Nucleare in Sardegna, Stracquadanio sbaglia.

(DIRE) Roma, 25 mar. – Per Bruno Murgia, deputato del Pdl, il ‘no’ al Nucleare in Sardegna e’ “una scelta convinta e motivata”. Il suo “no secco” riguarda “la visione del nostro futuro”, dichiara il parlamentare, commentando le parole del collega del Pdl Giorgio Stracquadanio che vede la Sardegna come “sede ideale per ospitare una centrale nucleare”, riferisce Murgia.

Pero’, “Stracquadanio sbaglia -  attacca il deputato Pdl sardo – questa vicenda riguarda il come immaginiano la Sardegna, dato che il nucleare e’ una scelta di lungo termine. Noi la immaginiamo pulita, ma non arretrata”. Con un’economia “leggera, dinamica, legata all’ambiente e al territorio che affianchi il turismo- spiega Murgia- un’economia di sviluppo basata sulla specializzazione, a basso impatto ambientale, in stretta connessione con le Universita’ e la ricerca”. La Sardegna “e’ un paradiso terrestre ideale e tale deve rimanere”, chiarisce.

Per Murgia la classe politica sarda deve avere in mente un’idea di sviluppo “innovativa”, con la quale “il nucleare e’ in aperta contraddizione”.

Salvare il salvabile (una risposta a Michela Murgia)

La Sardegna dovrà essere il regno della soft economy

Come ho spiegato tante volte, io vedo il futuro economico della Sardegna – quello che chiamiamo ambiziosamente lo Sviluppo – in maniera molto diversa dalla realtà che abbiamo davanti, ma proprio perchè abbiamo a che fare con la realtà, ho fatto mio il motto “salviamo il salvabile” e cerchiamo di voltare pagina.

Soprattutto in riferimento allo stato dell’industria in Sardegna. La crisi ha definitivamente dato una mazzata a molti progetti sbagliati. Ci sono settori, come la petrolchimica, che sono in crisi da decenni e che si trascinano tra false promesse, presunti miracoli e delusioni profonde. Nel frattempo l’Isola ha conosciuto una seconda, drammatica ondata di emigrazione causa lavoro (o meglio: disoccupazione), che ha impoverito tutti. Il lato maledettamente ironico è che molti giovani impiegati nel petrolchimico sono emigrati nei poli continentali, attirati da una falsa stabilità che non si è mai concretizzata. Al loro ritorno hanno trovato un deserto.

Per questo non capisco lo stupore dell’amica Michela Murgia che non sa spiegarsi il fatto che io mi sia impegnato per mandare avanti un accordo che letteralmente salvasse il salvabile, al di là delle storie personali coinvolte nella vicenda. Io ho un’idea ben chiara della Sardegna di domani: vedo l’unico sviluppo, l’unico progresso derivare da un connubio tra turismo, ecosostenibilità, alta tecnologia, ricerca universitaria, energie rinnovabili e artigianato di qualità. Non mi piace l’industria pesante e penso che la chimica abbia prodotto sufficienti danni ambientali ed economici (in termini di falso sviluppo e strade sbagliate, difficili da percorrere all’inverso) per poter essere definitivamente archiviata, ma fatte salve tutte queste eccezioni abbiamo l’obbligo, da politici, di trovare soluzioni e salvare posti di lavoro, anche se siamo costretti a ripiegare, a fare le cose in fretta, a smentire parzialmente la nostra visione futura.

La storia delle grandi imprese che vengono da fuori e piazzano impianti in Sardegna la conosciamo tutti: è difficile trovare qualcuno che non abbia ricevuto pesanti finanziamenti e proprio per questo dico che la politica deve farsi interprete del rendiconto. Io ti ho dato tanto, tu devi restituire. Le altre questioni, conosciute o meno, fanno parte del contorno. Il primo piatto riguarda sempre la sorte di tanti posti di lavoro.

