Bruno Murgia

Deputato del PDL

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Tremonti ha guidato la politica economica dell Italia con successo. Oggi però è necessario tagliare le tasse per muovere leconomia

Tremonti ha guidato la politica economica dell' Italia con successo. Oggi però è necessario tagliare le tasse per muovere l'economia

1) La definirei sindrome del 1994: voglia di quell’ anno fantastico. Tremonti non era ancora di Forza Italia. In arrivo dall’ allora movimento di Mario Segni, non era depositario dello straordinario potere di cui gode ora.Ma oggi il super ministro dell’ economia è sotto pressione: l’attacco non arriva dall’ esterno ma direttamente dal mondo berlusconiano. Accuse precise, fastidiose: cordoni della borsa troppo stretti, nessuna voglia di abbassare la pressione fiscale, politica economico-culturale solidarista e di sinistra. Tutto l’ opposto di ciò che sostengono Brunetta e Capezzone che rilanciano con un documento liberista pubblicato dall’Occidentale. Non finisce qui. Un altro documento in dieci punti ha agitato le acque del Pdl per 24 ore. Poi, persa la paternità delle proposte, la crisi sembra rientrata. Restano i problemi però.

2) Dentro il Pdl -  nel controluce del dopo Cav- si gioca una battaglia per la supremazia nel campo delle politiche economiche e nell’ idea della società a venire.Sui temi dell’economia Fini ancora non si è espresso in maniera dirimente come per etica e immigrazione. Gli altri lo fanno con chiarezza brutale. La lotta è tra bismarkiani e liberisti. Forse una eccessiva semplificazione ma rende l’ idea di quello che succede. La metterei giù così, se non vi fosse la lite per i soldi a Roma capitale tra Tremonti e Alemanno. Quindi: Tremonti-Alemanno-Sacconi contro Brunetta e i giovani emergenti.Fini è la terza destra post-ideologica che cerca nuove soluzioni. Vediamo quale sarà l’azione concreta di Cameron una volta vinte le elezioni per capire se il leader britannico possa essere da esempio agli uomini della ex An.

3) Sono spariti gli alfieri del 1994. I Martino e gli Urbani, i Guzzanti e i Pera. Ha vinto la svolta tremontiana, la battuta fulminante tipo “il falò delle avidità” e la lettura raffinata e sociale della crisi della globalizzazione con “La paura e la speranza”. Tremonti ha vinto sul versante della lotta delle idee e ha piegato il Pdl ad una visione che ha nell’ economia sociale di mercato e nel recupero di vecchie parole chiave del mondo di sinistra le sue basi.Il fatto è che gli indicatori economici segnalano una leggera ripresa e dunque gli uomini più vicini al Cav rilanciano il tema dell’ ottimismo e del taglio delle tasse. Da qui la proposta dell’abolizione dell’Irap, una misura che guarda alle imprese. Meno fisco e più fiducia nella libertà di intraprendere: ricetta vecchia ma sempre efficace, se applicata davvero.

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E’ bello notare che la sinistra, alla fine della giostra, esaurite tutte le armi possibili e immaginabili, ritorni alle origini e decida di fare un appello per salvare la democrazia, affidandosi al padre immobile del Partito Democratico: Romano Prodi.

L’effetto fumoso, inutile sottolinearlo, è pressoché scontato. Interessante notare che Franceschini dica basta agli scenari lugubri. E’ per questo motivo che ricorrono agli scenari apocalittici. Per metter fine agli scenari lugubri.

Non c’è fine allo sprezzo del ridicolo. Continuo a pensare che Veltroni fosse meglio di tutti questi messi insieme. Il bipolarismo all’italiana, il partito riformista. Non l’hanno fatto lavorare e lui ha sbagliato a fare un accordo mortale con Di Pietro. Domani vi dirò chi può essere il nuovo Soru nella sinistra sarda.

