Intercettazioni/ Murgia (Pdl):Via l’obbligo di rettifica per blog

Roma, 23 lug. (Apcom) – All’indomani della fine dell’esame del ddl intercettazioni in commissione Giustizia alla Camera, arriva l’apprezzamento del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, allo sforzo compiuto dal Parlamento, uno sforzo “teso a comporre i molteplici contrasti emersi nell’opinione pubblica e nel Paese”. Nel corso della tradizionale cerimonia del Ventaglio al Quirinale, il capo dello Stato, che non ha mai nascosto le sue perplessità a cominciare dal testo approvato in prima lettura alla Camera e poi al Senato soprattutto nella parte che riguardava il divieto di pubblicazione delle intercettazioni, rileva il “merito della dialettica parlamentare” che ha richiesto “un tempo non breve e un percorso faticoso” che non deve stupire perché “perché si trattava di bilanciare tra loro diversi valori e diritti, tutti egualmente riconosciuti in Costituzione”. Napolitano li richiama tutti: “Il valore della sicurezza dei cittadini e dello Stato, da garantire con l’imperio della legge, contrastandone e colpendone ogni violazione attraverso la ricerca e la verifica, con i mezzi indispensabili, degli indizi di reato, e l’esercizio della funzione giurisdizionale secondo i principi del giusto processo. Il valore della libertà di stampa e più in generale di informazione; ovvero il diritto dei cittadini di essere informati e il relativo dovere di informare che impegna quanti esercitano tale professione”. E ancora, “il valore della libertà di comunicazione tra le persone, il diritto al rispetto della riservatezza e della dignità delle persone. Nessuno di questi valori e diritti può mai essere invocato contro gli altri”. Definire il “miglior bilanciamento possibile” tra questi valori e diritti, rileva il presidente della Repubblica, “è funzione delicata ed essenziale innanzitutto del legislatore” e secondo Napolitano questo sforzo è stato compiuto ed è “ancora in atto” in Parlamento soprattutto nella terza lettura del provvedimento in corso alla Camera. Se ci saranno altre modifiche al ddl Alfano che nel corso dell’esame in Commissione ha cambiato volto soprattutto nella parte riguardante il cosiddetto bavaglio alla stampa si vedrà in Aula a Montecitorio dove il ddl approderà per la discussione generale il 29 luglio prossimo. Ieri il Pdl Enrico Costa ha sottolineato che il testo uscito dalla Commissione era da ritenersi “un punto di convergenza definitivo” ma le opposizioni continuano a chiedere miglioramenti e soprattutto un rinvio dell’esame a settembre: oggi nel mirino del Pd, che ribadisce il voto contrario al complesso del ddl, è soprattutto la norma del provvedimento che cancella un articolo della legge Falcone del ’91 rendendo di fatto più difficili le intercettazioni per indagare su associazioni a delinquere. Una norma che secondo la democratica Donatella Ferranti “tarpa le ali a tutte quelle indagini, come quelle sulla P3 e sulla cricca degli appalti, da cui è verosimile attendersi ulteriori sviluppi in nuovi filoni d’indagine”. Non solo dall’opposizione poi viene la richiesta di sopprimere la norma che stabilisce l’obbligo di rettifica entro 48 ore anche per i blog: “E’ un passaggio gravissimo e fuori dal mondo” denunciano il senatore democratico Vincenzo Vita e il portavoce di Articolo 21, Giuseppe Giulietti. A loro si unisce anche il deputato del Pdl Bruno Murgia che osserva: “Non annullare l’obbligo di rettifica per i blog e i siti internet è un errore madornale. Questa norma dimostra la scarsa conoscenza su come funziona le rete e rende impossibili fare attività online che negli altri paesi vengono salutate come una grande conquista democratica”.

