L’anno nuovo

Neda, la giovane militante iraniana uccisa negli scontri con il regime. E lei, per me, il personaggio del 2009

Neda, la giovane militante iraniana uccisa negli scontri con il regime. E' lei, per me, il personaggio del 2009

1)L’uomo dell’anno per il Sole 24 Ore è il ministro dell’economia Giulio Tremonti. Per il giornale di Confindustria il ministro dell’economia “ha tenuto fermo il timone italiano nella tempesta della crisi.”

2) Interessante la scelta del webmagazine finiano Fare futuro:uomo dell’anno è infatti Stefano Cucchi, il ragazzo morto in carcere per le botte. Coraggiosa la famiglia nella ricerca della verità e nel mettere a nudo anche le debolezze del proprio figlio. Un personaggio”normale” dunque, non un politico o qualcuno di molto conosciuto.

3)Buona intervista del ministro Maroni al Corriere della Sera. Parlando del sud Maroni ha detto: “Noi siamo d’accordo a far crescere l’economia del Sud.Il problema e’ come farlo. Per tanti anni si e’ spacciato per lavoro portato al Sud quello che in realta’ erano stipendi per il pubblico impiego e corsi di formazione fasulli dove chi partecipava viene pagato”. Concordo in pieno. Aggiungo, per la nostra Isola questo è l’anno utile per proporre il modello di sviluppo sardo. Aiuti dallo Stato per le infrastrutture necessarie e per le situazioni di emergenza per il resto tutto è nelle nostre mani.

4)Riforme condivise? Mah: dibattito non entusiasmante. Il bipolarismo premia chi vince. E chi vince ha l’onere di proporre i cambiamenti. Film già visto, comunque: ad un certo punto il tavolo salterà perché il Pd –per mascherare i propri problemi interni- dovrà riprendere ad attaccare Berlusconi.

5)Anno nuovo e Giornale vecchio…Titoli di prima pagina del quotidiano di Feltri: “Che barba il discorso di Napolitano” e “Quando Fini voleva cacciare gli immigrati”.

Cinepanettone:la prosecuzione della lotta tra Fini e Berlusconi con altri mezzi

Christian De Sica

Cinepanettoni: la prosecuzione della lotta tra Fini e Berlusconi con altri mezzi. Come è noto Fare futuro attacca Bondi per i finanziamenti all’ ultimo successo in sala del film di De Sica. Libero e il Giornale ovviamente a difendere il cinema italiano di serie b, così popolare e anti-snob. Sono intervenuti tutti su tutti i giornali con precisazioni varie. Perdonatemi: il canovaccio ormai è straconosciuto. Fare futuro in difesa dell’italian-chic,i giornali di destra a difendere il fortino del politicamente scorretto.Vi abbiamo sgamati. Il paradosso è che la spalla di De Sica è quel Massimo Ghini, veltroniano attore romano, che con il cinepanettone mette a sicuro il proprio futuro. Come la penso? Come Sgarbi, ieri sul Giornale: siamo consumatori di cose diverse, alte e basse, pregiate e da spazzatura. Questa è la cultura contemporanea. L’unica cosa: è giusto dare i soldi al film natalizio che comunque -per la trama,per la leggerezza – avrà sempre grandi incassi? Ribatte De Sica: hanno finanziato film con incassi penosi. E’vero: bisogna superare una certa soglia di biglietti staccati, ma non può essere l’unico criterio.

Come sta il cinema italiano? Ho visto Il Divo di Sorrentino sulla vita di Andreotti: splendida fotografia, ma mi è parso, ad un certo punto, un fumettone. Concordavano con me i miei amici si sinistra, accasciati sul divano il giorno di Santo Stefano. Se il cinepanettone è l’italiano medio, l’altro cinema ( tutto sommato anche Caos calmo) è il ritratto di un’Italia che forse neanche esiste.