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La Lega ha più meriti che difetti. Lo dico subito: ha contribuito, nella sua storia, a ripulire la politica romanocentrica dei palazzi, ha dato voce a determinati settori produttivi, ha messo in campo tematiche interessanti, ha costretto la politica a misurarsi sull’economia delle piccole imprese (che la politica sia sensibile ai grandi gruppi industriali è cosa nota), ha fornito una interpretazione della realtà forte, dinamica, schietta. Magari non condivisibile in tutto o in parte, ma in qualche modo portatrice di consenso.

Il modello comunicativo della Lega poi è riuscito a travalicare il leaderismo di Bossi, che era molto accentuato. La Lega negli anni Novanta e Ottanta era un partito-persona, legato alle vicende di Bossi. Invece è andata avanti anche senza di lui, o con lui in posizione defilata. Segno che le intuizioni di Bossi non erano campate per aria e che il consenso creato intorno al messaggio è duraturo. Questo messaggio ricorda un po’ la vecchia opposizione del PCI e del MSI: slogan martellanti, semplici, immediati, politica di opposizione nei quartieri. Con la differenza che la Lega è radicata solo al Nord e che lancia questi messaggi pur essendo al Governo.

Insomma, a differenza di AN (prima che confluisse nel PDL), la Lega non ha mai affievolito la spinta che le proveniva dalla sua base di consenso. I temi sono sempre quelli, anche se nella versione ammorbidita, tanto è vero che Bossi e Maroni pur di far passare il Federalismo strizzano l’occhio al PD.

Ai giorni nostri ciò che appare evidente è la differenza tra i toni usati da Fini su immigrazione e sicurezza e quelli usati dalla Lega. E tutto il PDL dove sta? In che posizione si mette di fronte a queste due prese di posizione nette? Io penso che PDL debba avere una posizione, e che questa posizione non possa essere predeterminata dalla LEGA, con testi portati in Aula senza discussione, con dibattiti superficiali e semplificazioni giornalistiche. Perché anche Fini interpreta la realtà, con una visuale, a mio parere, più ampia e profonda di quella proposta dalla Lega. La ex – AN, in particolare, non dovrebbe farsi sfuggire la paternità di certe tematiche. E il confronto con la Lega va fatto in modo sano, virtuoso, senza agguati e senza nascondersi.

Se un testo non viene condiviso si deve aver il coraggio di negoziarlo prima che arrivi in Aula, avendo altresì il coraggio di sostenere le proprie posizioni, altrimenti ne rimane colpita l’azione di Governo. Tra l’altro nel PDL dobbiamo essere bravi a slegarci dalla dicotomia Nord-Sud presentata in una dimensione senza dubbio favorevole all’interpretazione della Lega (o di coloro che da Sud, perorano le istanze del Mezzogiorno contrapponendosi al Nord), per proporre una visione della società d’insieme, che guardi al Sud in termini di legalità e sicurezza, come primo reale obbiettivo da raggiungere per una completa modernizzazione.

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Grillonzi

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Grillonzi

Grillonzi

Ieri Beppe Grillo, il più famoso blogger italiano, oltre che comico e politico a tempo perso, ha fatto la sua tanto temuta performance a sorpresa dagli schermi de La7. Cosa dire? Venti minuti di accuse e controaccuse, soprattutto sul versante acqua, ed è andato via, sottraendosi al dibattito. Posto che possa aver avuto ragione sul famoso scandalo Parmalat, Grillo a volte mi dà l’impressione di non sapere misurare il passo della propria gamba.

Quando ha affermato, per esempio, che i cittadini “si sono veramente rotti i coglioni di gente come quella che è seduta in questo studio” dice una cosa falsa, un qualunquismo degno persino di miglior causa, visto che si tende a scimmiottare il più nobile Robespierre. Si è votato un anno fa, ma al di là del fatto che questo sistema nel complesso è criticabile (chi è esente da critiche?), Grillo ha avuto tanto tempo per creare un solido movimento di opposizione al sistema. Opposizione che non è riuscita a produrre una raccolta firme decente (con l’immancabile accusa di truffa) per il referendum, opposizione che organizza sì manifestazioni, ma sempre per una cerchia ristretta, una opposizione peraltro basata sul materiale di Grillo e qui ci si darebbe molto da dire.

