Bruno Murgia

Deputato del PDL

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E i sardi?

2 commenti

La Maddalena

Io ho capito questo: nelle opere per il G8 alla Maddalena le aziende sarde non hanno toccato palla. Soru dice alcune cose. Cappellacci gli risponde a muso duro (“menzogne”). Non mi interessa la polemica politica tuttavia, ma i dati sostanziali. Poi ci sono anche un sacco di autonomisti della domenica, a destra e a sinistra. Vivono perlopiù in Sardegna.

C’è qualche impresa sarda che ha avuto la fortuna di lavorare “seriamente” alla Maddalena? Batta un colpo.

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L’ipotesi di riaprire il carcere dell’Asinara è quanto meno fantasiosa e non capisco come possa essere solamente concepita. Si è fatto tanto per restituire un’isola a sè stessa, alla sua bellezza, alla sua ricchezza, che adesso si vuole tornare indietro? L’Asinara è un autentico gioiello, davvero non vedo quale sia il vantaggio di destinarla nuovamente a carcere (magari anche supercarcere, come era diventata nel corso degli anni, con la legislazione antimafia e antiterrorismo). Ritengo che la destinazione più appropriata per l’isola sia quella del Parco, con un’apertura al turismo didattico e naturalistico, nell’ottica di preservare l’ecosistema marino e terrestre dell’intera zona (si pensi ai disastri ambientali della zona antistante di Porto Torres).

Tra le altre cose ritengo positivo che ci si renda conto che il miglior modo per affrontare il sovraffollamento delle carceri non è l’indulto, ma costruirne di nuove, più ospitali e in linea con i principi costituzionali, ma la riapertura del carcere dell’Asinara è proprio una ipotesi che non sta in piedi.

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Tremonti ha guidato la politica economica dell Italia con successo. Oggi però è necessario tagliare le tasse per muovere leconomia

Tremonti ha guidato la politica economica dell' Italia con successo. Oggi però è necessario tagliare le tasse per muovere l'economia

1) La definirei sindrome del 1994: voglia di quell’ anno fantastico. Tremonti non era ancora di Forza Italia. In arrivo dall’ allora movimento di Mario Segni, non era depositario dello straordinario potere di cui gode ora.Ma oggi il super ministro dell’ economia è sotto pressione: l’attacco non arriva dall’ esterno ma direttamente dal mondo berlusconiano. Accuse precise, fastidiose: cordoni della borsa troppo stretti, nessuna voglia di abbassare la pressione fiscale, politica economico-culturale solidarista e di sinistra. Tutto l’ opposto di ciò che sostengono Brunetta e Capezzone che rilanciano con un documento liberista pubblicato dall’Occidentale. Non finisce qui. Un altro documento in dieci punti ha agitato le acque del Pdl per 24 ore. Poi, persa la paternità delle proposte, la crisi sembra rientrata. Restano i problemi però.

2) Dentro il Pdl -  nel controluce del dopo Cav- si gioca una battaglia per la supremazia nel campo delle politiche economiche e nell’ idea della società a venire.Sui temi dell’economia Fini ancora non si è espresso in maniera dirimente come per etica e immigrazione. Gli altri lo fanno con chiarezza brutale. La lotta è tra bismarkiani e liberisti. Forse una eccessiva semplificazione ma rende l’ idea di quello che succede. La metterei giù così, se non vi fosse la lite per i soldi a Roma capitale tra Tremonti e Alemanno. Quindi: Tremonti-Alemanno-Sacconi contro Brunetta e i giovani emergenti.Fini è la terza destra post-ideologica che cerca nuove soluzioni. Vediamo quale sarà l’azione concreta di Cameron una volta vinte le elezioni per capire se il leader britannico possa essere da esempio agli uomini della ex An.

3) Sono spariti gli alfieri del 1994. I Martino e gli Urbani, i Guzzanti e i Pera. Ha vinto la svolta tremontiana, la battuta fulminante tipo “il falò delle avidità” e la lettura raffinata e sociale della crisi della globalizzazione con “La paura e la speranza”. Tremonti ha vinto sul versante della lotta delle idee e ha piegato il Pdl ad una visione che ha nell’ economia sociale di mercato e nel recupero di vecchie parole chiave del mondo di sinistra le sue basi.Il fatto è che gli indicatori economici segnalano una leggera ripresa e dunque gli uomini più vicini al Cav rilanciano il tema dell’ ottimismo e del taglio delle tasse. Da qui la proposta dell’abolizione dell’Irap, una misura che guarda alle imprese. Meno fisco e più fiducia nella libertà di intraprendere: ricetta vecchia ma sempre efficace, se applicata davvero.

