
La E di Explorer, per anni simbolo del Web
Il mio rapporto col web è sempre stato improntato al coraggio e alla comprensione. Non mi sono mai lasciato intimidire dallo strumento e mi ritengo sufficientemente umile da capire che ogni giorno devo imparare nuove cose. Io penso che sia qui il GROSSO problema del rapporto tra la politica italiana e la rete: l’incapacità di volersi adattare a ritmi più rapidi, nei quali è consigliato di esercitare l’intelligenza un po’ più spesso di quanto non facciamo. Il politico italiano, soprattutto se conosciuto, ambisce esclusivamente alla televisione o allo spazio sui grandi giornali nazionali. Il suo unico sistema di comunicazione è la lucetta rossa della telecamera, la selva di polsi e mani e microfoni e tanti giornalisti che non fanno domande, ma attendono una dichiarazione che è stata preparata al mattino da un solerte ufficio stampa. La dichiarazione dev’essere in linea col personaggio: ironica, dura, sprezzante, ellitica. Dipende dal profilo che il politico si è costruito in tv. Pertanto non sentirete mai Rosy Bindi esprimersi in maniera offensiva e concitata nei confronti di chicchessia, allo stesso modo il collega Salvini, non se ne uscirà mai recitando una filastrocca per bambini. Si tratta di cliché. Ebbene, internet sfugge a questa logica in quanto il clichè è sottoposto alla critica e al vaglio del pubblico in real time, sull’istante. E’ di questo che si ha paura sostanzialmente.
Internet per noi in Sardegna è stata l’AVANGUARDIA. Un punto di eccellenza per tanti anni di cui si deve dar atto a due persone, che sono un po’ come il diavolo e l’acqua santa, o forse le facce della stessa medaglia: Nichi Grauso e Renato Soru. Grauso agli inizi della sua attività era riuscito nella dannunziana impresa di registrare a dominio i nomi di tutti i personaggi più famosi, pensando di fare del merchandising. L’idea di business era troppo spinta, tanto è vero che è stata superata da sentenze di giudici in tutto il mondo. Quando ho aperto il blog col mio nome a dominio, ho avuto la spiacevole sorpresa di ritrovarmi al centro di un attentato: dalla pagina info spedirono una mail con scritto “metti la bomba e scappa” – più real time di così…
Ritornando alla politica, La sensazione peggiore rispetto ad essa è che tenti di agire in due modi:
O comunica sulla rete allo stesso modo con il quale comunica nei media tradizionali, con siti o blog modellati sulla falsariga del tavolino zeppo di volantini (modello gazebo: nel quale chi entra prende quello che trova), oppure tenta di modificare la rete, intervenendo nei meccanismi decisionali. L’una e l’altra soluzione sono viste molto male dalla comunità internet mondiale, perché ci fanno apparire come dei dilettanti alla sbaraglio. Il politico della rete teme: il presunto anonimato, i troll e gli osservatori intelligenti…
In particolare, i siti dei politici spesso sono preoccupati di dar conto delle proprie imprese, ma facendolo a mo’ di comunicato stampa, ripetendo lo stereotipo della comunicazione tradizionale, nella quale il giornalista è integrato nel package e tutto si consuma in pochi secondi di dichiarazione, dettati via telefono, via mail o davanti a una telecamera. Nel web l’interazione è completa, può essere filtrata da metodi di moderazione che la stessa rete fornisce, ma in buona sostanza, un sito chiuso, che ripeta lo schema piramidale alla base del quale vi sia lo spettatore, nella rete non è accettato e finisce per essere controproducente.
I politici che non riescono a capire queste sottili differenze spesso tentanto di forzare la rete, passando per la scorciatoia delle leggi sulla protezione dei diritti d’autore. Questo è un punto dolente della rete mondiale. Ma bisogna assolutamente essere consapevoli del fatto che questo non potrà mai essere il cavallo di Troia per ottenere il controllo assoluto dei contenuti diffusi sul web. E’ semplicemente ingenuo pensarlo, e voler normare oltre i confini di una tale normativa – che è auspicabile – appare come un tentativo goffo di controllare il dissenso, in modo talmente comico che come una pena del contrappasso viene riflesso e commentato nella rete, aumentando la frustrazione di chi propone determinate vie di fuga.
Il pubblico della rete è considerato più avvertito di quello dei media tradizionali, sia per il digital divide, sia per il fatto che non tutte le professioni si svolgono tramite l’utilizzo di un computer. Ovviamente nella massa bisogna saper scegliere e provare a costruirsi un pubblico: gli scemi ci sono ovunque e una tastiera a volte è più semplice da usare, rispetto alle corde vocali. Quando la rete approva, se per rete intendiamo un campione sufficientemente rappresentativo, quale può essere ad esempio la visione di un video programmatico su YouTube, è molto probabile che lo stesso effetto di approvazione si ottenga anche in tv e nella carta stampata. Barack Obama ha utilizzato YouTube, di proprietà della prima corporate mondiale Google, per far passare buona parte del suo messaggio. Messaggio che è stato infine confezionato per le tv, grazie al supporto del web e delle lobbies che vi hanno creduto.
Il consenso sulla rete quindi è difficile da costruire, ma le opportunità da cogliere sono immense, in particolare per partiti nascenti come il PDL e il PD. Il pericolo è quello, ancora una volta, di voler replicare sul web le strutture della politica tradizionale, che ricordiamo è fatta su misura per i media tradizionali e per la televisione in particolare. Così negli anni abbiamo visto che tanti circoli locali e sezioni di partito hanno aperto il proprio spazio internet, ripetendo la divisione a celle della politica “terrestre”. Tuttavia questo modello è un po’ in contrasto con la sharing e il bookmarking, le parole chiave della rivoluzione 2.0.
Sharing significa condividere: e si riferisce per esteso a tutte le conoscenze, per questo motivo la rete è democratica, perché consente, dal suo interno, una alfabetizzazione basata sui tutorial, cioè sulle guide pratiche all’uso dei software e delle applicazioni. Il bookmarking implica la condivisione delle scelte, delle preferenze, che vanno dai siti, fino ad arrivare gli stili di vita e di consumo. Il social network si fonda su queste architravi: pertanto la politica che scimmiotta se stessa e non condivide, non si mette in discussione, non si fa conoscere, non si allarga ed esce dalla clausura delle proprie assemblee, è una politica destinata a fallire. I politici di oggi devono almeno apparire preparati, perché gli elettori hanno strumenti di controllo più efficaci.
La reazione su questo punto non può essere quella di controllare a nostra volta chi ci controlla. Nel ruolo di parlamentari siamo vincolati alla Costituzione che assegna la sovranità al popolo, pertanto è necessario industriarsi per fare in modo che il giudizio del popolo su di noi migliori, anche se espresso da un computer che ci appare freddo e in qualche modo troppo razionale.