Elezioni, lezioni e dintorni

1. I dirigenti del PD sembrano quelli della Juve. Cambiare tanto per cambiare e rispondere alla piazza non ha senso. Lo dice un vecchio cuore granata che ne ha viste tante di sventure. Questi 3 anni senza elezioni dovrebbero far bene a tutti: al PD (che deve guardarsi dall’incredibile voto di protesta alla sua sinistra) e al PDL, che può capire alcuni fenomeni di radicamento e imparare a stare nella gente, per tenere botta anche alle amministrative, di solito fucina per la classe dirigente futura.

2. In Sardegna le prossime provinciali non saranno così indicative, a meno di non volerle trasformare in un referendum contro la Giunta. In verità quattro di esse andranno al voto per la seconda volta e i cittadini proveranno a capire se queste nuove province sono servite. Io sono sempre dubbioso sull’utilità di alcuni enti, ma non nego che in termini di programmazione abbiano una qualche importanza. A patto che incidano davvero sul territorio… a Nuoro governano gli stessi da tempo immemore… gli stessi che danno la colpa agli altri per lo stato disastrato del Nuorese. Per non dire della città capoluogo.

3. Secondo l’opposizione c’è un problema di lingua italiana nella riforma universitaria. In attesa di comprendere bene se si tratta del solito allarmismo, veniamo ad alcune considerazioni. Quando leggo dei forum, dei commenti noto che ci sono molte lacune nella nostra lingua… un mio amico ha una sua teoria semplice, che credo valga la pena di essere ripetuta: Facebook e i social network hanno dato l’accesso a internet a tante persone che non sapevano nemmeno accendere un computer. Di fatto Facebook è usato da oltre venti milioni di italiani, difficile pensare che siano tutti sufficientemente alfabetizzati. Ciò che colpisce è l’assoluta mancanza dei fondamentali, come direbbe un Mario Sconcerti qualsiasi. La scuola italiana in questi ultimi decenni, diciamo due, ha fallito o è regredita molto e la colpa è della classe politica in generale. Non si tratta nemmeno dell’annosa questione scuola pubblica / scuola privata (lo stato della scuola pubblica è disastrato da tanto, con responsabilità trasversali), ma dei modelli di insegnamento secondo me. Da poco ho letto che i calcoli e la matematica in effetti non servono nelle elementari. Questo deriva dal fatto che i concetti principali, se non vengono ripetuti, utilizzati, rielaborati, finiscono per scomparire. Un cinquantenne che abbia smesso di scrivere al momento della laurea, diciamo, alla sua età troverà le stesse difficoltà di uno scolaro che ha appena imparato a distinguere gli avverbi dagli aggettivi. Sembra una sciocchezza, ma ho letto che il funzionamento del cervello umano segue questa prassi: se viene oliato, ricorda, altrimenti cancella tutto. Però ritengo che la matematica, per tornare alle riforme e ai modelli di insegnamento, sia utilissima per un campo di professioni collegate all’ambito della ricerca universitaria, che sono fondamentali per il nostro paese. Tra le cause che allontanano la ricerca universitaria dalle ambizioni dei giovani italiani ci sono – a mio avviso – oltre che gli stipendi da fame dei dottorandi anche pochi stimoli nella scuola inferiore. Va bene la ricerca filologica, salviamo l’italiano (dal linguaggio degli SMS!), ma diamo ai giovani prospettive in professioni che salvano il futuro del paese: biotecnologie, ingegneria, tutela del territorio, architettura, matematica e informatica, fisica, energie e chimica.

La maturità è un inutile rito da abolire

Non smetterò mai di ripeterlo, quando vedo la scelta delle materie. La maturità è un inutile rito che faremmo meglio ad abolire. Ci sono svariati motivi per mettere fine a una pantomima, che  nel tempo si è trasformata in una sottospecie di rito collettivo, buono per la sceneggiatura di qualche cineasta a corto di idee.