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In questi giorni il Governo ha deciso che sarà il 2010 l’anno della scelta per i siti sulle centrali nucleari. La prima centrale dovrebbe essere battezzata nel 2020, una data che è un obbiettivo anche per l’ENEL, che lavora in società con i Francesi.

Io penso però che i fatti di questi giorni, al di là dei miei personali dubbi sul nucleare (dubbi di merito, di sostanza, visto che la Germania ha annunciato la propria denuclearizzazione), dimostrino che l’Italia è un paese profondamente immaturo e incapace di governarsi, anche con gli strumenti della coercizione di cui potrebbe servirsi la Pubblica Amministrazione, lo Stato insomma.

Il dissesto idrogeologico di Messina che ha portato al disastro della scorsa settimana era, a detta dello stesso Presidente del Consiglio, previsto e preventivabile. Coma ha detto giustamente Bertolaso ieri, se vogliamo cambiare, dobbiamo evitare di ritrovarci il giorno dopo a gestire il classico balletto delle responsabilità. Lo Stato è a tutti i livelli responsabile, perchè fa, non fa, rimuove, non rimuove.

Siccome il nucleare è un grosso piano nazionale per il futuro del paese, dobbiamo riflettere bene, se vogliamo arrivare al 2020 in questo stato o se non pensiamo che sia ora di darci un taglio e di provare a cambiare davvero questo paese, nella sostanza.

Il problema dell’illegalità diffusa nelle pratiche della Pubblica Amministrazione dev’essere considerato preventivo a qualsiasi grande piano energetico nazionale, perché se sono prevedibili i disastri provocati dalle alluvioni (e tuttavia non si fa nulla), immaginiamo come potrebbe essere col nucleare.

Insomma, noi, paese delle emergenze, della criminalità organizzata che mette mano alla gestione dei rifiuti, paese del dissesto, delle alluvioni, dei sisma che in paesi più scrupolosi non creano danni e da noi fanno centinaia di morti, siamo pronti a tutto questo?

Il nucleare impone un salto di qualità. Se lo vogliamo, con tutti i dubbi del caso, dobbiamo dimostrare di saperlo usare. Al momento ritengo il nostro un committente molto, ma molto inaffidabile.

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(AGI) – Cagliari, 3 ott. – “La centrale eolica di Is Arenas, nella costa oristanese, non s’ha da fare ne’ domani, ne’ mai”.
In una nota congiunta i parlamentari del Pdl Bruno Murgia e Fabio Granata esprimono netta opposizione al progetto di parco davanti a una zona di pregio ambientale sulla costa occidentale della Sardegna.
“L’idea di una centrale eolica offshore e’ talmente bizzarra che non si capisce se essere allarmati o scandalizzati”, proseguono i parlamentari. “Lo diciamo anche a nome dell’associazione Articolo 9 – associazione a tutela del paesaggio, ideata da Granata e di cui anche Murgia fa parte – non sono questi i progetti di alternativa energetica che ci interessano. Ogni qualvolta si mette in discussione l’equilibrio di un paesaggio noi non possiamo non sollevarci contro”.
Il progetto dovrebbe prevedere l’installazione di 100 torri eoliche su una superficie di mare di 2.200 ettari, a una distanza minima di 2 chilometri dalla costa. “Un pugno nell’occhio e’ il minimo – sottolineano i deputati – c’e’ qualcosa di assurdo anche nell’immaginarsi il panorama rovinato dalla centrale, un tratto di mare famoso per la sua bellezza incontaminata. Va bene provare alternative all’energia tradizionale, ma cosi’ si esagera”. (AGI) Red
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UPDATE: FORSE LO SCIOPERO NON BASTA PROPRIO -
“La chiusura del petrolchimico di Porto Torres è un atto grave e irresponsabile, che dimostra la mancanza di un piano strategico reale sul versante della chimica. Un atto ostile ai lavoratori, alle loro famiglie e alla Sardegna intera, che giudico irragionevole, sconsiderato sulla base delle raccomandazioni impartite dal Governo”, lo afferma il parlamentare sardo del PDL Bruno Murgia, all’annuncio che l’ENI chiuderà lo stabilimento di Porto Torres per due mesi, decisione che a lascia a casa centinaia di lavoratori.

“La chimica è in crisi da tempo, ma la Polimeri Europa non può chiudere i battenti e far finta di niente. Un fatto grave e soprattutto incomprensibile, al quale la Regione deve dare risposta. Oltre a progettare un futuro diverso, senza la chimica, che ormai è una zavorra per la Sardegna e per i suoi lavoratori”.

