Il mio intervento sul decreto Romani

Di fronte alle commissioni riunite Cultura e Trasporti e Politiche dell’Unione Europea è proseguita la discussione sul decreto Romani. Questi i punti, in sintesi, che ho sollevato durante il mio intervento.

1) Un conto è difendere il copyright, un conto equiparare in tutto e per tutto un utente di YouTube a un broadcaster televisivo, anche se lo streaming è equiparato alla trasmissione televisiva.

2) Non può nemmeno immaginarsi un controllo preventivo sul contenuto su profili facebook o canali privati di YouTube, per diversi motivi:

a) E’ inutile, inefficace e dispendioso in termini di burocrazia

b) Si costringe YouTube o altri gestori di video streaming a vagliare preventivamente il contenuto di ciascun upload, che è tecnicamente impossibile, a meno di non implementare soluzioni particolari che sono dispendiose… il costo ricadrebbe sugli utenti, che adesso usufruiscono gratuitamente di questi servizi, come milioni di utenti in tutto il mondo

c) Il filtro oltre che inutile è dannoso e va oltre la previsione della direttiva europea sull’audiovisivo: oltre che inefficace e poco pratico e dispendioso, è anche provocatorio, perchè non assicura la protezione del copyright, ma pone a monte un controllo sul contenuto uploadato da singoli cittadini, che arriva a ledere il principio della libertà di espressione.

d) Non è possibile nemmeno configurare un reato prima che ci sia un atto che lo configuri come tale. Il semplice upload di un video non può essere considerato a priori un’attività di preparazione di un reato.

3) E’ giusto punire le violazioni di copyright, ma non è giusto addossare la colpa a YouTube per il mancato controllo dei contenuti editoriali. Una volta che un utente privato carica un video su YouTube si può dire che – se il contenuto è libero da copyright -  cede gratuitamente il diritto a YouTube. Sovente delle testate giornalistiche – faccio l’esempio di Studio Aperto – utilizzano i video di YouTube liberamente, senza corrispondere a Google Inc. o all’utente che ha caricato il video alcun compenso. Sono tantissime le testate giornalistiche italiane che quotidianamente riprendono i video caricati su YouTube e non mi risulta che corrispondano a Google un compenso. Spesso usano la stessa banda di Google, utilizzando l’embed fornito da YouTube

4) C’è poi un clamoroso problema di comprensione del fenomeno del social network, che è diffusissimo a livello planetario e incontra restrinzioni nei paesi governati da dittatori o da governi poco credibili, che hanno poco di che spartire con la democrazia liberale che tanto desideriamo a parole. Twitter è stato usato dai giovani iraniani e si sta diffondendo in Italia solo adesso; Facebook è una realtà consolidata; YouTube è il leader mondiale dello streaming; Google e Bing, il motore di casa Microsoft implementano la ricerca in tempo reale perchè riconoscono agli utenti la capacità di creare contenuti spesso più credibili delle fonti tradizionali. Il nostro atteggiamento verso Internet rischia di essere anacronistico, incapace di comprendere i cambiamenti della nostra epoca, fatta di grande partecipazione, democrazia, informazione a tutti i livelli che rendono i cittadini più sensibili e più avvertiti. Al contrario, se intromettiamo dei diaframmi, inserimento dovuto alla nostra cattiva comprensione del fenomeno, otterremmo l’effetto di venir additati, e forse non a torto, come censori.

5) L’equiparazione tra la rete (in particolare lo streaming online) e la tv è assolutamente forzata. Piattaforme di video hosting e distribuzione di feed video gratuite come YouTube non possono essere paragonata a un broadcaster, né tantomeno può essere paragonato a un broadcaster il singolo utente che riprende o pubblica il video, ancorché sprovvisto dei diritti per farlo. Il sistema di upload di YouTube è tale che non può essere concepito un controllo a priori del contenuto, perchè è semplicemente impossibile o troppo costoso e l’applicazione finirebbe per ricadere sugli utenti, che dovranno pagare questo tipo di filtro.

