Disturbi bipolari

Che confusione, e voglio essere buono. I finiani hanno deciso di astenersi sulla mozione contro Caliendo ma gli uomini al governo voteranno contro, in linea con il Pdl. Capisco fino ad un certo punto. Ma forse si cerca una via d’uscita dal pasticcio, magari dopo l’estate, quando l’ autunno rinfrescherà le idee di qualcuno.

Volete la mia? Al loro posto non sarei entrato in Aula e avrei evitato tutto il caos politicante di queste ore.

Trovo sbagliata la mossa di votare con i centristi soprattutto per ragioni politico-culturali. Che c’entra infatti il nuovo corso finiano, la destra laica e libertaria con il cattolicesimo antico di Casini? Con le posizioni super-moderate di Rutelli? L’ impressione e’ che si tratti di un pre-accordo elettorale di tipo difensivo. Stamattina il direttore del Tempo Mario Sechi ha avuto buon gioco nel mettere in difficoltà il professor Campi. Sechi ha detto: i cittadini non ci capiscono niente! E mi e’ parso che lo stesso Campi non fosse in piena sintonia con le posizioni assunte dal gruppo Futuro e libertà.

Ieri con Barbara Saltamartini e Paola Frassinetti abbiamo diramato un comunicato nel quale ci dichiaravamo bipolaristi convinti e invitavamo i nostri amici finiani a non buttare al mare 15 anni di battaglie fatte con fatica e passione.

(Luca Sofri sulla questione Caliendo )

Prove di terzo polo?

Domani alle 18,30 è fissato il voto sulla richiesta di dimissioni del sottosegretario Caliendo. Il gruppo di Fini sarebbe orientato ad astenersi, stando a quello che si sente, insieme all’Udc di Casini e ai rutelliani. Secondo Fabio Martini della Stampa ( ma anche la Meli sul Corriere ) sarebbero le prime prove del cosiddetto terzo polo. Ricompare persino Follini.

Chi sarebbe però il leader di questa coalizione? Fini? Casini? Montezemolo? Difficile capire anche perché sono convinto che la gran parte dei finiani non vorrà uscire dal Pdl e tantomeno abbandonare il bipolarismo per un’ avventura dal difficile esito.

A sinistra elettro-encefalogramma piatto. In caso di elezioni anticipate ( secondo me si terranno tra l’autunno e la primavera 2011) in corsa ci sarebbero Nichi Vendola e Sergio Chiamparino. Ecco spiegata la melina di Bersani che propone un improbabile e antidemocratico governo di transizione per guadagnare tempo. Almeno, il partito di Di Pietro ha le idee chiare: elezioni subito.

PDL: La mia posizione

Marcello Fois mi ha mandato un sms, mi ha scritto qualcosa tipo, ti prego non darmi una delusione e dimmi che sei andato con Fini. Non gli ho ancora risposto, anche se bastava scorgere i 33 nomi di quelli che hanno aderito a Futuro e libertà per non trovarci il mio.

Il punto e’ che Marcello non e’ uno di noi, non ha una storia dentro un partito come il nostro, lunga quanto il dopoguerra fino ai giorni nostri. In piu’ il discrimine sta nell’ossessione verso Silvio Berlusconi che verra’ giustificata sempre in mille modi,perlopiù assurdi. Non e’ dunque facilissimo spiegare in due battute la complicata vicenda nella quale siamo immersi.

Anche perché ci sono amici e compagni di battaglie e storie che prendono improvvisamente una strada diversa.

IL RUOLO DI ALEMANNO
Il sindaco di Roma e’ stato e probabilmente sara’ un pontiere, un mediatore per cercare di tenere unito il Pdl. Intelligente anche il tentativo di ricucitura di Giuliano Ferrara. Tardivo, ha decretato l’ufficio di presidenza.

Le scelte e le separazioni sono state dolorose. Io sono rimasto fedele al gruppo guidato da Gianni Alemanno – e al Pdl – perché li’ c’è la mia storia politica e pure l’ ambizione di portare Gianni alla guida della nuova destra italiana. Dentro questo mondo, come e’ noto a chi mi conosce, avevo le posizioni più liberali, più aperte e probabilmente meno identitarie.

