Bruno Murgia

Deputato del PDL

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Gigi Carbini e Pietro Luciano, una battaglia che riguarda tutti i sardi

Gigi Carbini e Pietro Luciano, una battaglia che riguarda tutti i sardi

Ieri sono stato a Enas, sulla Olbia-Sassari, a portare solidarietà ai due consiglieri comunali di Olbia Gigi Carbini e Pietro Luciano che sono in sciopero della fame perché quella strada maledetta possa essere immediatamente cantierata, così come sarebbe giusto in un paese civile.

Gigi e Pietro mi hanno accolto dentro una tenda blu con una stufa accesa. Fuori pioveva. Intorno ho notato un camper attrezzato e un bagno chimico. Camionisti e frequentatori abituali della strada, quando incrociano la tenda, fanno un colpo di clacson. Alla lunga sembra una sinfonia, persino piacevole: si apprezza e ti fa sentire meno solo.

Un via vai di consiglieri e persone comuni, un caffè, un tè, un succo di frutta e il punto della situazione. I soldi, che succede? Che ha detto Cappellacci ? Hai sentito la proposta dei sardisti? Ha telefonato Cossiga. Padre o figlio? Padre !

Ieri sera ho divulgato una nota poi ripresa dalle agenzie, dai tg e stamattina da tutti i quotidiani sardi: battaglia senza paura per recuperare quei fondi e se necessario, come ci siamo detti con il sindaco di Oschiri, fino a Roma, sotto palazzo Chigi, a batterci per i nostri diritti.

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La Lega ha più meriti che difetti. Lo dico subito: ha contribuito, nella sua storia, a ripulire la politica romanocentrica dei palazzi, ha dato voce a determinati settori produttivi, ha messo in campo tematiche interessanti, ha costretto la politica a misurarsi sull’economia delle piccole imprese (che la politica sia sensibile ai grandi gruppi industriali è cosa nota), ha fornito una interpretazione della realtà forte, dinamica, schietta. Magari non condivisibile in tutto o in parte, ma in qualche modo portatrice di consenso.

Il modello comunicativo della Lega poi è riuscito a travalicare il leaderismo di Bossi, che era molto accentuato. La Lega negli anni Novanta e Ottanta era un partito-persona, legato alle vicende di Bossi. Invece è andata avanti anche senza di lui, o con lui in posizione defilata. Segno che le intuizioni di Bossi non erano campate per aria e che il consenso creato intorno al messaggio è duraturo. Questo messaggio ricorda un po’ la vecchia opposizione del PCI e del MSI: slogan martellanti, semplici, immediati, politica di opposizione nei quartieri. Con la differenza che la Lega è radicata solo al Nord e che lancia questi messaggi pur essendo al Governo.

Insomma, a differenza di AN (prima che confluisse nel PDL), la Lega non ha mai affievolito la spinta che le proveniva dalla sua base di consenso. I temi sono sempre quelli, anche se nella versione ammorbidita, tanto è vero che Bossi e Maroni pur di far passare il Federalismo strizzano l’occhio al PD.

Ai giorni nostri ciò che appare evidente è la differenza tra i toni usati da Fini su immigrazione e sicurezza e quelli usati dalla Lega. E tutto il PDL dove sta? In che posizione si mette di fronte a queste due prese di posizione nette? Io penso che PDL debba avere una posizione, e che questa posizione non possa essere predeterminata dalla LEGA, con testi portati in Aula senza discussione, con dibattiti superficiali e semplificazioni giornalistiche. Perché anche Fini interpreta la realtà, con una visuale, a mio parere, più ampia e profonda di quella proposta dalla Lega. La ex – AN, in particolare, non dovrebbe farsi sfuggire la paternità di certe tematiche. E il confronto con la Lega va fatto in modo sano, virtuoso, senza agguati e senza nascondersi.

