Giovani per sempre

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Uno dei 5 manifesti che hanno vinto Il concorso dell' Adci dal titolo 'C'è posto per me? Il nuovo che non avanza'

Uno può pensare ad un pericoloso rivoluzionario che incendia i movimenti con parole d’ ordine sullo scontro generazionale. E invece no: fu proprio il prof. Mario Monti a metà degli anni ’90 a lanciare l’ allarme sull’ infinita giovinezza dei trentenni italiani. “Ragazzi- disse Monti- battetevi per i vostri diritti, per la vostra pensione, per il vostro futuro”. Poi arrivarono brillanti saggisti, uno su tutti Giuliano Da Empoli che scrisse per Marsilio “Un grande futuro dietro di noi” e poi ancora- vado a memoria- Vittorio Veltroni e Tommaso Pellizzari che smontò il teorema per il quale la generazione anni ’80 era molle e superficiale.

Da allora fiumi di carta, milioni di parole e un dubbio. Posto che il sistema politico italiano è bloccato, il welfare è vecchio e non cucito sulle nuove aspettative di vita, non è che stare a casa di mamma e papà in fondo piace ed è rassicurante ?

E’, da un lato, colpa della politica. Il nostro sistema di protezione sociale tutela i lavoratori più vecchi e li manda in pensione alcuni anni prima di quello che succede in Europa. La spesa è dunque altissima e impedisce di utilizzare i soldi dai risparmi dell’ innalzamento per ammortizzatori sociali e in generale per i giovani in cerca di primo impiego. In più, nella nostra società iper-sindacalizzata, non vi è alcuna flessibilità in entrata e in uscita per i contratti di lavoro. A me piacciono le idee di Tito Boeri, animatore de La Voce, una rivista riformista. Boeri ha proposto un contratto a tempo indeterminato, definito “di inserimento”, della durata di tre anni. In questo lasso di tempo, in cui il giovane avrà modo di dimostrare le proprie capacità, verrebbero garantiti comunque 15 giorni di paga in caso di risoluzione del contratto. E’ un rischio ? Può darsi, ma vale la pena provarci.

Anche Pietro Ichino, con la sua proposta di flex-security, secondo il modello dei paesi del nord-Europa, è sulla strada giusta. Credo che firmerò la sua proposta di legge.

Trovo poi che il centrodestra sia troppo conservatore su questi temi. Sono d’accordo con il ministro Sacconi (e con i miei amici Barbara Saltamartini e Maurizio Castro) sul fatto che le politiche sociali debbano tenere conto della persona e della famiglia prima di tutto. Ma: o si libera il sistema dalle rigidità attuali o avremo un mercato senza alcuna dinamica.

Infine: scalzare un vecchio dirigente è-  per un giovane – quasi impossibile. Se è possibile che questo avvenga negli Usa e nei paesi emergenti, da noi la giovinezza è sinonimo di inesperienza e incapacità. La classe dirigente dunque è sempre la stessa.

C’è però una totale incapacità di combattere dei giovani italiani. Qualcuno sgobba ma la gran parte aspetta, si lamenta e cerca posti comodi e scorciatoie brevi. Che in Italia molto sia legato a conoscenze e traffici vari e risaputo. Non conosco troppi giovani ribelli, con idee esplosive e voglia di mettersi in gioco. In questo, forse il loro padri (i nostri padri ) sono stati più coraggiosi e hanno combattuto quando non avevano niente.

E’ per questo che non ho ripresentato la mia proposta di legge sulle “quote arancioni”. Pensavo che inserire per legge un under 40 ogni quattro o cinque candidati fosse un modo per mettere in gioco energie nuove e rompere il dominio vegliardo. Non sono più sicuro. Ho visto giovani-vecchi in abbondanza per cui la proposta è rimasta nel cassetto. Dibattito aperto.

Mezzogiorno di fuoco

Il Sud. Questo il tema caliente ispirato dal caldo di questi giorni. Sarò estremamente sintetico e preciso:

1) La prima vera politica per il Meridione consiste nella lotta alla criminalità organizzata. Non che questa non sia presente al Nord (anzi), ma è come tracciare una linea: una questione del tipo ci sei o non ci sei. E non riguarda la classe politica ma lo Stato, la legge, i diritti di tutti.

