Dal Ppr allo sviluppo integrato, l’ambientalismo intelligente sta nel centrodestra

lamaddalenaIl tema dei vincoli paesaggistici di Soru ha dominato una buona parte del dibattito politico degli ultimi anni in Sardegna. Il famoso o famigerato PPR voluto dall’ex governatore ha avuto il merito, questo bisogna dirlo, di spostare l’attenzione sul tema sempre più cruciale dell’ambiente e dello sviluppo.

Soru, a mio parere, ha fallito nella risposta alla domanda: e adesso come sfruttiamo l’ambiente? Il problema della mancata risposta deriva dal contenuto negativo attribuito al termine “sfruttare” e all’equivoco di fondo che si crea intorno al tema dell’intoccabilità delle coste sarde. Soru è stato miope, su questo punto, da aver affermato testualmente che la Sardegna sarebbe più facile da “conservare” se fosse disabitata. Un’eresia facile da comprendere, ma che non fa i conti con la realtà. La Sardegna sarebbe assoggettabile a molti vincoli, se si preferisse appunto questa visione che fa a meno dell’antropizzazione, per dirla in termini strettamente ambientali e biologici.

Tenuto conto che l’isola va protetta, ma anche abitata e che tale abitazione contempla lo sviluppo, non possiamo esimerci noi da rispondere alla domanda che ha fatto tramontare la stella di Soru: come possiamo trarre reddito dall’ambiente mantenendolo il più possibile incontaminato?

C’è quasi una tautologia, mi sembra: la coscienza ambientalista degli ultimi trent’anni, che appartiene anche alla destra, forse in maniera più sincera di quella barzelletta tutta italiana chiamata Verdi, che erano contrari ai pomodori geneticamente modificati, ma favorevoli alla ricerca sugli embrioni per scopi terapeutici… dicevo, la coscienza ambientalista ritiene – a ragione – che un ambiente meglio conservato produca più reddito di un ambiente rovinato dalle industrie.

Sono temi che ho studiato ormai da un bel pezzo e che sono contenuti documento sull’ambiente (c’è poi l’intervista all’ Unione del collega Vella che segue i temi della proposta Pili in materia di riqualificazione): l’antropizzazione non è sempre distruttiva soprattutto se indirizzata verso modelli di qualità.

Aggiungo: il tema dei limiti di costruzione è fallace. Che significato hanno trecento metri o tre chilometri? Per me, nessuno. E’ un modo singolare di affrontare la questione. Ci possono essere spiagge e coste che necessitano di una protezione ben superiore a quella imposta dal PPR, e altre che magari si prestano a uno sviluppo integrato, cioé in accordo con la delicatezza ambientale dell’insieme.

Per questo continuo ad auspicare una revolution sarda: abbandonare l’industria pesante, di trasformazione del petrolio, per mettere in moto piccole farm ad alta tecnologia e basso o nullo impatto ambientale, mentre il turismo dev’essere in grado di unire il centro alla periferia, differenziandosi per luogo, con una lotta senza quartiere all’abusivismo. Altrimenti si corre il rischio di trovarci di fronte alle ipocrisie che hanno coinvolto la giunta Soru, la quale – secondo Giacomo Spissu – non ha cambiato di tanto il regime  delle cubature concesse in costruzione, la maggior parte delle quali erano in terreni prospicienti il mare…

Da ultimo. Decine di paesi sardi, un tempo con una identità riconoscibile, sono stati distrutti da assessori incompetenti e clan di progettisti scarsi. Guardiamo i centri storici e le assurde zone industriali crsciute nelle periferie. Niente di più brutto. Una cosa brutta è brutta ovunque: a un metro dal mare come a venti chilometri.