6) Questa equiparazione che sottopone all’AgCom, una istituzione garante a nomina governativa, la verifica dei contenuti e la richiesta di autorizzazione, finisce per mettere in pericolo chiunque faccia uso di contenuti audiovisivi all’interno del web. Non solo le piattaforme video, ma anche quegli strumenti che per esteso prevedono semplici comandi per diffondere (condividere, sharing) questi contenuti: i blog, i forum, ma soprattutto i social network, come Facebook, MySpace e Twitter utilizzati da oltre venti milioni di italiani.

7) A chi propone questi contenuti sul web non può essere attrbuità la definizione di “responsabilità editoriale”, in primo luogo perchè un blogger o un detentore singolo di canale YouTube, non ha l’organizzazione imprenditoriale che identifica l’editore. In secondo luogo non può essere considerato tout-court come responsabile dei commenti rilasciati da terzi, perché la responsabilità oggettiva dovrebbe essere l’eccezione e non la regola, e questa previsione ha tutto fuorché essere liberale e garantista.

8) In buona sostanza, come ha riportato il prestigioso Time: “Il governo italiano, con nqueste nuove misure, vuole il controllo sui contenuti video online e vuole obbligare chiunque carichi video su internet ad ottenere una licenza dal Ministero delle Comunicazioni”. Attualmente l’amministrazione Obama ha fortemente criticato un’altra politica aggressiva nei confronti di Google Incorporated, quella perpetrata dal Governo Cinese.

9) Bloomberg, broadcaster internazionale di sicura affidamento, riporta la preoccupazione di Google Inc., a proposito del decreto Romani: “Il piano per regolamentare le web Tv del primo ministro italiano Silvio Berlusconi… sia volto a limitare l’accesso al suo sito YouTube e fare pressioni sui fornitori di servizi Internet per sorvegliare i contenuti in rete”.

10) Addirittura la stessa Assotelecomunicazioni-Asstel, di cui fanno parte tra gli altri, Telecom Italia, Vodafone, Wind, H3G, Fastweb, Tiscali, Tele2, Nokia Italia, secondo quanto riportato da Il Sole 24Ore: “Il decreto di recepimento del Governo, invece, estende «in modo indefinito e abnorme il concetto esplicitato in modo nitido e netto dalla direttiva comunitaria», ponendo sotto la responsabilità editoriale di un fornitore di servizi media la fornitura di programmi…«veicolati tramite siti Internet, che comportano la fornitura e la messa a disposizione di immagini animate, sonore e non, nei quali il contenuto audiovisivo non abbia carattere meramente incidentale».”

11) Il Governo e la maggioranza e tutta la politica guardino a Internet come a una grande opportunità economica. Negli Stati Uniti – il nostro modello – il social network viene utilizzato per il marketing avanzato, che riduce di non poco i costi per la pubblicità. Capisco che questo fatto possa risultare indigesto agli editori tradizionali, ma pur fatta salva la proprietà dei diritti intellettuali e il suo sfruttamento, non si può combattere l’alternativa di Internet a colpi di controlli preventivi. I media tradizionali devono capire i nuovi media e adeguarsi: altrimenti farebbero la figura di quelli che continuano a considerare le diligenze migliori delle automobili e tentano in tutti i modi di mettere i bastoni tra le ruote ad Henry Ford.

Burp

Stamattina la dottoressa che mi ha fatto l’iniezione di antibiotico aveva sul tavolino Repubblica, il Fatto e l’Unità.  Il funzionario del centro studi della Camera aveva Il Giornale e Libero. Io in tasca ho piegato il Foglio, il Clandestino e il Corriere della Sera. Sui banchi parlamentari giornali e carta e siti web per tutti i gusti. Diluvi di parole, da stamattina presto. Immancabile Di Pietro.Filippo Facci che accusa Storace di aver spento una cicca sul braccio del suo migliore amico Luca Josi, molti anni fa.Storax che lo minaccia di querela ( ma non siete amici ? ) e insinua qualcosa che Feltri direbbe del succitato ( per me ottimo) giornalista. Il nuovo clima. La colpa-le colpe.Terroristi, ritorno degli anni’70. Travaglio che frigna. Nuovi mattinali in vista? Quanto sono incazzati i berlusc ? Riunioni della ex An. Tutti parlano del clima. C’è un clima strano. Non si sa che pensare.

Ho lasciato i giornali piegati. Non leggerò una riga. Mi faccio una minestra, me ne vado a dormire presto.

