Bruno Murgia

Deputato del PDL

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Fini pensa a un PDL europeo

Fini pensa a un PDL europeo

Il rischio di rimanere incompreso è grosso, ma la scommessa di Fini vale la pena di essere analizzata meglio. Da tempo il Presidente della Camera si distingue per posizioni eterodosse, rispetto al mainstream del PDL, o meglio, alle posizioni ufficialmente espresse ora dal Governo, ora dai gruppi parlamentari. La domanda che dobbiamo farci è questa. Quanto sono estranee le posizioni di Fini rispetto all’attuale PDL e quanto invece sarebbero coerenti con una visione del PDL futura? Il rischio dell’incomprensione è simile a quello patito da uomini troppo avanti rispetto alla contemporaneità.

Se infatti dessimo uno sguardo appena fuori dall’Italia, provando a sprovincializzare il nostro – quasi assente – dibattito politico sui valori fondanti della nostra coalizione, del nostro essere di centrodestra (che qualcosa significherà no?) noteremmo, a sorpresa ma non troppo, che è proprio Fini ad essere molto più vicino ai grandi partiti conservatori europei. Non solo sul tema del testamento biologico, della bioetica, ma anche sul tema degli immigrati, la cui presa di posizione, da ultimo, gli è costata un velenoso articolo di Stenio Solinas, troppo velenoso per essere considerato sincero. prosegui la lettura…

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Beppe Pisanu non voterà la legge sul testamento biologico

Beppe Pisanu non voterà la legge sul testamento biologico

La questione, in fondo, è molto semplice. Cosa farei se un domani avessi un brutto incidente e fossi ridotto in una situazione di stato vegetativo permanente? Mi piacerebbe vivere e pesare sui miei familiari? Mi piacerebbe vegetare senza scampo? Potrei rispondere in molti modi. Sì, no, lascerei l’ultima parola ai miei.

Ecco perchè sono sempre stato favorevole al testamento biologico. Uno decide preventivamente. Firma un atto e stabilisce: restare o andare via. Ho il pieno controllo del mio corpo, altrimenti che testamento sarebbe? Mi rendo anche conto che ci vuole una certa maturità per compiere scelte del genere. Ma per questo ci sono già le regole del codice civile.

Prendiamo il caso di scuola Englaro. Il signor Englaro ha deciso di sospendere l’idratazione e l’alimentazione della figlia. E’ stata una scelta razionale, basata sulla presunta volontà espressa dalla figlia. Io non l’avrei fatto mai e poi mai. Avrei però esposto il corpo della figlia, fotografato da Oliviero Toscani: può darsi che quella immagine avrebbe avuto molta più efficacia delle comparsate televisive di Englaro.

Adesso la proposta del Pdl contiene molte buone cose e un’altra che non riesco a capire. E cioè l’obbligo di idratare e alimentare il malato. Questa norma cozza con la volontà testamentaria: o il corpo è pienamente disponibile oppure no. Ci fa fare un passo in avanti? Ho molti dubbi, voglio rifletterci sopra.

Ieri, in un’ intervista a Rainews, Beppe Pisanu ha detto cose quasi soprendenti per un cattolico. Fanno il paio con la posizione del presidente Fini che invoca libertà di coscienza. Pisanu dice che nessuna legge è meglio di una legge, che le decisioni vanno prese in scienza e coscienza. Non sono d’accordo completamente: il testamento biologico, senza altri obblighi, potrebbe essere la soluzione. Molte manovre intorno alla legge puzzano di politica, non mi piacciono. Importante che si precisi sempre che l’eutanasia nel nostro ordinamento non è ammessa. Ne oggi, né per quanto mi riguarda, nemmeno domani.

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Il caso Eluana

53 commenti

Discutiamone qui nei commenti. Fini ha accolto le riserve di Napolitano, che ha respinto il DL del Governo. Lasciate pure un commento, la materia si presta a una riflessione personale che non può essere fatta oggetto complessivo di un post.

Desta forte preoccupazione che il Consiglio dei Ministri non abbia accolto l’invito del Capo dello Stato, ampiamente motivato sotto il profilo costituzionale e giuridico, ad ‘evitare un contrasto formale in materia di decretazione d’urgenza“.

E’ quanto dichiara il Presidente della Camera dei deputati, Gianfranco Fini.