UPDATE BIS: Cicu ha presentato un’interpellanza urgente al ministro per lo Sviluppo economico, Scajola, per sapere «se non ritenga convocare urgentemente i vertici dell’Eni per un confronto trilaterale con il Governo e la Regione al fine di richiedere la rinuncia al fermo dell’impianto». E quale sia «lo stato di erogazione degli stanziamenti previsti per la chimica sarda». L’interpellanza è firmata anche dai deputati Vella, Testoni, Nizzi, Porcu e Murgia.

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A volte mi chiedo se non sia il solo a credere che la Sardegna meriti una nuova visione complessiva del proprio sviluppo economico. Io lo dico da mesi: oltrepassare la chimica significa dire addio a un settore in crisi già da 25 anni. Salvando il salvabile ovviamente, ma evitando di trasmettere ai figli i disastri subiti dai padri.

Ecco perchè sono palesemente, convintamente d’accordo con il NO allo sciopero “generale” dei sindacati previsto per il 10 luglio (ai quali si affianca la sinistra, notizia di oggi) espresso dalla Direzione Nazionale della Confederazione Sindacale Sarda  :

1) Lo sciopero si basa su una piattaforma vecchia, con un settore notoriamente in crisi da tempo… dove sono le proposte di riforma reale?

2) E’ rivolto solo al settore chimico, che ha assorbito la fetta più grande delle ingenti risorse pubbliche. Alla fine siamo sempre al punto di partenza: la crisi non consente di mantenere i livelli occupazionali, mentre tutti facciamo promesse che sappiamo di non poter mantenere

3) Non è uno sciopero generale – in ogni caso non è strumento adatto per riproporre la nota Vertenza Generale sulle Entrate con lo Stato.

4) Attenzione, che se si tenta solo di salvare il salvabile, chi ne paga in termini di salute e sicurezza sono i lavoratori.

A questi punti salienti che faccio miei e sintetizzo, affianco l’idea dello sviluppo integrato.

Il problema va risolto in altro in modo: riconvertire le attività e riformare i lavoratori sono le uniche strade da percorrere. Ci vorranno anni, ma se non si inverte la tendenza, fra 20 anni le organizzazioni sindacali riproporranno lo stesso sciopero, immutabile e uguale a se stesso.

Basta con l’industria pesante, la Sardegna si concentri su farm ad alta tecnologia e basso impatto ambientale, che riguardino anche la trasformazione dei prodotti della nostra terra. Si amplino le possibilità offerte dal turismo, si dia una concreta speranza alle generazioni future.

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Chissà che invece questo basso profilo, ammesso pure dal presidente della giunta, non sia poi alla fine foriero di novità positive, come penso. Non è facile governare la Sardegna: una situazione di crisi drammatica, la necessità di puntare sul turismo e proporre modelli di sviluppo alternativo e ovviamente salvare il salvabile e portare a casa quante più soluzioni possibili nelle vertenze sulla chimica.

“Sul Piano Casa sconteremo un ritardo di un paio di mesi ma era necessario lasciare spazio al confronto. Vareremo il piano, che darà grandi possibilità e riguarderà anche gli edifici pubblici, entro la metà di luglio, dopo un confronto interno alla maggioranza di governo”.

Dall’Unione: Ci sarà un importante capitolo legato agli alberghi, all’interno del Piano casa: sarà prevista la possibilità di riqualificare le strutture alberghiere con volumetrie “tecniche” (realizzazione di centri congressi e centri benessere), mentre è ancora all’esame la possibilità di concedere un aumento delle cubature, soprattutto per quanto riguarda gli alberghi nella fascia dei 300 metri dal mare. Ci sarà, per le imprese turistiche, la possibilità di accesso al credito attraverso «strumenti finanziari agevolati, per questo abbiamo avuto già dei contatti con la Banca europea degli investimenti», ha detto il presidente Cappellacci.

Già il piano presentato da Mauro Pili denota la tendenza a favorire il turismo, ma anche a scoprire un rilancio del bene “paesaggio”, attraverso una politica di risparmio energetico nelle costruzioni. Ho sempre detto che la questione della salvaguardia delle coste non va vista nell’ottica dei metri (la politica della campana chiusa): ci sarebbero coste da tutelare entro una fascia di 2km, che sarebbero sacrificate dall’attuale PPR. E’ una questione di visione complessiva dell’isola e dei suoi problemi.

