Viva la revolucion! Forse!

1. La Grande Riforma. Per Repubblica è un grosso spavento da imminente nuova raccolta di firme, per Berlusconi e questa maggioranza, che non può scomparire nella storia, è una grande opportunità. Una cosa alla De Gaulle, firmata dal Parlamento e resa valida dal popolo, una riforma per mettere in piedi un lascito, qualcosa di veramente buono e duraturo. Uno Stato efficiente e giusto, moderno, democratico e aperto, ma non elefantiaco e asfittico nelle decisioni. Chissà che non ne esca fuori qualcosa di buono. Le incazzature non vengono tutte per nuocere.

2. Perchè non vinceranno mai, almeno seriamente. La tendenza della sinistra italiana, parlo del PD, a lasciarsi etero-dirigere è ben nota. Ricordo le sfuriate di D’Alema all’epoca del caso Unipol quando lui attaccava Mieli e il Corriere accusandoli di essere un partito e di fare politica (“Se Mieli vuol fare politica si  faccia un partito” disse più o meno). Ora c’è Repubblica a menare le danze, con Scalfari che accusa De Bortoli di lassismo, paragonando il Corriere di adesso a quello di Albertini del 1921 – il paragone è così forzato che anche Mauro se ne deve essere reso conto. Nel 1921-22 le squadracce fasciste erano già in azione, c’erano disordini ovunque, le sedi di giornali come l’Avanti subivano devastazioni. E non mancavano ovviamente le reazioni, anche sul campo, finché il Fascismo non fu visto come restautore dell’ordine pubblico (nonostante Mussolini fosse anti-monarchico e anti-clericale, come la gran parte dei suoi primi sostenitori). Invece, oggi la reazione della resistenza al presunto regime berlusconiano è la solita raccolta di firme di Repubblica. Insomma, se hanno le palle e pensano che ci sia un regime, dovrebbero fare manifestazioni oceaniche e non è detto che non le vogliano. E’ che anche al PD a un certo punto arrivano a leggere le pagine dello sport e gli passa la voglia di fare la controrivoluzione in barba scalfariana.

3. Poi non lamentiamoci se l’università italiana rimedia figuracce ovunque.

Ma un Santoro di destra non lo troviamo?

Altre volte ho scritto che servirebbe un Santoro di destra e non lo dico perché io sia convinto che l’unica verità dei fatti è quella che proviene dal confronto tra due tesi contrastanti, ma perché penso che Santoro sia bravo e che se anche porta voti alla destra ha un suo modo di fare televisione particolare, rodato. Certo, come è stato scritto da poco, tende troppo spesso al martirio, come se fosse l’unico depositario non tanto della Verità, ma della Libertà, che è ancora peggio, ma guardando la cosa con taglio professionale dico: Santoro ci sa fare, sa creare programmi di successo senza mettere donnine in minigonna o scollature vertiginose. In un panorama televisivo come il nostro questo pregio vale un Oscar.

Fatta questa premessa vengo al dunque. Quando il centrodestra ha avuto la prima esperienza di lungo-governo ha tentato di patrocinare programmi di approfondimento, che erano lodevoli negli intenti, ma che sono naufragati per diversi motivi. I programmi di Socci e Masotti (che si presentò in prima serata con la pettinatura più strana a memoria d’uomo) furono un flop che dimostrarono l’assoluta incapacità di reggere il passo con Floris e Santoro (il primo Berlusconi lo apprezza davvero, come apprezzava Santoro quando passò a Mediaset). Ora non stiamo a ciarlare del perchè la politica si interessi troppo di RAI e viceversa, il fatto è che con i governi cambiano anche le linee editoriali, sono cose risapute. Il disastro di quei programmi proveniva quindi dall’incapacità dei conduttori, televisiva si intende, dal tentativo goffo di fare un programma di controinformazione dalla parte del Governo. Da che mondo è mondo il Governo deve parlare con i fatti e se questi sono distorti dall’Opposizione (è la regola in tutte le democrazie) occorre saperli presentare bene. Per presentarli bene non serve la propaganda, bisogna far vedere che le cose funzionano, ma sul serio. Questa è la regola, fare spionaggio al controspionaggio è una perdita di tempo. Se Berlusconi avesse Santoro come Ministro per l’Attuazione del Programma prenderebbe il 60% dei voti anziché i 40, perchè uno come Santoro, col suo stile, con la sua mastodontica presunzione, è in grado di andare al nocciolo. Hai voglia a parlare di escort se il Governo tutto sommato sta facendo bene! Ma tant’è: un Santoro di destra farebbe capire che non c’è problema a parlare dell’inchiesta di Bari, soprattutto perchè in quell’inchiesta la parte più nefasta non riguarda le ospiti pagate delle ville del premier (pagate a sua insaputa, secondo l’indagato e infatti sul premier non vi è alcuna accusa formale), ma la Sanità in una regione governata da un campione della Sinistra dura e pura… l’incapacità televisiva della destra, fatte alcune eccezioni, fa prendere più spaventi di quanto sarebbe necessario, facendo apparire censori comportamenti che sono indotti solo dalla paura di non sapersi confrontare con professionisti dell’informazione.