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La prolusione del Mons. Bagnasco, presidente della CEI, mi sembra che fornisca spunti rilevanti in ordine ad alcune questioni sensibili della nostra vita politica. Vado con ordine, leggendo proprio dal documento integrale:

È indispensabile … che mentre positivamente ci si applica alla soluzione di alcuni importanti nodi, contemporaneamente ci si concentri sulle fasce più deboli, e sulle famiglie monoreddito che stanno reagendo come possono all’ondata di aumenti dei prezzi che nel frattempo non cessano di lievitare. Certo, ogni provvedimento di soccorso è utile, ma necessitano misure organiche che diano un minimo di serenità, consentendo ai nuclei famigliari di pianificare le loro prospettive di vita. Nel frattempo occorre tendere ad una maggiore equità sociale, sia verticale (tra redditi diversi) sia orizzontale (le famiglie dello stesso reddito ma con più figli devono pagare di meno). Resta intatta l’impressione che, se si disponesse di un sistema fiscale basato sul quoziente familiare, potrebbe determinarsi un circolo assai più virtuoso tra le famiglie e la società nel suo insieme, soprattutto tra l’oggi e il domani che è comune.

Il quoziente familiare dunque, come base di ogni decisione in ambito fiscale. Il quoziente, come sapete, è il punto forte della nostra politica sociale, di assistenza e aiuto alle famiglie. E uso il termine assistenza senza vergogna, perché un conto è l’assistenzialismo devoluto a imprese che non porteranno frutti, un conto è aiutare le famiglie in difficoltà.

La parte che sta maggiormente interessando la polemica politica è però quella riguardante il testamento biologico. Il Mons. Bagnasco prende spunto dal caso di Eluana Englaro per esprimere quelle che qualcheduno ha visto come aperture:

Si è imposta così una riflessione nuova da parte del Parlamento nazionale, sollecitato a varare, si spera col concorso più ampio, una legge sul fine vita che – questa l’attesa – riconoscendo valore legale a dichiarazioni inequivocabili, rese in forma certa ed esplicita, dia nello stesso tempo tutte le garanzie sulla presa in carico dell’ammalato, e sul rapporto fiduciario tra lo stesso e il medico, cui è riconosciuto il compito – fuori da gabbie burocratiche − di vagliare i singoli atti concreti e decidere in scienza e coscienza. Dichiarazioni che, in tale logica, non avranno la necessità di specificare alcunché sul piano dell’alimentazione e dell’idratazione, universalmente riconosciuti ormai come trattamenti di sostegno vitale, qualitativamente diversi dalle terapie sanitarie. Una salvaguardia indispensabile, questa, se non si vuole aprire il varco a esiti agghiaccianti anche per altri gruppi di malati non in grado di esprimere deliberatamente ciò che vogliono per se stessi.

Ovviamente segue un ammonimento a non considerare questa come una via breve per l’eutanasia e anzi “sia invece esaltato ancora una volta quel favor vitae che a partire dalla Costituzione contraddistingue l’ordinamento italiano”. E’ una posizione ampiamente condivisibile se consideriamo che l’esigenza del testamento biologico si avverte solo come rafforzamento della volontà individuale in ordine al proprio stato di salute. E una legge sulla fine della vita è auspicata anche da Barbara Saltamartini.

Recentemente i ministri Brunetta e Rotondi hanno dichiarato di voler presentare una legge sulle coppie di fatto che i giornali hanno battezzato DiDoRe, con quel tipico giochetto di parole che è un po’ il vizietto della nostra stampa. Ma vabbè, nome a parte, la proposta segue quella non andata a buon fine dei DiCo. Sitratta di una regolamentazione dei rapporti tra coppie di fatto, indipendentemente dal sesso, volta a eliminare degli ostacoli burocratici, che vedo favorevolmente. Ovviamente ripeto qui, come faccio da sempre, che un conto è regolamentare il rapporto privato tra due persone che si amano e si vogliono bene e hanno voglia di condividere con maggior tranquillità i benefici della loro vita comune, un conto è introdurre forme disparate di regolamentazione che non abbiano a che vedere con la convivenza e, soprattutto, un conto è introdurre una replica del matrimonio civile.


Prevede diritto, in caso di malattia, di visitare il convivente e accudirlo. Di designarlo come rappresentante per le decisioni in materia di salute, donazione degli organi, trattamento del corpo e celebrazioni funerarie. Di succedergli nel contratto di locazione. Diritti, ma anche doveri: ad esempio, gli alimenti, per un periodo proporzionale alla durata della convivenza
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