Se un testo non viene condiviso si deve aver il coraggio di negoziarlo prima che arrivi in Aula, avendo altresì il coraggio di sostenere le proprie posizioni, altrimenti ne rimane colpita l’azione di Governo. Tra l’altro nel PDL dobbiamo essere bravi a slegarci dalla dicotomia Nord-Sud presentata in una dimensione senza dubbio favorevole all’interpretazione della Lega (o di coloro che da Sud, perorano le istanze del Mezzogiorno contrapponendosi al Nord), per proporre una visione della società d’insieme, che guardi al Sud in termini di legalità e sicurezza, come primo reale obbiettivo da raggiungere per una completa modernizzazione.

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L’Italia è l’unico al paese al mondo dove le vittime del terrorismo hanno meno voce dei carnefici. Per fortuna che il bizzarro ideatore dell’intervento di Valerio Morucci alla Sapienza ci ha ripensato. Dicono no al Papa, ma in compenso accolgono gli ex terroristi… la voglia di generalizzare è tanta e si fa fatica a pensare a un paese che ha bisogno degli ex terroristi per capire il terrorismo. Sarebbe come portare un pentito di mafia a tenere una conferenza sulle stragi del 1992… se ogni tanto a qualcheduno capitasse di pensarci non sarebbe cosa cattiva. Che dite?

Crisi. La parola è stata all’ordine del giorno dell’intervento del presidente Napolitano. Quali sono le priorità per il nostro paese nel 2009?

Ne indico 5 che spero valgano per tutto il mio partito:

1) Aumento delle pensioni minime, lotta contro la povertà dilagante, potenzionamento delle misure sociali a favore delle fasce deboli.

2) Riforma complessiva della Pubblica Amministrazione e della Scuola (proseguire sulla strada intrapresa, ma con decisione)

3) Delegificazione e meno burocrazia, un ritorno alla politica per le giovani (inteso anche: dei giovani) imprese.

4) Più poteri alle Regioni

5) Lotta alla criminalità piccola e grande, organizzata e locale, con un controllo costante dell’immigrazione, a tutela soprattutto degli immigrati regolari che concorrono alla nostra economia.

E per la Sardegna? La vittoria del nostro candidato, ovviamente, e un periodo magari più fortunato per tutte le vertenze lavoro che riguardano tante famiglie sarde. Con una politica legata veramente al territorio e alla sua capacità di produrre economie durature, che sappiano resistere ai cattivi dirigenti e ai momenti di crisi.

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Ieri, in tarda mattinata, ho avuto un incontro con il ministro dell’Interno Maroni, insieme col sindaco di Irgoli Giovanni Porcu, il suo vice Sandro Delussu e il senatore Filippo Saltamartini.

Per completezza di informazioni vi sottopongo l’articolo uscito oggi su La Nuova Sardegna, a firma di Angelo Fontanesi.

Sul tavolo non solo la “questione Irgoli” ma in generale la spaventosa emergenza criminalità che sta vivendo tutto il territorio del Nuorese, dove dall’inizio dell’anno si contano già quindici omicidi, ben sei consumati nel comprensorio della bassa Baronia, tre solo a Irgoli.

L’incontro è stato voluto dal ministro degli Interni per dare una risposta all’appello rivoltogli telegraficamente dal sindaco irgolese e dalla sua giunta all’indomani dell’ultimo omicidio verificatosi nel centro baroniese lo scorso 3 ottobre (un mese esatto dopo il duplice omicidio del 3 settembre), e in risposta anche all’interrogazione parlamentare sul problema sicurezza che Bruno Murgia gli aveva sottoposto qualche settimana fa.

Dopo aver esposto lo stato delle cose, Murgia ha sollecitato la necessità di interventi concreti per rafforzare organismi e presenze delle forze dell’ordine e migliorare l’attività di intelligence. «Si è trattato di un incontro molto positivo e proficuo sotto tutti gli aspetti – ha dichiarato all’uscita della riunione il sindaco di Irgoli Giovanni Porcu -, si svolto con pochi formalismi e in clima di grande cordialità. Il ministro Maroni si è dimostrato perfettamente a conoscenza delle situazioni locali e ben informato sullo stato delle indagini in corso, è ha garantito la massima attenzione a tutte le istanze presentategli».