 
 

PDL: FINI, GRUPPO FINIANI LEGGENDA COME COCCODRILLI IN FOGNE

(ANSA) – ROMA, 16 DIC – Una corrente dei deputati ‘finiani’ all’interno del Pdl e’ ‘una leggenda metropolitana. E’ un po’ come i coccodrilli che girano nelle fogne di New York’. Il presidente della Camera, Gianfranco Fini, cita una battuta del ministro della Difesa, Ignazio La Russa, ed esclude che all’interno del Popolo della Liberta’ si sia formata una corrente di parlamentari provenienti prevalentemente da An.

Fare chiarezza sulle centrali eoliche in Sardegna

(AGI) – Cagliari, 27 ott. – Il vicepresidente della commissione bicamerale Antimafia Fabio Granata e i deputati sardi Mauro Pili e Bruno Murgia (Pdl) sollecitano un’indagine della commissione sul proliferare di richieste di concessione per parchi eolici off-shore in Sardegna.

“Sottoporro’ al presidente dell’ Antimafia, il senatore Giuseppe Pisanu”, ha precisato Granata, dopo un incontro con gli altri parlamentari per definire i documenti da sottoporre all’organismo parlamentare, “la necessita’ di affrontare nella commissione la questione che assieme ai colleghi sardi ho valutato come rilevante e urgente”.

“Ci sono molte analogie tra quello che sta accadendo in Sicilia e quanto si preannuncia in Sardegna – sostengono i parlamentari – per non sottoporre il caso alla commissione competente cosi’ che si possa far chiarezza su una escalation eolica senza precedenti”.

“I troppi segreti di queste societa’, senza nome e cognome, con indirizzi puntualmente in paradisi fiscali esteri, da Montecarlo al Lussemburgo, incroci societari palesemente tesi a celare i veri finanziatori di queste operazioni”, proseguono i promotori dell’iniziativa, “rendono improcrastinabile una puntuale indagine conoscitiva su quanto sta accadendo in molte regione italiane, con particolare riferimento alla Sardegna e alla Sicilia”.

“Le inchieste siciliane”, affermano Granata, Pili e Murgia, “che hanno portato a diversi arresti sul versante dell’eolico, prospettano legami che appaiono sospetti con almeno due iniziative avanzate sull’off shore in Sardegna. Societa’ e fiduciari che si affiancano e si sovrappongono in societa’ anonime registrate come tali nei piu’ lontani paradisi fiscali”.

“Occorre con urgenza valutare tutti i possibili collegamenti societari e mettere in luce tutte le reali partecipazioni finanziarie a questi progetti”, sostengono i parlamentari. “In questa direzione sara’ necessario proporre anche un intervento normativo per impedire che capitali occulti possano insinuarsi nel settore delle energie alternative come l’eolico”.

Fonte: AGI

Note di fine settembre

Mi spiace essere assente dal web in queste giornate: ho un trasloco tra le mani, che mi occupa tutto il tempo libero a disposizione. Ho firmato la proposta di legge bipartisan Sarubbi-Granata, che concede la cosiddetta cittadinanza breve, cioè il diritto di far diventare italiani coloro che nascono in Italia, con tempi più brevi. Si tratta, insomma, di rispondere alle urgenze sollevate dalla Generazione Balotelli, come è stata chiamata da Gianfranco Fini. Si tratta dell’applicazione dello “ius soli”: chi nasce qui da famiglia straniera, residente in modo stabile, diventa italiano in minor tempo (adesso ci vuole il compimento della maggiore età).

Su una proposta del genere si misura la bontà delle proprie idee: chiuse o aperte che siano. Il ddl può piacere o meno, ma è di sicuro un passo avanti per cercare di affrontare il problema dell’immigrazione dal punto di vista culturale, sociale, non solo della sicurezza.

Ritengo che l’aver rimesso le pistole nella fondina, sulla questione del testamento biologico, sia un passo avanti per un processo chiarificatore all’interno del PDL, che ha molti problemi, ma non troppi e tutti superabili con serenità. Non dubito.