UPDATE. Intanto a Teheran si combatte per la libertà. Internet prezioso alleato. Non ha funzionato la “mano tesa” di Obama.


Una legge salva-librai

I libri non sono fustini di detersivo: svenderli a prezzi da grossista nei megamarket non danneggia solo i librai, ma tutto il tessuto culturale di un Paese. È la premessa della proposta di legge che sta prendendo forma per sostenere le librerie indipendenti italiane, sull’esempio di quanto già fatto nella Francia di Jack Lang quasi trent’anni fa e in seguito in Spagna.

Una legge per salvare le librerie

Una legge per salvare le librerie

L’iniziativa è sarda e bipartisan, visto che la proposta è firmata dai deputati Bruno Murgia (nuorese, Pdl versante destra sociale) e Caterina Pes (oristanese, Pd di ascendenza Progetto Sardegna). L’idea è semplice: congeliamo i prezzi dei libri e riduciamo al minimo la possibilità di praticare sconti e ribassi. Il motivo è altrettanto evidente: le librerie di catena (Mondadori e Feltrinelli, giusto per fare due grandi esempi) possono vendere i libri a prezzi notevolmente ribassati rispetto alle librerie indipendenti (cioè quelle classiche, gestite da un singolo o comunque non da una grande azienda). Alla imbattibile concorrenza delle librerie di catena va aggiunta quella dei market: chi di noi facendo la spesa non si è imbattuto nel blu-Sellerio dell’ultimo Camilleri e nei titoli severi di Gianantonio Stella?

Aggiungiamo le superofferte che corrono in rete: i bookshop di internet sono fornitissimi e offrono i testi a prezzi molto competitivi. Secondo i dati dell’Associazione Italiana Editori, su 100 euro spesi in testi solo 75 vanno ai librai tradizionali, mentre 18 vanno agli ipermercati e 4 finiscono ai negozi digitali come maremagnum.com o ibs.it

È evidente che il “vecchio” venditore è condannato in partenza: non potrà mai vendere i libri pubblicati dalla casa editrice “Ypsilon” allo stesso prezzo delle librerie “Ypsilon”. Né potrà fare le economie di scala di un megamercato che vende sugli stessi scaffali la pasta e “La casta”.
Certo, a differenza di altri operatori il libraio classico sa dare sempre o quasi un consiglio, conosce i clienti che serve e i libri che vende, organizza incontri, reading, presentazioni e in alcuni casi addirittura festival. E soprattutto con i suoi scaffali presidia un quartiere, un rione o una borgata che altrimenti non avrebbero lampadine culturali che brillano nella nebbia. Non solo, ma l’operatore indipendente dà spazio anche alla piccola e alla piccolissima editoria, marchi irrilevanti a livello nazionale che però sul territorio hanno una funzione significativa. Per capirci: quanta della vivace e celebratissima nuova narrativa sarda esisterebbe se le librerie fossero tutte in mano ai soliti tre o quattro editori nazionali, che per fare business puntano sul bestseller di Vespa e non certo sul giovane romanziere esordiente, più o meno “etnico”, più o meno criptico?

Per dirla con Murgia e Pes, in Italia «la grande e grandissima distribuzione sta operando una concorrenza alle librerie con sconti e supersconti (il 20 per cento normalmente sul prezzo di copertina, talora anche il 30 per cento). Le leggi sul prezzo fisso del libro favoriscono invece il pluralismo delle imprese editoriali, tutelando anche quelle minori e minime, le più impegnate spesso nella ricerca di nuovi autori e nella riscoperta di opere dimenticate, mantenendo quelle stesse imprese indipendenti le une dalle altre, libere comunque da catene editoriali. Favoriscono, inoltre, il mantenimento di quella distribuzione tutta speciale costituita dalle librerie, essenziali sia per gli editori meno potenti che per gli acquirenti, i quali trovano in esse un servizio insostituibile, un luogo tradizionale di incontro e di scambio culturale, tanto più importante per i quartieri delle grandi città e per i centri di provincia».