Sono convinto che destra e sinistra siano via via parole senza grandi significati attuali e che il futuro si giochi piu’ sulle scelte innovative che su vecchie concezioni novecentesche. In questo senso il discorso finiano, lo sguardo lungo sui temi dell’immigrazione e dei nuovi italiani, la laicità e le scelte dirompenti in materia di testamento biologico, molte elaborazioni culturali del Secolo di Flavia Perina e Luciano Lanna, mi sono parse piuttosto interessanti. Certo, non c’era chi mancasse di criticare: destra da salotto, destra all’acqua minerale e così via. Sciocchezze comunque: l’immaginario della nuova destra era anche una certa cultura pop con la voglia di appropriarci di un mondo e di uscire dalla politica per navigare nel contemporaneo fatto di libri, cinema, fumetti, rock e nuove tecnologie.

Non so poi fino a che punto queste motivazioni siano patrimonio dei deputati che in Fini si riconoscono. Personalmente poi faccio una differenza tra il Fini di inizio legislatura e quello ultimo. In ogni caso ho sempre guardato con perplessità al fatto che il presidente della Camera dovesse guidare una minoranza. Perché mai? Uno con l’ambizione di governare il paese non può trincerarsi dentro un gruppo del 20 o 30 %, quando ha il carisma di parlare a tutto il partito.

C’è infine tutta l’ultima fase – gestita in particolare dai falchi – che non mi ha convinto affatto. L’attacco a Mantovano, i toni esasperati, la confusione sulle indagini per mafia, il collegamento tra le indagini per l’omicidio Borsellino e questo governo… Mah. Ho sentito spesso le opinioni delle persone comuni: abbiamo votato Berlusconi perché governasse. Io aggiungo: e’ il leader scelto dagli italiani, deve governare, altrimenti tutti a casa. Non ci sono altre soluzioni.

MA A QUESTO PUNTO E’ INDISPENSABILE RILANCIARE IL PARTITO
Il Pdl e’ un partito ancora da strutturare, con una organizzazione deficitaria. Il partito carismatico deve pero’ avere una propria dinamica interna. Sono consapevole che non si risolva tutto con vecchi schemi: lotta di tessere per esempio. Inoltre la questione delle indagini su alcuni leader nazionali ha colpito la gran parte di noi e tanti, soprattutto, che provenivano dal mondo ex-An. Personalmente mi sarei comportato diversamente se le indagini avessero colpito me: avrei messo il partito al riparo da speculazioni e tutto il resto. Non ho gli elementi per giudicare ma sento gli umori dei nostri e tanto basta per essere preoccupato e per sperare che finalmente Silvio Berlusconi metta mano al partito, operando i giusti cambiamenti.

E’ più o meno quello che ha detto Alemanno a Orvieto: troppi yes-men intorno al Cav e via con congressi e cambiamento. Per superare la crisi occorre rilanciare il movimento sul territorio: vale anche e soprattutto per la Sardegna. Nell’Isola ci aspetta un duro lavoro, non credo si debba ancora giocare con i toni rinunciatari sentiti in quest’ultimo periodo.

La mia idea la conoscete: e’ un Pdl sardo, collegato alla società, innovativo, svelto.