Il futuro della Sardegna

Il futuro della Sardegna? E’ nella sua vocazione ambientale. Non parlo solo della politica ecologista, che deve entrare nell’agenda di ogni coalizione, parlo anche dello sviluppo economico. Ogni progetto riguardante il futuro della nostra terra deve prima passare il vaglio di questa domanda: cosa perdiamo in termini di patrimonio ambientale? Se i progetti di sviluppo rappresentano un costo insostenibile in termini ambientali allora devono essere immediatamente cassati, abortiti. Non c’è futuro, infatti, in una terra che non sappia difendere la propria vocazione.

Pensiamo solo al Nucleare. La Germania intende riprendere il programma abbandonato da Schroder, mentre Obama finanzierà una nuova centrale, la prima dopo oltre 30 anni. Se non ci chiedessimo quanto perdiamo in termini di difesa dell’ambiente, troveremmo pochi appigli per il dire NO al nucleare in Sardegna. Rimarremmo ostaggi della sindrome NIMBY, non nel mio giardino, per favore. Ma è una posizione debole, che svuota di spessore l’interesse nazionale, cui dovremmo in qualche modo corrispondere (anche se per i Sardi questo contributo assume la forma di un sacrificio).

Invece, se abbiamo di fronte una visione univoca di come dev’essere la Sardegna di domani, troveremmo una posizione più forte. Non vogliamo il Nucleare nell’Isola, perchè pensiamo che il suo nome debba essere associato sempre al concetto di Terra Pulita, libera, che ha un valore e che il nucleare, più che rappresentare un pericolo fisico (le centrali sono sicurissime oggigiorno), rappresenta un danno di immagine.

Lo stesso vale per l’industria. Oggi abbiamo interi settori industriali in crisi. La crisi è dovuta al fatto che queste fabbriche sono state create dal nulla e inserite in un contesto a loro estraneo. Lavorare acciaio non è come lavorare il carbone, che crea un legame con la terra. Inoltre essendo quasi sempre fabbriche provenienti da fuori, i loro management si sentono abbastanza deresponsabilizzati da fregarsene.

Gli investitori stranieri sono necessari. Ma non ci si può svendere al primo che porta un baraccone, prende soldi pubblici, assume centinaia di persone che tengono famiglia e poi se ne vanno alle prime difficoltà del mercato. Se manca il collegamento tra l’attività, il territorio e i suoi abitanti, questo andazzo continuerà sempre. Ci sono ovviamente eccezioni: fabbriche impiantate da fuori che da decenni sono collegate al territorio e ci vivono insieme (non di rado facendo dei danni), ma è dai Sardi che deve venire la consapevolezza che il loro domani si costruisce salvaguardando quello che hanno, non facendone a meno. E smettendola di piangere, per ricordarsi che la fierezza non va dimostrata con gli slogan da proto-sardi, ma nei fatti.

Il caso della Maddalena è solare. Inutile girarci intorno. Soru ha detto in una intervista che voleva fare de La Maddalena una sorta di Davos del Mediterraneo. Idea troppo ambiziosa, originale, ma che ancora una volta non sfrutta esattamente ciò che ha o che potrebbe offrire. In Sardegna lo sviluppo di certi luoghi è stato fiaccato da decisioni estreme: i parchi, i divieti, le riserve. Sono tutte visioni figlie di un’era della campana di vetro che non porta sviluppo.

Resto convinto del fatto che il nostro territorio sarà meglio difeso quando ad esso avremmo dato il giusto valore economico, che non significa stimare una proprietà e venderla. Se la terra sarda ha una valore turistico, non necessariamente esso significa valore immobiliare. Se l’aria pulita ha un valore, quella si deve considerare se vogliamo impiantare un tipo di industria leggera, compatibile con l’equilibrio ambientale. Io ho già detto che la Sardegna del futuro non può essere quella che sembra poter diventare oggi: una terra desolata, inabitata all’interno, con economie vecchie che non rendono più (sughero e granito in crisi, vi dicono niente?), distrutti dalla concorrenza dei paesi emergenti, con le coste brulicanti di turisti che trasformano l’isola in un mega resort estivo, completamente disabitato in inverno. Con un esercito di disoccupati cronici che invecchia e cerca sussidi.