Tre, sostanzialmente, le richieste inoltrate dal sindaco sardista irgolese al ministro leghista: una di carattere sociale e due strettamente legate al tema della sicurezza e del controllo del territorio. La prima riguarda la ripartizione in provincia di Nuoro, e in particolare in Baronia, delle somme residue del Pon Piano sicurezza ancora a disposizione dello Stato. Una formula che prevede interventi nel campo delle infrastrutture sociali che ha già dato buoni risultati in molti paesi disagiati della provincia. «Ho voluto rimarcare al ministro – ha detto Porcu – l’urgenza di impegnare nelle nostre zone i fondi residui della prima tranche di questo progetto conclusosi nel 2007 visto che nel prossimo quinquennio la Sardegna dovrebbe essere esclusa da questo piano di finanziamenti». Sul fronte dell’ordine pubblico Porcu ha invece sollecitato il potenziamento sia organico che infrastrutturale della caserma dei carabinieri di Irgoli e la trasformazione del distaccamento della Polstrada di Orosei in un commissariato di Pubblica sicurezza.

Roberto Maroni ha preso l’impegno di verificare tutti i problemi sul tappeto e ha garantito il proprio impegno per cercare di razionalizzare e migliorare l’operato delle forze dell’ordine. «Il ministro degli Interni ha dimostrato una grande sensibilità alle esigenze del nostro territorio – ha riassunto alla fine dell’incontro Bruno Murgia – assumendo precisi impegni che verranno ribaditi a Nuoro durante la sua prossima visita».

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Come si può notare ho dato solidarietà a Saviano due anni precisi fa (il commento è delle 5,57 pm, 16 ottobre). Singolare come anche in quel caso ci fosse qualcuno – credo uno degli scrittori del collettivo Wu Ming- che volesse fare la morale ad un parlamentare di destra che offriva solidarietà disinteressata. In ogni caso, a parte un Fausto Bertinotti in buona fede, sul carro dello scrittore non erano saliti in troppi.

La solidarietà è continuata con interventi pubblici e attraverso il blog, non senza giudicare infelice una uscita del ministro Maroni.

Saviano allora non era ancora il fenomeno planetario che è diventato adesso. Sono dunque al riparo da ogni sospetto: ecco perché comincio a sentire un po’ di fastidio. La vedo come Emmebi: forse stiamo esagerando. Quello striscione al corteo del Pd (300 mila persone ), “Siamo tutti Saviano”,  mi ha dato la dimensione di come molte battaglie belle e pulite possano trasformarsi nella solita lezione che la sinistra-Vitasnella cerca di impartire a noialtri cafoni.

Mi chiedo che cosa potrebbe succedere se il prossimo libro di Saviano fosse una semplice storia d’amore tra una cameriera di Bellinzona e un idraulico di Assemini.

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L’Italia è un paese bizzarro. Puoi uccidere i tuoi genitori e rifarti una vita, trovare un lavoro e ripartire da zero. Come se nulla fosse successo. E pazienza se molta gente normale, onesta, che suda dalla mattina alla sera, oramai viva sotto il limite della povertà. Può anche capitare di aver ucciso e di ottenere l’eredità, sempre per rifarsi una vita.

La detenzione ha finalità formative: deve reinserire nel contesto sociale i detenuti, anche se si sono macchiati di gravi delitti. Ma a tutto c’è un limite: soprattutto alla facilità con la quale si ottengono permessi e sconti di pena. Quello che non funziona è la certezza della pena, proprio perché abbiamo un sistema che permette di non pagare mai quello che veramente si merita. Se uno ha ucciso merita almeno 21 anni. Che senso ha farlo uscire molto prima per buona condotta? Un terzo di sconto, dopo un duplice omicidio con aggravanti varie, che si ottiene tra un beneficio e l’altro, finisce per comparare l’omicidio ad altri delitti gravissimi, ma non così efferati.