Cultura, tagliare non basta se non ci sono idee alternative

Carlo Verdone era in piazza

Ieri pomeriggio, di fronte al Parlamento, mi sono imbattuto in una manifestazione bipartisan contro i tagli previsti al Fus, fondo unico per lo spettacolo. Gli organizzatori hanno appeso qua e là palloncini neri e manifesti listati a lutto.

La fauna era piuttosto de sinistra ( è noto che a destra le cooperative di artisti e i registi e gli scrittori e gli attori siano pochissimi, ma è colpa nostra ): ragazzi e ragazze con magliette corte su bermuda scuri e sneakers. Si aggiravano Moretti, Verdone, Monicelli, Scola, gli stessi Veltroni e Franceschini.

C’erano, e sono stati sommersi dai fischi, Barbareschi e la Carlucci. Barbareschi ha dato del fascista al pubblico che lo fischiava e ha proposto uno sciopero di quattro mesi non-stop, seconde le vecchie rivendicazioni messe in atto dagli artisti americani. Fuori dai fischi scontati, l’idea era la migliore, se proprio si vuole andare fino in fondo alla lotta e non, come pare, scegliere la via della trattativa con Gianni Letta.

I tagli previsti ammontano a 130 milioni di euro e metterebbero in crisi strutture e associazioni soprattutto, questa è la notizia, operanti a Roma. Il fatto è semplice: tutto è concentrato nella Capitale, sede del cinema, dell’ audiovisivo, della cultura.

Abbiamo discusso molte volte del tema e qualche cosa l’ abbiamo capita. E’ praticamente impossibile continuare a dare soldi a fondo perduto ai soliti noti, per finanziare iniziative e film che a malapena varcano il portone di casa. La questione riguarda tutto ciò che è cultura: libri, giornali, cinema, teatro, musei e così via. La crisi è generalizzata: pochi spettatori, poca organizzazione, pochi incassi, poche vendite.

Come al solito, facciamo degli errori: i tagli a freddo ( per quanto non tolgano un voto come sostiene qualche brillante pensatore leghista )sono peggiori del male che si vuole combattere. Baricco, come visto, ha proposto misure drastiche, sostenendo come fosse meglio finanziare scuole e tv che formano coscienza e sapere piuttosto che buttare via i soldi nei teatri lirici.

Anche qui: si taglia dove è giusto e si punta dove si crede che vi sia qualità e futuro. Se il problema del governo è rompere la preponderanza della sinistra nella cultura allora bisogna fare delle cultura ( e del turismo ) una scelta strategica; ma così, nonostante qualche bagliore bondiano ( i due Beatrice a Venezia, il super manager Resca), non è. Ed è un limite del governo.

Una interessante proposta viene dal giornalista liberale Piero Ostellino, ex direttore del Corriere della Sera. Ostellino sostiene che i soggetti in lotta vedono nello Stato paternalista la soddisfazione dei propri interessi corporativi. Gli artisti pensano al proprio tornaconto.

Il difetto sta nel vedere la cultura esclusivamente come produttrice di idee ( quando va bene), mai come voce fondamentale dell’economia nazionale che sul patrimonio culturale aveva fondato molto del proprio prestigio all’ estero.

Sono circa 250 mila i lavoratori stabili del mondo della cultura, senza contare l’enorme indotto. Lavoratori che niente hanno a che vedere, per esempio, con la decotta industria nazionale.

Ostellino riprende ciò che alcuni esperti hanno proposto: a partire dall’ estensione dello statuto delle piccole e medie imprese a quelle dello spettacolo, con l’ accesso al credito agevolato, defiscalizzazioni e detrazioni per chi investe. Inoltre: strumenti in difesa dell’ occupazione compresi gli ammortizzatori sociali. Insomma, un modo per rispettare la capacità di produrre e di sopravvivere nel mercato.

Prima dei tagli dunque occorre una rivisitazione dell’ interno sistema. Tagliare per tagliare non serve. Gli sprechi e le assurdità, compreso chi si è arricchito per via di certe frequentazioni con la politica ( caso Roma : cappa asfissiante per chiunque non fosse veltroniano ),ci sono.

Mi pare inutile contrastarli senza avere un contro-progetto.

E alla fine il militante sta col Cav.