2) Non servono partiti del Sud. C’è il PDL. Basta organizzarlo bene e fare in modo che attragga le migliori energie del Meridione. Il patto per il buon governo lanciato 15 anni fa può essere ancora valido, dimostriamo di poter dare la spinta.

3) Anche se a volte viene dimenticato, nel Meridione ci sta pure la Sardegna. Anche qui bisogna trarre la lezione dalle nostre specificità e spingere per modelli di sviluppo alternativi, moderni, compatibili con l’insieme.

UPDATE: Barbareschi in Aula si scaglia contro i tagli del Fus. “Sono stato scelto in Parlamento per fare gli interessi della cultura italiana, quello che succede mortifica centinaia di migliaia di persone che rischiano il posto. Siamo indietro nella innovazione e nella capacità di fare prodotti per il futuro. Dobbiamo mettere le persone migliori alla guida dei nostri grandi enti, a partire dalla Rai. Mi vergogno di appartenere a questa coalizione”.

Saras, accertare le responsabilità

Saras, Murgia (Pdl): Di lavoro non si può morire
“Servono più controlli e rispetto delle leggi”

Cagliari, 26 mag. (Apcom) – “Questo grave, ennesimo lutto nel mondo del lavoro in Sardegna colpisce tutti quanti”. Lo ha dichiarato Bruno Murgia, parlamentare del PDL, commentando la tragica morte di tre operai nella raffineria Saras di Sarroch, nel cagliaritano.

“La politica ha il compito di rendere più sicuro il lavoro – ha spiegato Murgia – non è possibile andare avanti così, perchè sono cose che capitano in tutti i contesti anche quelli giudicati più sicuri. Controlli, prevenzione, rispetto delle leggi. E’ ora di darci una mossa. Di lavoro non si può più morire”.

Aggiungo. nel cordoglio ai familiari, che non penso queste cose accadano per una fatalità. Bisogna circoscrivere le responsabilità, perseguire i colpevoli, aumentare i controlli per assicurarci l’osservanza delle leggi, che ci sono. Bisogna riaprire il tavolo per la sicurezza sul lavoro, che in Sardegna assume i contorni di un dramma sociale.

Aggiornamento SS-Olbia

“Il presidente Berlusconi ci ha assicurato che tutte le opere verranno completate nei tempi previsti. Anche la Sassari-Olbia si farà, e l’ipotesi è quella di convocare già entro la fine dell’anno la Conferenza dei Servizi per la programmazione dei lavori. Tutto sempre nell’ambito delle procedure straordinarie previste per il G8″. Lo riferisce il presidente della Regione Sardegna, Ugo Cappellacci, lasciando palazzo Chigi dopo un incontro con il premier Silvio Berlusconi, il sottosegretario Gianni Letta e i ministri delle Infrastrutture Altero Matteoli e degli Affari regionali Raffaele Fitto. Cappellacci ha poi riferito che Berlusconi ha garantito “la continuità per la struttura de La Maddalena: una volta completate le opere, in autunno, verrà destinata ad eventi internazionali come summit o vertici bilaterali, e c’è l’impegno a tenerne almeno 6 all’anno, cioè uno ogni due mesi”. E si lavora anche per ospitare il summit sull’ambiente, come promesso da Berlusconi nel giorno in cui ha annunciato il trasferimento del G8 a L’Aquila.

