Bruno Murgia

Deputato del PDL

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Ivan Scalfarotto

Ivan Scalfarotto

Non ci crederete ma, dopo i risultati della mia Sardegna, ho cercato di capire se Ivan Scalfarotto ce l’avesse fatta o meno.

Scalfarotto era candidato in un difficile collegio del nord. Ha preso circa 23 mila preferenze, il Pd ha dato ordine di votare gli uomini di partito e non è stato eletto. Un po’ come succede ovunque. Controllo del partito uguale elezione quasi sicura.

Mi spiace, sinceramente. Non conosco Scalfarotto ma credo che potesse portare elementi di chiarezza in un Partito Democratico che non si capisce che cosa cavolo sia. Un po’ laico, un po’ cattolico, appena appena riformista, intransigente o debole con gli immigrati e così via: confusione. Ma ho tifato per Scalfarotto anche per capire quanta influenza elettorale potesse avere il web. E, mi pare di poterlo dire con una certa sicurezza, in Italia poca o nessuna. O meglio: ti aiuta a far circolare le buone idee di base, crea una corrente tranquilla di aficionados, ma poi alla lunga non costruisce i consensi necessari per le elezioni.

L’America di Obama è lontana e qui da noi, in questa strana Italia del 2009, valgono sempre le vecchie regole. Se sei fuori dal circuito del partito ti segano. Come già scrissi: a Obama internet servì a rinforzare la pubblicità negli altri media, a finanziarla, ma soprattutto a imporre un personaggio presso strati di voto che potevano influire.

Il fatto è che da noi bisogna andare in tv. Senza Floris, Vespa o Matrix sei poca cosa. Il tuo blog super partecipato non è in condizione di competere alla pari. Se i giornali e le tv spingono la Serracchiani stiamo certi che diventerà un fenomeno anche se le cose che dice non sono per niente trascendentali.

Magari, ma non ne ho la controprova, al posto di Scalfarotto avrebbe potuto farcela un Luca Sofri. Non entro nel campo del merito ma parlo della pura e semplice notorietà. Se hai passato la vita in tv come David Sassoli sei eletto sicuro, partito o non partito.

L’Italia è indietro. Internet, checché se ne dica, è affare per pochi. Vogliamo rinnovamento, buona politica, idee fresche: poi la gran parte dei cittadini se ne frega e vota i vecchi tromboni.

(Oddio, ho pure pensato che il futuro di Scalfarotto fosse dentro Fare Futuro. Non sono stato il solo).

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L’astensione l’ha fatta da padrona, è il principale partito sardo e se io avevo pronosticato che ci sarebbe stata, non avevo comunque previsto i motivi. O meglio, mi sbagliavo. Calcolavo infatti che in tanti si sarebbero astenuti per confermare la situazione politica attuale, un’astensione matura, come dire: ci sta bene la situazione attuale, le Europee non ci servono per scomodare il premier.

Invece penso di aver sbagliato, per quanto riguarda la Sardegna: come detto nel comunicato, la Sardegna ha fatto un po’ pagare lo spostamento del G8 a La Maddalena, voluto per motivi economici e di solidarietà e penso anche la vicenda della Sassari-Olbia. Una vicenda dolorosa sotto tutti gli aspetti.

Il capogruppo in consiglio regionale del Pdl Mario Diana si mostra preoccupato: sono d’accordo con lui. Il Pdl sardo non è ancora nato e se ne sente un gran bisogno. Ci vuole organizzazione, buone idee, capacità di rinnovare. Altrimenti la vittoria delle regionali rimane monca e in giro comincio a sentire che almeno Soru procedeva senza alcun timore. Nei prossimi giorni proverò a proporre qualche idea, senza che questa possa essere scambiata per polemica. Ci sono molte cose da fare: nell’urbanistica, nell’impresa, nella cultura.

Dobbiamo collegarci con i settori innovativi della società sarda e abbandonare vecchie strade improduttive. Il governo regionale è molto concentrato sulla chimica: bisogna salvare i posti di lavoro. Ma quel genere di industria non rappresenta il futuro dell’Isola. Non è lì che si gioca il futuro. Ci sono, lo ha annunciato Giorgio La Spisa, 6 miliardi di euro di fondi europei da spendere. Che idee abbiamo?

A livello nazionale il PDL sconta la sua giovane età e il deserto dietro Berlusconi: attenzione, deserto apparente. Bisognerebbe innaffiare la terra per far germogliare i semi. E’ che ancora non sono stati del tutto piantati, a volte manca l’acqua, a volte ci sono cattive radici da estirpare. Ma questo processo va visto con animo positivo, il PDL ha perso due punti e mezzo a livello nazionale e credo di essere d’accordo col prof. Campi, quando afferma che il Governo ha pagato la cattiva pubblicità del “caso Noemi”, che Berlusconi considera alla stregua di un attacco personale, peraltro molto violento. Per Campi la sconfitta non è eclatante ma mette il premier nella situazione di doversi immediatamente riscattare nel G8 de L’Aquila.

Ecco perché, alla luce del grande risultato della Lega, è importante supportare l’azione di Fini. Il presidente della Camera apre dibattito e si preoccupa di quello che potrà succedere tra quattro anni, con una società cambiata e con un premier magari con altre ambizioni. Un partito che discute, meno ingessato, più corsaro nella battaglia delle idee, meno incline a pensare che Berlusconi possa risolvere per sempre tutti i problemi è quanto di meglio possa esserci.