Sanità: il Pdl Nuorese non ci sta

CAGLIARI. Potrebbe scattare oggi il cambiamento del sistema sanitario sardo. La giunta Cappellacci si riunisce stamani: l’ordine del giorno dei lavori è molto fitto ma l’attesa è per la nomina dei commissari delle Asl. «Sa die de sa sanità», la rivincita che il Centrodestra ha covato negli anni in cui alla Sanità comandava Nerina Dirindin, prevede lo spoils system, il cambio degli uomini nominati dalla giunta Soru. E naturalmente una riforma del settore.

In realtà all’ordine del giorno dei lavori dell’esecutivo, non figura quella che l’assessore Antonello Liori ha definito «l’emergenza sanità». Ma, come accade in questi casi, le nomine sono un argomento che viene inserito «fuori sacco». Il provvedimento arriva alla conclusione dell’iter, (dopo che era stato approvato lo schema e che i partiti avevano consegnato i nomi al presidente Cappellacci), in piena bufera. Dopo il malcontento denunciato in Gallura sulla trattativa all’interno del Pdl, con l’assegnazione dell’Asl di Olbia all’Udc, ieri è esplosa la rabbia nel Centrodestra del Nuorese, in rivolta dopo la determinazione di assegnare al Psd’Az il commissario della Asl locale. La levata di scudi da parte dei rappresentanti del Pdl locale, Antonello Gallisai, del deputato Bruno Murgia e dei consiglieri regionali Pietro Pittalis e Silvestro Ladu, è stata immediata. Per il vicecapogruppo Pittalis: «Nella sanità barbaricina si sta riproponendo la stessa logica che ha penalizzato il Pdl nuorese al momento della formazione della giunta regionale».

Gli elettori e i simpatizzanti del centrodestra nuorese – scrive il gruppo nella nota – sembrano avvertire una «condizione di abbandono» e iniziano a manifestare «perplessità sulle politiche della Giunta. In particolare quelle che riguardano la provincia di Nuoro. Abbiamo chiesto un incontro urgente con il presidente della giunta e i massimi esponenti regionali del Pdl – si legge nel documento – per discutere e capire quali siano i criteri e metodi utilizzati nelle scelte importati che riguardano il nostro territorio perché riteniamo sia necessaria una gestione partecipata e condivisa. Ci batteremo in tutte le sedi affinché al Nuorese e agli uomini e alle donne del popolo della libertà – concludono gli esponenti del Pdl – sia riconosciuto il giusto ruolo di rappresentatività sociale, economica e politica». In precedenza la Gallura si era sentita penalizzata denunciando l’invadenza «di un possibile asse Cagliari-Sassari».

Critiche, mugugni, malcontento che l’Udc di Giorgio Oppi cerca di superare: «C’era un criterio e noi ci siamo attenuti a quello. Capisco anche i mugugni e dico che possiamo ancora confrontarci se ce ne sarà bisogno. Qui si stanno nominando i commissari che dovranno preparare il terreno per i futuri direttori generali, non stiamo quindi scegliendo i manager».

Cgil-Cisl e Uil, preoccupati e in stato di agitazione, chiedono un incontro all’assessore Antonello Liori per capire in che modo cambierà il comparto: «La mancata convocazione», affermano i segretari di categoria, «determinerà l’indizione di una giornata di mobilitazione dell’intero comparto sanitario e socio sanitario, pubblico e privato. Tutto questo mentre il segretario Ugl, Lino Marroccu, e della Fials, Paolo Cugliara, chiedevano ieri il commissariamento dell’azienda Brotzu.