La mia Sardegna

Schermaglie tattiche – Sulla continuità territoriale Ronchi apparentemente boccia Pili e Calvisi boccia Cappellacci. Ma non è andata propriamente così. Dietro ci sono sempre le solite schermaglie e il cinismo di una sinistra che sembra godere se le cose non vanno bene. Un gioco allo sfascio, condotto da uomini che sono stati bocciati dagli elettori appena quattro mesi fa e dovrebbero avere il buon gusto di fornirsi una risposta ogni tanto.  Il “NO” della Camera sventolato oggi dai giornali ha molto meno valore di quanto si creda: «Si parlava di politiche comunitarie un funzionario del ministro Ronchi ha messo il parere contrario al mio odg per ragioni di competenza istituzionale, non di merito. Io avevo concordato tutto col ministro Matteoli, l’ho chiamato e lui ha invitato Ronchi a dare il parere positivo del governo. Era già stato ritirato, Ronchi ha provato ufficiosamente a trattare con il gruppo del Pd, che non si è detto disponibile al recupero: volevano che venisse approvato il loro». Così Mauro Pili, che smaschera la tattiche molto cinica della Sinistra, volta semplicemente ad affossare l’intesa tra la maggioranza e il Governo e non ad approvare il provvedimento nel merito.

Tornano le coste - Si discute di PPR, già in giornata o al più tardi domani, pubblicherò le linee guida di quello che dovrebbe essere il Piano Paesaggistico Regionale, nelle mie intenzioni. Il fatto è che non dev’essere disgiunto da una serie politica ambientale e di sviluppo e quindi ogni cosa andrebbe fatta in prospettiva,.. avendo in mente un’idea di Sardegna un po’ diversa. La nostra Sardegna merita di più dei nostri piagnistei e dei Calvisi di passaggio. Non posso credere che non si possa uscire da questo imbuto di crisi.

Libro o non libro – Da mesi mi trastullo con l’idea di dare alle stampe, se possibile, un agile libro nel quale spiego questa visione della Sardegna futura. Come saprete ho avuto vicende personali rilevanti, che giustamente mi hanno levato del tempo prezioso. Ma non è detto che alla fine non ce la faccia.

G8 in Abruzzo e completamento lavori La Maddalena – Non solo quelle in via di realizzazione ma tutte le opere in programma per il G8 in Sardegna, poi spostato all’Aquila dopo il terremoto, verranno realizzate, comprese, dunque, oltre a quelle avviate, quelle ‘programmate e ivi da programmare nei limiti delle risorse rese disponibili dalla regione Sardegna e dagli enti locali per la diversa localizzazione del vertice del G8′. E’ quanto prevede un emendamento presentato stamattina dal relatore al decreto terremoto in discussione in Aula, a Palazzo Madama, e che specifica meglio questo punto gia’ previsto nel decreto. Nel testo si ribadisce anche che i risparmi derivanti dallo spostamento del Summit andranno alla ricostruzione dell’Abruzzo. Nell’emendamento si prevede infatti che i risparmi vengono ‘riassegnati ad un apposito fondo istituito presso la presidenza del Consiglio dei ministri e gestito dal commissario delegato per le esigenze della ricostruzione dei territori colpiti dal sisma’. (ANSA).

UPDATE: SARDEGNA: BERLUSCONI, SI’ GOVERNO A CONTINUITA’ TERRITORIALE (ANSA) – ROMA, 21 MAG – ‘La ‘continuità territoriale per la Sardegna è una conquista irrinunciabile e il governo è impegnato, insieme ai parlamentari sardi e alla Regione, a realizzare un modello innovativo ed efficiente’. Lo afferma il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, in una nota diffusa da Palazzo Chigi.