Ecco perché i due parlamentari propongono per i libri un prezzo di vendita bloccato o al massimo oscillante tra il 100 e il 95 per cento, con poche e mirate eccezioni per i testi venduti nelle fiere e nelle Giornate del libro, per i testi usati e per quelli di interesse bibliofilo.
Misure che non possono che piacere – e molto – ai librai indipendenti. Lo conferma la terza voce sarda di questa vicenda: quella di Aldo Addis, libraio sassarese (“Koinè”) e vicepresidente nazionale dell’Associazione Librai Italiani, che sottoscrive in pieno l’iniziativa dei due deputati. Con un suggerimento: mentre si cerca di addensare consensi attorno alla proposta Murgia-Pes, perché non modificare – come già voleva Franco Levi nella passata legislatura – l’articolo 11 della legge sull’editoria, che regola il prezzo dei libri?

«Già questa modifica – ribadisce Addis – metterebbe fine ad una stortura tutta italiana: da noi il prezzo dei libri è fissato dall’editore, ma lo stesso editore può venderli con sconti tutti diversi, consentendo alla grande distribuzione e alle catene editoriali di librerie di praticare condizioni e sconti che gli indipendenti non sono in grado di applicare. Questa mancanza di regole ha causato uno spostamento di fatturati dalle librerie tradizionali ai grandi magazzini e soprattutto alle catene editoriali, arricchendo dunque pochi gruppi e portando alla chiusura tantissime piccole e medie librerie, impoverendo tante realtà di provincia e di periferia, perché è venuto a mancare quel servizio che solo il libraio è in grado di fornire. La trasformazione del libro in oggetto di consumo, che per qualche dirigente editoriale sembrava essere un modo per moltiplicare le vendite, si è rivelato un boomerang clamoroso: per garantire gli altissimi sconti ai grandi gruppi si è aumentato il prezzo medio dei libri, vanificando quindi quei vantaggi per i lettori, considerati consumatori stupidi da imbrogliare con campagne promozionali fasulle». (di Celestino Tabasso, Unione Sarda)

UPDATE. Qui il mio intervento sulla lettera dei rettori ai parlamentari sardi.

CELLI SNOBBEGGIA MA L’ITALIA E’INGESSATA

Ein uscita il nuovo saggio di Celli. Luscita polemica e un po fastidiosa non impedisce di pensare che le cose scritte nella lettera al figlio non contengano molte verità

L'uscita polemica di Celli è fastidiosa ma non impedisce di pensare che le cose scritte nella lettera al figlio non contengano molte verità

Forse con un briciolo di artificio polemico il direttore generale della Luiss Pierluigi Celli scrive una lettera aperta al figlio nella quale gli consiglia di andarsene via dall’Italia.  Il Belpaese, osserva il manager, non offre alcun futuro ai giovani.

Molte polemiche: chi a favore e chi, soprattutto, contro.

La prima reazione:fastidio. Come si permette un uomo che ha sempre lavorato ai massimi livelli, che non si è mai fatto da parte, che ha sempre fatto il manager di successo sostanzialmente legato alla sinistra politica, a impartirci una lezione così snob? In più il destinatario della missiva non avrà alcun problema a trovarsi un posto di lavoro ben remunerato in una grande organizzazione estera.

Dunque, sì: la lettera colpisce. Ma al contrario. Ti fa venire voglia di restare in Italia e di combattere -come si diceva una volta- il sistema.

Lasciamo stare ciò che dice Daniela Santanchè: vattene via tu!, con quel corollario politicamente scorretto ma ovvio. A partire da lei:sarebbe interessante avere in tv opinionisti seri e giovani, oltre che freschi, piuttosto di chi bivacca nei salotti televisivi.