1) La maturità è inutilmente ansiogena – anche se fa parte di un’esperienza collettiva, come racconta bene la celebre canzone di Venditti, un po’ come la visita di leva per i maschi, l’esame posto a fine del quinto anno è inutilmente ansiogeno. Genera panico, notti insonni, che influiscono sul normale adattamento a un esame, che non è nemmeno propedeutico all’esame universitario classico (nè ai test di ammissione).

2) E’ uno spreco colossale di denaro pubblico – ammesso che l’istruzione non può essere vista in maniera tout-court aziendalista, gli sprechi sono sprechi e vanno tagliati. Prolungare l’anno scolastico, riunire commissioni, pagare ripetizioni private… spese inutili per un esame inutile.

3) L’esame in sè non ha senso, visto che certifica la bontà di una carriera scolastica, che da un anno all’altro può mutare. In sostanza si pensa a pronunciare un gioudizio definitivo su dei ragazzi che quando entrano alle superiori sono poco più che bambini, che maturano in modi differenti e che spesso nascondono questa maturità, mostrandola in ambiti diversi dalla scuola.

4) L’esame in sè ha poco valore didattico, non insegna nulla, non aiuta in niente. Se un esame ci dev’essere che sia quello di ammissione ai corsi universitari di un certo tipo. La parte finale del quinto anno va vista nell’ottica dell’università, visto che il diploma non serve più a nulla. E’ legato a un’epoca nella quale il diploma aveva un reale valore.

5) Si utilizzi l’ultimo bimestre del quinto anno per uno studio della contemporaneità: i fenomeni storici degli ultimi anni, internet e l’economia globalizzata, le tensioni religiose, il cambiamento del mondo del lavoro, la nuova geografia politica, gli indirizzi delle principali scienze. Due o tre grandi temi a settimana, attraverso i quali orientare i ragazzi verso l’università, con singole lezioni tenute da professori ospiti rappresentanti una particolare facoltà. Orientamento universitario, un aiuto a scegliere il proprio futuro.

6) La valutazione finale, valida ai fini dell’ingresso in alcune università o nel mondo del lavoro, viene data tenendo conto esclusivamente del triennio finale. La media matematica del terzo, quarto e quinto anno si ottiene computando i voti di tutte le materie anno per anno. Stop. Un esame modello finali di sci, che annulli i voti o li ritocchi grazie alla bacchetta magica è fuori contesto, perché de-responsabilizza i ragazzi e non li aiuta ad ottenere la perseveranza, che vista l’alta percentuale di abbandoni universitari, è l’ingrediente più importante per concludere gli studi (considerate le naturali distrazioni dell’età). Un voto che sale oltre la media se lo studente dimostra un miglioramento nel corso degli anni, un voto che insomma – a differenza di questo – tiene conto della maturazione dello studente.

Voi cosa ne pensate? Ritenete che l’esame di maturità sia ancora attuale?

Maturità. Non t’avessi preso prima…

Vaporidis e Capotondi

Vaporidis e Capotondi

Parafrasando Venditti al contrario. Cosa ce ne facciamo dell’esame di Maturità oggi? Fosse per me lo abolirei.

E’ inutile.
Costoso.
Ansiogeno.
Estivo.

E in più non apporta nulla di realmente concreto nel cammino di crescita dello studente. Fosse per me sostiturei l’esame di maturità con un periodo di orientamente universitario, organizzato dalle facoltà del luogo in appendice ad un anno di quinta superiore concluso a Maggio. Due settimane di full immersion  nelle problematiche dello studio universitario, con una panoramica dei principali contenuti che si affronteranno durante il cammino costoso per la laurea. Un orientamento che potrebbe avere due o tre anticipi durante l’anno, invece di tentare di chiudere, male come sempre, l’anno scolastico esaurendo argomenti di cui poi non si saprà nulla.

