Bruno Murgia

Deputato del PDL

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adibellaNon sono su Facebook, almeno per il momento. Però, se avessi un profilo, lancerei un gruppo per salvare il direttore del tg 3 Antonio Di Bella. Salvarlo sulla poltrona di direttore ed evitare che qualcuno possa soffiargli il posto, non solo per gli ovvi motivi giornalistici (perchè cambiare i direttori quando cambiano i governi?) ma perchè ho scoperto che Di Bella è un ottimo musicista e uno straordinario cantante, con una voce blues piuttosto forte e chiara.

E’ successo ieri sera, in una grande notte al The Place di roma con il solito straordinario Sergio Caputo, in forma come non mai. Ad un certo punto Sergio chiama Di Bella sul palco e racconta della loro amicizia. Di Bella, in camicia bianca, imbraccia una chitarra e si mette a cantare un pezzo in onore di Sergio e della loro amicizia. “Sergio torna a Marechiaro !!!” canta il direttore.

caputoFin qui, tutto bene. Ad un certo punto il direttore, ironizzando sulla possibilità della rimozione dalla guida del tg3, dice: “beh, questo è l’inizio della mia carriera politica, insomma, anche se sono in incognito… ma se un giorno dovessi diventare ministro dell’istruzione, abolirei Carducci e Pascoli dalle scuole e farei studiare Caputo, un vero poeta dei girorni nostri”. Applausi a scena aperta…

Ecco perchè Di Bella deve stare al tg3 e non ci piace che venga avvicendato con qualcuno, che di Caputo e dell’idrofobina vegetale (bevo per dimenticare il mal di mare viscerale che questo mondo mi da) non sa niente di niente.

A meno che Bianca non ci stupisca presentandosi con un sassofono alla Lisa Simpson in un concerto della Mannoia (tutto può capitare). Salviamo Di Bella, uno di noi !

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Brevissimo saggio ad uso e consumo dei patiti della fashion

barack obamaNon è che ci siano più molte incertezze: dalle parti di Rolling Stone, del New Yorker e di Vogue il vincitore è Obama. Da molto tempo, ormai. Da quando il senatore afroamericano ha cominciato a battere l’ America con quelle incredibili, fantastiche camicie bianche. Tra una copertina e l’altra, tra una rivelazione sui pantaloni usati nel week-end (PT 01, una marca torinese, per la precisione) abbiamo scoperto che i colletti sono giustamente grandi ma non aperti, tipo quelli francesi che usa ossessivamente il presidente Cairo. Il colletto si chiude per permettere una cravatta dai toni brillanti con un nodo a collo di bottiglia, o a forma di pomodoro allungato. Non lo scappino Old England: quello lo usa il principe Carlo e qui in Italia ha un sacco di estimatori.

Non c’è partita tra i due contendenti nel mondo dei fashion-victims. Prendete quella famosa camicia bianca, togliete la cravatta e lasciatela aperta. Osserverete che Obama se la piega due volte sull’avambraccio. Due volte e basta, capito ? Mica come noialtri o un Claudio Martelli, abituati ad arrotolarla sopra il gomito: non siamo negli anni ’80. Un’altra era geologica. Quella camicia va bene per tutto: per il tempo libero, per la convention a Saint Louis, per il giuramento di gennaio.

Di McCain che possiamo dire ? Ma che cavolo di camicie usa? E i chino, di che marca saranno ? Non c’è un Bruce o un Michael Stipe in abito Prada che lo aiutino in una piccola rimontina. Per questo, anche se non è che si sia capito molto il suo messaggio, prendiamo lo sconfitto e ce lo coccoliamo. Ce lo difendiamo sino all’ultimo, anche se la Palin passa più tempo da Saks che in tv, a quanto pare.

Chi poteva fare l’endorsement più vero e sentito se ne è andato qualche tempo fa, di sua spontanea volontà. Se Bruce avesse letto “Forza, Simba”, il reportage di David Foster Wallace sulla campagna da outsider del senatore McCain nel 2000 forse avrebbe potuto cambiare idea. Magari in quel punto dove il repubblicano denunciava il suo partito “ostaggio delle lobby farmaceutiche e assicurativo sanitarie”. Oppure quando Wallace racconta – riferendosi al veterano di guerra – di qualcosa come “autorità morale” o di uno “strano, dolente richiamo, come un odore che ci ricorda l’infanzia, in grado di farci percepire parole semplici come devozione, orgoglio, sacrificio”.

Ma è tempo di cambiamento. E, per uscire dallo scherzo, forse è meglio così.

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