Sapete com’è uno allevato a pane e politica, padre rautiano e dunque figlio di fascista. Non c’è tempo per il gossip in politica, quella è roba per edonisti anni’80. Anche se allora, di nascosto, Bettino piaceva persino alla destra. E dunque, chi è questa Noemi Letizia ? Ma che diavolo fa? Com’è che è in grado di fare tutto questo baccano intorno alla figura del premier?

Non ho risposta: molto si evince dai giornali. Le strade della nuova politica gossipara sfuggono al militante politico,dunque anche a me. Però, come è noto, la politica è lastricata di gossip fin dai tempi di Giulio Cesare, che non tollerava sospetti sulla propria moglie (e nonostante che molte storie circolassero sul suo conto).

Un mese fa alla Camera rimbalzavano queste notizie incredibili. Tutti con Repubblica sul tavolino a studiare i volti delle probabili candidate. Ma sarà vero, ci si chiedeva ?  E giù battute: hai visto quella? Bravissima in aula e in commissione, ma non è carina… forse non emergerà mai. 

Sostanzialmente acque calme fino alla vicenda Noemi. Che il Cav. ami circondarsi di belle ragazze, che FI fosse diversa da An, dall’ Udc o dalla Lega, è cosa nota. Sulla mancanza di understatement del Cav hanno scritto volumi. Ma non è nemmeno questione di contorno o di gnocche messe alla rinfusa qui e là. Berlusconi ha un’idea della politica molto meno rituale, ingessata. Se pensa che ci voglia una persona intelligente, sceglie Capezzone (non mi vorrete dire che Capezzone ha più fascino del candidato PD Sassoli adesso? Chiedetelo alla vostra moglie, fidanzata o mamma!), se pensa che ci voglia una donna di bella presenza sceglie la Matera, se pensa che serva un tipo calmo e riflessivo propone Bondi. Berlusconi se ne frega dei riti dei vecchi partiti, secondo i quali andrebbero avanti solo i “migliori”, che spesso sono i “meglio raccomandati”. In questo è molto più meritocratico del resto dell’arena politica. Le altre sono insinuazioni più frutto di una generale incomprensione del fenomeno, che altro.

Aveva cominciato la Palombelli in quella furibonda puntata di Anno Zero, con Ghedini a difendere il Cav. e la Bonino che sembrava una massaia smagrita, immemore del passato radicale. La Palombelli sosteneva che Berlusconi avesse dato una possibilità a tutti, anche a questi giovani in fila per il provino per il Grande Fratello, anche loro con la possibilità di entrare in politica, in un modo o nell’altro e senza le enormi fatiche di un distributore di volantini.

Poi le prime avvisaglie, il caso si è gonfiato: la durissima lettera di Veronica Lario, nuova icona della sinistra progressista e di molte sfigate pseudo-intellettuali area Pd, ammesso che esista ancora un’area PD. La partita è diventata seria: Feltri randella con le foto di Veronica a tette nude. Pagina prima di Libero, giornale esaurito in edicola.

Ecco, fino ad allora, mi è sembrato che Veronica avesse le sue ragioni. Le mie colleghe, quelle della gavetta, donne militanti toste meritavano la nostra comprensione di maschi. Mia mamma -che  è tipo la mamma di Angelino Mellone, cioè elettrice media di centrodestra, con pulsioni anti-sinistra anche quando va a comprare la verdura- ha sentenziato: ha ragione Berlusconi.

Ho riflettuto abbastanza se scrivere un post sul mio blog, che è una specie di luogo franco, su questo argomento. Mentre correggo l’ articolo, c’è già un aficionado (l’interessante Bobbore) che mi scrive che il post è uno schifo. Il mio suggeritore di riferimento mi ha fatto abilmente pensare di lasciar perdere.

Ma, dico, di cose ne stanno succedendo per non spenderci un po’ di parole. Repubblica e l’ Espresso sono scatenati. Allo stesso modo il Times di Murdoch e i giornali della famiglia Berlusconi. E’ abbastanza difficile non occuparsene anche perchè da tempo gli uomini del Cav alla Camera sono preoccupati dal trappolone che qualcuno ordirebbe contro il capo del governo.

Trappolone o meno, non riesco ad accettare che la stampa progressista come al solito ci faccia la solita morale. detta la linea, con la lezioncina morale incorporata. Non solo perchè è con il gossip che aumentano le tirature ma perchè, Filippo Facci che attacca D’Avanzo lo dimostra, ci sono cani da caccia del giornalismo italiano con il finale già scritto.