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F. Granata, su Tuvixeddu la pensa come Soru

F. Granata su Tuvixeddu la pensa come Soru

Il capogruppo in commissione cultura del Pdl Fabio Granata parteciperà il 3 luglio all’incontro organizzato da Legambiente sull’emergenza Tuvixeddu.

Nel comunicato stampa dell’associazione si sostiene che si voglia “scongiurare una ulteriore e grave compromissione del Colle, già martoriato in passato da azioni di trasformazione che ne hanno pesantemente alterato i valori archeologici e paesaggistici e riaffermare il valore culturale, sociale ed economico del bene, che rimane ed è sancito da studiosi di chiara fama, oltreché dalla diffusa percezione dei cittadini. Un valore di legami, appartenenza e identità storica, non negoziabile con promesse di sviluppo economico di breve durata, ma, al contrario, suscettibile di vantaggi economici importanti e durevoli, se utilizzato in modo saggio e lungimirante”.

Il sopralluogo dei parlamentari (con Granata ci sarà il senatore del Pd Roberto Della Seta) è finalizzato ad accertare lo stato dell’area e a presentare nuove iniziative per la salvaguardia del sistema paesaggistico. La proposta è quella di creare un parco paesaggistico-archeologico che preservi il sito. Granata ha già presentato un’ interrogazione sul tema al ministro Bondi. Il centrodestra regionale, come è noto, si era schierato a favore del progetto dell’imprenditore Cualbu di costruire ai margini dell’insediamento archeologico.

E’ facile pensare che la visita di Granata, normalmente portatore di posizioni anticonformiste dentro la stessa maggioranza di centrodestra, non mancherà di riapire la vecchia polemica che a suo tempo aveva coinvolto il presidente Soru. E’ anche nota l’amicizia tra i due.

Nei commenti la risposta di Alessandro Serra, consigliere comunale del Pdl ( area An) a Cagliari.

Nella rassegna parlamentare la mia proposta sull’esame di maturità.

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lamaddalenaIl tema dei vincoli paesaggistici di Soru ha dominato una buona parte del dibattito politico degli ultimi anni in Sardegna. Il famoso o famigerato PPR voluto dall’ex governatore ha avuto il merito, questo bisogna dirlo, di spostare l’attenzione sul tema sempre più cruciale dell’ambiente e dello sviluppo.

Soru, a mio parere, ha fallito nella risposta alla domanda: e adesso come sfruttiamo l’ambiente? Il problema della mancata risposta deriva dal contenuto negativo attribuito al termine “sfruttare” e all’equivoco di fondo che si crea intorno al tema dell’intoccabilità delle coste sarde. Soru è stato miope, su questo punto, da aver affermato testualmente che la Sardegna sarebbe più facile da “conservare” se fosse disabitata. Un’eresia facile da comprendere, ma che non fa i conti con la realtà. La Sardegna sarebbe assoggettabile a molti vincoli, se si preferisse appunto questa visione che fa a meno dell’antropizzazione, per dirla in termini strettamente ambientali e biologici.

Tenuto conto che l’isola va protetta, ma anche abitata e che tale abitazione contempla lo sviluppo, non possiamo esimerci noi da rispondere alla domanda che ha fatto tramontare la stella di Soru: come possiamo trarre reddito dall’ambiente mantenendolo il più possibile incontaminato?

C’è quasi una tautologia, mi sembra: la coscienza ambientalista degli ultimi trent’anni, che appartiene anche alla destra, forse in maniera più sincera di quella barzelletta tutta italiana chiamata Verdi, che erano contrari ai pomodori geneticamente modificati, ma favorevoli alla ricerca sugli embrioni per scopi terapeutici… dicevo, la coscienza ambientalista ritiene – a ragione – che un ambiente meglio conservato produca più reddito di un ambiente rovinato dalle industrie.

Sono temi che ho studiato ormai da un bel pezzo e che sono contenuti documento sull’ambiente (c’è poi l’intervista all’ Unione del collega Vella che segue i temi della proposta Pili in materia di riqualificazione): l’antropizzazione non è sempre distruttiva soprattutto se indirizzata verso modelli di qualità.

Aggiungo: il tema dei limiti di costruzione è fallace. Che significato hanno trecento metri o tre chilometri? Per me, nessuno. E’ un modo singolare di affrontare la questione. Ci possono essere spiagge e coste che necessitano di una protezione ben superiore a quella imposta dal PPR, e altre che magari si prestano a uno sviluppo integrato, cioé in accordo con la delicatezza ambientale dell’insieme.