Questo è il futuro  che ci attende se non cambiamo la rotta e creiamo le condizioni per sviluppare delle attività alternative, compatibili con il patrimonio ambientale che possediamo: la mia idea va da tempo a delle società che trattano le energie rinnovabili, lo sviluppo di software, programmi di controllo delle qualità, società legate ai servizi della rete, produzioni cinematografiche, grandi eventi sportivi, artigianato di valore collegato in rete, mantenimento della cultura agro-pastorale con una ricerca costante della valorizzazione dei terreni e delle risorse, e poi aree di ricerca sulla biologia marina, internet, pubblicità, marketing, turismo e settore ricettivo, per sviluppare la stagione turistica in tutte le direzioni. A questo cambiamento devono corrispondere non solo gli sforzi della politica, ma di tutte le associazioni che animano la vita sociale e civile, comprese le università, le fondazioni bancarie, le associazioni di impresa.

Approfondimento: Voli per la Sardegna, in Voli Low Cost Italia.

E i sardi?

La Maddalena

Io ho capito questo: nelle opere per il G8 alla Maddalena le aziende sarde non hanno toccato palla. Soru dice alcune cose. Cappellacci gli risponde a muso duro (“menzogne”). Non mi interessa la polemica politica tuttavia, ma i dati sostanziali. Poi ci sono anche un sacco di autonomisti della domenica, a destra e a sinistra. Vivono perlopiù in Sardegna.

C’è qualche impresa sarda che ha avuto la fortuna di lavorare “seriamente” alla Maddalena? Batta un colpo.

La grande crisi

Ben venga questa inchiesta a chiarire l’utilizzo dei fondi pubblici. Se tutto è regolare tireremo un sospiro di sollievo. Se venisse accertata qualche irregolarità finanziaria sarebbe meglio fare una riflessione serena, ma decisa, perché come ho già avuto modo di dire gli atenei sardi devono fare da traino per il rilancio dell’isola. E liberarsi anche di quella pesante atmosfera baronale che li contraddistingue. A Sassari e a Cagliari.

Sempre in Sardegna c’è la questione Alcoa. Mi sembra che per la prima volta un problema sardo, reale, sentito, venga affrontato nei titoli dei telegiornali nazionali. Fondamentale la determinazione degli operai, come ai vecchi tempi. Devo dire che il governo regionale si sta battendo con grande determinazione per salvare posti di lavoro e produzioni. La linea del Governo nazionale  è quella della fermezza, vediamo che frutti porta. E’ triste vedere che le decisioni dell’Alcoa mettano in competizione due stabilimenti: se verrà salvata Portovesme, a temere sarà Fusina.

… a differenza della Sardegna dove la protesta si è estesa alle altre aziende e persino alle scuole e al commercio, non son pochi i lavoratori dell’Alcoa che non hanno partecipato allo sciopero indetto dai colleghi. Ed una notizia inquietante volava di bocca in bocca: una nave carica di allumina sarebbe in viaggio verso la Sardegna, mentre gli operai del primario di Fusina devono usare tutta la loro esperienza per non far spegnere l’impianto, utilizzando i pochi quintali di materia prima disponibili. [fonte]

La crisi dell’industria sarda è certificata da numeri disastrosi. Numeri che sono maturati in epoche politiche a due colori, e che quindi, se devono trovare un responsabile politico, questi è tutta la classe dirigente politica sarda, di destra e di sinistra. Ci sono stati governi rossi e azzurri, governatori di destra e di sinitra. Altrove magari, nelle amministrazioni locali, ci sono situazioni più fossilizzate, non è il caso che specifichi, ma la cancrena della crisi mi sembra diffusa equamente, purtroppo.

La mia idea è che da questa crisi dobbiamo uscirne salvando il salvabile, portando a casa quanti più salvataggi possibili. Dopodichè bisogna ripensare il modello di sviluppo sardo, portandolo a un livello differente, che coniughi il territorio con le sue potenzialità. Con una produzione di beni e servizi che sia legata alle sue specificità, in modo che l’industria sia una parte del tessuto sociale, connaturata, che non viene e va a seconda degli incentivi. Certe industrie sono un pugno nell’occhio e non hanno futuro. Io penso che la via del turismo sostenibile, dell’artigianato di qualità, delle industrie a basso impatto ambientale, tecnologiche, riguardanti lo sviluppo delle attività sulla rete, le biotecnologie, le energie alternative, possano rappresentare il futuro. Si tratta di riconvertire, nei decenni, un’intera isola, darle un futuro. In questo, tornando all’inizio, le Università devono credere e le amministrazioni politiche devono dimostrare di avere lungimiranza. Temo, però che ci sia poco coraggio, e che la stretta della crisi costringan tutti a promesse basate sul contingente.

