Bruno Murgia

Deputato del PDL

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Il mito della rincorsa e del sorpasso spagnolo è morto, e temo con esso anche ciò che rappresenta Zapatero, in termini economici. In Spagna rischiano grosso e e con lei tutte le economie legate all’euro. Leggo con interesse che questo è un grande banco di prova: euro sotto attacco, resisterà? Il cavallo di battaglia di Prodi che giustificava l’adesione al primo treno dell’euro era che la moneta europea sarebbe stata così forte da mettere l’Italia al riparo dalle crisi e che anzi – con la lira – l’Italia sarebbe diventata un’Argentina bis… vediamo alla prova dei fatti. Considerando che non sono un uccello del malaugurio e che Prodi ne capisce più di me di economia, mi auguro che abbia ragione. Ci manca solo questo.

Invece è interessante capire come si evolverà la figura del primo ministro spagnolo, che ha acquisito una visibilità internazionale pari a quella del predecessore Aznar, con scelte del tutto contrarie, anche se in economia, all’inizio, ha cavalcato la tigre lanciata dal leader dei popolari.

In Italia Zapatero ha rappresentato un sogno al limite dell’elegia (ricordate il film della Guzzanti?): Zapatero come simbolo di una Spagna moderna, civile, che disobbedisce al presunto oscurantismo della Chiesa, ancora legata al vecchio potere secolare assicuratole dal franchismo. La sua stella è un po’ sbiadita, in mezzo a queste difficoltà. Il paese ristagna, la crisi corre e lo sviluppo subisce una brusca frenata. Alla fine si dimostra – non so se sia un bene o un male, ma giudico – che i bisogni della pancia sono imperanti e che prevalgono su altri temi: la resa dei conti è cruda. La cosa comica è semai la sinistra italiana che ha tentato di “farsi dosi di Zapatero”, a distanza, con opportunismo calcolato. Per mancanza di coraggio dei loro leader italiani essi eleggono gli stranieri a punto di riferimento e li rileggono a loro immagine e somiglianza (sempre conveniente tacere della politica sull’immigrazione della Spagna). L’Obama pacifista della Sinistra e del premio Nobel per la Pace è lo stesso che aumenta i soldati in Afghanistan e che aumenta i bombardamenti in tutte le zone del paese. Lo Zapatero che va contro la Chiesa è un leader socialista che ha il coraggio di fare politiche anti-clandestini abbastanza muscolari, che a Vendola farebbero orrore.

Eppure fa sempre sensazione vedere che la Sinistra italiana, negli anni, si costruisca degli idoli fatti in casa (altrui, tipo a casa di Ezio Mauro), surrogati di leader coraggiosi che non hanno e non avranno mai.

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Il discorso di Gianfranco Fini ha toccato molti aspetti, che vanno dalla legalità all’immigrazione, passando per il testamento biologico e la giustizia. Voglio soffermarmi solo su quanto ha detto a proposito del PDL, riprendendo una nota di agenzia.

Il presidente Fini ha ancora una volta, con l’acume e la lucidita’ che lo contraddistinguono, indicato quale deve essere la strada maestra per il Pdl. Ha ragione: adesso e’ un organigramma politico gigantesco o poco piu. Servono azioni, coraggio, iniziative, radicamento nel territorio e per avere ciò bisogna che il Pdl sia un partito aperto, democratico, nazionale, moderno, in grado di esprimere una pluralita’ di opinioni e di rispettare questa diversità, vincendo le sfide culturali e sapendo fare proprie le preoccupazioni degli italiani, che vanno dal bisogno di sicurezza alla legalità, dal benessere economico alla giustizia, senza distinzioni geografiche.

Forse ha ragione Calderoli, aggiungo adesso, nel dire che è un peccato che Fini sia presidente della Camera e non possa dare molto, se consideriamo che ci sono i coordinatori, alla causa del partito. Il ruolo è trasversale. Ma Fini va ascoltato. E concordo con Fare Futuro: Non è guerra civile, come la chiama il Times, con una malevola metafora. E’ voglia di chiarezza, voglia di non avere una Forza Italia allargata. Che aggiungo io non penso fosse nei progetti di Berlusconi.
(ITALPRESS).

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Fini pensa a un PDL europeo

Fini pensa a un PDL europeo

Il rischio di rimanere incompreso è grosso, ma la scommessa di Fini vale la pena di essere analizzata meglio. Da tempo il Presidente della Camera si distingue per posizioni eterodosse, rispetto al mainstream del PDL, o meglio, alle posizioni ufficialmente espresse ora dal Governo, ora dai gruppi parlamentari. La domanda che dobbiamo farci è questa. Quanto sono estranee le posizioni di Fini rispetto all’attuale PDL e quanto invece sarebbero coerenti con una visione del PDL futura? Il rischio dell’incomprensione è simile a quello patito da uomini troppo avanti rispetto alla contemporaneità.

