I blog e l’informazione
Non è così come può sembrare, che chi tocca i blog muore o faccia una brutta figura, ma l’idea generale che ogni volta la politica trasmette è quella di non capire un piffero sul funzionamento di internet. E uso la parola piffero perché penso che bisogna essere indulgenti, almeno nel vocabolario.
Già il fatto che si tenti di legiferare sui contenuti della rete in una legge che riguarda le intercettazioni e la privacy, dimostra che si procede a tentoni, nel tentativo di ricomprendere in uno stesso cesto le arance con le mele, esattamente come ci insegnavano a NON fare i maestri alle elementari.
Parificare con una norma di legge siti informativi – debitamente registrati presso le cancellerie dei tribunali - e semplici blog è un’operazione che mi lascia molto, ma molto perplesso. Come ho già avuto modo di spiegare il blog non è un mezzo di diffusione al pubblico di notizie ed opinioni, ma un’estensione virtuale della nostra personalità, esattamente come un diario personale, con alcune connotazioni pubbliche che non sono immediate.
Scrivere e pubblicare in un blog equivale – grosso modo – a fare vedere le foto contenute nel cellulare a una cerchia di amici e conoscenti, che ovviamente assume una rilevanza pubblica se è di notevoli proporzioni. In ogni caso, tutta la possibile serie di reati è già contemplata dalla legge. Il confine tra opinione personale, intima, che racconto alla mia cerchia, e pubblico comizio è molto labile se lo facciamo discendere dal numero di persone che ascoltano. Così al bar io con tre amici posso benissimo diffamare una persona, in una conversazione privata e non venire querelato, perchè la diffamazione non raggiunge l’orecchio dell’interessato. Su internet, allo stesso modo, se un blog è poco letto (nel 95% dei casi lo è, fidatevi) la giustizia non ha interesse a perseguire delle ingiurie e delle diffamazioni, semplicemente perchè è poco economico dal punto di vista dell’ordinamento.
Invece, questa norma in pratica provoca due tipi di conseguenze, che non so se definire comiche o drammatiche:
1) Da un lato l’obbligo di rettifica e la previsione della multa scoraggiano qualsiasi blogger, anche il meno letto del mondo, che può essere rintracciato mediante Google, a smettere di raccontare le proprie opinioni personali alla sua cerchia modesta di 25 lettori. E’ una censura preventiva contro ogni opinione, anche quella a favore, se viene espressa con un’ironia non comprensibile (è capitato!)
2) Dall’altro – lato comico – potrebbe far nascere una nuova professione, quella del cacciatore di ingiurie, che naviga sulla rete come un bounty killer, alla ricerca di querele facili.
Ci sono stati casi di bloggers querelati da più o meno famosi (e molto suscettibili) giornalisti per delle offese, che oltre che a essere meritate, in qualche caso, erano veramente ridicole… eppure è stato scomodato un giudice, si sono persi dei soldi nelle notifiche e nell’assistenza legale… tutto questo in un paese nel quale la giustizia soffre di carenza di personale e fatica a processare gli autori di reati ben più gravi.
Ecco perchè sono contrario. Ed ecco perchè firmerò l’appello proposto da varie personalità nel mondo della rete, che poi è sempre il mondo reale. E lo farò perché sono convinto che esistano già le leggi per perseguire certi reati e che si debba fare uno sforzo per capire che i blog sono una semplice estensione della personalità, in una dimensione particolare, che non può essere definita astrattamente pubblica.
Un intervento in Aula, in commissione, in un convegno, in una riunione di partito: vediamo il nostro oratore alle prese con fogli in A4, appunti sparsi, sguardo chino su quelle robe inguardabili, scritte con un corpo ideato per i ciclopi, che se ne andavano a spasso con un occhio gigantesco sulla fronte.