Il voto di diploma sarà formato al 70% dalla media dei voti dei primi 4 anni e al 30% dalla media dell’ultimo anno, il quale peserà giustamente più degli altri. Così ogni studente sa che il suo voto di diploma sarà influenzato dalla prima interrogazione del primo anno, ma comunque in un contesto generale di media nel quale peseranno anche le materie che predilige, perché è giusto che lo studente riconosca nel percorso di studi quali sono le sue qualità e le sue aspirazioni e su quali materie si esprime meglio.

Abolire la maturità dunque e sostituirla con un orientamento che colleghi anche col mondo del lavoro: ogni corso di laurea organizza il suo orientamento, a proprie spese, dato che ha interesse ad attirare iscrizioni. Manda un docente nella scuola per 3-4 giornate nelle quali illustrerà anche gli sbocchi professionali e poi tutti al mare. Che tanto lo studio vero è quello che viene dopo.

UPDATE. Sempre sul mondo della cultura, della scuola e dell’università, leggetevi questo interessante articolo su ciò che succede nella prestigiosa Accademia delle Belle Arti di Roma –> clicca per leggere.

UPDATE. Il viceministro Adolfo Urso ha appena detto in Aula che la Sardegna non sarà regione preposta all’ accoglimento del nucleare. I deputati di sinistra insistono in una polemica che non ha senso, con tono lamentoso.

E alla fine il militante sta col Cav.

Sapete com’è uno allevato a pane e politica, padre rautiano e dunque figlio di fascista. Non c’è tempo per il gossip in politica, quella è roba per edonisti anni’80. Anche se allora, di nascosto, Bettino piaceva persino alla destra. E dunque, chi è questa Noemi Letizia ? Ma che diavolo fa? Com’è che è in grado di fare tutto questo baccano intorno alla figura del premier?

Non ho risposta: molto si evince dai giornali. Le strade della nuova politica gossipara sfuggono al militante politico,dunque anche a me. Però, come è noto, la politica è lastricata di gossip fin dai tempi di Giulio Cesare, che non tollerava sospetti sulla propria moglie (e nonostante che molte storie circolassero sul suo conto).

Un mese fa alla Camera rimbalzavano queste notizie incredibili. Tutti con Repubblica sul tavolino a studiare i volti delle probabili candidate. Ma sarà vero, ci si chiedeva ?  E giù battute: hai visto quella? Bravissima in aula e in commissione, ma non è carina… forse non emergerà mai. 

Sostanzialmente acque calme fino alla vicenda Noemi. Che il Cav. ami circondarsi di belle ragazze, che FI fosse diversa da An, dall’ Udc o dalla Lega, è cosa nota. Sulla mancanza di understatement del Cav hanno scritto volumi. Ma non è nemmeno questione di contorno o di gnocche messe alla rinfusa qui e là. Berlusconi ha un’idea della politica molto meno rituale, ingessata. Se pensa che ci voglia una persona intelligente, sceglie Capezzone (non mi vorrete dire che Capezzone ha più fascino del candidato PD Sassoli adesso? Chiedetelo alla vostra moglie, fidanzata o mamma!), se pensa che ci voglia una donna di bella presenza sceglie la Matera, se pensa che serva un tipo calmo e riflessivo propone Bondi. Berlusconi se ne frega dei riti dei vecchi partiti, secondo i quali andrebbero avanti solo i “migliori”, che spesso sono i “meglio raccomandati”. In questo è molto più meritocratico del resto dell’arena politica. Le altre sono insinuazioni più frutto di una generale incomprensione del fenomeno, che altro.

Aveva cominciato la Palombelli in quella furibonda puntata di Anno Zero, con Ghedini a difendere il Cav. e la Bonino che sembrava una massaia smagrita, immemore del passato radicale. La Palombelli sosteneva che Berlusconi avesse dato una possibilità a tutti, anche a questi giovani in fila per il provino per il Grande Fratello, anche loro con la possibilità di entrare in politica, in un modo o nell’altro e senza le enormi fatiche di un distributore di volantini.