Così abbiamo quel Gino-fidanzato-di-Noemi che spiattella un sacco di cose (ma a Rep non verifica i precedenti del giovane) e i cronisti dell’Espresso che secondo quelli del il Giornale a tutti i costi vogliono sapere degli affari “pubblici” tra Berlusconi e una del GF, con l’Espresso che smentisce e tutti che smentiscono tutti. Una volta Enrico Berlinguer (omettendo dei soldi che arrivavano al suo partito dalla casa madre russa) parlava di questione morale. I comunisti allora erano di pasta diversa. Oggi c’è voglia di infilarsi dentro le lenzuola, anche se l’affare ha un retrogusto di fregatura. Passate le Europee si dimenticheranno di rifare il letto, vedrete.

Nel vecchio militante rimane la sensazione di aver già visto molto e abbastanza e che alla fine, giocando con le carte scoperte, tende a premiare sempre Berlusconi, perchè sa essere più umano, schietto e imperfetto di tutti questi perfezionisti che un giorno si e l’altro pure si permettono di dirci come dobbiamo comportarci.

Tutto qui: il romanzo italiano è anche questo. Oggi sappiamo tutto di tutti e la noia è dietro l’angolo. Ma,nel frattempo, questo è ciò che passa il convento e noi un poco ci divertiamo.

 


Diario dalla Camera/ Tra Frigo e Pisanu

1) Ho incontrato Pecorella all’uscita di Palazzo Marini, dove ci sono gli uffici dei parlamentari, gli ho detto: “Presidente, complimenti per il gesto di dignità”. Pecorella aveva appena fatto il fatidico passo indietro che apriva la strada al penalista Frigo a giudice della Corte costituzionale. Avvenuta la proclamazione, Gasparri diceva al telefonino: “in ogni caso Orlando alla vigilanza se lo sognano”.

2) Durante le votazioni ho chiacchierato a lungo con Beppe Pisanu. Con me c’erano anche Mariano Delogu e Piergiorgio  Massidda. Ho detto a Pisanu: “Senatore, facciamo un grosso convegno a Nuoro e lanciamo la campagna elettorale per le prossime regionali?” Pisanu mi ha risposto così: “Facciamo pure il convegno ma per il resto ho già detto di no”. Sarà vero? Spero di no. Intanto la costruzione della coalizione è in alto mare. All’orizzonte, i problemi con l’ Udc. Ma era nell’aria, visto quello che succede nelle altre regioni.

Diario dalla Camera/L’uovo marcio di Colombo

A volte succedono cose interessantissime quando l’Aula è quasi vuota. Adesso sono seduto a fianco della collega Frassinetti che deve intervenire su una mozione che si occupa della integrazione dei ragazzi stranieri nelle scuole italiane. L’ ha illustrata Paola Goisis della Lega. Prevedibile il suo discorso, costellato di se e ma e mille altre zeppe tipiche della cultura “padana”. Ma il vero spettacolo  è quello che vi offro in diretta con l’intervento di Furio Colombo, il giornalista e attuale parlamentare dell’Idv. Colombo dice di sentirsi umiliato dall’avere colleghi i leghisti. Buttiglione, che presiede, lo invita a non offendere. Ma Colombo insiste: la loro è una cultura ossessiva e claustrofobica ! Non capite che il mondo cambia, prendete gli Stati Uniti: un ragazzo nero, keniota e hawaiano, vincerà le elezioni presidenziali. E noi chiudiamo le porte, diamo fuoco ai giagigli dei poveri immigrati e invece quella signora (la leghista relatrice) non sa, è ignorante.

Adesso Colombo, nell’ Aula ormai deserta, ha la voce accorata. Parla dell’America e compie un capolavoro di razzismo alla rovescia, senza rispettare le ragioni altrui, come capita a settant’ anni, quando ti ritrovi a far parte di una sinistra in piena senescenza. Colombo continua a parlare. Parla di sé e dell’America. Ho conosciuto bene Martin Luther King, racconta a ruota libera, quasi per i fatti suoi. Consuma il tempo del gruppo, tanto che il collega si innervosisce e Buttiglione invita il vecchio Furio a terminare. E quello niente. L’ unico parlamentare a presidio della Lega urla e accusa Colombo. Parla la Frassinetti e Colombo va via. Non degna nessuno. Si è sfogato, lui e le sue teorie sulla democrazia e sul rispetto. Ma del vecchio Furio, quello liberal e consulente della Fiat americana, non c’è più traccia. Solo astio e un’ oratoria comica e inutile allo stesso tempo.