(tratto da La Nuova Sardegna, articolo di Alfredo Franchini e Nino Bandinu)

Perchè penso a mio nonno quando leggo Repubblica

Qualcuno dice che ho sangue di sinistra nelle vene. E’ vero. Mio nonno materno era comunista. Faceva il muratore, poi il capo-cantiere. Tentò l’avventura dell’impresa nel campo dell’edilizia: gli andò male.
Era un uomo severo. Dopo pranzo si chiudeva in un salotto e leggeva l’Unità da cima a fondo. Poi ritornava al cantiere con, ahimè, uno stuzzicadenti piazzato tra i denti.

Negli anni ’80 detestava Craxi, come tutti i compagni che non ne capivano le evoluzioni moderniste. La domenica era dedicata alla vendita dell’Unità: cascasse il mondo.
Era un’ altra sinistra. Solida, bisogna dire. Chiara. Popolare, non indulgente. Giusta. Noiosa, mi viene da dire oggi, ma rispettabile.

Perchè penso a mio nonno quando leggo Repubblica ?

Forse perchè non riesco a capire quale sinistra si celi dietro il glorioso quotidiano fondato da Scalfari. Leggo Rep ogni giorno ma sempre più spesso volo alle pagine della cultura e degli spettacoli. Leggo Rampini, casomai, e Flores D’Arcais e il mio ottimo amico Gianpaolo Cadalanu. Ma tralascio la politica. Me ne frego altamente: non sopporto queste dieci domande a Berlusconi, questo scavare continuo nella spazzatura, questa presunzione di superiorità. Mi sembra un giornale diverso dagli albori, quando dava conto di un’ altra Italia che nasceva, di nuove pulsioni ed era effettivamente un giornale della nuova classe dirigente.

Da ragazzino me lo compravo e lo nascondevo in un cassetto. Temevo che mio padre, un rautiano duro e puro, si scocciasse. Invece, una volta scoperta la raccolta, mi disse che Rep era un giornale intelligente e diverso.
(Fu allora che mi resi conto che i fascisti di sinistra erano veramente un’ altra specie di intellettuali e politici e mi fa veramente ridere chi oggi critica Fini).

Dopotutto,allora il Giornale di Montanelli – insomma, lo dico, eh – era palloso, rigido, conservatore. A me interessava il nuovo, il diverso, il cinema e il rock e la letteratura americana.

Oggi siamo finiti nel sottoscala del giornalismo. Tra evasioni fiscali, festini, direttori-molestatori che fanno la morale agli altri, con questa perenne ossessione berlusconiana.
Forse Rep risente del fatto che la sinistra italiana non ha più leader e non ha più innovatori in cui credere. Forse li deve costruire. Se abbandonasse le escort e tutto il resto, questo campionario moraleggiante, potrei ritornare a leggere le pagine della politica.

Tutti su internet, tranne noi italiani

Svolta sul web per Sarkò

Svolta sul web per Sarkò

La notizia che anche Nicolas Sarkozy andrà su Facebook non può coglierci di sorpresa. Aggiungiamo che monsieur le Président ha annunciato un completo restyling del sito dell’Eliseo, che vedrà impegnati giovani ragazzi sui venticinque anni. Ve la immaginate una scena simile in Italia?

Da noi funzionerebbe così: un ministro decide di rinnovare il sito del suo dicastero. Per prima cosa decide a chi affidare l’incarico. Cercherà prima tra la cerchia degli amici, dei conoscenti e degli aderenti al partito. Se non troverà nessuno che a livello professionale possa accontentarlo, immancabilmente sceglierà la soluzione più inutile e costosa, col risultato che entro 6 mesi sarà tornato al punto di partenza. L’unica cosa che si è mossa è la nota spese.

Perchè questo? Per l’ignoranza di fondo del politico italiano che non sa nulla di internet, la rete, i suoi contenuti e la sua flessibilità. Il modello comunicativo di internet, ripeto il mio adagio da tempo, richiede fantasia, sincerità, piglio. La nostra classe politica, al contrario, preferisce cullarsi nella bambagia di una carta stampata e di una televisione servizievoli.