‘Abbiamo concepito e proposto la ‘continuita’ territoriale’ come una sorta di ‘ponte’ ideale che consente di collegare la Sardegna al resto del Paese mettendo tutti i cittadini sullo stesso livello di servizi e costi. Per questa ragione – conclude Berlusconi – il governo sosterra’ a tutti i livelli, prima di tutto al livello europeo, la proposta avanzata da oltre cinquanta parlamentari per rilanciare la ‘continuita’ territoriale’ per la Sardegna‘. (ANSA, 19.01)

Quelli che ti aspetti

Gli incidenti di Torino sono stati provocati dall’Onda “antagonista”. Il movimento di studenti chiamato Onda è nato per contestare la Riforma Gelmini. Prontamente politicizzato, si è subito organizzato in qualcosa che conosciamo bene, a dispetto di tutte le buone intenzioni manifestate al tempo della presentazione della riforma. Peccato che sia già diventato il classico gruppo feticcio “de sinistra”, che passa il tempo a cazzeggiare nei meeting internazionali, facendo apparire le sue proteste come premeditate e prive di una reale volontà riformatrice della scuola e dell’università – un gruppo di cui non si sentiva la mancanza e che testimonia ancora una volta il vuoto ideale che sta lasciando a sinistra il PD, un’area politica che è diventata uno sfogatoio di ragazzi che agiscono in separata sede: chi nei sindacati, chi nelle università, chi direttamente nei centri sociali, possibilmente creando disordine e andando ben oltre la semplice contestazione. Fallita la riaggregazione torna lo spontaneismo, con slogan vecchi di 40 anni e tanto voglia di non fare un tubo….

Nucleare: i Sardisti ribadiscono il No

Centrali Nucleari

Centrali Nucleari

“Se la Regione non respingerà le proposte del Senato, che indica tre siti “ottimali” per l’insediamento di centrali nucleari in Sardegna, i sardisti usciranno dalla maggioranza”. Lo ha detto questo Giacomo Sanna, capogruppo del Psd’Az. “Consideriamo questa ipotetica scelta la fine dell’esperienza di governo – ha detto Sanna – Il no al nucleare da parte del Partito sardo d’Azione è una posizione che nessun accordo politico può modificare. Essa fa parte degli accordi presi a suo tempo per costituire questa maggioranza”. (agenzia APC).

Anche la Puglia con Vendola fa sapere di non essere disponibile, ma la presa di posizione sardista è nettamente più forte e più probante e quindi più sincera, in quanto fanno parte di una maggioranza regionale con il centrodestra. Anche se il Governo centrale non bada mai ai colori, quando si tratta di far valere le proprie ragioni. Ricordate come Prodi impugnò le leggi di Soru? Cappellacci ha ribadito il proprio NO, oggi i giornali riportano correttamente le sue posizioni. “E’ solo una bufala”.

Nel caso sardo però, considerato ciò che ho scritto ieri, non mi fermerei alla classica sindrome NIMBY. La Sardegna è fortemente identitaria e l’opposizione al nucleare è trasversale e non guidata da gruppi di “interesse” locali.

comunicato stampa: Bruno Murgia e Fabio Granata: No al nucleare in Sardegna.
Cagliari, 14 mag. (Apcom) – “Il no al nucleare in Sardegna è una scelta convinta e motivata”. Lo affermano i deputati del Pdl Bruno Murgia e Fabio Granata. “Il no riguarda la visione del nostro futuro – scrivono in una nota i due parlamentari – Questa vicenda riguarda il come immaginiamo la Sardegna, dato che il nucleare è una scelta di lungo termine – si legge nella nota di Murgia e Granata – Noi la immaginiamo pulita, ma non arretrata.

Con un’economia leggera, dinamica, legata all’ambiente e al territorio che affianchi il turismo. Un’economia di sviluppo basata sulla specializzazione, a basso impatto ambientale, in stretta connessione con le Università e la ricerca. L’industria pesante e petrolchimica è in difficoltà, per il futuro oltre alle soluzioni immediate serve un progetto ideale, che non metta i figli nelle condizioni difficili nelle quali si trovano i loro padri”.

Per Granata e Murgia la classe politica sarda deve avere in mente un’idea di sviluppo innovativa, con la quale “il nucleare è in aperta contraddizione”.

Sardegna e Nucleare: ancora No.

Ci sono molti motivi per dire NO al nucleare in Sardegna. Secondo un dossier pubblicato da Repubblica, il Governo avrebbe indicato delle regioni in grado di ospitare le centrali di nuova generazione. Tra queste la Sardegna, nell’ottica di individuare territori al riparo da alluvioni, terremoti e penso anche attacchi terroristici.