Inutile parlarne

Sabato sera:zapping tra Inter-Samp e Sanremo. Dio mio, Scanu. Ah, già. E’ sardo. Dobbiamo parlarne bene. Insomma, la canzone fa abbastanza schifo però. Sarà per questo che è destinata a vincere. E il principe? Ho fischiato dal salotto di casa, ho lanciato un quaderno sullo schermo, come gli orchestrali. Sono indignato per la presenza del principe: mica è un musicista! Ma la verità è che ce l’ho con i Savoia: pavidi durante la guerra, non si comportarono meglio dopo.

Poi c’è Bersani: una specie di discorso finto concreto sugli operai. Arriva lo spot pro-governo di Scajola.Tv così scadente non se ne guardava da tempo. E adesso leggo che il mio amico Mazzuca farà un’interrogazione per la presenza del leader Pd al festival canoro. Il direttore cagnone ha tempo da perdere, stasera.

E poi Mourinho. Corre come un matto lungo la linea laterale. Incrocia le mani, fa il segno delle manette. Il pubblico interista agita fazzoletti bianchi come in Spagna, contro l’arbitro. Che invece, caro Wat, ha arbitrato benissimo. Rossi ineccepibili, giusta l’ammonizione a Eto’ per simulazione. Giusto tutto il resto. L’Inter e la più forte, non ha bisogno dei vecchi fantasmi. Moggi è in soffitta.

L’Italia è cambiata,amici. Non ve ne eravate accorti?

Chi non le mostra è perduto

Nel 2038 le home page dei giornali italiani avranno 10 notizie e 30 foto di donne scosciate e scollate. O no, forse no, magari conosceremo una regressione e il rapporto sarà inverso. Avete notato però quanto sessismo ci sia nei nostri giornali? Sono lontani i tempi delle prime copertine spinte – si fa per dire – di Panorama. Allora lo stesso titolo del magazine settimanale voleva dire molte cose: uno pensava a Panorama e sperava di vedere delle cose inenarrabili.

Guardate le home page odierne (ma vale anche se lo leggerete domani) dei nostri giornali. Sull’Unione Sarda si parla di una pornostar che vuole diventare senatrice, non manca la foto tranquilli. Affianco c’è lo spogliarello di Dita Von Teese, burlesque, ma con le zizze al vento… appena sopra delle ragazze filippine in bikini che sfilano per Miss Filippine! Finito? Macché, c’è ancora da parlare del fascino di tale Nikki Benz (modella che si è data all’hard e la foto infatti non suggerisce che si fosse data alla meccanica quantistica), con l’immancabile foto della bellezza sportiva olimpica: Miss Julia Mancuso, al secolo discesista americana che potrebbe essere definita sopra la media.

Tutto qui? Ma no andiamo su Repubblica, che tra una intercettazione e l’altra non può non mostrarci l’intramontabile mito di Pamela Anderson, ovviamente svestita (a Repubblica hanno l’ossessione per Pamela). Non mancano i soliti dettagli piccanti su Tiger Woods, mentre tutta la storia di Bertolaso è un resoconto di trombate vere o presunte. Al Corriere vanno di moda le filippine e non si capisce perchè: la prossima volta voglio un servizio su Miss Borneo, per non andare troppo lontani.

La Stampa di Torino non può rinunciare al prezzemolo Belen, avvistata ieri a Sanremo con Toto Cutugno: Belen con Toto Cutugno, un tentativo estremo di ricombinazione del dna. A fondo pagina “Vai con la Gnocca”: l’insuperabile Maestà Rania di Giordania, ancora Dita von Teese, che avrebbe dovuto chiamardi Tita Von Deese e poi Julia Mancuso e Lindsey Vonn, che sarebbero le gnocche del circo bianco, abbiamo capito.

Il Giornale è quello che usa meno inserti multimediali, ma anche qui si scatenano a fondo pagina: Britney Spears esce senza reggiseno, mentre Vanessa White sconvolge Londra. Immaginiamo lo sconvolgimento dei 10 milioni di londinesi costretti a chiedersi chi cavolo sia questa Vanessa White (una cantante?).