Update dalla Nuova Sardegna: ROMA. La Maddalena con i cantieri ancora aperti e il G8 che se ne va, la Sassari-Olbia senza più un soldo, la Tirrenia che rischia l’amputazione delle linee per Genova: un guaio dopo l’altro. Ma tutto andrà a posto, assicura il presidente della Regione, Ugo Cappellacci, dopo un vertice a Roma a cui ha partecipato anche Silvio Berlusconi. L’impegno preso qualche giorno fa dal premier di risarcire la Sardegna per il trasferimento del G8 all’Aquila si materializza nelle promesse fatte ieri sera da Cappellacci: il completamento dei lavori alla Maddalena e l’apertura del cantiere della Sassari-Olbia.
«Ora teniamo alta la guardia e difendiamo il risultato con le unghie e con i denti – dice il governatore -. Festeggerò solo a lavori conclusi». È un Cappellacci «moderatamente ottimista» quello che esce dal vertice con Berlusconi («L’ho trovato in forma, anche se un po’ provato»), il sottosegretario Gianni Letta, il ministro per le Infrastrutture e i Trasporti, Altero Matteoli, e quello per i Rapporti con le Regioni, Raffaele Fitto.
Il caso Tirrenia. Cappellacci rivendica un altro risultato positivo: il governo ha aperto il confronto con le Regioni in tema di trasporti marittimi e «per la prima volta parteciperà ai lavori anche la Sardegna». Per mercoledì 13 maggio il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Altero Matteoli, ha convocato i sindacati per affrontare le questioni legate alla privatizzazione della Tirrenia. Un processo che avrà conseguenze anche sulle compagnie regionali del gruppo (la Saremar in Sardegna): nella trattativa tra la commissione Ue e il governo italiano rientra infatti un piano per razionalizzare queste linee.
La quattro corsie. C’era grande attesa nel nord Sardegna per la missione romana di Cappellacci, annunciata come decisiva per il destino della Sassari-Olbia. I lavori avviati per il G8 alla Maddalena, ha annunciato il governatore, saranno completati. Per gli altri, Sassari-Olbia compresa, «sarà convocata una conferenza di servizi dopo l’estate», dice Cappellacci. C’erano due problemi da risolvere: «Il finanziamento, che esiste sempre nei fondi Fas regionali e potrà essere sbloccato. E la rapidità dei lavori, per i quali saranno ripristinate le procedure straordinarie del G8».
470 milioni. I soldi per la Sassari-Olbia furono stanziati dal governo Berlusconi il 29 agosto 2008 e bloccati in ottobre. Non ha rimesso in circolo i 470 milioni per la quattro corsie neppure il maxi-stanziamento di quasi 18 miliardi deciso il 6 marzo dal Cipe per decine di opere pubbliche. Il paradosso è che tra queste la Sassari-Olbia era l’unica subito realizzabile: dopo l’ordinanza di agosto la struttura di missione del G8 aveva dato il via alle gare d’appalto, e l’apertura dei cantieri era prevista entro la fine del 2008.
Rotte a rischio. Per quanto smentite dal ministro Matteoli, non cessano le voci su possibili tagli delle rotte Tirrenia tra Genova e Porto Torres e Olbia. «Sarebbe davvero incredibile – è il commento del presidente della Regione Liguria, Claudio Burlando -. Ho parlato con l’amministratore delegato della Tirrenia, Franco Pecorini, e da lui ho avuto l’assicurazione che da parte della compagnia non esiste alcuna intenzione di tagliare linee. Pecorini mi ha invece confermato che è intenzione del governo operare tagli ai finanziamenti che oggi vengono assegnati alla Tirrenia, anche per lo svolgimento di servizi a carattere sociale».

Matteoli: la Sassari-Olbia si farà

Altero Matteoli

Altero Matteoli

Per il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Altero Matteoli l’impegno preso in campagna elettorale verrà mantenuto. “La Sassari-Olbia è una priorità del Governo”.

«Mi attiverò per ripristinare i finanziamenti e per realizzare la strada nel più breve tempo possibile». Se sarà a due o a quattro corsie (come auspicano i sindaci) lo decideranno i tavoli tecnici.

«Entro la fine della legislatura contiamo di realizzare i primi due lotti», dice il ministro: «Per il terzo lotto i tempi potrebbero allungarsi per via di un problema sul tracciato che stiamo valutando. Ma la strada si farà. L’intesa generale quadro, strumento della legge obiettivo che vincola le parti al rispetto della programmazione, è in fase di preparazione. Il cammino della Sassari-Olbia ripartirà da lì».

Ministro Matteoli, erano previsti 73 milioni. Li recupererete?
«Ripristineremo questi fondi dopo aver approfondito con la Giunta regionale l’accordo siglato nel mandato 2001/2006. Ribadisco che il primo passo sarà l’intesa generale quadro, che avrà la firma del premier Berlusconi, del presidente della Regione Cappellacci, quella mia, dei ministri dell’Ambiente Prestigiacomo e degli Affari regionali Fitto».