In ogni caso, siamo in democrazia, anche Grillo è necessario, ma non indispensabile e la serata di ieri, nonostante le promesse non mantenute (secondo la D’Amico) può anche andar bene a dimostrare che il qualunquismo incazzato ha poco senso, in democrazia, se separato dal consenso. Infatti Grillo parla di liste civiche, che sempre liste per le poltrone politiche sono. Insomma, meno demagogia sarebbe apprezzata…

La nuova star della politica? E’ una lotta a due tra la hostess Maruska Piredda per l’Italia dei Valori e Barbara Matera, già letteronza per la Gialappa (una ballerina?), ed adesso candidata per il PDL alle Europee. Intanto voci di candidature si inseguono. C’è chi propone Saviano, chi fa nuove alleanze.

Nelle prossime settimane, per tornare alle cose nostre, metterò a vostra disposizione nuovi documenti su “Legalità e Sicurezza” e “Nuove tecnologie e comunicazione politica”. A vostra disposizione e a disposizione del PDL, ovviamente.

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Fini e Berlusconi

Sta per nascere anche il Pdl sardo. A giorni (i più ottimisti dicono già da domani o al più tardi mercoledì) il vertice nazionale nominerà tutti i coordinatori regionali: l’unico candidato per il partito in Sardegna è Mariano Delogu, leader di An nell’isola. «Io non ne so nulla», ha però detto anche ieri il senatore cagliaritano. Mentre Claudia Lombardo, sino a ieri coordinatrice reggente di Forza Italia in Sardegna, ha ammesso: «Quella di Mariano Delogu è un’ipotesi molto accreditata». E il deputato nuorese Bruno Murgia, uno dei papabili, ha confernato: «La scelta ormai è fatta» … Il deputato nuorese Bruno Murgia non è apparso deluso per la caduta della sua candidatura al coordinamento del partito. «Delogu – ha detto – garantisce esperienza ed equilibrio». Murgia si è detto «molto soddisfatto» del congresso. «E’ stato l’atto di nascita del più grande partito popolare e di massa italiano». Murgia non ha nascosto l’orgoglio della provenienza partitica: «L’intervento di Gianfranco Fini è stato il migliore di tutta la sua carriera politica, ha disegnato l’Italia del domani e ha detto che il Pdl deve discutere al suo interno senza idee preconfezionate. Io aggiungo: dovrà essere così anche in Sardegna». (di Filippo Peretti – La Nuova Sardegna)

La giornata del Pdl però non si ferma e i leader sardi possono fare festa per il battesimo del «mondo unico» dei moderati. Il deputato di An Bruno Murgia si esalta: «È nato il più grande partito del centrodestra europeo». Il Pdl «razionalizza il quadro politico a livello nazionale e rafforza l’operato di Cappellacci in Sardegna». Il parlamentare nuorese sposa la linea politica lanciata sabato da Fini: «Sono in piena sintonia con lo straordinario intervento del presidente della Camera», perché «un partito così importante consente di aprire una discussione profonda sulle idee». Murgia intravede la possibilità di aprire un dibattito anche in Sardegna: «Ci sono temi nell’Isola su cui si possono delineare scenari di confronto interno, per poi arrivare alla migliore sintesi possibile. Penso al nuovo autonomismo o all’insularità». (di Giulio Zasso – L’Unione Sarda)

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La prima finanziaria della nuova giunta

La prima finanziaria della nuova giunta

Uno dei principali errori ideologici di Renato Soru è stato quello di considerare la Sardegna come un parco privo di esseri viventi. Più volte ha dichiarato che la Sardegna, per assurdo, sarebbe stata migliore se completamente disabitata, in quanto la mano dell’uomo non l’avrebbe rovinata. Posizione rispettabile, ma che evidentemente confligge con la realtà, che richiede un altro tipo di approccio, meno filosofico e molto più pratico.

Con la bozza della prima finanziaria di Cappellacci si capisce che questa impostazione sarà rovesciata: nessuna tassa sul turismo, quindi cancellazione di tutti quegli oneri a carico di diportisti et cet, che in alcuni casi erano stati dichiarati anche incostituzionali (come si vede ci si appella alla Costituzione solo quando ce ne ricordiamo).