In Sardegna le zone suggerite sarebbero quelle dell’Ogliastra e dell’Oristanese. Il Governo ha messo in moto la macchina. Io non giudico lo studio scientifico dell’ENEA, indubbiamente proviene da persone in grado di discernere e che possiedono mezzi di analisi superiori ai nostri. In più Adolfo Urso ha smentito l’esistenza di mappe di siti. Qualunque sia lo stato delle cose riguardo alla Sardegna i motivi di opposizione sono politici e riguardano la nostra visione del futuro.

1) La Sardegna deve puntare sulla bellezza naturalistica? Se si una centrale nucleare è in contraddizione, perchè anche se sicura, “pulita”, utile, non potrà mai essere in sintonia col concetto che vogliamo trasmettere.

2) La Sardegna è un’isola, energeticamente è già fuori dalle linee principali del nostro paese. Quando ci fu il black-out generale del 2003 la Sardegna non rimase coinvolta. Il discorso è semplice: a che scopo piazzare una centrale nucleare per sopperire al gap energetico dell’Italia, quando poi bisognerebbe portare l’elettricità prodotta in continente? Non mi sembra strategicamente una scelta valida, ma qui vado a naso.

3) L’industria sarda è in crisi. Non voglio essere drastico, ma dico che dobbiamo salvare il salvabile e portare a casa quanto possiamo, in termini di salvataggio dei posti di lavoro. Ma le centrali sono pensate per il futuro, parliamo di tempi da qui a 15 anni. In questo periodo c’è modo di riconsiderare l’idea dell’industria sarda: da petrolchimica, pesante, ad alto impatto ambientale a pulita, inserita nel contesto ambientale, leggera. Io parlo di farm tecnologiche, affiancate alle università, industrie  leggere ad alta specializzazione, compatibili con quanto vogliamo nel punto 1.

4) La Sardegna deve sviluppare il turismo. Una centrale nucleare, per quanto nascosta, minerebbe molto l’immagine delle zone da promuovere. E poi c’è sempre il discorso delle scorie, che è quello più delicato e al quale non possiamo che guardare con profondo sospetto.

Voi cosa ne pensate? Non lasciate i soliti commenti anti-Berlusconi o anti-Cappellacci o anti-Soru. Voglio dire: considerando lo stato energetico dell’Italia, che ha effettivamente bisogno del nucleare, il quale è considerato energia pulita, e considerando lo stato della Sardegna, pensate che sia giusto renderci disponibili per ospitare una centrale nucleare?

Gli Anassenti e i presenti

Stamattina, leggendo un articolo della Nuova Sardegna sulla situazione SS-Olbia, mi è venuto un colpo. Le dichiarazioni di Pietro Ciucci, presidente dell’ANAS, e Mauro Moretti, ad Ferrovie dello Stato, mi fanno davvero pensare, perchè ritengo che come sempre, quando si parla di Sardegna, non si centri bene il punto.

Ciucci, il cognome non l’ho inventato io, in buona sostanza dice che la SS-OLBIA si farà nei tempi normali, che significa nei tempi biblici, trascurando il fatto che il G8 (ma anche la legge sulle infrastrutture) era un’occasione irripetibile, per corrispondere a una domanda di sicurezza, prima ancora che di comodità. Più drastico Moretti che ha dichiarato che una serie di opere infrastrutturali non sarebbero indispensabili in quanto la popolazione della Sardegna non giustifica tali investimenti. Il discorso in sé è corretto, soprattutto se lo prospettiamo su un piano meramente economico. Il problema di Moretti e di molti altri è però quello di considerare le infrastrutture essenziali (strade e ferrovie) come beni surplus, che si possono aggiungere a un pacchetto di beni essenziali.