CHE SUCCEDE DA NOI

CAGLIARI. Il Pdl è in pieno caos tra dirigenti che resistono e nuovi dirigenti che avanzano, i tempi della verifica si allungano, lo scontro sulla nuova giunta si aggrava sulla spartizione degli assessorati: Ugo Cappellacci, già alle prese con l’inchiesta sull’eolico, viaggia verso l’esame della mozione di sfiducia (martedì in Consiglio regionale) in un clima che si sta facendo ogni giorno più difficile.
 Nel Pdl una doppia resa dei conti. Ieri pomeriggio si sarebbe dovuta tenere la riunione dei trenta consiglieri regionali del Pdl per discutere della situazione politica, ma alla convocazione del capogruppo Mario Diana, che avrebbe voluto impostare una sorta di battaglia contro le «interferenze» del supervisore Romano Comincioli, si sarebbero presentati al massimo in sei. Messo sull’avviso, Diana ha annullato l’appuntamento e ha cercato di minimizzare l’accaduto: il rinvio è stato causato da «impegni di numerosi consiglieri, impossibilitati a partecipare». Secondo indiscrezioni, il suggerimento agli indisponibili sarebbe stato dato proprio da chi sostiene l’azione di rinnovamento avviata da Comincioli su incarico di Silvio Berlusconi dopo il crescente dissenso e la sconfitta alle elezioni provinciali. Si parla con insistenza di una «sfiducia» che potrebbe essere votata nel gruppo contro Diana (ma dopo l’esame della mozione contro Cappellacci). E, nella stessa operazione, ma con tempi un po’ più lunghi, rientra, secondo le stesse voci, anche l’avvicendamento al vertice del partito: il deputato Bruno Murgia (favorito) o il collega Settimo Nizzi al posto di Mariano Delogu. Sarebbe a rischio anche il ruolo di vice coordinatore vicario ricoperto da Claudia Lombardo, presidente del Consiglio regionale.
 La controffensiva di Delogu. Ieri, dopo l’attacco di Diana nei giorni scorsi, è stato Delogu a rilasciare una dichiarazione contro Comincioli: «Le cose sarde le vogliamo vedere in Sardegna, non abbiamo bisogno di tutori esterni». Per questo oggi Delogu (assieme a Diana e alla Lombardo) sarà da Cappellacci per la verifica politica di giunta.
 Rimpasto forse a Ferragosto. Ma proprio a causa del caos e della conseguente paralisi del Pdl la verifica politica della giunta e il successivo rimpasto potrebbero procedere con tempi più lunghi del previsto: la scadenza di fine luglio non può più essere rispettata se il tema dovrà essere trattato – come si dice negli ambienti politici – dal nuovo gruppo dirigente del partito di maggioranza relativa. Per il momento la coalizione si dovrà occupare della mozione di sfiducia (per respingerla) e della manovra correttiva del Bilancio.
 Il Psd’Az minaccia l’appoggio esterno. Anche ieri sono proseguiti gli incontri bilaterali di Cappellacci con gli alleati. E’ stata la volta del Psd’Az, che, in linea con quanto detto dai Riformatori e dall’Udc, chiede un assessorato in più, per Giacomo Sanna ai Trasporti (oggi il Psd’Az ha i Lavori pubblici con Angelo Carta, che i sardisti vorrebbero confermare). Se la richiesta non sarà accolta – hanno detto i vertici dei 4 Mori – ci sarà solo l’appoggio esterno.
 I numeri della spartizione non tornano più. Cappellacci vorrebbe riservarsi alcune scelte, oltre quelle scontate che sono le conferme di Giorgio La Spisa (Bilancio) e Antonello Liori (forse non alla Sanità). Con uno o due assessorati del presidente, non tornerebbero i conti o nel Pdl o tra gli alleati. E i centristi, approfittando della debolezza politica di Cappellacci, non vogliono fare alcuna rinuncia: l’Udc vuole salire da 2 a 3, i Riformatori e il Psd’Az da 1 a 2.
 La giunta sarà quasi azzerata. Si è detto di La Spisa e Liori, gli unici due politici dell’esecutivo attuale (si erano dimessi dal Consiglio perché c’era ancora l’incompatibilità). Cappellacci, che non può frenare l’avanzata dei partiti, vorrebbe tenere almeno altri due assessori: Andrea Prato all’Agricoltura e Franco Manca al Lavoro. Prato, sul quale ci sono dei veti politici dei centristi per la conferma all’Agricoltura, potrebbe essere spostato al Turismo. Più incerta, al momento, la posizione di Manca, che rischia di trovarsi senza sponsor.
 La mozione di sfiducia martedì in aula. In questo clima così pesante, martedì il Consiglio regionale discuterà la mozione di sfiducia presentata dal centrosinistra contro Cappellacci. Se la mozione dovesse essere approvata, scatterebbero le dimissioni del governatore e le elezioni anticipate. Per questo motivo (e anche perché si vota a scrutinio palese) tutti danno per scontato che il centrodestra, pur in caso di probabile litigio persino in aula, alla fine ridarà la fiducia al presidente della giunta regionale.(Filippo Peretti, La Nuova Sardegna)

Alemanno: Pdl va ristrutturato  (ANSA) – ROMA – ‘Ho esposto a Berlusconi la mia idea di un partito strutturato e della necessita’ di congressi’. Cosi’ il sindaco di Roma Alemanno sul Pdl. In proposito, ha detto il primo cittadino, il Cavaliere ’sta valutando la situazione anche perche’ la richiesta di congressi e di strutturare il partito viene anche dai forzisti doc’. ‘La leggenda dell’Italia sotto la dittatura mediatica e’ stucchevole’ – ha aggiunto Alemanno – ed e’ un grande regalo che la sinistra fa a Berlusconi ed al centrodestra’.