Insomma, visto che sono sicuramente io quello che non ha capito, per non rimanere indietro mi adeguo al trend, sperando che questo lievissimo post non vi faccia scattare la molla del benaltrismo (che cioè non sono questi i problemi e dobbiamo sempre parlare d’altro):

Il mio intervento sul decreto Romani

Di fronte alle commissioni riunite Cultura e Trasporti e Politiche dell’Unione Europea è proseguita la discussione sul decreto Romani. Questi i punti, in sintesi, che ho sollevato durante il mio intervento.

1) Un conto è difendere il copyright, un conto equiparare in tutto e per tutto un utente di YouTube a un broadcaster televisivo, anche se lo streaming è equiparato alla trasmissione televisiva.

2) Non può nemmeno immaginarsi un controllo preventivo sul contenuto su profili facebook o canali privati di YouTube, per diversi motivi:

a) E’ inutile, inefficace e dispendioso in termini di burocrazia

b) Si costringe YouTube o altri gestori di video streaming a vagliare preventivamente il contenuto di ciascun upload, che è tecnicamente impossibile, a meno di non implementare soluzioni particolari che sono dispendiose… il costo ricadrebbe sugli utenti, che adesso usufruiscono gratuitamente di questi servizi, come milioni di utenti in tutto il mondo

c) Il filtro oltre che inutile è dannoso e va oltre la previsione della direttiva europea sull’audiovisivo: oltre che inefficace e poco pratico e dispendioso, è anche provocatorio, perchè non assicura la protezione del copyright, ma pone a monte un controllo sul contenuto uploadato da singoli cittadini, che arriva a ledere il principio della libertà di espressione.

d) Non è possibile nemmeno configurare un reato prima che ci sia un atto che lo configuri come tale. Il semplice upload di un video non può essere considerato a priori un’attività di preparazione di un reato.

3) E’ giusto punire le violazioni di copyright, ma non è giusto addossare la colpa a YouTube per il mancato controllo dei contenuti editoriali. Una volta che un utente privato carica un video su YouTube si può dire che – se il contenuto è libero da copyright -  cede gratuitamente il diritto a YouTube. Sovente delle testate giornalistiche – faccio l’esempio di Studio Aperto – utilizzano i video di YouTube liberamente, senza corrispondere a Google Inc. o all’utente che ha caricato il video alcun compenso. Sono tantissime le testate giornalistiche italiane che quotidianamente riprendono i video caricati su YouTube e non mi risulta che corrispondano a Google un compenso. Spesso usano la stessa banda di Google, utilizzando l’embed fornito da YouTube

4) C’è poi un clamoroso problema di comprensione del fenomeno del social network, che è diffusissimo a livello planetario e incontra restrinzioni nei paesi governati da dittatori o da governi poco credibili, che hanno poco di che spartire con la democrazia liberale che tanto desideriamo a parole. Twitter è stato usato dai giovani iraniani e si sta diffondendo in Italia solo adesso; Facebook è una realtà consolidata; YouTube è il leader mondiale dello streaming; Google e Bing, il motore di casa Microsoft implementano la ricerca in tempo reale perchè riconoscono agli utenti la capacità di creare contenuti spesso più credibili delle fonti tradizionali. Il nostro atteggiamento verso Internet rischia di essere anacronistico, incapace di comprendere i cambiamenti della nostra epoca, fatta di grande partecipazione, democrazia, informazione a tutti i livelli che rendono i cittadini più sensibili e più avvertiti. Al contrario, se intromettiamo dei diaframmi, inserimento dovuto alla nostra cattiva comprensione del fenomeno, otterremmo l’effetto di venir additati, e forse non a torto, come censori.

5) L’equiparazione tra la rete (in particolare lo streaming online) e la tv è assolutamente forzata. Piattaforme di video hosting e distribuzione di feed video gratuite come YouTube non possono essere paragonata a un broadcaster, né tantomeno può essere paragonato a un broadcaster il singolo utente che riprende o pubblica il video, ancorché sprovvisto dei diritti per farlo. Il sistema di upload di YouTube è tale che non può essere concepito un controllo a priori del contenuto, perchè è semplicemente impossibile o troppo costoso e l’applicazione finirebbe per ricadere sugli utenti, che dovranno pagare questo tipo di filtro.