Se siamo un welfare state, se parliamo di economia sociale di mercato, io penso che la visione delle infrastrutture essenziali non debba dipendere da considerazioni di mercato, da quella che una volta gli amici compagni definivano “la logica del profitto”. I trasporti, le infrastrutture, lo sanno perfino i normali autotrasportatori, non c’è bisogno di scomodare i nobel dell’economia, influiscono profondamente sulle transazioni economiche. Ogni atto è una transazione economica, se vogliamo estremizzare, e più tempo ci mettiamo per concluderla, maggiore è il costo, soprattutto se c’è il trasporto di mezzo.

E la Sardegna è un’isola, quindi il costo del trasporto – di merci o di persone – finisce per essere esiziale, rispetto a qualsiasi iniziativa economica, anche di mero profitto. Punto questo, ribadito dal Ministro Matteoli, intervenuto nella medesima occasione: “il costo del trasporto ha inciso su quello del prodotto finito provocando mancanza di competitività con altre aziende europee“.

La contraddizione tra la realtà descritta da Moretti (“usiamo i pullman per colmare i treni mancanti”) e quella descritta da Ciucci (“la Sassari-Olbia si deve fare”) è evidente. Mancano le strade, il trasporto su ruote costa parecchio, ma si invita la gente a usare il pullman, perché non conviene aggiungere ferrovie. A me sembra una colossale MIOPIA.

Altre notizie. Stavolta più buone. Ieri il consiglio regionale e la giunta Cappellacci hanno dato un primo segnale forte al disagio percepito dalle famiglie, oltre a decisioni in tema di rilancio economico. Come richiesto da più sindaci decade la tassa di soggiorno, venendo a mancare uno dei pilastri della filosofia di governo di Renato Soru. La finanziaria inoltre prevede:

Istituzione di un Comitato interassessoriale per le emergenze economiche e occupazionali. L’obiettivo è quello di coordinare gli interventi e di massimizzare l’utilizzo delle risorse comunitarie, statali e regionali attraverso il confronto con le parti sociali. Per il suo funzionamento sono stanziati 300.000 euro.

Per le emergenze sociali ed economiche è stato previsto uno stanziamento complessivo di poco più di 67 milioni di euro. Di questi, 30 sono destinati ai Comuni per la concessione di contributi a chi si trova in accertato stato di povertà, per versare massimo 500 euro al mese per abbattere i costi dei servizi essenziali per chi è in gravedifficoltà, per erogare un sussidio massimo di 800 euro mensili per lo svolgimento di servizi civici locali. Altri 15 milioni vanno ai progetti comunali finalizzati all’occupazione. Dieci milioni, poi, serviranno per aprire cantieri di forestazione nelle aree pubbliche limitrofe a zone inquinate. Vi lavoreranno prioritariamente disoccupati, cassintegrati e persone sottoposte a procedure di mobilità. Sei milioni serviranno per i sussidi ai lavoratori che non godono di ammortizzatori sociali .

Tre milioni, infine, sono stanziati per un fondo di garanzia etica per le famiglie fortemente indebitate a causa della sopravvenuta onerosità dei prestiti contratti. Anche per questo verrà istituito un Osservatorio delle povertà. (I corsivi sono tratti dall’articolo di Alfredo Franchini, La Nuova Sardegna)

Nasce “Art. 9″, in difesa del paesaggio

Roma, 23 apr. (Adnkronos) – ‘Tutelare il paesaggio e i beni storico artistici italiani a dispetto di qualunque interesse particolare’. Lo ha dichiarato il deputato Pdl Fabio Granata presentando oggi la neo ‘Associazione art. 9′, l’ articolo della Costituzione che prevede la ‘tutela del paesaggio e del patrimonio storico artistico della nazione’. ‘L’iniziativa – spiega Granata – parte dal centrodestra ma e’ aperta al confronto con tutte le forze politiche e con l’associazionismo e il mondo della cultura’.