Sa che i sindaci sono in rivolta?
«A loro e a tutti i sardi garantisco che manterremo l’impegno assunto in campagna elettorale». (fonte)

Lavoro e giovani: una lettera

Poche righe per descrivere una situazione comune a tanti giovani che come me investono e sacrificano diversi anni della propria formazione in lauree, masters, stages, qualifiche varie con la giusta aspettativa e riconoscenza sociale non di un posto di lavoro (concetto che voglio evitare perché ormai troppo retorico) ma almeno della possibilità d’intraprendere e costruire la propria vita e carriera professionale…

Chi l’avrebbe immaginato invece che ogni stimolo, ambizione e spirito d’iniziativa si smorzasse al suono della frase che spesso va a ripetersi: “le faremo sapere” o “la teniamo comunque in considerazione per eventuali
collaborazioni”…

Chi l’avrebbe immaginato che dopo anni di studio e preparazione rimanga condannato al precariato a vita o
debba ‘conoscere’ per un diritto primo ed unico come quello del lavoro…

Chi l’avrebbe immaginato che tornando indietro nel tempo avrei intrapreso volentieri la carriera militare
quando negli anni dell’università, allo scadere dell’anno accademico, si rimaneva soddisfatti per aver raggiunto il numero di esami sufficiente per il rinvio al servizio militare …

Chi l’avrebbe immaginato che il mio più grande nemico sarebbe stato il tempo: più passa e più ti logora, ti inibisce e soprattutto si rischia di diventare troppo vecchi per lavorare e non invece abbastanza maturi per iniziare…

Chi l’avrebbe immaginato che la laurea sarebbe risultata in diverse situazioni più un fattore penalizzante che una garanzia attestante preparazione e maturità … ed esser costretti a metter da parte i propri sogni, le proprie ambizioni cedendo alla ‘logica’ filosofia dell’accontentarsi che alla fine altro non rivela essere che la tomba nella quale seppellire le proprie aspirazioni…

Chi l’avrebbe immaginato…

Domenico Solinas

Venti di crisi

Barack Obama ha di fronte la Crisi

Barack Obama ha di fronte la Crisi

La crisi è tale che, secondo gli organizzatori, colpisce anche il concertone del primo maggio. L’organizzatore, con una grande prova di coraggio, cioé con immenso disprezzo del ridicolo, chiede aiuto indirettamente al Governo (che sarà al 90% l’obbiettivo degli slogan lanciati “su e giù dal palco”):

«È chiaro che la crisi economica sta colpendo, ma forse pesa anche la cattiva fase delle relazioni industriali. Sarebbe un peccato, perché mai come quest’anno il concerto è un’occasione per rilanciare la musica italiana. Credo che in un caso così in Francia ci sarebbe un intervento del governo a sostegno della musica nazionale».

Ma veniamo alle cose serie:

Del summit di Londra in Italia, come al solito, faticano ad arrivare le notizie veramente importanti. Ci si preoccupa di un possibile rimbrotto di Her Majesty The Queen a Silvio Berlusconi, che stava semplicemente richiamando l’attenzione di un divertito Mr. Barack Obama. Berlusconi non è tipo da mettersi d’accordo col ceriminoniale, e nemmeno Obama, visto che spiazza tutti fin dal primo momento in cui ha messo piede a Londra. C’è una curiosità morbosa nei suoi confronti: tutti vogliono sapere cosa fa, se a casa si comporta in un certo modo, cosa pensa, cosa dice. A me sembra un uomo brillante, che deve comunque fornire molte risposte politiche. E’ nel suo ruolo.

Ma la crisi? A livello di schieramenti si è riproposto il doppio asse già presente ai tempi della guerra all’Iraq. La vecchia Europa (Old Europe come la definiva George W. Bush) rappresentata da Germania e Francia si contrappone al binomio Gran Bretagna – Stati Uniti. Le decisioni prese rappresentano un compromesso.

Gordon Brown ha annunciato: 1000 miliardi al Fmi. I leader del G20 si sono impegnati a garantire 1.000 miliardi di dollari al Fondo Monetario Internazionale (Fmi) e altre istituzioni internazionali. E’ stato deciso di triplicare le risorse a disposizione del Fondo fino a 750 miliardi di dollari, ha precisato il premier britannico, di cui 500 miliardi in nuovi fondi e 250 miliardi per il cosiddetto ‘Special drawing rights’ (diritti speciali di prelievo, una sorta di valuta virtuale del Fmi che può essere scambiata con dollari, euro, yen e altre monete ‘pesanti’). I paesi emergenti e quelli in via di sviluppo avranno “più voce” nelle istituzioni internazionali. I leader del G20 hanno deciso di immettere 5.000 miliardi di dollari nell’economia mondiale entro la fine del 2010. (Repubblica).