6) Questa equiparazione che sottopone all’AgCom, una istituzione garante a nomina governativa, la verifica dei contenuti e la richiesta di autorizzazione, finisce per mettere in pericolo chiunque faccia uso di contenuti audiovisivi all’interno del web. Non solo le piattaforme video, ma anche quegli strumenti che per esteso prevedono semplici comandi per diffondere (condividere, sharing) questi contenuti: i blog, i forum, ma soprattutto i social network, come Facebook, MySpace e Twitter utilizzati da oltre venti milioni di italiani.

7) A chi propone questi contenuti sul web non può essere attrbuità la definizione di “responsabilità editoriale”, in primo luogo perchè un blogger o un detentore singolo di canale YouTube, non ha l’organizzazione imprenditoriale che identifica l’editore. In secondo luogo non può essere considerato tout-court come responsabile dei commenti rilasciati da terzi, perché la responsabilità oggettiva dovrebbe essere l’eccezione e non la regola, e questa previsione ha tutto fuorché essere liberale e garantista.

8) In buona sostanza, come ha riportato il prestigioso Time: “Il governo italiano, con nqueste nuove misure, vuole il controllo sui contenuti video online e vuole obbligare chiunque carichi video su internet ad ottenere una licenza dal Ministero delle Comunicazioni”. Attualmente l’amministrazione Obama ha fortemente criticato un’altra politica aggressiva nei confronti di Google Incorporated, quella perpetrata dal Governo Cinese.

9) Bloomberg, broadcaster internazionale di sicura affidamento, riporta la preoccupazione di Google Inc., a proposito del decreto Romani: “Il piano per regolamentare le web Tv del primo ministro italiano Silvio Berlusconi… sia volto a limitare l’accesso al suo sito YouTube e fare pressioni sui fornitori di servizi Internet per sorvegliare i contenuti in rete”.

10) Addirittura la stessa Assotelecomunicazioni-Asstel, di cui fanno parte tra gli altri, Telecom Italia, Vodafone, Wind, H3G, Fastweb, Tiscali, Tele2, Nokia Italia, secondo quanto riportato da Il Sole 24Ore: “Il decreto di recepimento del Governo, invece, estende «in modo indefinito e abnorme il concetto esplicitato in modo nitido e netto dalla direttiva comunitaria», ponendo sotto la responsabilità editoriale di un fornitore di servizi media la fornitura di programmi…«veicolati tramite siti Internet, che comportano la fornitura e la messa a disposizione di immagini animate, sonore e non, nei quali il contenuto audiovisivo non abbia carattere meramente incidentale».”

11) Il Governo e la maggioranza e tutta la politica guardino a Internet come a una grande opportunità economica. Negli Stati Uniti – il nostro modello – il social network viene utilizzato per il marketing avanzato, che riduce di non poco i costi per la pubblicità. Capisco che questo fatto possa risultare indigesto agli editori tradizionali, ma pur fatta salva la proprietà dei diritti intellettuali e il suo sfruttamento, non si può combattere l’alternativa di Internet a colpi di controlli preventivi. I media tradizionali devono capire i nuovi media e adeguarsi: altrimenti farebbero la figura di quelli che continuano a considerare le diligenze migliori delle automobili e tentano in tutti i modi di mettere i bastoni tra le ruote ad Henry Ford.

Decreto Romani da rivedere

INTERNET: MURGIA (PDL), DECRETO ROMANI ASSOLUTAMENTE DA RIVEDERE =

(AGI) – Roma, 2 feb. – Per Bruno Murgia, deputato Pdl e componente della commissione Cultura alla Camera, il filtro su internet previsto dal decreto Romani e’ “assolutamente da rivedere”. “Concordo in pieno con le osservazioni del Garante Calabro’. Il filtro su internet – spiega in una nota – e’ restrittivo e rischia di risultare del tutto inefficace. Sono d’accordissimo sul perseguire, anche penalmente, tutti quei soggetti che attraverso i siti delinquono a vario titolo, le leggi esistono gia’, ma non si puo’ tollerare una mano pesante in un settore che e’ considerato decisivo per lo sviluppo della democrazia e l’affermarsi dei diritti civili, come il caso Iran insegna”.