Diario dalla Camera/Guzzanti e i molti dubbi su Putin

In ricordo di Anna Politkovskaya

paolo guzzantIeri notte, al termine della riunione alla sala Mappamondo con il presidente Berlusconi, ho preso l’ascensore con Paolo Guzzanti. Io lo sapevo che Guzzanti fosse furibondo. Quando il premier ha fatto l’ elogio di Putin, raccontando qualche aneddoto, il vecchio giornalista ex-Repubblica (e attuale parlamentare Pdl) già sbuffava come un toro. Berlusconi aveva sostenuto la legittimità dell’azione russa contro il presidente della Georgia, usando termini chiari e fin troppo espliciti. Strano come non ne sia nata una qualche polemica per le affermazioni scivolose su Saakashvili, anche se i giornalisti di fronte alla Camera ci giravano intorno come squali alla ricerca di conferme. Un tasto piuttosto dolente per Guzzanti. Gli ho chiesto: che farai? Sospenderai il blog in segno di disaccordo con Berlusconi? E lui: assolutamente. Racconterò tutto. Oggi infatti, con quel suo stampatello caratteristico e incazzato, Guzzanti dice di sentirsi nauseato. Ora, che Paolo sia un po’ ossessionato da Livtinenko, le spie russe, e le morti sospette non c’è dubbio. Una volta tuttavia ho seguito una sua conferenza e, devo ammettere, molte cose delle attività di Putin non quadravano per niente. Forse il governo italiano dovrebbe essere più cauto.

In ogni caso, oggi è il secondo anniversario della morte di Anna Politkovskaya, la giornalista russa ammazzata nell’ascensore della casa nella quale viveva. Dopo di lei, molti altri giornalisti hanno avuto la stessa sorte e non se ne è saputo più niente. Nella Russia di Putin erano uomini che facevano il proprio mestiere di informare liberamente. Difficile non pensare che non avessero dato fastidio al regime post-sovietico.

Diario dalla Camera/L’opposizione transgender

Giornata di voto di fiducia. Tuttavia voglio raccontarvi l’ultima dell’opposizione, perché devo farlo come se stessi per raccontarvi una barzelletta. Ricordate quando c’era il Governo Prodi e la Sinistra andava male in tutti i sondaggi e sentiva vicina la sconfitta? Bene, si inventarono la storia dell’anti-politica, cavalcando il successo di libri come La Casta o di blog come quello di Beppe Grillo. Poi si videro i risultati delle elezioni: l’affluenza calò, ma non così tanto da dar corpo a quella teoria. In realtà gli italiani, a quel tempo, professavano semplicemente l’anti-prodismo. Loro lo sapevano e tentavano di mascherarlo.

Oggi che sono all’opposizione ancora non si sono ripresi dallo shock. Nel 2002 ci pensò Nanni Moretti a svegliarli, ma adesso sono in preda alla disperazione. Parisi contesta Veltroni, Di Pietro fa il battitore libero, Bersani cerca Casini. In tutto questo Veltroni da qualche settimana ha deciso un’ennesima opera di mascheramento audace: inventarsi l’Italia priva di democrazia, il modello Putin insomma, nel quale il Governo e la maggioranza schiacciano l’opposizione facendola scomparire dalla scena politica. Così assistiamo a svariati piagnistei: non ci consultano per la crisi finanziaria, non ci consultano per Alitalia, vogliono mettere al tappeto il parlamento e così via. In realtà non è cambiato nulla rispetto a pochi mesi fa: c’è un governo che decide e lo fa con piglio deciso. Ciò che è cambiato è il tono dell’opposizione, che per nascondere la propria sostanziale assenza si inventa la panzana dell’emergenza democratica. Più anomalia di questa, caro Veltroni, forse non ce n’è.