Obama e lo sfarzo democratico

Barack Obama misurerà sulla crisi la sua effettiva grandezza
Indubbiamente quella di ieri pareva una incoronazione. Non lo è stata per un semplice motivo: la grandezza dell’America e la capacità di Obama, che è un comunicatore che mi sembra unire le doti di umanità e spontaneità di Reagan e quelle di grande acume di J.F. Kennedy. Eppure si è consumato un rito di fronte a un pubblico sterminato (caro Veltroni hai visto? Quelli erano davvero due milioni di presenti…), che ha seguito il giuramento, trasformato da Barack in un momento comico, anche via internet e via satellite. Tutto il mondo era collegato con Washington, un po’ meno la borsa di New York, che non ha frenato la sua corsa al ribasso.
Dick Cheney, dinosauro dei repubblicani, ed fresco ex vice-presidente, si è presentato in carrozzella, quasi sintomatico dell’intero mondo economico americano, del collasso di un’era (non quella capitalistica, ben inteso… c’è chi ci spera, ma non è così). George Bush è stato cordiale, così come sua moglie Laura: baci e abbracci alla nuova coppia presidenziale. E poi la gente… i due milioni appunto.
Tante persone di colore che hanno pianto, si sono riconosciute nella virtuale scalata al potere che ha significato la fine ideale di ogni pregiudizio razziale e di quella immensa contraddizione che proprio Kennedy aveva sollevato: come possiamo pensare di porci alla guida del mondo se non assicuriamo ai nostri cittadini eguali diritti?
Tuttavia, Barack Obama si ritroverà sul tavolo dello studio ovale gli stessi rapporti sulla sicurezza nazionale che ha ricevuto George W. Bush. Anzi, è stato informato di tutto a partire dalla sua vittoria di Novembre. E dovrà affrontare un periodo particolarmente spinoso, governato dalla crisi del credito, dalla disoccupazione, dall’insicurezza e dalle continue minacce al modello di vita occidentale, che Obama rappresenta (rappresentando in questo tutti noi).
Le aspettative sono davvero elevate e si può dire che Obama ha di fronte a sé una grande sfida e una grande opportunità. Si trova nella medesima situazione di un altro grande presidente americano: F. D. Roosevelt. Se troverà le soluzioni a tutti questi nodi, molto probabilmente verrà ricordato nel novero dei grandi presidenti.
Non è che ci siano più molte incertezze: dalle parti di
Per una serie di motivi pensavo di fare dichiarazione di voto per Obama. Sarà stato l’appoggio del Boss, la giovinezza e la voglia di cambiare, poi il fattore Joe mi ha trattenuto dallo schierarmi ufficialmente. Joe Wurzelbacher è un idraulico americano, uno della working class. Un tizio grande e grosso, che forse non ha mai messo piede a Manhattan in vita sua. Al termine di un comizio a Toledo ha fermato Obama e gli ha chiesto spiegazioni sulla sua politica fiscale.