Giovani per sempre

Uno dei 5 manifesti che hanno vinto Il concorso dell' Adci dal titolo 'C'è posto per me? Il nuovo che non avanza'
Uno può pensare ad un pericoloso rivoluzionario che incendia i movimenti con parole d’ ordine sullo scontro generazionale. E invece no: fu proprio il prof. Mario Monti a metà degli anni ’90 a lanciare l’ allarme sull’ infinita giovinezza dei trentenni italiani. “Ragazzi- disse Monti- battetevi per i vostri diritti, per la vostra pensione, per il vostro futuro”. Poi arrivarono brillanti saggisti, uno su tutti Giuliano Da Empoli che scrisse per Marsilio “Un grande futuro dietro di noi” e poi ancora- vado a memoria- Vittorio Veltroni e Tommaso Pellizzari che smontò il teorema per il quale la generazione anni ’80 era molle e superficiale.
Da allora fiumi di carta, milioni di parole e un dubbio. Posto che il sistema politico italiano è bloccato, il welfare è vecchio e non cucito sulle nuove aspettative di vita, non è che stare a casa di mamma e papà in fondo piace ed è rassicurante ?
E’, da un lato, colpa della politica. Il nostro sistema di protezione sociale tutela i lavoratori più vecchi e li manda in pensione alcuni anni prima di quello che succede in Europa. La spesa è dunque altissima e impedisce di utilizzare i soldi dai risparmi dell’ innalzamento per ammortizzatori sociali e in generale per i giovani in cerca di primo impiego. In più, nella nostra società iper-sindacalizzata, non vi è alcuna flessibilità in entrata e in uscita per i contratti di lavoro. A me piacciono le idee di Tito Boeri, animatore de La Voce, una rivista riformista. Boeri ha proposto un contratto a tempo indeterminato, definito “di inserimento”, della durata di tre anni. In questo lasso di tempo, in cui il giovane avrà modo di dimostrare le proprie capacità, verrebbero garantiti comunque 15 giorni di paga in caso di risoluzione del contratto. E’ un rischio ? Può darsi, ma vale la pena provarci.
Anche Pietro Ichino, con la sua proposta di flex-security, secondo il modello dei paesi del nord-Europa, è sulla strada giusta. Credo che firmerò la sua proposta di legge.
Trovo poi che il centrodestra sia troppo conservatore su questi temi. Sono d’accordo con il ministro Sacconi (e con i miei amici Barbara Saltamartini e Maurizio Castro) sul fatto che le politiche sociali debbano tenere conto della persona e della famiglia prima di tutto. Ma: o si libera il sistema dalle rigidità attuali o avremo un mercato senza alcuna dinamica.
Infine: scalzare un vecchio dirigente è- per un giovane – quasi impossibile. Se è possibile che questo avvenga negli Usa e nei paesi emergenti, da noi la giovinezza è sinonimo di inesperienza e incapacità. La classe dirigente dunque è sempre la stessa.
C’è però una totale incapacità di combattere dei giovani italiani. Qualcuno sgobba ma la gran parte aspetta, si lamenta e cerca posti comodi e scorciatoie brevi. Che in Italia molto sia legato a conoscenze e traffici vari e risaputo. Non conosco troppi giovani ribelli, con idee esplosive e voglia di mettersi in gioco. In questo, forse il loro padri (i nostri padri ) sono stati più coraggiosi e hanno combattuto quando non avevano niente.
E’ per questo che non ho ripresentato la mia proposta di legge sulle “quote arancioni”. Pensavo che inserire per legge un under 40 ogni quattro o cinque candidati fosse un modo per mettere in gioco energie nuove e rompere il dominio vegliardo. Non sono più sicuro. Ho visto giovani-vecchi in abbondanza per cui la proposta è rimasta nel cassetto. Dibattito aperto.



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