Il tema vero è la società bloccata. L’assenza totale di meritocrazia, il trucco nei concorsi, la selezione fatta dagli amici degli amici. Questo è il grande dramma italiano e non importa che Celli lo distrugga dopo averlo magari alimentato. E’ comunque vero che combattere da soli non è facile: succede in tutti i campi della vita. Nell’economia, nell’università, nella politica.

Basta vedere come vengono fatte certe nomine: dai ministri agli assessori regionali, compresi i gabinetti che rappresentano un potere reale e operativo. A scorrere gli elenchi c’è da inorridire: poi ci lamentiamo della scarsa qualità nella gestione della cosa pubblica.

Morale: Celli snobeggia, l’economista liberal-riformista Tito Boeri lo sfida sul versante delle riforme da fare per aiutare i giovani, l’Italia appare ingessata. Dobbiamo cambiarla.

Consumi

Libri che ho sul comodino: Jeffrey Deaver, I corpi lasciati indietro. Riccardo Bocca,Gli anni feroci. Niccolò Ammaniti,Che la festa cominci. Poi comprerò Baricco che mi piace di più come giornalista e saggista. Infine, Simon Anholt, l’identità competitiva.

Sull’ I pod: Gaslight Anthem ( benedetti da Springsteen ), Julian Casablancas ( ex Strokes) e i redivivi, magnifici Prefab Sprout.

Una domenica non proprio tranquilla

1)Ieri sono stato al convegno di Olbia, organizzato da Sanciu e Nizzi. Una giornata intensa di lavori con decine di interventi, conclusi da Beppe Pisanu. Nel mio intervento ho rilanciato l’idea del Pdl sardo federato con Roma verso la formazione di un grande e moderno partito dell’ autonomia con regole proprie e con una vita democratica e con chiare opzioni politiche al proprio interno. Ho insistito su turismo e cultura e sulla necessità di avere un altro rappresentante al governo come-per esempio- Beppe Pisanu. Ho detto che è giusto sostenere Cappellacci con un’azione che coinvolga il popolo su tutte le vertenze perchè i nostri rivali della Lega e della Sicilia sono molto agguerriti. E sul tema della interconnessione dei sardi ho ricordato il Villaggio elettronico di Michelangelo Pira, profetico intellettuale. E poichè il mio intervento ha cercato di guardare al futuro evitando la polemica rozza e inutile  i quotidiani sardi l’hanno snobbato. Sulla Nuova neanche una riga, a proposito di informazione. Che ne pensa il bravo direttore Del Re ? (Intanto i sardisti rilanciano sul tema dell’indipendenza dell’Isola che-come è facile prevedere- non si otterrà mai).

2)La Gelmini e-parrebbe-Tremonti assicurano che finanziamenti destinati dalla Finanziaria 2007 all’assunzione dei giovani ricercatori universitari non andranno persi. Entro due settimane verrà emanato un decreto ministeriale che trasferirà l’intera cifra alle università. Per fortuna, altrimenti sarebbe stata una vera e propria porcata.

3) E a proposito di schifose porcate, piano piano la verità viene fuori: il povero Stefano Cucchi -secondo un super testimone- venne ammazzato di botte in carcere. Figo no, fare i duri con un derelitto?

4)Non è un paese per giovani? La pensa così anche l’ allenatore dell’ Inter Mourinho. In un intervista, successivamente smentita, dice che in Italia non è possibile un progetto stabile volto al ringiovanimento del calcio e del modo di lavorare.

5)Berlusconi ha siglato la pace con Storace. Il Pdl e La Destra andranno insieme alle regionali e alle amministrative. Personalmente mi fa molto piacere.

E’ lotta dura tra il Secolo e il Giornale

Luciano Lanna. A destra più destre possibili

Luciano Lanna. A destra più destre possibili

C’è ruggine tra Il Giornale di Feltri e il Secolo. Serpeggiava già da un po’, è esplosa con il recente attacco a Fini, riprende vigore in queste ore. Il motivo è sempre lo stesso: per il quotidiano milanese Fini e la sua organ house lavorerebbero alla successione al Cav. Ma in modo strampalato:sguardi teneri a sinistra, rapporto stretto con Napolitano, ipotesi di governi paralleli.