In aggiunta abbiamo la blacklist dei paesi considerati “paradiso fiscale“. Su questo punto Berlusconi e Tremonti, che si sono scambiati delle battute salaci in conferenza stampa, si ritengono particolarmente soddisfatti. Al ministro dell’Economia non va giù che si intervenga spargendo denaro, senza ridefinire il quadro di regole “etiche” per la finanza mondiale. Un quadro che Berlusconi vorrebbe vedere fissato a La Maddalena, in Sardegna.

15 anni della nostra storia

L'intuizione di Tatarella è realtà

L'intuizione di Tatarella è realtà

La vigilia del congresso fondativo del PDL è come al solito frenetica. Per la coincidenza non troppo casuale si viaggia di ricordi. Il 27-28 Marzo del 1994 la neonata AN vinse le elezioni, presentandosi nel Polo del Buon Governo, l’alleanza meridionale stipulata con l’altrettanto neonata Forza Italia di Silvio Berlusconi. Interessante da leggere questa bella intervista rilasciata da Luciano Violante, uno dei primi ad aprire l’arco costituzionale che di fatto aveva ghettizzato il MSI persino negli anni delle aperture di Almirante, nella quale ribadisce che Berlusconi non fu capito.

Noi ci presentammo forti dei successi personali di Gianfranco Fini a Roma e di Alessandra Mussolini a Napoli. Quello che successe dopo, con il mancato accordo dei due poli con il centro di Mario Segni e Mino Martinazzoli, è la cronistoria del più incredibile successo elettorale della storia moderna europea. Un partito appena nato, affiancato a un partito rinnovato, ma sempre escluso dal governo, che per la prima volta assumeva le redini del paese. Per non dire dell’accordo con la Lega, che da sempre veniva indicata come avversaria principe di AN, identificata stranamente con lo “statalismo”.

Erano altri tempi: ma la bontà dell’alleanza è valida ancora oggi e io penso che in quel 27 marzo del 1994 sia racchiuso il significato dell’unione tra AN e Forza Italia, tra Fini e Berlusconi, con strappi, dissidi, riavvicinamenti, abbracci e litigate. Nella politica ci sta tutto, anche che l’ambizione personale di tutti freni un po’ la marcia collettiva. Ma alla fine la grande intuizione di Tatarella è arrivata al traguardo e probabilmente la storia assegnerà a Fini e Berlusconi i giusti meriti per questo approdo. Senza di loro non sarebbe stato possibile, perché ci vuole genio irrazionale (Berlusconi) e capacità di sapersi adattare ai tempi che cambiano (Fini), mantenendo ferme le proprie convinzioni sulla bontà di una scelta politica.

Il PDL del predellino era una boutade, una sfida, un rischio calcolato. Quello che nasce oggi è qualcosa di più forte, di stabile, che appunto si rivolge all’Italia di domani. Agli italiani che governeranno tra 15 anni.

Mattone & Nucleare

nucleareLa scorsa settimana si è molto parlato di Nucleare in Sardegna, a causa della relazione del professor Boschi, che ha individuato nell’isola il luogo migliore per la loro costruzione. Terra stabile dal punto di vista geologico, ma delicata e in equilibrio instabile dal punto di vista ambientale. Come già affermato nei Documenti la Sardegna non può accettare una centrale, semplicemente per la propria vocazione turistica e ambientale. Al di là del fatto che l’energia nucleare è la più pulita del mondo e la sicurezza dei reattori di ultima generazione è conclamata.

Il No al nucleare va esteso fermamente anche alle scorie. Che sono più inquinanti e pericolose del reattore. Per cui su questo punto non può non esserci un’alta soglia di vigilanza da parte del sottoscritto.

Il mattone.
Non credo all’allarmismo di Repubblica e ai soliti sospetti. Ricordo che quando Tremonti fece una finanziaria di taglio ai comuni, scrissero ripetutamente – con Veltroni sindaco di Roma a capeggiare la rivolta – che i comuni sarebbero stati costretti a spegnere i lampioni. Non è mai avvenuto. Per rilanciare l’economia ci sono vari modi, considerando anche la crisi e il debito pubblico che ci sovrasta. Uno di questi è rilanciare i cantieri, perché danno lavoro e rilanciano i consumi. Le Grandi Opere sono un passo necessario e strategico. La Sinistra con la scusa del finto ambientalismo fa ostruzione ideologica a piani che stanno su tutti i manuali di economia pubblica del mondo occidentale.