Tra gli intervenuti, oltre ai deputati Pdl Fabio Rampelli, Santo Versace, Bruno Murgia, Paola Frassineti, Fiorella Ceccacci, anche Giuseppe Giulietti, portavoce dell’Articolo 21 che ha sottolineato l’importanza ‘di un dialogo sui grandi principi quali la cultura, il bello e la difesa del suolo, che avvenga al di la’ degli schieramenti di appartenenza’. ‘ L’attenzione del centro destra a questi temi – ha dichiarato Rampelli – non nasce oggi, ma si rende necessario un lavoro di sensibilizzazione anche all’interno dell’agenda politica. Lo stesso cosiddetto ‘piano casa’ puo’ diventare occasione per fare piazza pulita di tante nefandezze’.

Alle ‘cose brutte’ che rovinano l’Italia fa riferimento anche Santo Versace che auspica ‘una rivoluzione culturale’ per combattere ‘maleducazione e volgarita’ del nostro tempo. ‘E’ necessario – aggiunge – spezzare l’accordo che da anni c’e’ tra imprenditori e istituzioni locali, mirato a distruggere il bello’. Di ‘bello della nazione come scrigno dell’identità nazionale’ ha parlato poi il deputato Murgia mentre Paola Frassinetti, vicepresidente commissione Cultura, ha preso le distanze da ‘un certo ecologismo che vuole immobilizzare le menti’ e Fiorella Ceccacci, infine, dice di ‘puntare all’art 9 perarrivare ad un’economia d’avanguardia’.

Abruzzo: cerchiamo di riepilogare

Troppe vittime in Abruzzo

Troppe vittime in Abruzzo

La politica ambientale non è mai stata il forte di questo paese. Dalle nostre parti i Verdi, intesto come partito politico ambientalista, sono screditati. Meglio, si sono screditati da soli, per l’esser diventate delle ridicole angurie. Molta acqua. Ma soprattutto verdi fuori e rossi dentro. Professionisti del NO a tutti costi, che mettono a bollire in un unico calderone il nucleare, le norme antisismiche, il dissesto idrogeologico e il piano casa.

Nessuno in Italia si può chiamare fuori dalle responsabilità. Abbiamo governato tutti, nondimeno è onesto dire che questi grossi problemi conseguono da un’inerzia pressoché totale nei decenni passati. Come al solito le buone leggi sono sempre venute dopo, cioé tardi, a danni fatti.

Si discute molto sul fatto che in Italia i terremoti colpiscono maggiormente che in Giappone. Attenzione: non è sempre così. A Kobe nel 1995 ci sono stati oltre 5.000 morti. A dimostrazione che anche le politiche avanzate soccombono di fronte a un’urbanistica antica, storica, risalente, che in qualche modo teniamo a conservare.

Delle memorie in pietra di l’Aquila e dintorni rimane poco, si può intervenire, risanare, ricostruire. Ma niente ci restituirà indietro le vittime prima ancora che le costruzioni. Ma la lezione potrebbe essere servita, spero anche a coloro che approfittano del terremoto per attaccare il governo. Il piano-casa è una misura anti-crisi, varata prima del sisma, ed è totalmente in buona fede e anzi è certo che avrà un impatto economico positivo, in un momento tirato come questo. Gli è che le disgrazie non vengono mai da sole.

La proposta del noto geologo Mario Tozzi, non nuovo a posizioni serrate nei confronti delle scelte del governo Berlusconi, di incentivare le ristrutturazioni anti-sismiche è buona, ma non è così semplice come potrebbe sembrare. Le spese di messa in sicurezza raggiungono, secondo gli esperti sentiti in questi giorni, il 50% del valore dell’immobile. Abbattere e costruire ex novo oppure ristrutturare? Si può, ma ci vogliono soldi, pazienza e disponibilità a lasciare le proprie case per un certo tempo. La vita non ha prezzo e mi rendo conto che sono discorsi labili, ma non stiamo parlando di caramelle, tutto qui.