Però siamo in un paese nel quale Montezemolo può dire liberamente che la Fiat non ha preso soldi dallo Stato…

Il giornale che manca

Repubblica ha pubblicato un’inchiesta sul cosiddetto flop del G8 alla Maddalena.Cose che un po’ tutti noi sapevamo: abbandono delle strutture nelle quali i grandi della terra avrebbero dovuto dormire, stanze più o meno in malora, condizione generale di incuria.

Sono cose che personalmente avevo già denunciato con puntuali interrogazioni fatte firmare anche al mio ottimo collega Fabio Granata. Ovviamente, i giornali sardi non hanno mai dato conto di questo. Quando mi hanno citato era solo perché affermavo polemicamente che aver spostato il G8 all’Aquila sarebbe stato dannoso per l’economia e il rilancio della Sardegna, che-appunto- di grandi eventi e turismo dovrebbe vivere.

Un paio di giorni fa la stessa cosa, mentre ci sono paginate su questa faccenda delle assenze, argomento populistico e demagogico, niente su cose concrete. O meglio: Repubblica del 29 gennaio pubblica un ampio stralcio della mia interrogazione, i sardi locali niente.

Mi sono convinto da molto tempo che la nostra informazione sia pigra anche se non mancano ottimi giornalisti, anzi nei prossimi giorni cercherò di segnalare i buoni pezzi che meritano di essere letti. Il punto è che una società in crisi come la nostra dovrebbe avere giornali frizzanti, tosti, pure polemici. Ma così non è. Li trovo conformisti, silenziosi, uguali a se stessi sempre e comunque. Se qualcuno dei giornalisti in questione leggesse questo post è probabile che si offenda, scatterà la ripicca e non mi vedrete più sui quotidiani sardi. Alcune persone mi chiederanno: “Ma che fine hai fatto?”. Io risponderò: “Cercatemi sul blog” , ma ho la sensazione che internet non sia un mezzo, checchè se ne dica, utilizzato dalla gran parte degli elettori che invece si informa seguendo tv e giornale locale.

Se avessi un po’ di soldi il giornale me lo farei io,tipo il Foglio di Ferrara: opinioni, inchieste e la cronaca vera di una società meno piatta di come “quelli” la raccontano.

Condivisibile

INDUSTRIA: IRS, REGIONE NON RIPRENDA POLITICHE OBSOLETE
(ANSA) – CAGLIARI, 28 GEN – ‘La reindustrializzazione finanziata con 18 milioni di euro dalla Giunta regionale preveda innanzitutto il finanziamento delle medie e piccole industrie del settore artigianale e commerciale compresa la cosiddetta industria turistica, cosi’ come e’ stato gia’ fatto nella legislatura precedente’. Lo auspica un documento dell’esecutivo nazionale di Indipendetzia Repubrica de Sardigna, chiedendo che vengano finanziati e avviati seri progetti di indirizzo verso le imprese del settore tessile, dell’agroindustria, della ceramica, del sughero e delle nuove tecnologie.
‘Irs ritiene che questa sia l’unica industria possibile che permetterebbe al mondo del lavoro sardo di non soccombere nella attuale industrializzazione suicida – continua il documento – e alla nazione sarda di progredire nella crescita e delle alte competenze gia’ esistenti e in un vivo benessere di tutti i cittadini. Temiamo che la Giunta regionale, in un momento storico in cui i sardi portano a casa quotidianamente cassa integrazione e licenziamenti dalle industrie chimiche, estrattive, e metallurgiche sparse in tutta l’isola voglia riprendere politiche di industrializzazione obsolete, anacronistiche e fallimentari cosi’ come purtroppo la societa’ sarda sa bene’. (ANSA).