F. D. Roosevelt uscì dalla crisi del 1929 con i cantieri, le bonifiche, la partecipazione statale e da ultimo (fatto decisivo) con il riarmo e le commesse belliche provenienti dall’Europa. Ora, noi guerre non ne possiamo fare (nemmeno l’America e non mi sembra una prospettiva auspicabile, non vi pare?), fermi comunque non possiamo stare, ergo…

La Sassari-Olbia.
La questione va vista da vicino. Proporrò già questa settimana una interrogazione parlamentare, presentando semplicemente le cifre nude e crude dei feriti e dei morti. Non servono nemmeno i volumi di traffico o discorsi elevati sulla necessità di collegare due poli turistici. Bastano gli incidenti.

L’ultimo sondaggio politico: vince la specializzazione

Leggendo l’ultimo sondaggio diffuso da IPR si può dire che abbiamo molte conferme e diversi argomenti che possiamo affrontare.

Le conferme: la Lega avanza, l’Italia dei Valori pure, scende il PD, rimane stabile il PDL. Le sorprese: l’UDC fa un grosso balzo in avanti, la divisione in Margherita e DS sarebbe anche peggio.

Vediamo di analizzare uno per uno i punti.

Perché la Lega avanza? Semplice, perché all’interno del governo è autonoma, visibile e riconoscibile. Il governo ha preso provvedimenti che rappresentano il marchio di fabbrica del partito di Bossi, dalle ronde alla stretta sull’immigrazione. I leghisti, insomma, possono dire ai loro elettori che le promesse elettorali stanno per essere mantenute. Manca solo il federalismo, e la Lega pur di vederlo votato flirtava con Veltroni…

L’Italia dei Valori up! Nell’immaginario collettivo rappresenta il punto di massima opposizione anche verbale a Berlusconi. Di Pietro, per un misterioso calcolo del destino, riesce ad essere più visibile di molti altri politici. Fa antiberlusconismo militante insieme agli stessi giornalisti presso i quali è spesso invitato. E soprattutto sembra raccogliere le adesioni della sinistra radicale, svuotata di ogni referenza parlamentare. Strano per un partito che ha posizioni di ultra-destra di ispirazione cattolica…

Scende il PD! La più conferma delle conferme. Il cambio di guida ha fatto pure male. Il problema l’ho già spiegato in questo post. Non sono né carne né pesce e la gente se ne è accorta. Soprattutto la gente di sinistra che chiede politiche di sinistra e invece si ritrova un surrogato della vecchia dc dossettiana, incapace di fornire soluzioni alternative, credibili e realmente spendibili. L’idea dell’assegno ai disoccupati dimostra tutto lo sbandamento dei Democratici, che potrebbero desiderare il ritorno di Prodi, o votare persino un professore puntiglioso come Parisi…

Il PDL tiene! E’ il partito di Berlusconi, ma anche di Fini. Ed è quello più esposto alla crisi economica, in quanto espressione del governo. Se l’esecutivo sbaglia qualche mossa, che è possibile in una situazione intricata come questa, il partito tende a perdere. E poi vale il principio della specializzazione, non vi sembra? Il PDL è un grosso partito generalista, può rappresentare tutto e niente e il Congresso fondativo è una grande occasione per capire meglio.

L’UDC avanza, strano ma vero. Chi pensava che l’UDC potesse morire alle Europee dovrà rivedere i suoi calcoli. In Sardegna ha confermato una vitalità insospettabile. Ma è qui che entra in gioco la mia teoria della specializzazione, che vale anche per la Lega e per l’IDV. Quanto più un partito si specializza in un tema, tanto più radicalizza quel voto, riuscendo ad attrarre tutti i simpatizzanti possibili verso quell’area di consenso. Il giochino è valido solo se si riesce a dominare l’agenda politica, e in questo Berlusconi è un maestro. Per questo motivo il partito generalista tiene. Ma attenzione: chi riesce a tener vivi certi argomenti nell’opinione pubblica viene premiato: sicurezza e immigrazione per la Lega, famiglia e benessere sociale per l’UDC, giustizia e legalità per l’IDV. Sono partiti iper-specializzati, che vivono in funzione di temi che essi stessi contribuiscono a tener vivi all’attenzione dell’elettorato.

Okay, non sono Mannheimer, ma mi avete capito no?