ex pm che in politica si schiera contro il suo ex imputato (poi assolto nel processo sulle tangenti alla Guardia Di Finanza).

La questione fondamentale è: va privatizzata la Rai. E’ assurdo tenere in piedi un baraccone dove tutti fanno ciò che vogliono. Va abolito il canone: un cittadino paga per quello che vuol vedere, non deve sorbirsi per forza Santoro che ha contratti enormi, mentre ci sono decine e decine di giornalisti che fanno la fame e non hanno alcun contratto. Ma potrebbe essere una pia illusione, me ne rendo conto. Nell’attesa, continuo a dire che sotto Berlusconi in RAI non nascono mai trasmissioni con giornalisti apertamente schierati a destra. Non ce n’è e forse non si ha interesse a farle. Inutile quasi tornare su un tema che abbiamo discusso altre volte, ma se seguo le trasmissioni di informazione sui principali canali tv italiani mi rendo conto che lì dentro non c’è quello che avviene nella società vera. E perché? Perché Vespa, Floris, Santoro e tutti gli altri a furia di stare lì, in tv, per secoli e secoli, diventano autoreferenziali, con le tesi pre-confezionate e un grosso conto in banca. Invece, qui fuori, ci sono dozzine di buoni giornalisti che aspettano solo un’occasione che il sistema morto dell’ informazione non concederà mai loro.

In definitiva, anche Santoro è regime: il regime gli ha affidato quella parte e lui, piuttosto bolso oramai, la gioca tranquillo e incallito, come un giocatore esperto che sa su quali mani puntare. Con l’unica aggravante che conduce un programma dove c’è ospite fisso Antonio Di Pietro, con grave scorno per la lingua italiana.

*** Addio a Giano Accame, storico libero pensatore della destra italiana. Un giornalista vero, messo in disparte, come altri, dal regime.

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Barack Obama ha di fronte la Crisi

Barack Obama ha di fronte la Crisi

La crisi è tale che, secondo gli organizzatori, colpisce anche il concertone del primo maggio. L’organizzatore, con una grande prova di coraggio, cioé con immenso disprezzo del ridicolo, chiede aiuto indirettamente al Governo (che sarà al 90% l’obbiettivo degli slogan lanciati “su e giù dal palco”):

«È chiaro che la crisi economica sta colpendo, ma forse pesa anche la cattiva fase delle relazioni industriali. Sarebbe un peccato, perché mai come quest’anno il concerto è un’occasione per rilanciare la musica italiana. Credo che in un caso così in Francia ci sarebbe un intervento del governo a sostegno della musica nazionale».

Ma veniamo alle cose serie:

Del summit di Londra in Italia, come al solito, faticano ad arrivare le notizie veramente importanti. Ci si preoccupa di un possibile rimbrotto di Her Majesty The Queen a Silvio Berlusconi, che stava semplicemente richiamando l’attenzione di un divertito Mr. Barack Obama. Berlusconi non è tipo da mettersi d’accordo col ceriminoniale, e nemmeno Obama, visto che spiazza tutti fin dal primo momento in cui ha messo piede a Londra. C’è una curiosità morbosa nei suoi confronti: tutti vogliono sapere cosa fa, se a casa si comporta in un certo modo, cosa pensa, cosa dice. A me sembra un uomo brillante, che deve comunque fornire molte risposte politiche. E’ nel suo ruolo.

Ma la crisi? A livello di schieramenti si è riproposto il doppio asse già presente ai tempi della guerra all’Iraq. La vecchia Europa (Old Europe come la definiva George W. Bush) rappresentata da Germania e Francia si contrappone al binomio Gran Bretagna – Stati Uniti. Le decisioni prese rappresentano un compromesso.

Gordon Brown ha annunciato: 1000 miliardi al Fmi. I leader del G20 si sono impegnati a garantire 1.000 miliardi di dollari al Fondo Monetario Internazionale (Fmi) e altre istituzioni internazionali. E’ stato deciso di triplicare le risorse a disposizione del Fondo fino a 750 miliardi di dollari, ha precisato il premier britannico, di cui 500 miliardi in nuovi fondi e 250 miliardi per il cosiddetto ‘Special drawing rights’ (diritti speciali di prelievo, una sorta di valuta virtuale del Fmi che può essere scambiata con dollari, euro, yen e altre monete ‘pesanti’). I paesi emergenti e quelli in via di sviluppo avranno “più voce” nelle istituzioni internazionali. I leader del G20 hanno deciso di immettere 5.000 miliardi di dollari nell’economia mondiale entro la fine del 2010. (Repubblica).

In aggiunta abbiamo la blacklist dei paesi considerati “paradiso fiscale“. Su questo punto Berlusconi e Tremonti, che si sono scambiati delle battute salaci in conferenza stampa, si ritengono particolarmente soddisfatti. Al ministro dell’Economia non va giù che si intervenga spargendo denaro, senza ridefinire il quadro di regole “etiche” per la finanza mondiale. Un quadro che Berlusconi vorrebbe vedere fissato a La Maddalena, in Sardegna.

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