Se infatti dessimo uno sguardo appena fuori dall’Italia, provando a sprovincializzare il nostro – quasi assente – dibattito politico sui valori fondanti della nostra coalizione, del nostro essere di centrodestra (che qualcosa significherà no?) noteremmo, a sorpresa ma non troppo, che è proprio Fini ad essere molto più vicino ai grandi partiti conservatori europei. Non solo sul tema del testamento biologico, della bioetica, ma anche sul tema degli immigrati, la cui presa di posizione, da ultimo, gli è costata un velenoso articolo di Stenio Solinas, troppo velenoso per essere considerato sincero. prosegui la lettura…

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L’Italia è l’unico al paese al mondo dove le vittime del terrorismo hanno meno voce dei carnefici. Per fortuna che il bizzarro ideatore dell’intervento di Valerio Morucci alla Sapienza ci ha ripensato. Dicono no al Papa, ma in compenso accolgono gli ex terroristi… la voglia di generalizzare è tanta e si fa fatica a pensare a un paese che ha bisogno degli ex terroristi per capire il terrorismo. Sarebbe come portare un pentito di mafia a tenere una conferenza sulle stragi del 1992… se ogni tanto a qualcheduno capitasse di pensarci non sarebbe cosa cattiva. Che dite?

Crisi. La parola è stata all’ordine del giorno dell’intervento del presidente Napolitano. Quali sono le priorità per il nostro paese nel 2009?

Ne indico 5 che spero valgano per tutto il mio partito:

1) Aumento delle pensioni minime, lotta contro la povertà dilagante, potenzionamento delle misure sociali a favore delle fasce deboli.

2) Riforma complessiva della Pubblica Amministrazione e della Scuola (proseguire sulla strada intrapresa, ma con decisione)

3) Delegificazione e meno burocrazia, un ritorno alla politica per le giovani (inteso anche: dei giovani) imprese.

4) Più poteri alle Regioni

5) Lotta alla criminalità piccola e grande, organizzata e locale, con un controllo costante dell’immigrazione, a tutela soprattutto degli immigrati regolari che concorrono alla nostra economia.

E per la Sardegna? La vittoria del nostro candidato, ovviamente, e un periodo magari più fortunato per tutte le vertenze lavoro che riguardano tante famiglie sarde. Con una politica legata veramente al territorio e alla sua capacità di produrre economie durature, che sappiano resistere ai cattivi dirigenti e ai momenti di crisi.

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Le proteste del mondo della scuola stanno aumentando, anche in Sardegna. Ciò che non condivido è l’idea di scuola e di futuro che ha in mente chi protesta e non parlo degli insegnanti, ma soprattutto delle forze politiche avversarie.

La scuola e l’Università hanno 5 grandi problemi da risolvere:

1 – Nelle scuole elementari, medie e superiori va migliorata la qualità dello studio. Nelle scuole elementari va razionalizzato il numero degli insegnanti, aggiornandone immediatamente la formazione

2 – Serve una risposta strategica ai problemi del nostro paese. Siamo privi di materia prime, importiamo pochi ricercatori, non diamo abbastanza fondi alla ricerca. Ma prima di tutto non laureiamo i giovani per le materie che rappresentano la sfida del futuro: vanno privilegiate le scienze matematiche, ingegneria, telecomunicazioni, industria e materie economiche.

3. Aumentare in modo esponenziale i fondi per la ricerca, assegnandoli esclusivamente a team meritevoli

4. Eliminare il baronato, introdurre dei criteri contro il conflitto di interesse nelle cliniche universitarie e nei centri di ricerca. Introdurre severi paletti a salvaguardia dell’oggettività dei criteri nel reclutamento dei professori universitari.

5. Ristabilire la capacità educativa della scuola, insegnando ai bambini la convivenza civile. Le università siano luogo di cultura e di culto del nostro immenso patrimonio culturale, solo così possiamo preservare la nostra identità di italiani.

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Da certe cronache entusiaste di una giornata brutta a Milano, della protesta insensata per la morte ingiusta di un ragazzo, ladruncolo lui e i suoi fratelli, non simbolo o eroe, ma pur sempre un ragazzo che non meritava di morire, sembra che Moni Ovadia, noto rivoluzionario dei salotti milanesi e menestrello miliardario di una tradizione ebraica che sfrutta e calpesta ogni giorno, abbia detto che bisogna dire «grazie a questi ragazzi piovuti come una benedizione». La brava attrice Ottavia Piccolo, sapete come succede da noi, invece di fare il proprio mestiere per bene, la si butta in politica, ha pure pensosamente affermato che «anche se il razzismo in questo caso non c’entrasse niente, ci sono in giro dei segnali per cui il razzismo è dietro tutto quello che succede», insomma è come la Titina.