Poi le prime avvisaglie, il caso si è gonfiato: la durissima lettera di Veronica Lario, nuova icona della sinistra progressista e di molte sfigate pseudo-intellettuali area Pd, ammesso che esista ancora un’area PD. La partita è diventata seria: Feltri randella con le foto di Veronica a tette nude. Pagina prima di Libero, giornale esaurito in edicola.

Ecco, fino ad allora, mi è sembrato che Veronica avesse le sue ragioni. Le mie colleghe, quelle della gavetta, donne militanti toste meritavano la nostra comprensione di maschi. Mia mamma -che  è tipo la mamma di Angelino Mellone, cioè elettrice media di centrodestra, con pulsioni anti-sinistra anche quando va a comprare la verdura- ha sentenziato: ha ragione Berlusconi.

Ho riflettuto abbastanza se scrivere un post sul mio blog, che è una specie di luogo franco, su questo argomento. Mentre correggo l’ articolo, c’è già un aficionado (l’interessante Bobbore) che mi scrive che il post è uno schifo. Il mio suggeritore di riferimento mi ha fatto abilmente pensare di lasciar perdere.

Ma, dico, di cose ne stanno succedendo per non spenderci un po’ di parole. Repubblica e l’ Espresso sono scatenati. Allo stesso modo il Times di Murdoch e i giornali della famiglia Berlusconi. E’ abbastanza difficile non occuparsene anche perchè da tempo gli uomini del Cav alla Camera sono preoccupati dal trappolone che qualcuno ordirebbe contro il capo del governo.

Trappolone o meno, non riesco ad accettare che la stampa progressista come al solito ci faccia la solita morale. detta la linea, con la lezioncina morale incorporata. Non solo perchè è con il gossip che aumentano le tirature ma perchè, Filippo Facci che attacca D’Avanzo lo dimostra, ci sono cani da caccia del giornalismo italiano con il finale già scritto.

Così abbiamo quel Gino-fidanzato-di-Noemi che spiattella un sacco di cose (ma a Rep non verifica i precedenti del giovane) e i cronisti dell’Espresso che secondo quelli del il Giornale a tutti i costi vogliono sapere degli affari “pubblici” tra Berlusconi e una del GF, con l’Espresso che smentisce e tutti che smentiscono tutti. Una volta Enrico Berlinguer (omettendo dei soldi che arrivavano al suo partito dalla casa madre russa) parlava di questione morale. I comunisti allora erano di pasta diversa. Oggi c’è voglia di infilarsi dentro le lenzuola, anche se l’affare ha un retrogusto di fregatura. Passate le Europee si dimenticheranno di rifare il letto, vedrete.

Nel vecchio militante rimane la sensazione di aver già visto molto e abbastanza e che alla fine, giocando con le carte scoperte, tende a premiare sempre Berlusconi, perchè sa essere più umano, schietto e imperfetto di tutti questi perfezionisti che un giorno si e l’altro pure si permettono di dirci come dobbiamo comportarci.

Tutto qui: il romanzo italiano è anche questo. Oggi sappiamo tutto di tutti e la noia è dietro l’angolo. Ma,nel frattempo, questo è ciò che passa il convento e noi un poco ci divertiamo.

 