Questa situazione coinvolge anche i giornalisti, che sapendo che i mezzi preferiti dai politici italiani sono quelli tradizionali, finiscono per ignorare l’informazione che passa esclusivamente sugli altri media. Ci sono ovviamenti quelli più avvertiti e più interessati, ma sono eccezioni. Quella proposta dal web è informazione certo più caotica, ma più libera, meno filtrata, irreggimentata. Un vero peccato che in Italia si sia così indietro su entrambi i versanti. Io sono appassionato dei Celtics come sapete. La notizia dell’acquisto di Rasheed Wallace è stata data in anteprima da un columnist della ESPN, sul proprio Twitter… è un atteggiamento mentale totalmente differente.

Un’informazione globalmente meno ingessata costringerebbe tutti a migliorare la comunicazione nel web, facendola crescere anche a livello culturale, perchè volente o nolente è sulla rete che si sposterà la maggior parte dei contenuti multimediali. Spesso, sui giornali e nelle tv italiani, c’è la sensazione che si parli di cose poco serie, anche se i giornalisti ci dicono che sono cose serissime. Posso essere d’accordo: ma la sensazione di generale degrado coinvolge tutti, in quanto tutti hanno il proprio orticello televisivo dove zappare, e la gente lo percepisce.

Non mi sorprende che altrove sia realtà ciò che da noi è al massimo un auspicio estivo, espresso  in un blog che da oggi, e per le prossime 2 settimane, metterà in moderazione tutti i commenti. La misura è necessaria per evitare il classico spam. I commenti verranno comunque sbloccati quasi subito o dopo poche ore.

Al Giornale ironizzano sul Secolo, ma Perina & C. producono idee

Sì, lo so, Maurizio Gasparri non lo legge… ma non toccatemi il Secolo diretto da Flavia Perina e Luciano Lanna. Se il quotidiano una volta di An può permettersi di mettere il Boss in prima pagina, vuol dire che la svolta politica e culturale della destra italiana è compiuta. E’ non c’è più niente da dire e da dichiarare, specie per il nostro Maurizio.

Soprattutto, c’è da ignorare un pezzullo velenosetto del Giornale di Mario Giordano, che insinua che il Secolo venda solo 700 copie. Non è così e se anche fosse? Quale sarebbe il problema? Che non ci si occupa di legge e ordine? Che non si è abbastanza con la bava alla bocca o che magari, ogni tanto, si prova a pensare con la propria testa? Il Giornale è percepito più come un quotidiano di partito che come quello strumento di rivolta anticonformista che era stato ideato da Montanelli. E’ come passare da Echoes dei Pink Floyd a Esatto di Francesco Salvi…

Mi pare invece che il Secolo abbia scelto la via difficile dell’analisi non sempre a favore di vento, magari pagando un prezzo di immediata popolarità, ma facendoci immergere in una sorta di laboratorio che ricorda molto quello fecondo degli anni ’70: una prospettiva sul nuovo mondo, la meta politica, il cinema, la letteratura e il fumetto.

Chiavi di lettura che tornano oggi, nel racconto quotidiano della politica e della società. Niente di scontato, insomma. Magari occorrerebbe un po’ più di cattiveria certe volte e lasciare una certa nostalgia “radical-’70” ai ricordi delle battaglie passate.

Se insistiamo sulla cultura popolare e giovanile, dobbiamo sapere che dopo Bruce c’erano gli U2, poi è arrivato Kurt Cobain e poi ancora i Killers e i Franz Ferdinand. Se il terreno dell’analisi del tempo contemporaneo è anche questo, allora che sia. Fino in fondo. Amici del Secolo, perdonate l’insolenza e la bestemmia: meno De Andrè e più Cesare Cremonini.

Non sono idee che vanno per la maggiore ? Ne riparliamo tra quattro anni.

Veltroniade

Ieri a L’Aquila è arrivato George Clooney. Il divo di Hollywood ha fatto un discorso ineccepibile: vengo qui per fare in modo che se ne parli. E in effetti c’era subito il codazzo di telecamere e giornalisti che lo seguivano e gli facevano domande. Come ogni buon divo di Hollywood che si rispetti George si è mostrato molto preparato sugli argomenti: insomma, ci si dedica senza la superficialità che vedo spesso nei nostri testimonial, troppo impegnati a far vedere che si impegnano piuttosto che a comprendere i problemi.