Siccome i ragazzi, cinquantamila secondo Liberazione (bum), migliaia secondo il più navigato Manifesto, seicento secondo tutti quelli che sanno contare una folla, hanno sfondato transenne, travolto moto e cassonetti, attaccato con sassi e bottiglie poliziotti che di antisommossa avevano solo la divisa, non gli ordini severi, gridato slogan come «Bianchi bastardi, vigliacchi e ignoranti», forse stavolta Ovadia dice una cosa seria, cioè che a mandare avanti questi ragazzi aizzandoli contro lo Stato si recupera, chissà, uno spazio politico che le elezioni hanno tolto definitivamente alla sinistra antagonista. Liberazione, il manifesto, l’Unità, ma come dimenticare la Repubblica, si uniscono alla gioia per la nascita. Basta sapere che è uno spazio eversivo, che a sfruttare ignobilmente la condizione di qualche centinaio di arrabbiati, a giocarsi la carta che qui comandano razzismo e terrore perché governa Silvio Berlusconi, si va definitivamente fuori dal dialogo e dai mezzi che appartengono alla democrazia. Dovrebbero ricordare l’attentato alla metropolitana di Londra nel luglio del 2005, opera di una seconda generazione cresciuta nell’uguaglianza, prima di fare i cattivi maestri.

Scrive sempre Liberazione che i ragazzi, rompendo le file e infischiandosene anche dei capi della comunità migrante, che li invitavano a manifestare civilmente, ma seguendo fedelmente metodi e ordini dei centri sociali, guarda che combinazione, si sono ripresi il loro spazio e il loro tempo, come accadde a Parigi con la rivolta delle banlieues tre anni fa. Ma quella rivolta è finita nel niente, tranne che per i poveri agenti di polizia ciclicamente scambiati per strumenti ottusi del potere invece che per lavoratori onesti, tranne per biblioteche e scuole tristemente distrutte, e per la montagna di soldi inutilmente stanziati in nuovi interventi di assistenzialismo, che la crisi economica dei nostri giorni rende impossibili. Dimenticavo, le elezioni le ha vinte Sarkozy, non la signora incendiaria, Ségolène Royal.

A Castelvolturno, per citare l’altro corno dell’allarme sicurezza, ci sono 21mila abitanti e 2mila stranieri regolari, ma in realtà i clandestini sono almeno 20mila, uno contro uno, per capirci. È luogo di mattanza, anche insensata, da decenni, tant’è vero che con facile conformismo i giornali e le tv lo chiamano Gomorra, come descritto nel bestseller di Roberto Saviano. Questa volta sono stati colpiti sei stranieri per la prima volta, le ragioni si possono trovare in un degrado antico, rognoso, invincibile apparentemente, altro che nel razzismo. Si può provare a rispondere, ma ci vuole anche l’esercito, e mano dura anche contro gli stranieri violenti, tossici e spacciatori. Se il tentativo della sinistra è pericoloso e puerile, al governo spettano iniziative e decisioni ferme e severe. Non c’è ragione di preoccuparsi di accuse ingiuste e scorrette, di metodi politici infami. Il buonismo sarebbe deleterio, basta vedere come tocca vivere al ministro della Pubblica istruzione. Nessun timore nell’affermare che Abdoul Salam Guibre, è stato ucciso alla fine di una rissa, e dopo un furto. Altri commercianti esasperati hanno colpito in passato senza guardare al colore della pelle. I suoi assassini saranno sottoposti al giudizio della nostra legge, ma lui non è un eroe né una vittima. È l’unico modo per contrastare gli sciacalli e perfino per placare gli animi più esasperati tra gli italiani.

Maria Giovanna Maglie, Il Giornale.

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(ANSA) – CAGLIARI, 18 SET – Una violenta protesta, con danneggiamento delle strutture, e’ avvenuta ieri notte nel Centro di prima accoglienza (Cpa) di Elmas. Ad attuarla un’ottantina di immigrati algerini tenuti a bada da Polizia e Carabinieri. La manifestazione e’ durata circa due ore. Il secondo piano del Cpa e’ inagibile: infrante le finestre, i tavoli, le porte, lanciati nel vuoto i materassi, devastata l’infermeria. Gli 87 clandestini verranno trasferiti oggi in un centro di espulsione della Penisola.

Già mesi fa sono intervenuto sull’emergenza immigrazione che da tempo investe la Sardegna. Cos’è cambiato nel frattempo? Diciamo nulla, perchè i mezzi non si sono adeguati all’emergenza. A Elmas questa rivolta era nell’aria: un piano devastato e inagibile, CPA sempre meno accogliente. Pochi posti, incapacità di controllare gli arrivi, immigrati destinati negli hotel dell’hinterland cagliaritano. E in mezzo noi sardi, che facciamo finta di nulla. Ora, o si elimina il flusso migratorio verso le coste sarde, oppure penso che si debba rivedere la politica del CPA. Il passaggio dalla gestione disordinata alla violenza è stato molto breve e urgono maggiori controlli.

Forse si dovrebbe davvero trasformare il CPA in un centro per l’identificazione e l’espulsione, considerati i recentissimi problemi sanitari.

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