Agenzie di oggi

G8/SARDEGNA: MURGIA E GRANATA(PDL), CHIAREZZA SU LAVORI ABBANDONATI

(ASCA) – Roma, 28 gen – Bruno Murgia e Fabio Granata, deputati del PDL, annunciano una interrogazione a risposta scritta in Commissione, riguardante lo stato dei lavori del G8 mai tenuto a La Maddalena: ‘Quando la Sardegna e La Maddalena rinunciarono al G8 in favore della sfortunata popolazione de L’Aquila, ci eravamo ripromessi di controllare che tutti i lavori iniziati nell’arcipelago sardo fossero portati a compimento e non abbandonati al loro destino’.

‘Le inchieste e i servizi giornalistici di questi giorni pero’ non ci lasciano tranquilli. Occorre fare luce -affermano i due parlamentari del Pdl- sullo stato dei lavori, sul perche’ certi edifici siano stati abbandonati a se’ stessi, e perche’ non si e’ verificato il tanto auspicato rilancio dell’isola. Senza far polemiche politiche e’ necessario puntare la lente di ingrandimento su questa realta’, che ha finito per danneggiare un’isola gia’ messa in ginocchio dall’abbandono della base americana’.

‘Dall’inchiesta giornalistica pubblicata su un noto settimanale nazionale si evince il grave stato degli edifici: abbandono, spreco di milioni, soffitte che cadono, alberghi non completati, locali in degrado. Chiediamo a Guido Bertolaso -concludono- di occuparsi quanto prima della faccenda, per fare immediata chiarezza sulla questione’.

TUVIXEDDU: GRANATA, GRAVE SILENZIO MIBAC, INTERVENGA BONDI – ESPONENTE PDL, SI SOSPENDANO SUBITO I LAVORI (ANSA) – ROMA, 28 GEN – Il ministro dei beni culturali Sandro Bondi intervenga per tutelare l’area di Tuvixeddu, a Cagliari.

Lo chiede Fabio Granata, capogruppo Pdl in commissione cultura della Camera, che sottolinea di attendere ‘da mesi una risposta da parte del ministero sui progetti edilizi in via di realizzazione nell’area fenicia di rilevanza mondiale’.

‘Questo silenzio del ministero e’ grave – denuncia il parlamentare – e nel frattempo si rischia di consumare definitivamente un gravissimo oltraggio al nostro patrimonio culturale’. Granata chiede quindi che ’si sospendano subito i lavori e si concordi con la Soprintendenza della Sardegna e con la Regione un percorso per salvaguardare l’importantissimo sito, degno di attenzione da parte dell’Unesco.

Questioni spinose: SS-Olbia e La Maddalena

Questo servizio su La Maddalena, riguardante lo stato dei lavori del G8 e le polemiche relative all’uso che si farà delle strutture eventualmente portate a termine, non è molto rincuorante.

Il fatto che le Ferrovie sarde siano in ginocchio, soprattutto nel Nord Sardegna, fa il paio con la questione, tornata caldissima, della Sassari-Olbia, sulla quale pare che ci sia di mezzo una sentenza del Consiglio di Stato che di fatto blocca i lavori.

I trasporti sono essenziali per lo sviluppo: strade buone e ferrovie veloci abbattono i tempi di percorrenza, il numero degli incidenti (e dei rimborsi assicurativi) e salvano vite, in condizioni di normale traffico. Figuriamoci poi quando viene la bella stagione e si sfrutta il canale del turismo, per risvegliare un’economia in coma.

Presenterò per questo una serie di interrogazioni parlamentari, per chiamare in causa il Governo. Non lo faccio per dire che non siamo impotenti rispetto a queste cose, ma perchè urge fare chiarezza, soprattutto sui lavori del G8. Il resto lo lascio alla vostra discussione.

Alemanno in Sardegna

Gianni Alemanno

Domani,venerdì, il sindaco di Roma Gianni Alemanno sarà in Sardegna. Alle 15 una conferenza stampa in una sala dell’ aereoporto di Cagliari, poi Carbonia e comizio finale a Sant’Antioco, ospite del consigliere regionale Giorgio Locci.