Rassegna stampa post-congresso

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Fini e Berlusconi

Sta per nascere anche il Pdl sardo. A giorni (i più ottimisti dicono già da domani o al più tardi mercoledì) il vertice nazionale nominerà tutti i coordinatori regionali: l’unico candidato per il partito in Sardegna è Mariano Delogu, leader di An nell’isola. «Io non ne so nulla», ha però detto anche ieri il senatore cagliaritano. Mentre Claudia Lombardo, sino a ieri coordinatrice reggente di Forza Italia in Sardegna, ha ammesso: «Quella di Mariano Delogu è un’ipotesi molto accreditata». E il deputato nuorese Bruno Murgia, uno dei papabili, ha confernato: «La scelta ormai è fatta» … Il deputato nuorese Bruno Murgia non è apparso deluso per la caduta della sua candidatura al coordinamento del partito. «Delogu – ha detto – garantisce esperienza ed equilibrio». Murgia si è detto «molto soddisfatto» del congresso. «E’ stato l’atto di nascita del più grande partito popolare e di massa italiano». Murgia non ha nascosto l’orgoglio della provenienza partitica: «L’intervento di Gianfranco Fini è stato il migliore di tutta la sua carriera politica, ha disegnato l’Italia del domani e ha detto che il Pdl deve discutere al suo interno senza idee preconfezionate. Io aggiungo: dovrà essere così anche in Sardegna». (di Filippo Peretti – La Nuova Sardegna)

La giornata del Pdl però non si ferma e i leader sardi possono fare festa per il battesimo del «mondo unico» dei moderati. Il deputato di An Bruno Murgia si esalta: «È nato il più grande partito del centrodestra europeo». Il Pdl «razionalizza il quadro politico a livello nazionale e rafforza l’operato di Cappellacci in Sardegna». Il parlamentare nuorese sposa la linea politica lanciata sabato da Fini: «Sono in piena sintonia con lo straordinario intervento del presidente della Camera», perché «un partito così importante consente di aprire una discussione profonda sulle idee». Murgia intravede la possibilità di aprire un dibattito anche in Sardegna: «Ci sono temi nell’Isola su cui si possono delineare scenari di confronto interno, per poi arrivare alla migliore sintesi possibile. Penso al nuovo autonomismo o all’insularità». (di Giulio Zasso – L’Unione Sarda)

Mattone & Nucleare

nucleareLa scorsa settimana si è molto parlato di Nucleare in Sardegna, a causa della relazione del professor Boschi, che ha individuato nell’isola il luogo migliore per la loro costruzione. Terra stabile dal punto di vista geologico, ma delicata e in equilibrio instabile dal punto di vista ambientale. Come già affermato nei Documenti la Sardegna non può accettare una centrale, semplicemente per la propria vocazione turistica e ambientale. Al di là del fatto che l’energia nucleare è la più pulita del mondo e la sicurezza dei reattori di ultima generazione è conclamata.

Il No al nucleare va esteso fermamente anche alle scorie. Che sono più inquinanti e pericolose del reattore. Per cui su questo punto non può non esserci un’alta soglia di vigilanza da parte del sottoscritto.

Il mattone.
Non credo all’allarmismo di Repubblica e ai soliti sospetti. Ricordo che quando Tremonti fece una finanziaria di taglio ai comuni, scrissero ripetutamente – con Veltroni sindaco di Roma a capeggiare la rivolta – che i comuni sarebbero stati costretti a spegnere i lampioni. Non è mai avvenuto. Per rilanciare l’economia ci sono vari modi, considerando anche la crisi e il debito pubblico che ci sovrasta. Uno di questi è rilanciare i cantieri, perché danno lavoro e rilanciano i consumi. Le Grandi Opere sono un passo necessario e strategico. La Sinistra con la scusa del finto ambientalismo fa ostruzione ideologica a piani che stanno su tutti i manuali di economia pubblica del mondo occidentale.

F. D. Roosevelt uscì dalla crisi del 1929 con i cantieri, le bonifiche, la partecipazione statale e da ultimo (fatto decisivo) con il riarmo e le commesse belliche provenienti dall’Europa. Ora, noi guerre non ne possiamo fare (nemmeno l’America e non mi sembra una prospettiva auspicabile, non vi pare?), fermi comunque non possiamo stare, ergo…

La Sassari-Olbia.
La questione va vista da vicino. Proporrò già questa settimana una interrogazione parlamentare, presentando semplicemente le cifre nude e crude dei feriti e dei morti. Non servono nemmeno i volumi di traffico o discorsi elevati sulla necessità di collegare due poli turistici. Bastano gli incidenti.