“Leggo di molte perplessita’ intorno allo schema di decreto. Bisogna comprendere come funziona internet e allontanare la pretesa di poter controllare tutto, che se fosse messa in pratica ingigantirebbe solo una pratica burocratica, rendendo piu’ dispendioso il ricorso alla rete. Vorrei sommessamente ricordare – aggiunge – che Internet non e’ solo terra di opinioni, ma anche di opportunita’ economiche. A titolo d’esempio valga il dato che il 40% delle prenotazioni turistiche viene fatto online e l’Italia e’ un paese turistico”.

“Mentre Obama va su YouTube, noi siamo preoccupati di fare la guerra a Google, colpendo YouTube. Ed e’ inutile – conclude – che sottolinei la cattiva compagnia degli anti-Google di tipo governativo”. (AGI) Com/Bal 021155 FEB 10

Scelte importanti

Nucleare si o no? – In attesa che il Governo specifichi meglio le sedi delle future centrali nucleari, escludendo la Sardegna e mantenendo la promessa a suo tempo fatta, la Germania di Angela Merkel rinnega la scelta di Schroeder e ritorna a un piano nucleare. Questo annuncio può sorprendere fino a un certo punto: il nucleare è il futuro, volente o nolente, a patto di stabilire sul tema un grande consenso popolare. Il governo deve spiegare perché è utile tornarci e sulla scorta di queste spiegazioni deve scegliere i siti (per le centrali e per le scorie). Altrimenti non ne verremo mai fuori e staremo a guardare i lati negativi e i lati positivi di una tecnologia che si presta a molti equivoci.

No all’integralismo – Sulla decisione di vietare il burqa integrale negli esercizi ed edifici pubblici in Francia, sono parecchio d’accordo. Io non sono tra quelli che denunciano l’islamizzazione dell’Europa, ne che pavento scontri di civiltà. Magari mi sbaglio, ma dei punti fermi devono valere per tutti i popoli, in termini di valori. Al di là dei discorsi sui diritti delle donne (molto equivoci come si sa) rileva un discorso culturale: la Francia – secondo Sarkozy – non è disponibile ad accettare questa usanza. Anche se la donna vuole indossarlo. E io sono d’accordo.

Servitù militari – Il sottosegretario Cossiga ribadisce l’impegno del Governo a ridurre le servitù militari nell’Isola, anche se i tempi saranno necessariamente lunghi. Anche qui la politica va fatta con le persone: informare e spiegare, così accetteranno tutte le decisioni.

Facebook – Si o no? E se non avessi tempo? Esiste un software che possa sostituirmi?

Pausa pranzo, pausa cazzotti, pausa Murdoch, pausa insulti

1. Pausa pranzo. Rotondi dice che è una cattiva abitudine, secondo me è un’abitudine tutta italiana. L’idea che si possa migliorare la produttività con questi annunci un po’ mi solletica… sono più d’accordo col presidente Napolitano: basta con gli annunci, passare ai fatti per quanto riguarda gli investimenti sulla ricerca. Maggiore ricerca, più produttività e ricchezza. E’ scontato.

2. Nella lite tra Brunetta e Tremonti io sto con il Governo, che deve lavorare, anche se condivido, ultimamente, più le uscite di Brunetta. Ha fatto bene Berlusconi a richiamarli, in qualche modo. C’è sempre tempo per mettere in moto il cambiamento e dare al paese un governo che possa far bene anche oltre la crisi. Gestita l’emergenza è l’0ra di ripartire. Con Tremonti e con Brunetta.

3. Murdoch e i vecchi giornali combattono una battaglia di retroguardia. Non si vogliono arrendere al fatto che il loro modello storico di business è superato. Il presunto accordo con Microsoft è senza senso: sarebbe come se l’inventore delle carrozze tentasse un ultimo diperato accordo con il maniscalco, per respingere l’invenzione di Henry Ford, e mettere in strada cavalli più veloci.

