¿Zapatero es muerto?

Il mito della rincorsa e del sorpasso spagnolo è morto, e temo con esso anche ciò che rappresenta Zapatero, in termini economici. In Spagna rischiano grosso e e con lei tutte le economie legate all’euro. Leggo con interesse che questo è un grande banco di prova: euro sotto attacco, resisterà? Il cavallo di battaglia di Prodi che giustificava l’adesione al primo treno dell’euro era che la moneta europea sarebbe stata così forte da mettere l’Italia al riparo dalle crisi e che anzi – con la lira – l’Italia sarebbe diventata un’Argentina bis… vediamo alla prova dei fatti. Considerando che non sono un uccello del malaugurio e che Prodi ne capisce più di me di economia, mi auguro che abbia ragione. Ci manca solo questo.

Invece è interessante capire come si evolverà la figura del primo ministro spagnolo, che ha acquisito una visibilità internazionale pari a quella del predecessore Aznar, con scelte del tutto contrarie, anche se in economia, all’inizio, ha cavalcato la tigre lanciata dal leader dei popolari.

In Italia Zapatero ha rappresentato un sogno al limite dell’elegia (ricordate il film della Guzzanti?): Zapatero come simbolo di una Spagna moderna, civile, che disobbedisce al presunto oscurantismo della Chiesa, ancora legata al vecchio potere secolare assicuratole dal franchismo. La sua stella è un po’ sbiadita, in mezzo a queste difficoltà. Il paese ristagna, la crisi corre e lo sviluppo subisce una brusca frenata. Alla fine si dimostra – non so se sia un bene o un male, ma giudico – che i bisogni della pancia sono imperanti e che prevalgono su altri temi: la resa dei conti è cruda. La cosa comica è semai la sinistra italiana che ha tentato di “farsi dosi di Zapatero”, a distanza, con opportunismo calcolato. Per mancanza di coraggio dei loro leader italiani essi eleggono gli stranieri a punto di riferimento e li rileggono a loro immagine e somiglianza (sempre conveniente tacere della politica sull’immigrazione della Spagna). L’Obama pacifista della Sinistra e del premio Nobel per la Pace è lo stesso che aumenta i soldati in Afghanistan e che aumenta i bombardamenti in tutte le zone del paese. Lo Zapatero che va contro la Chiesa è un leader socialista che ha il coraggio di fare politiche anti-clandestini abbastanza muscolari, che a Vendola farebbero orrore.

Eppure fa sempre sensazione vedere che la Sinistra italiana, negli anni, si costruisca degli idoli fatti in casa (altrui, tipo a casa di Ezio Mauro), surrogati di leader coraggiosi che non hanno e non avranno mai.

La destra e l’ambiente

nicolas sarkozyLa politica ambientale è tornata prepotentemente sui titoli dei giornali con le nuove polemiche innescate dalla richiesta italiana di rivedere i parametri di applicazione al pacchetto-ambiente dell’Unione Europea. Altre volte sono intervenuto in materia, affermando senza equivoci di sorta che la politica ecologista dev’essere un caposaldo programmatico di qualsiasi progetto politico. E un ordine del giorno costante nell’azione governativa. Ora, la polemica italiana riguarda i costi per le imprese, la sostenibilità. Dubbi sono sorti anche all’interno del PD e ci sono diversi paesi – per la verità poco sviluppati rispetto a noi – che chiedono regole meno rigide.

Tempo fa, intervenendo in una pubblica assemblea dedicata anche alla Legge Salvacoste, ho dichiarato che noi del PDL non dobbiamo essere il “partito del mattone continentale”, ci vuole una vera politica ambientalista, che sicuramente abbandoni l’idea centralista di Soru, che fa solo danno alle imprese senza aumentare di alcuna percentuale le presenze turistiche, e invece proponga una visione moderna.

Nella destra italiana permane una visione che oserei definire “bucolica” dell’Ambiente. Bisogna sviluppare una visione economica, che punti a valorizzare l’ambiente come patrimonio naturalistico. Pertanto: no alla cementificazione, no alle campane di vetro, no al centralismo. Si a una politica ambientale di contenimento per le emissioni, si alla difesa del patrimonio, no alla creazione di parchi naturali, poichè sono dei grandi carrozzoni utili per sistemare delle caselle mancanti e, soprattutto, incapaci di creare un vero reddito dalla bellezza naturale, a meno di non essere lo Yellowstone.

Il discorso è semplice: dove è necessario bonificare, ripianare, rifare, restaurare si interviene e si vede cosa fare. Dove c’è l’urgenza di salvare si stabilisce un blocco ad hoc, anche più duro delle norme previste dalla Giunta Soru. Dove c’è da mantenere l’ambiente integro lo si mantiene, ma creando una opportunità turistica. In modo che la conservazione diventi reddito e non mera protezione fine a sè stessa. E questo non significa affatto costruire alberghi a due metri dalle spiagge. Intendo dire che serve una politica turistica integrata che offra l’ambiente come risorsa privilegiata, affiancata ad eventi e servizi collaterali. Questo è quello che serve per il turismo sardo. Non certo il modello Briatore.