A che punto siamo

Articolo preciso sul Foglio di oggi. Giornate alla Camera incredibili, piene di voci, ipotesi, smetite e contro-smentite. Nessuno si dimette da niente ma sembra che molte cose siano in ebollizione nella pentola del Cav. Un solo coordinatore con un vice-finiano? Chi sarebbero? Intanto un appello di Augello e Moffa per una pace duratura tra Fini e Berlusconi, c’è anche la firma di Alemanno.

Fare in modo che lo scazzo non arrivi quaggiù

Non credo che Fini pensi realmente ad un terzo polo. Le idee del presidente della Camera sono quelle di un bipolarista convinto già dalla famosa alleanza con Mario Segni. Penso che la strada percorribile sia quella di un vero e duraturo accordo dentro il Pdl, senza infingimenti e rendendosi conto che le cose così non vanno.

Oggi Gianni Alemanno ritorna su Repubblica a chiedere un cambio di passo nell’azione di governo e nel partito. Leggere i giornali e’ ultimamente non troppo piacevole per i nostri elettori: equivoci, dichiarazioni affrettate, parole in libertà, sbagli politici macroscopici e chi più ne ha piu’ ne metta.

Nel Pdl c’e anche un’altra classe dirigente. Per lo più silenziosa, impegnata, che lavora duro e compare poco. Non e’ usurata da mille incarichi, non ha un super potere concentrato, ha le carte in regola dopo molto impegno. Ecco: bisognerebbe ripartire da qui, facendo in modo che anche chi e’ più o meno giovane (termine equivoco in Italia, dove tutti sono giovani) o chi ha semplicemente voglia e passione da spendere, sia coinvolto. Se lo scazzo arriva anche all’asse portante del partito non la vedo benissimo.

I temi non mancano, anche se la questione innovazione e meritocrazia resta fondamentale, in un paese dove il potere e’ affare per pochi, sempre i soliti. Condivisibili moltissimi articoli usciti in questi giorni, compreso quello di Pierluigi Battista con il suo “Non e’ un paese per giovani”.

C’e poi questa idea del terzo polo che accarezza anche molte persone di sinistra che non credono più in un Pd con pochissime ambizioni e con un logoramento di fatto nelle proprie proposte. Sento alcuni intellettuali di sinistra attratti dalla sirena finiana, alcuni insospettabili. L’idea e’ di fare un cartello dei buoni contro il Cav. Ma poi e’ la politica che decide. Come mettere insieme infatti i temi laici con quelli super cattolici di Casini? Come conciliare i temi etici e quelli dell’ immigrazione con le proposte dell’Udc, diametralmente opposte?

Alemanno, PDL: serve una svolta

Al suo futuro politico non ci pensa e lo dice con ironia: «Faccio il sindaco di Roma, è un lavoro durissimo. Se alla fine di questa esperienza sarò ancora vivo, allora mi porrò il problema sul da farsi». Al Pdl, invece, ci pensa eccome. Tanto che dal 23 al 25 luglio riunirà a Orvieto tutti i circoli di «Nuova Italia», la sua componente. Non solo. Gianni Alemanno chiede di fare al più presto i congressi, di completare il tesseramento e di ritrovare prima possibile un equilibrio nel partito. Insomma, secondo il primo cittadino, serve una «scossa» al Pdl e al governo.

Sindaco Alemanno, non le sembra che i due fondatori del Pdl, Berlusconi e Fini, siano arrivati ormai a un punto di rottura insanabile?
«Credo che in politica non ci sia mai l’ultima spiaggia. Sicuramente il clima è molto teso ma possiamo ancora recuperare. Del resto un Pdl unito è nell’interesse sia di Berlusconi che di Fini».