Il turismo, dunque, occupa nuovamente la prima posizione nelle voci di entrata della nostra economia. Questo, ovviamente, non implica una deregolamentazione. Anzi, per quanto mi riguarda ribadisco che le coste devono rappresentare un’occasione per l’interno e che la Sardegna deve fare moltissimo in termini di studio, analisi e promozione del proprio territorio. Non solo mettere in rete quanto c’è o dar vita a progetti unitari (una variante del progetto Posadas, come vi ho detto, non sarebbe disprezzabile, cercando di non accentrare nelle mani della regione delle scelte tipicamente private), ma pensare un nuovo tipo di turismo, basato sull’enogastronomia, l’artigianato, la cultura e la lingua, le foreste, le grotte, i fondali marini e i siti archeologici.

La scelta è comunque netta: dobbiamo far in modo di far venire i turisti, anche i più danarosi (che per una semplice questione matematica sono molto meno inquinanti delle masse da turismo low-cost) e organizzare l’offerta turistica, facilitando la sua espansione verso l’interno.

E’ del tutto evidente che una politica di turismo che miri ad importare il flusso turistico dalle coste, necessita di una più ampia visione dell’economia dell’isola, delle sue strutture e delle sue infrastrutture. Abbiamo interi settori in difficoltà in ambiti non propriamente neutri rispetto all’ambiente (la chimica, la petrolchimica, la raffinazione), mentre le comunicazioni stradali raddoppiano i tempi di percorrenza, rendendo più difficoltoso questo movimento dalle coste all’interno. Certe scelte dovrebbero essere preminenti e spero ci sia tempo per porre rimedio agli ultimi errori del Governo (ogni riferimento alla Sassari-Olbia, che mette in comunicazione due mari e due aeroporti, è puramente voluto).

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Il destino dell'Unità è nelle mani di Soru

Il destino dell'Unità è nelle mani di Soru

Non è passato nemmeno un mese e la stella luccicante di Renato Soru sembra sbiadirsi lentamente. In questi giorni a cavallo di fine mese ne sono successe parecchie all’Unità, che proprio con l’ex presidente della regione sembrava aver trovato nuova vita. Invece niente. Anche il presunto successo di vendite, amplificato dalla visibilità rosa di Conchita De Gregorio, sembra esser frutto dell’immaginazione, un po’ come gli otto punti di vantaggio vantati dal suo editore in un fantomatico sondaggio pre-elettorale. Di certo la campagna stampa dello storico quotidiano, praticamente al limite del culto della personalità, non ha giovato a nessuno.

Eppure va subito detto che tutto ciò sarebbe negativo. In primis quando chiude un giornale, in democrazia, a meno che non vi siano circostanze insuperabili, è sempre un male. Più voci discordanti ci sono, maggiore è il tasso di libertà. In secondo luogo la situazione è drammatica per chi vede messo il proprio posto di lavoro in discussione. All’Unità come a Tiscali. In terzo luogo Soru è un politico e anche un imprenditore e se gli si possono augurare delle sfortune politiche, in ragione delle sue vedute contrastanti dalle nostre, uguale sventura non la si può augurare alle sue aziende. Anzi.

Difficile dire cosa farà. Ha ragione l’amico Maninchedda a indicarlo comunque come risorsa per la Sardegna. Io, a causa del suo carattere ostico, lo vedo più come grande risorsa imprenditoriale, ma non mi metto certo a sindacare le sue scelte. Certo, deve ripartire all’interno di  un mare agitato come quello del PD, che ha nelle europee forse l’ultima chance di ribadire l’importanza della propria esistenza. Prima di abbandonarsi all’idea della scissione.

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Tratto dall’Unità del 16 Febbraio, un giornale reduce da una figuraccia internazionale di notevole entità e passato in mano a Soru nello scorso anno.