L’idea complessiva è che tra un giro di Obama, uno dell’inseparabile Sarkozy, uno della Merkel, uno di Medvedev (ma quanti anni ha? 24?), uno di Carlà e uno di George alla fine il messaggio di soccorso alla città abruzzese sia passato, raggiungendo quello scopo umanitario che il Governo si era prefissato spostando il G8 da La Maddalena. Ciò non rende meno fastidiosa la vicenda, ma sicuramente il dolore degli aquilani merita una costante attenzione. I ruderi impressionano, hanno bisogno di aiuto e di riflettori puntati.

bud

Più interrogativa la presenza di Veltroni. Si, lo so. Era con George perchè con George e Bill Lost In Translation Murray è impegnato in un’associazione volontaristica di supporto… credo sia il Summit permanente dei premi Nobel, lui Veltroni, noto premio Nobel…

Alla fine si è capito che a Veltroni questo mondo ammerigano piace. E’ sempre stato così: dalle vhs allegate all’Unità al mito di Bob Kennedy, dalle primarie in salsa democratica fino al Festival der Cinema de Roma. Il cinema gli piace, meglio se a stelle  e strisce. Mi viene il sospetto che alla fine abbia voluto troppo dalla vita. Non è mai stato bello per fare l’attore, duro e spietato per fare il leader, troppo buono per fare il professore. Ecco, direi che poteva fare la comparsa. Una di quelle comparse ricorrenti, come il classico tirapiedi dei film di Bud Spencer e Terence Hill… entra in scena, fa due battute, da tre cazzotti allo stomaco di Bud, viene steso con un colpo alla nuca e arrivederci a tutti.

Le cose dette bene

Perina + Gallagher

Perina + Gallagher

Secondo me il Secolo d’Italia è un esperimento: il tentativo di spiegare una vera destra. Quella reale. Contemporanea. Esistente. Che è sicura di trasmettersi nel tempo, di gamba in gamba, di cervello in cervello.

Magari con riferimenti culturali antichi, futuri e anche estemporanei. Questa intervista di Noel Gallagher è tra le più interessanti mai lette in questi mesi. Lui, più che Bob Geldof, meriterebbe di fare il direttore per un giorno.

Die Republik

Quindi, riepilogando, se la Chiesa sollecita il Governo a intervenire su materie bioetiche è clericalismo, invasione di campo… se invece bacchetta il Governo fa una critica opportuna e non censurabile.

Sospiro…

Spigolature estive

Siccome sono stato varie volte critico contro il sistema universitario sardo (e italiano in genere) stavolta mi rallegro del fatto che l’Università di Sassari è prima tra i medi atenei per la qualità dei servizi offerti agli studenti. Lo dice uno studio Censis ripreso da Repubblica. C’è da fidarsi.

Barack W. Bush. Azione. Stop.

Sintomi. La mia idea è semplice: troppi disastri, troppe negligenze. E’ ciò che si paga quando un paese è un grande malato cresciuto a colpi di partitocrazia, per usare un’espressione cara a Pannella.Un paese che non si fonda sul merito, ma che sconta molti errori umani e deficit di professionalità, fatti passare per “fatalità”. Le inchieste non arrivano mai e l’andazzo prosegue. Con buona pace di tutti.

L’idea di fondo è infatti di evitare che la Sardegna sembri la solita regione meridionale: clientelare, assistenziale, inefficiente. Penso che ciò debba valere per entrambi gli schieramenti. L’assessorato al Turismo propone una campagna aggressiva sui media nazionali, per il turismo. Non è tutto immobile come si vuol far credere.

Strega. Vince Tiziano Scarpa con Stabat Mater. Ps.: ma c’è ancora in giro qualche romanziere che scriva in terza persona?

Punto di partenza. Bocciata definitivamente la tassa sul lusso. L’avvocato generale della Corte di Giustizia Europea ha detto che lede i principi del libero mercato. Insomma, anche con questo siamo punto e a capo. Il famoso e taciuto immobilismo di Soru.