Paola Setti scrive stamattina che il “foglio di Gianfranco ormai dice solo cose di sinistra”. La tesi: Flavia Perina e Luciano Lanna sono completamente fuori dall’ortodossia berlusconiana.

Non credo che il Secolo abbia bisogno di difensori. So benissimo che il quotidiano di via della Scrofa è un prodotto più di nicchia che fa battaglia di idee. L’elettore medio destro legge il Giornale, Libero, il Tempo: esce dall’edicola con la sua copia sotto il braccio e va alla guerra. Un po’ come il similare republicone. Battaglia dura,senza sfumature.

Io leggo il Secolo tutti i giorni. Ci sono colleghi che non lo fanno. Penso che sia per un fatto squisitamente culturale. A destra ci sono tante destre. A certi non interessa proprio sapere che esce la ristampa di “Due di Due” di Andrea De Carlo. Perina e Lanna sono due “vecchi” libertari di destra. Facevano politica quando il mondo fuori era piuttosto grigio ma il movimentismo era la chiave per veicolare le idee e sopravvivere. Fanno quel giornale lì: aperto, di frontiera, fuori dagli schemi. Un Secolo alla Beppe Niccolai. Un Secolo rautiano, oserei dire, quando la cifra della trasgressione -ma lo abbiamo dimenticato appena ci siamo imborghesiti al potere – era il pane della vita.

Forse l’errore nel quale può cadere via della Scrofa è un certo compiacersi di fronte alle piccole icone della sinistra. La lettera della Mannoia a Fini era inutile. Buttava fango su un mondo e salvava Fini, di fatto isolandolo. Usava argomenti piacioni: l’ho trovata stucchevole e non le avrei dato spazio. Ha una bella voce, non si può voler tutto.

La tv che guardo

In attesa di Grazianeddu all’ Isola dei famosi (porterà dei boxer da mare? metterà la maglietta? di che colore? dimagrirà? scapperà? si tufferà in mare con un paio di cusinzi ai piedi?), guardo le seguenti trasmissioni tv, non necessariamente dall’ inizio alla fine: Anno zero, un po’ di Matrix, Fashion tv, Il caffè di Corradino Mineo, Linea Notte, Class tv. Poi aspetto quelle risse clamorose nei pomeriggi di domenica, con Sgarbi sul trespolo che prende e se ne va quando si parla di gay. Non sopporto-ma proprio non sopporto- il gay di seconda generazione Cecchi Paone che fa danno agli omosex come niente altro al mondo.

Guardo anche Ndp: sono un fan di Piroso che ha sempre quell’aria piaciona ma cattiva; mi pare più libero di altri. Non guardo più Omnibus sulla 7 di mattina presto perchè è diventata noioso. E’ la formula del dibattito che mostra la corda. Sempre i solito, caos di sottofondo,noia. So che su Rai uno c’è un programma di Angelo Mellone. Non l’ho ancora visto, ma forse perchè il primo canale per me è un mondo sconosciuto.

Non guardo Ballarò, non ci riesco proprio. Lo trovo stucchevole. Santoro batte Floris venti a zero. Vespa è bravo sul caso Garlasco. Per il resto,invita spesso i capigruppo: già me li devo sorbire in Aula, figuriamoci a fine serata. Intanto l’ audience è garantita da mia mamma, 67 anni, elettore classico di centrodestra, detestatrice professionale di Franceschini.

(Ho proprio mollato le partite del Toro. Mi sono persuaso che Cairo sia uno capace e bravo ma con i granata non ingrana. Spero di sbagliarmi)

Continuo a non incrociare il Santoro di destra.Mi chiedo: ma esiste? Nei giorni scorsi si era parlato di Monica Setta e i miei amici del Secolo l’hanno garbatamente bocciata.