Lo spoglio minuto per minuto: le sezioni di Sassari, quelle di Cagliari – «feudo di massoni e costruttori» – e poi quelle di Nuoro, Olbia, e a seguire le altre in tutta l’isola. Un pomeriggio di attese e speranze per Marcello Fois, scrittore, giallista, sardo di nascita e cultura, bolognese d’adozione.

Solo in serata, a risultato quasi definitivo, arriva il momento della riflessione e dei commenti. Ed è l’ora dell’amarezza. «Questa vittoria per la Sardegna significa guai grossi. Sono enormemente deluso. Ugo Cappellacci, per bocca del premier Silvio Berlusconi, ha promesso un’autonomia non in grado di assicurare. Alla prima difficoltà dovrà chiedere aiuto a Roma, e la gente lo manderà a casa, come è accaduto con Mauro Pili. In quel caso si è trattato di uno scontro sollevato dalla questione delle scorie nucleari. E potrebbe essere così anche per Cappellacci».

La convinzione di Fois è che l’impegno di Cappellacci sia fondato solo su un calcolo di utilitarismo politico, senza riscontri futuri sul  territorio. «Il fatto è che come presidente non può pensare di garantire l’autonomia dell’isola prendendo ordini da Arcore o da Roma – dice Fois -  E purtroppo è questo lo scenario prevedibile. Del resto l’ho sempre sostenuto: il programma di Cappellacci è stato fondato su tre punti: i viaggi Cagliari- Roma; i viaggi Cagliari-Arcore; i viaggi Cagliari – Porto Rotondo».

Lo scenario viene descritto in modo pessimo: «Per noi sarà un disastro: cementificheranno tutto ciò che è possibile. E mi spiace davvero pensare che i sardi non hanno capito la prospettiva  della politica di Renato Soru, una politica di sostanza e non di spot. Una politica che chiede a tutti di rimboccarsi le maniche, di lavorare sodo, per fare cose importanti. Per far crescere la Sardegna».

Nel caso di vittoria di Soru, secondo il giallista sarebbe stato premiato «un grande lavoro, un serio lavoro. Lontano da qualunque ruffianeria e centrato sugli interessi reali della Sardegna». E fa esempi precisi: «Sull’istruzione c’è stato un impegno eccezionale, che ha portato la Sardegna più avanti di altre regioni italiane. Tremila ragazzi sono stati mandati a studiare all’estero. Poi la modernizzazione delle infrastrutture, l’intervento sulle nuove tecnologie, il risparmio sul bilancio regionale – 40% in 4 anni – la difesa dell’ambiente».

Ma il premio non c’è stato e, al Pd, Fois non lesina qualche accusa: «Se si è arrivati a questo punto è anche colpa di una fronda del Pd, che ha ostacolato Soru. Dovrebbe pagare un prezzo politico per questo». E poi? «A questo punto considerato il risultato e il fatto che i sardi non hanno capito o apprezzato questa politica,  consiglio a Soru di lasciare la situazione a chi se la merita. E occuparsi della politica nazionale. Certo avrei preferito fosse rimasto in Sardegna, per continuare quello che aveva cominciato. Ma ora spero almeno che la sua politica possa trovare spazio altrove».

IN RILIEVO: LE PRIORITA’ DELLA NUOVA GIUNTA

  • Crisi dell’industria e lavoro
  • Povertà
  • Nuovo metodo di governo con i comuni
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Cappellacci può sorridere: il centrodestra ha stravinto.

Cappellacci può sorridere: il centrodestra ha stravinto.

1) Durante la campagna elettorale avevo detto che Soru era un “bluff”, che non bastava presentarsi nei salotti televisivi della sinistra salottiera per aumentare il proprio consenso. Certa sinistra adulatrice e servile alimenta solo una considerazione di sè in modo eccessivo. Soru ne è rimasto travolto e si è messo a giocare contro Berlusconi, ignorando Cappellacci, che si è preso una severa rivincita.

2) Il voto disgiunto è un meccanismo perverso, non tanto negli effetti, quanto in relazione alla campagna elettorale e Soru lo ha totalmente frainteso. Ha si proposto una coalizione allargata, ma ha pensato bene di sostituirsi al proprio partito di riferimento (il PD), favorendo il proprio insuccesso.