Ciò che si può fare, in questo quadro normativo, è aumentare i controlli, verificare la concreta esecuzione dei contratti di appalto, assicurarci che i costi degli appalti siano spesi interamente per assicurare la qualità dei lavori, dei materiali utilizzati, nel rispetto delle norme di sicurezza. Che nelle zone dichiaratamente sismiche, ad alto pericolo, le amministrazioni pubbliche non accettino per forza un’offerta al ribasso, se il ribasso dipende dal risparmio sulla qualità dei materiali, delle progettazioni, della manodopera e dei professionisti impiegati. Insomma, la responsabilità l’abbiamo tutti. Se vogliamo fare del nostro paese – che non possiamo scambiare con nessun altro – un luogo più sicuro, tutti dobbiamo concorrere nel nostro ambito.

Terra dura

Prima che Di Pietro si scateni contro Berlusconi per questo forte sisma in Abruzzo, dico che questi sono momenti di vero sconforto. C’è come una contraddizione irrisolvibile tra l’essere bel paese, formato da piccoli centri, vecchi, con secoli di storia sulle fondamenta e la fragilità insita in questa rumorosa vecchiezza, che si sfarina con un terremoto che altrove, in Giappone magari, produrrebbe meno danni.

Purtroppo capita sempre così. Vicinanza e solidarietà sicuramente, ma anche molti interrogativi sulla mancata modernizzazione dell’Italia negli ultimi quarant’anni.

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Niente tasse sul turismo

La prima finanziaria della nuova giunta

La prima finanziaria della nuova giunta

Uno dei principali errori ideologici di Renato Soru è stato quello di considerare la Sardegna come un parco privo di esseri viventi. Più volte ha dichiarato che la Sardegna, per assurdo, sarebbe stata migliore se completamente disabitata, in quanto la mano dell’uomo non l’avrebbe rovinata. Posizione rispettabile, ma che evidentemente confligge con la realtà, che richiede un altro tipo di approccio, meno filosofico e molto più pratico.

Con la bozza della prima finanziaria di Cappellacci si capisce che questa impostazione sarà rovesciata: nessuna tassa sul turismo, quindi cancellazione di tutti quegli oneri a carico di diportisti et cet, che in alcuni casi erano stati dichiarati anche incostituzionali (come si vede ci si appella alla Costituzione solo quando ce ne ricordiamo).

Il turismo, dunque, occupa nuovamente la prima posizione nelle voci di entrata della nostra economia. Questo, ovviamente, non implica una deregolamentazione. Anzi, per quanto mi riguarda ribadisco che le coste devono rappresentare un’occasione per l’interno e che la Sardegna deve fare moltissimo in termini di studio, analisi e promozione del proprio territorio. Non solo mettere in rete quanto c’è o dar vita a progetti unitari (una variante del progetto Posadas, come vi ho detto, non sarebbe disprezzabile, cercando di non accentrare nelle mani della regione delle scelte tipicamente private), ma pensare un nuovo tipo di turismo, basato sull’enogastronomia, l’artigianato, la cultura e la lingua, le foreste, le grotte, i fondali marini e i siti archeologici.

La scelta è comunque netta: dobbiamo far in modo di far venire i turisti, anche i più danarosi (che per una semplice questione matematica sono molto meno inquinanti delle masse da turismo low-cost) e organizzare l’offerta turistica, facilitando la sua espansione verso l’interno.

E’ del tutto evidente che una politica di turismo che miri ad importare il flusso turistico dalle coste, necessita di una più ampia visione dell’economia dell’isola, delle sue strutture e delle sue infrastrutture. Abbiamo interi settori in difficoltà in ambiti non propriamente neutri rispetto all’ambiente (la chimica, la petrolchimica, la raffinazione), mentre le comunicazioni stradali raddoppiano i tempi di percorrenza, rendendo più difficoltoso questo movimento dalle coste all’interno. Certe scelte dovrebbero essere preminenti e spero ci sia tempo per porre rimedio agli ultimi errori del Governo (ogni riferimento alla Sassari-Olbia, che mette in comunicazione due mari e due aeroporti, è puramente voluto).