Soru, una stella cadente?

Il destino dell'Unità è nelle mani di Soru

Il destino dell'Unità è nelle mani di Soru

Non è passato nemmeno un mese e la stella luccicante di Renato Soru sembra sbiadirsi lentamente. In questi giorni a cavallo di fine mese ne sono successe parecchie all’Unità, che proprio con l’ex presidente della regione sembrava aver trovato nuova vita. Invece niente. Anche il presunto successo di vendite, amplificato dalla visibilità rosa di Conchita De Gregorio, sembra esser frutto dell’immaginazione, un po’ come gli otto punti di vantaggio vantati dal suo editore in un fantomatico sondaggio pre-elettorale. Di certo la campagna stampa dello storico quotidiano, praticamente al limite del culto della personalità, non ha giovato a nessuno.

Eppure va subito detto che tutto ciò sarebbe negativo. In primis quando chiude un giornale, in democrazia, a meno che non vi siano circostanze insuperabili, è sempre un male. Più voci discordanti ci sono, maggiore è il tasso di libertà. In secondo luogo la situazione è drammatica per chi vede messo il proprio posto di lavoro in discussione. All’Unità come a Tiscali. In terzo luogo Soru è un politico e anche un imprenditore e se gli si possono augurare delle sfortune politiche, in ragione delle sue vedute contrastanti dalle nostre, uguale sventura non la si può augurare alle sue aziende. Anzi.

Difficile dire cosa farà. Ha ragione l’amico Maninchedda a indicarlo comunque come risorsa per la Sardegna. Io, a causa del suo carattere ostico, lo vedo più come grande risorsa imprenditoriale, ma non mi metto certo a sindacare le sue scelte. Certo, deve ripartire all’interno di  un mare agitato come quello del PD, che ha nelle europee forse l’ultima chance di ribadire l’importanza della propria esistenza. Prima di abbandonarsi all’idea della scissione.

Le proposte innanzitutto

Diceva John Lennon: there are no problems, only solutions. Troppo ottimista? Sicuramente, anche perché la realtà ha le sfaccettature di un prisma. In ogni caso è un approccio convinto, per dire che i problemi si risolvono con delle buone soluzioni. Invece la nostra campagna elettorale si è un po’ incattivita: Soru querela Berlusconi, Trincas querela Soru. Vuol dire che sui giornali si sta parlando poco di contenuti, se si cerca la diffamazione.

Non entro nel merito delle questioni pertanto. Molto più interessante è la pubblicazione del programma di Ugo Cappellacci sul suo sito personale. Il documento è fatto bene, non è semplice, ma non è nemmeno futile, come tanti fogli programmatici. In compenso la campagna elettorale per le strade continua a colpi di santini. Ci sarebbe da farne la collezione. Quanto servono, ve lo siete chiesti? Io si: in una popolazione che tende ad invecchiare un santino equivale a una nota scritta. Ci si ricorda maggioramente chi si deve votare dentro l’urna. Insomma, internet cresce, ma i vecchi metodi funzionano. Per questo penso che avremo venti giorni di fuoco, all’insegna di una tradizionale, ma nascosta ricerca dei voti.

Ps: in questo blog commenteremo le proposte del programma di Cappellacci e mi auguro sentitamente che i commentatori si esprimano su questo. Per le proposte di Renato Soru, a meno che non le commentiamo direttamente noi, ci sono gli spazi appositi. Ripeto che ringrazio tutte le commentatrici e i commentatori, ma è assolutamente necessario non perdere di vista il fatto che questo è e rimane un blog. Cioè una pagina che esprime un punto di vista, non condivisibile, okay, ma non sindacabile, soprattutto a colpi di insulti. A presto, con delle notizie un po’ più personali…

UPDATE: L’intervista di Gavino Sanna: Renato è bravo solo a dire bugie.