3) Infatti, il voto disgiunto consente di ottenere molte preferenze personali dei singoli candidati, i quali possono chiedere il voto anche a coloro che vogliono votare un altro presidente. Le elezioni regionali si trasformano in grandi elezioni comunali, nelle quali conta principalmente l’effetto di trascinamento. Un PD lesionato dalla faida interna, che ha visto Soru al centro di tutto, non è proprio il massimo su cui far conto.

4) Nel voto del presidente Soru ha sbagliato a sfidare Berlusconi. Non si è curato di Cappellacci, che invece lo ha demolito, grazie a una campagna elettorale efficace, giocata bene, e un’immagine di persona perbene qual è (nonostante gli insulti ricevuti), umile, che ha saputo battere un candidato enormemente più conosciuto di lui.

5) Soru non è così valido come sembra. Probabilmente ha più le doti di uomo di governo che di capo-popolo. Anche se il governo che preferisce è quello personalistico, nel quale non siano presenti voci discordanti. Si è illuso di poter battere Berlusconi, lui come tanti altri presunti leader della Sardegna, fallendo clamorosamente.

6) Il motivo principale è l’ultimo che elenco: Soru non ha capito l’anima profonda dei sardi. Alla fine sembrava il classico tipo che “sa tutto lui” e che i sardi hanno imparato bene a disprezzare, perchè il motto dei sardi è “solidaristico” per natura: fortza paris. Troppa protervia, troppa superbia e troppa presunzione. Ingiustificate, tra le altre cose. Ha parlato in tv e sui giornali di una Sardegna “isola felice”, inesistente. E mentre lui parlava di queste scelte, gli scioperi aumentavano, le fabbriche chiudevano. Totalmente fuori dal mondo.

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SDE-RENATO

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Sono le tre e venticinque del mattino e Ugo Cappellacci ha vinto le elezioni regionali sarde. Straordinaria serata passata a contare i voti e a guardare la tv con decine di militanti.

Ha perso Soru: non ci sono scusanti. Fallita la scalata al Pd nazionale, bocciata la sua politica finto-ambientalista e la sua contorta e irritante personalità. Bocciata la presunzione di considerarsi l’ unico sardo al mondo e bocciati i solerti sostenitori, anche quelli che in Sardegna non ci mettevano più piede ma che avevano sempre una lezioncina da impartire al povero bifolco di destra.

Vittoria popolare. Vittoria che nasce dal disastro Sardegna, da un’ economia in grave crisi e da un sistema delle imprese ormai al palo da anni. I cittadini hanno chiesto di cambiare: non bastano suggestioni identitarie e velluti da Modolo. Non bastano intellettuali e cantanti. Serve roba concreta, non fighettismi un tanto al chilo.

Ha vinto Cappellacci. Tutti pieni di dubbi: invece è piaciuto. La sua crescita è stata visibile per tutta la campagna. Buona la performance televisiva, buonissimi i suoi discorsi piani e lineari. Lo so: il morbido velluto suggestiona ma non è più tempo di carezzare i tessuti. C’è molto da fare e molto da lavorare insieme al governo amico. A proposito: i sardi amano il Cav e se ne fottono altamente della denigrazione continua e dello sfottò permanente. Sorvolano sul nuraghe-magazzino perché apprezzano il premier impolitico e non il falso-rude amico dei poteri forti.

Adesso buon lavoro, Ugo. C’è da mettere in campo una squadra giovane e capace. Il futuro è dalla nostra, il vento ci spinge avanti.

LA FRASE DEL GIORNO

Nonostante la campagna mediatica dei principali quotidiani e televisioni della Sardegna, il popolo sardo si ribella e riconosce i meriti a Soru per quello che, nonostante le difficoltà, ha realizzato positivamente per i sardi e per la Sardegna, nonostante ci siano molte persone che non hanno il buon senso di osservare oggettivamente
.

Un elettore di Soru, evidentemente troppo entusiasta dopo poche sezioni scrutinate.

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