Ma lei il presidente Fini lo vede? Lo frequenta? Vi sentite?
«I miei rapporti con Gianfranco sono improntati a correttezza e amicizia, costruite nel corso di molti anni. Anche in questo momento continua il dialogo».

Eppure lei potrebbe avere un ruolo politico fondamentale. Molti la descrivono come il futuro Fini, cioè di fatto l’erede della destra. Non ci si vede?
«Evidentemente non ci si rende conto di cosa vuol dire fare il sindaco di Roma. E poi mi scusi ma queste argomentazioni portano jella. Ha visto come sono andate a finire le ambizioni politiche degli allora sindaci di Roma Rutelli e Veltroni? Preferisco occuparmi della città eterna, poi si vedrà».

Però non trascura la politica. A Orvieto ci sarà un appuntamento importante per la sua componente…
«Sì, per tre giorni ci incontreremo con tutti i circoli di Nuova Italia, come succede ormai da dodici anni. Faremo il punto del nostro impegno politico. Discuteremo soprattutto di due temi: l’unità nazionale, che è la base per affrontare le riforme, e ovviamente il Pdl, che ha bisogno di una forte scossa».

Una scossa di che tipo?
«Ormai è passato un anno dalla fondazione del Pdl, servono i congressi. Inoltre è necessario completare anche il tesseramento».

Nei congressi si conteranno le correnti. A proposito, ma Berlusconi non ha scomunicato tutte queste fondazioni che invece di fare cultura si occupano di politica e finiscono per diventare delle lobby interne al partito?
«Intanto credo che dai congressi ci guadagnino tutti. Proprio perché sono convinto che sia la stagnazione del partito a generare il correntismo. Vede, quando ci si confronta pubblicamente e a tutto campo si sconfiggono i giochi di palazzo. Inoltre dai congressi escono sempre degli eletti che dunque sono incontestabili».

Chi ha invitato a Orvieto?
«Tutti. Gli ex di An, a partire da Gasparri, La Russa e Matteoli. E poi gli ex di Forza Italia. In particolare credo moltissimo nel rapporto con i ministri Sacconi e Tremonti».

A proposito di Tremonti, la legislatura è cominciata con un rapporto molto stretto tra lei e il ministro dell’Economia. Erano i tempi in cui lei chiedeva 500 milioni di euro al governo per aiutare la Capitale alle prese con un debito enorme. Poi le cose sono cambiate. Tant’è che adesso l’esecutivo trasferirà a Roma solo 300 milioni. Cos’è successo?
«Non è accaduto nulla di particolare. Semplicemente ci sono due versioni di Tremonti: l’intellettuale e politico, con cui ho un rapporto molto solido, e il ministro dell’Economia, che non guarda in faccia nessuno e non fa sconti».

Non si è sentito maltrattato dalla manovra economica del governo?
«No. Abbiamo ottenuto 300 milioni di euro all’anno che ci sosterranno nel nostro lavoro per coprire l’enorme debito ereditato dalle consiliature precedenti. Nessuno ha ottenuto così tanto in questa manovra di lacrime e sangue».

E con la Lega? Si aspettava tutte queste tensioni con i soliti slogan contro Roma e i romani?
«Sarà il federalismo fiscale a fare chiarezza. Roma non è ladrona ma creditrice per la fiscalità generale. La nostra città dà molto di più allo Stato di quello che riceve. Sarà evidente a tutti con le nuove norme».

Due giorni fa c’è stata un’altra rissa in Parlamento. Le sembra normale che i deputati si picchino? Peraltro nella discussione che ha portato alle mani sono state coinvolte le romanissime Meloni e Saltamartini…
«Il Parlamento è stato sempre scenario di episodi spiacevoli anche nella prima Repubblica. Ricordo molte risse. In questo caso è stato davvero sgradevole l’atteggiamento e il tono usato nel suo intervento da Barbato, un deputato dell’Italia dei Valori che non conosco. In ogni caso la Saltamartini e la Meloni gli hanno risposto a tono e senza alzare le mani». (Alberto Di Majo, per Il Tempo)

Molto nuvoloso al sud e sulle isole…

Giulio Tremonti ha detto ieri al convegno della Coldiretti qualcosa che tutti pensano: le regioni del Sud non spendono le risorse a disposizione. I governanti sono dei cialtroni. Il tema è vecchio: come dare torto al ministro dell’ economia ?