4. Si a Balotelli in nazionale. Ma semplicemente perchè è l’attaccante italiano più talentuoso e con maggiori prospettive, molto meglio di Amauri. Non certo perchè è di colore: altrimenti siamo al razzismo al contrario. Detto questo, non si può accettare questo andazzo nelle curve. Il ragazzo è italiano ed è il simbolo di un’Italia che ha una nuova identità. Balotelli sta all’Italia, come Joe di Maggio stava agli Stati Uniti.

Una domenica non proprio tranquilla

1)Ieri sono stato al convegno di Olbia, organizzato da Sanciu e Nizzi. Una giornata intensa di lavori con decine di interventi, conclusi da Beppe Pisanu. Nel mio intervento ho rilanciato l’idea del Pdl sardo federato con Roma verso la formazione di un grande e moderno partito dell’ autonomia con regole proprie e con una vita democratica e con chiare opzioni politiche al proprio interno. Ho insistito su turismo e cultura e sulla necessità di avere un altro rappresentante al governo come-per esempio- Beppe Pisanu. Ho detto che è giusto sostenere Cappellacci con un’azione che coinvolga il popolo su tutte le vertenze perchè i nostri rivali della Lega e della Sicilia sono molto agguerriti. E sul tema della interconnessione dei sardi ho ricordato il Villaggio elettronico di Michelangelo Pira, profetico intellettuale. E poichè il mio intervento ha cercato di guardare al futuro evitando la polemica rozza e inutile  i quotidiani sardi l’hanno snobbato. Sulla Nuova neanche una riga, a proposito di informazione. Che ne pensa il bravo direttore Del Re ? (Intanto i sardisti rilanciano sul tema dell’indipendenza dell’Isola che-come è facile prevedere- non si otterrà mai).

2)La Gelmini e-parrebbe-Tremonti assicurano che finanziamenti destinati dalla Finanziaria 2007 all’assunzione dei giovani ricercatori universitari non andranno persi. Entro due settimane verrà emanato un decreto ministeriale che trasferirà l’intera cifra alle università. Per fortuna, altrimenti sarebbe stata una vera e propria porcata.

3) E a proposito di schifose porcate, piano piano la verità viene fuori: il povero Stefano Cucchi -secondo un super testimone- venne ammazzato di botte in carcere. Figo no, fare i duri con un derelitto?

4)Non è un paese per giovani? La pensa così anche l’ allenatore dell’ Inter Mourinho. In un intervista, successivamente smentita, dice che in Italia non è possibile un progetto stabile volto al ringiovanimento del calcio e del modo di lavorare.

5)Berlusconi ha siglato la pace con Storace. Il Pdl e La Destra andranno insieme alle regionali e alle amministrative. Personalmente mi fa molto piacere.

Giovanardi ci ripensa

Purtroppo ho inavvertitamente cancellato il post sul caso Cucchi coi commenti, chiedo scusa ai lettori, ma è stata una imperdonabile svista dovuta alla fretta. Piuttosto c’è da segnalare il fatto che Carlo Giovanardi ha fatto una marcia indietro sulle dichiarazioni poco cristiane dei giorni scorsi, chiedendo scusa alla famiglia e rivedendo la sua posizione. Ricordiamo che è spuntato un testimone e che la causa della morte del giovane non è stata accertata e i genitori sono stati tenuti inspiegabilmente distanti dal figlio nelle ore più tragiche. Un comportamento da paese incivile che non meritava l’inutile chiosa di un sottosegretario, per giunta cattolico.

Sul web, prove digitali post-ideologiche

La scommessa di Perina e Lanna si gioca sul web

Luciano Lanna e Flavia Perina, la coppia meglio affiatata e più anticonformista del giornalismo italiano, sbarca sul web. E’ il primo serio esperimento di una destra post-ideologica che si confronta nel vasto mare di internet. Inutile dirlo: buon lavoro, di cuore !