Non ha molto senso la cosa. E quanto sia sbagliata questa politica di Stato, indipendente dai Governi, ma frutto dell’andazzo accumulato da anni (e del fraintendimento di una cultura genericamente garantista) lo prova il fatto che i carceri sono nuovamente al limite, nonostante l’indulto. O se ne costruiscono di nuovi, oppure si depenalizzano molti reati. Non c’è molto da fare, se non avere il coraggio di dire che costruire un carcere in più non è ammettere necessariamente che lo Stato non riesce a controllare i reati. In Italia la situazione è al limite.

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roberto savianoScrivere è come nascere una seconda volta, per chi ha provato l’emozione della scrittura. Ma scrivere di morte, nonostante l’argomento sia così terreno e in un certo qual modo inflazionato, può anche costare caro. Di Roberto Saviano sappiamo molto, che ha scritto un bel libro (Gomorra, tra i libri più importanti degli ultimi dieci anni a livello mondiale), che vive sotto scorta e che, nonostante tutto, continua la sua battaglia contro il clan più efferato della Camorra, quello dei Casalesi.

Il fatto che viva blindato è diventato talmente noto, che anche la sua vita da scortato rischia di diventare abitudinaria. Ci facciamo il callo noi, e ci fanno il callo coloro che lo vorrebbero morto. Stamattina su Repubblica sono riportati stralci di una deposizione attendibile: Saviano verrà ucciso dal clan dei Casalesi a dicembre. Cosa fare? Cosa dire? Lo Stato, come sempre, si muove in conseguenza di qualcosa, un po’ perché la sicurezza costa, un po’ perché la democrazia richiede l’invisibilità delle forze militari. Ma alla fine ha dovuto mandare 500 uomini per presidiare le zone contrassegnate dagli ultimi sanguinosi eventi.

Saviano, dal canto suo, nel suo sito ha proprio dedicato una pagina a questa drammatica condizione: “Vivo sempre sotto scorta dei carabinieri, cambio casa continuamente, non ho più un’esistenza normale”. Io penso che salvare la vita a Roberto Saviano sia un imperativo per lo Stato e penso che qui si misurino molte delle intenzioni del Governo, perché Saviano non è solo un bravo scrittore o un simbolo della lotta alle organizzazioni criminali. Saviano è soprattutto un giovane uomo che ha diritto di poter esprimere le proprie opinioni, ha diritto di denunciare quanto ha denunciato e di renderlo pubblico con ogni mezzo. Il miglior aiuto che Saviano può ricevere, oltre alla intensificazione dei controlli e delle misure di protezione, è un miglioramento nella qualità e nella quantità della nostra lotta a tutte le mafie e su questo punto non ci sono compromessi e dilazioni politiche da spendere.

UPDATE FLASH: Per rafforzare ‘ulteriormente le misure di protezione’ nei confronti di Roberto Saviano i deputati del PdL, componenti della commissione cultura, Fabio Granata e Bruno Murgia, hanno presentato una interrogazione urgente al Governo. I due parlamentari del PdL sostengono che ‘Saviano e’ il simbolo dell’Italia che non si arrende, dell’intellettuale senza padroni e senza protettori che si oppone alla prepotenza e alla vergogna che offende la sua terra. Racconta di un Sud e di una Italia diversa – spiegano – e ricorda tragicamente il Paolo Borsellino del discorso alla biblioteca di Palermo dopo l’uccisione di Giovanni Falcone. Per questo Saviano va tutelato con misure straordinarie e a Saviano deve andare la solidarieta’ dell’intero Parlamento e del Governo perche’ non si possa scrivere ancora una volta, come diceva Falcone che si muore quando si e’ soli’. (ANSA)

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