Sono d’accordo con lui. Attraverso i fondi comunitari avremmo potuto modificare la faccia dei nostri territori, fronteggiare la crisi di questi anni, mandare avanti progetti di sviluppo e infrastrutturali. Siamo invece appesi ai soliti problemi, con una generale e stucchevole lamentela verso lo Stato. Non sapendo con chi prendercela, se non con i funzionari e gli assessori di dubbia efficienza, siamo come al solito prodighi di dichiarazioni contro il governo centrale.

( A proposito: si discuterà mai la mozione sull’indipendenza dei sardisti? Come si concilia l’aspirazione a fare da sè quando non siamo in grado manco di far quadrare i conti di un assessorato?)

Anche il responsabile regionale della Confindustria sarda è sulla stessa linea e chiede che la prossima manovra della giunta intervenga soprattutto su sprechi, lasciando a imprese, ricerca e istruzione i fondi sufficienti per navigare in mezzo alle difficoltà.

Direi chiaro e tondo così, ai sardi: meno industria fallimentare e più piccola e media impresa a partire da turismo e agroalimentare. Sembrano concetti chiari ma il messaggio non è ancora passato.

Cappellacci poi dice di voler cancellare quattro province. Insorge Sanciu, secondo me con ragione. O le cancelli tutte o è inutile imbarcarsi in una lotta senza speranza.

FINI-BONDI, il match surreale

Fini e Bondi nel dibattito di ieri a Roma sembravano far parte di partiti totalmente differenti. O si chiarisce per sempre il rapporto tra cofondatori e la natura del Pdl, stabilendo regole chiare, o il progetto del più grande partito di destra d’Europa fallirà. Comunque così è impossibile andare avanti.

CAMBIARE

Un estratto da un pezzo di Marcello Veneziani dal Giornale di qualche giorno fa:

Presidente Berlusconi, sciolga la corte e riapra le iscrizioni alla classe dirigente del nostro Paese. Non perda tempo, lo faccia subito. Abbia il coraggio di tornare indietro su alcune nomine infelici, come quella di Brancher, cancelli i ministeri fantomatici, riveda i vertici del suo partito, faccia sloggiare gli abusivi, dal governo o dalle case dei preti, riconosca alcuni errori anche suoi personali e abbracci l’opera necessaria di una bonifica integrale. Si liberi dai collusi e dalle mezze calzette, o perlomeno li collochi al loro giusto rango, non ai vertici di ministeri, istituzioni e partiti (…). Ha tre anni davanti a sé con un’ampia maggioranza e senza competizioni elettorali, ha ancora un seguito ed una fiducia personali molto alti anche se messi a dura prova dalle vicende del suo entourage. Non può giocarsi il consenso e l’agibilità. Se resta sulla difensiva, sotto assedio, alimenta i giochini alle sue spalle e fa un favore ai poteri opachi del nostro Paese…

E poi Galli Della Loggia sul Corriere di oggi: la necessità di un colpo d’ala. Un editoriale dai toni molti duri e certamente non giusti. Ma il rischio di venire travolti dalle discussioni interne, dal partino-non partito che non funziona, da una certa stanchezza, beh, quel rischio c’è, è reale e dobbiamo porci rimedio. Sono moltissimi i parlamentari, i consiglieri regionali e comunali, la classe dirigente e l’opinione pubblica che aspetta qualche novità. Rilanciare il progetto, pensare in grande, andare avanti con lo spirito dei giorni migliori. La settimana scorsa, nella seduta fiume sull’ostruzionismo dell’Idv, abbiamo tenuto bene, senza sbagliare una votazione. Nei momenti difficili veniamo fuori, ci siamo sempre: ecco quello spirito pugnace ci occorre per uscire dalle secche di un dibattito spesso irreale.

Discorso che vale anche per l’Isola. Rinnovare il coordinamento regionale, rendendolo molto più agile dell’elefante attuale.  Lanciare il Pdl sardo. Portare in giro un programma fatto di quattro o cinque punti chiari. Riportare il presidente della regione in mezzo alla gente, con tante assemblee provinciali. Rinnovare la giunta regionale.