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E’ l’una di notte, proiezioni su dati parziali dunque possibilità di essere smentiti clamorosamente. Sbagliato e fuorviante comparare politiche con europee. Pathos e interessi completamenti diversi. Ancora: l’ astensionismo in tutta Europa dice che i cittadini non credono in una istituzione che continuano a vedere lontana e inutile. In ogni caso il vecchio continente vira decisamente a destra.

1) Il Pdl non sfonda e perde un punto e mezzo-due. Gli astenuti, moltissimi, sono soprattutto di centrodestra. Qualcosa non quadra anche se l’alleanza di governo tiene e può andare tranquillamente avanti.

2) Migliora la Lega: le politiche di Bossi sono quelle riconoscibili. Federalismo e sicurezza cavalli di battaglia sicuri e il Pdl lascia fare. Ha ragione Fini dunque a contrastare con politiche di tipo diverso. E’ ipotizzabile che molti pidiellini abbiano votato per la Lega

3) Con una campagna ossessiva e priva di contenuti il Pd riesce tuttavia a salvare la ghirba. Surreale che gli esponenti del partito di Franceschini urlino vittoria: il risultato di Veltroni era più 6,8. Ma, ripeto, le politiche sono veramente un’altra cosa.

4)Di Pietro raddoppia e metterà un cappio al collo al Pd nel prossimo futuro.

5) Efficace ma senza sbocco politico se non fa alleanze il partito di Casini.

6) Sotto il 50% l’affluenza alle urne in Sardegna. La gran parte dei cittadini non ha sentito la competizione. Sono curioso di conoscere i risultati dei partiti e gli eletti per poi fare un commento approfondito.

UPDATE: Europee/Sardegna, Murgia: Centro-destra penalizzato da perdita G8 Parlamentare sardo Pdl: l’astensione l’ha fatta da padrona

Cagliari, 8 giu. (Apcom) – “In Sardegna l’astensione l’ha fatta da padrone”. Lo dichiara Bruno Murgia, parlamentare del Pdl, commentando il voto alle Europee nell’isola. “Il risultato del Pdl complessivamente soddisfa, ma oltre all’avanzata del Pd dobbiamo registrare un forte astensionismo che ci ha penalizzati.
Le cause? Direi che sono state elezioni poco sarde, mentre la Sardegna affronta gravi problemi. Hanno giocato un ruolo fondamentale la perdita del G8 e le promesse mancate sulla Sassari-Olbia, che i sardi hanno percepito proprio male”.

“Su temi del genere – insiste Murgia -  chiediamo più presenza al governo nazionale. Detto questo, il Pdl sardo non deve assolutamente smarrire la bussola del cambiamento, soprattutto nelle politiche di sviluppo che non possono rimanere ancorate ad un concetto fallimentare di industria”.

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foto ansa

foto ansa

E’ difficile trattenere la risata scorrendo l’elenco delle liste candidate per le Elezioni Europee. Possiamo mettere tutte le leggi elettorali che vogliamo, considerare ogni tipo di sbarramento, ma c’è una cosa che non cambierà mai: il gusto per l’ironia degli italiani.

Eppure queste elezioni saranno il primo vero test sull’operato del Governo. Per adesso abbiamo avuto dei passaggi minori, come le elezioni in Abruzzo e in Sardegna, anche se da noi si è voluto creare a tutti i costi l’evento nazionale, grazie al fatto che Soru era molto spinto da un mondo economico collaterale al PD e Berlusconi ha accettato questa sfida. Le Europee dovrebbero tramutare i sondaggi in voti veri, anche se si può generare uno strano effetto boomerang: il governo va bene, inutile farglielo sapere. L’astensione potrebbe rappresentare un problema ed essere equivocata.

In America la scarsa affluenza alle urne che ha caratterizzato tutte le elezioni precedenti il 2004 è stata sempre giudicata fisiologica, in quanto il sistema istituzionale assicurava comunque un governo forte, in grado di prendere decisioni (e il modello delle elezioni di medio-termine consente una verifica operativa di fatto sul mandato dell’amministrazione), in Italia, nel caso del Governo Berlusconi e delle Europee una eventuale scarsa affluenza, che per ora non mi sembra essere stata paventata, avrebbe questo significato: non stanchezza, non protesta, ma un implicito assenso.

Tutto dipende dal PD e dall’Italia dei Valori, cioè dalla loro capacità di imprimere una svolta alla loro politica di Opposizione. Questo passaggio per il Partito Democratico è fondamentale. Una sconfitta senza attenuanti, priva di miglioramenti nelle percentuali, oltre a far cadere per sempre Franceschini, metterebbe a dura prova il cammino di coloro che pensano che sia meglio contrastare Berlusconi “da soli” piuttosto che in coalizione. Paradossalmente potrebbe riprendere quota il modello dell’Unione prodiana, caldeggiato da quanti respingono il progetto maggioritario ideato da Veltroni. Tra questi c’è Renato Soru…

Tornando alle vicende nostrane, in Sardegna il voto delle Europee vale davvero come verifica sull’operato dei primi 100 giorni (anche se tali non sono, ma è un modo di dire). L’entusiasmo che ha portato alla presidenza Cappellacci va verificato adesso. I segnali che si percepiscono sono contraddittori. La delusione nel Nord Sardegna per la Sassari-Olbia è grande e va compresa. In questo caso non intepreterei l’astensione (relativamenente alle due province di Sassari e Olbia-Tempio) come confermativa dell’operato del Governo. Anzi, da sardo e da esponente di destra vedrei aumentata la mia preoccupazione. E giustamente.

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