Come comunica Renato Soru

La campagna elettorale di Renato Soru è già partita, sul suo sito personale. C’è poco da dire: sfondo bianco, sprazzi di colore qua e là e molte notizie. Il sito di Soru è fatto bene, pulito, comprensibile e soprattutto aggiornato. C’erano pochi dubbi : Soru è probabilmente il politico italiano che ha maggior dimestichezza con internet. Tuttavia voglio porre l’accento sul messaggio elettorale:

Il nuovo manifesto di Renato Soru

Il nuovo manifesto di Renato Soru

Ancora una volta si conferma la volontaristica identificazione di Soru con la Sardegna, “più sardo dei sardi” l’ho definito varie volte, perchè trasporta questa sua visione totalmente inaffidabile e insicera (Soru si presenta come un classico ragazzo sardo, povero, che ha fatto strada, mentre in realtà da bambino stava sicuramente meglio della gran parte dei suoi coetanei e ha potuto studiare in una della più note e costose università italiane) in un messaggio politico contornato da un linguaggio che viene fuori a stento, rotto, semplice, di sicuro impatto.

Soru però rimane nello standard del politico che ha governato per tanti anni. Di fronte allo sgretolamento della sua maggioranza ha effettivamente una via obbligata: mostrare quello che ha fatto, che ritiene positivo e che intende fare nei prossimi anni, per completare l’opera, nonostante avesse detto che si sarebbe fermato dopo un lustro. Certo, non è al livello del mitico Berlusconi di Matrix, quando srotolò di fronte a uno sbiancato Rutelli tutto l’elenco degli interventi attuati dal suo governo nel quinquennio 2001-2006, ma un po’ tende a ricalcarlo (e questo parallelo è stato notato anche nei commenti).

Non stupisce, infine, che nel più classico cliché della sinistra radical chic unisca alle sue proposte quelle di uno stuolo di intellettuali sardi, sempre disponibili a seguirlo nelle sue avventure politiche. Dopotutto ci sono sempre delle briciole che cadono dalla tavola.

Stramberie del nostro paese e i miei auspici per il 2009

L’Italia è l’unico al paese al mondo dove le vittime del terrorismo hanno meno voce dei carnefici. Per fortuna che il bizzarro ideatore dell’intervento di Valerio Morucci alla Sapienza ci ha ripensato. Dicono no al Papa, ma in compenso accolgono gli ex terroristi… la voglia di generalizzare è tanta e si fa fatica a pensare a un paese che ha bisogno degli ex terroristi per capire il terrorismo. Sarebbe come portare un pentito di mafia a tenere una conferenza sulle stragi del 1992… se ogni tanto a qualcheduno capitasse di pensarci non sarebbe cosa cattiva. Che dite?

Crisi. La parola è stata all’ordine del giorno dell’intervento del presidente Napolitano. Quali sono le priorità per il nostro paese nel 2009?

Ne indico 5 che spero valgano per tutto il mio partito:

1) Aumento delle pensioni minime, lotta contro la povertà dilagante, potenzionamento delle misure sociali a favore delle fasce deboli.

2) Riforma complessiva della Pubblica Amministrazione e della Scuola (proseguire sulla strada intrapresa, ma con decisione)

3) Delegificazione e meno burocrazia, un ritorno alla politica per le giovani (inteso anche: dei giovani) imprese.

4) Più poteri alle Regioni

5) Lotta alla criminalità piccola e grande, organizzata e locale, con un controllo costante dell’immigrazione, a tutela soprattutto degli immigrati regolari che concorrono alla nostra economia.

E per la Sardegna? La vittoria del nostro candidato, ovviamente, e un periodo magari più fortunato per tutte le vertenze lavoro che riguardano tante famiglie sarde. Con una politica legata veramente al territorio e alla sua capacità di produrre economie durature, che sappiano resistere ai cattivi dirigenti e ai momenti di crisi.