Avrei puntato le mie carte su Filippo Facci ma per essere Santoro bisogna costruire anche un mood, fare narrazione. Ogni puntata è un romanzo, svolgimento e fine già scritta. Non condivido niente ma grande televisione. Facci potrebbe cimentarsi, per esempio raccontando chi è veramente Di Pietro.

(Serie tv: Boston Legal, terza serie.Mad men, prima.Dirty sex money, prima)

In giro si sente nostalgia del 1994, il berlusconismo allo stato nascente

Tremonti ha guidato la politica economica dell Italia con successo. Oggi però è necessario tagliare le tasse per muovere leconomia

Tremonti ha guidato la politica economica dell' Italia con successo. Oggi però è necessario tagliare le tasse per muovere l'economia

1) La definirei sindrome del 1994: voglia di quell’ anno fantastico. Tremonti non era ancora di Forza Italia. In arrivo dall’ allora movimento di Mario Segni, non era depositario dello straordinario potere di cui gode ora.Ma oggi il super ministro dell’ economia è sotto pressione: l’attacco non arriva dall’ esterno ma direttamente dal mondo berlusconiano. Accuse precise, fastidiose: cordoni della borsa troppo stretti, nessuna voglia di abbassare la pressione fiscale, politica economico-culturale solidarista e di sinistra. Tutto l’ opposto di ciò che sostengono Brunetta e Capezzone che rilanciano con un documento liberista pubblicato dall’Occidentale. Non finisce qui. Un altro documento in dieci punti ha agitato le acque del Pdl per 24 ore. Poi, persa la paternità delle proposte, la crisi sembra rientrata. Restano i problemi però.

2) Dentro il Pdl -  nel controluce del dopo Cav- si gioca una battaglia per la supremazia nel campo delle politiche economiche e nell’ idea della società a venire.Sui temi dell’economia Fini ancora non si è espresso in maniera dirimente come per etica e immigrazione. Gli altri lo fanno con chiarezza brutale. La lotta è tra bismarkiani e liberisti. Forse una eccessiva semplificazione ma rende l’ idea di quello che succede. La metterei giù così, se non vi fosse la lite per i soldi a Roma capitale tra Tremonti e Alemanno. Quindi: Tremonti-Alemanno-Sacconi contro Brunetta e i giovani emergenti.Fini è la terza destra post-ideologica che cerca nuove soluzioni. Vediamo quale sarà l’azione concreta di Cameron una volta vinte le elezioni per capire se il leader britannico possa essere da esempio agli uomini della ex An.

3) Sono spariti gli alfieri del 1994. I Martino e gli Urbani, i Guzzanti e i Pera. Ha vinto la svolta tremontiana, la battuta fulminante tipo “il falò delle avidità” e la lettura raffinata e sociale della crisi della globalizzazione con “La paura e la speranza”. Tremonti ha vinto sul versante della lotta delle idee e ha piegato il Pdl ad una visione che ha nell’ economia sociale di mercato e nel recupero di vecchie parole chiave del mondo di sinistra le sue basi.Il fatto è che gli indicatori economici segnalano una leggera ripresa e dunque gli uomini più vicini al Cav rilanciano il tema dell’ ottimismo e del taglio delle tasse. Da qui la proposta dell’abolizione dell’Irap, una misura che guarda alle imprese. Meno fisco e più fiducia nella libertà di intraprendere: ricetta vecchia ma sempre efficace, se applicata davvero.

Sul web, prove digitali post-ideologiche

La scommessa di Perina e Lanna si gioca sul web

Luciano Lanna e Flavia Perina, la coppia meglio affiatata e più anticonformista del giornalismo italiano, sbarca sul web. E’ il primo serio esperimento di una destra post-ideologica che si confronta nel vasto mare di internet. Inutile dirlo: buon lavoro, di cuore !