Per questo continuo ad auspicare una revolution sarda: abbandonare l’industria pesante, di trasformazione del petrolio, per mettere in moto piccole farm ad alta tecnologia e basso o nullo impatto ambientale, mentre il turismo dev’essere in grado di unire il centro alla periferia, differenziandosi per luogo, con una lotta senza quartiere all’abusivismo. Altrimenti si corre il rischio di trovarci di fronte alle ipocrisie che hanno coinvolto la giunta Soru, la quale – secondo Giacomo Spissu – non ha cambiato di tanto il regime  delle cubature concesse in costruzione, la maggior parte delle quali erano in terreni prospicienti il mare…

Da ultimo. Decine di paesi sardi, un tempo con una identità riconoscibile, sono stati distrutti da assessori incompetenti e clan di progettisti scarsi. Guardiamo i centri storici e le assurde zone industriali crsciute nelle periferie. Niente di più brutto. Una cosa brutta è brutta ovunque: a un metro dal mare come a venti chilometri.

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Schermaglie tattiche – Sulla continuità territoriale Ronchi apparentemente boccia Pili e Calvisi boccia Cappellacci. Ma non è andata propriamente così. Dietro ci sono sempre le solite schermaglie e il cinismo di una sinistra che sembra godere se le cose non vanno bene. Un gioco allo sfascio, condotto da uomini che sono stati bocciati dagli elettori appena quattro mesi fa e dovrebbero avere il buon gusto di fornirsi una risposta ogni tanto.  Il “NO” della Camera sventolato oggi dai giornali ha molto meno valore di quanto si creda: «Si parlava di politiche comunitarie un funzionario del ministro Ronchi ha messo il parere contrario al mio odg per ragioni di competenza istituzionale, non di merito. Io avevo concordato tutto col ministro Matteoli, l’ho chiamato e lui ha invitato Ronchi a dare il parere positivo del governo. Era già stato ritirato, Ronchi ha provato ufficiosamente a trattare con il gruppo del Pd, che non si è detto disponibile al recupero: volevano che venisse approvato il loro». Così Mauro Pili, che smaschera la tattiche molto cinica della Sinistra, volta semplicemente ad affossare l’intesa tra la maggioranza e il Governo e non ad approvare il provvedimento nel merito.

Tornano le coste - Si discute di PPR, già in giornata o al più tardi domani, pubblicherò le linee guida di quello che dovrebbe essere il Piano Paesaggistico Regionale, nelle mie intenzioni. Il fatto è che non dev’essere disgiunto da una serie politica ambientale e di sviluppo e quindi ogni cosa andrebbe fatta in prospettiva,.. avendo in mente un’idea di Sardegna un po’ diversa. La nostra Sardegna merita di più dei nostri piagnistei e dei Calvisi di passaggio. Non posso credere che non si possa uscire da questo imbuto di crisi.

Libro o non libro – Da mesi mi trastullo con l’idea di dare alle stampe, se possibile, un agile libro nel quale spiego questa visione della Sardegna futura. Come saprete ho avuto vicende personali rilevanti, che giustamente mi hanno levato del tempo prezioso. Ma non è detto che alla fine non ce la faccia.

G8 in Abruzzo e completamento lavori La Maddalena – Non solo quelle in via di realizzazione ma tutte le opere in programma per il G8 in Sardegna, poi spostato all’Aquila dopo il terremoto, verranno realizzate, comprese, dunque, oltre a quelle avviate, quelle ‘programmate e ivi da programmare nei limiti delle risorse rese disponibili dalla regione Sardegna e dagli enti locali per la diversa localizzazione del vertice del G8′. E’ quanto prevede un emendamento presentato stamattina dal relatore al decreto terremoto in discussione in Aula, a Palazzo Madama, e che specifica meglio questo punto gia’ previsto nel decreto. Nel testo si ribadisce anche che i risparmi derivanti dallo spostamento del Summit andranno alla ricostruzione dell’Abruzzo. Nell’emendamento si prevede infatti che i risparmi vengono ‘riassegnati ad un apposito fondo istituito presso la presidenza del Consiglio dei ministri e gestito dal commissario delegato per le esigenze della ricostruzione dei territori colpiti dal sisma’. (ANSA).

UPDATE: SARDEGNA: BERLUSCONI, SI’ GOVERNO A CONTINUITA’ TERRITORIALE (ANSA) – ROMA, 21 MAG – ‘La ‘continuità territoriale per la Sardegna è una conquista irrinunciabile e il governo è impegnato, insieme ai parlamentari sardi e alla Regione, a realizzare un modello innovativo ed efficiente’. Lo afferma il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, in una nota diffusa da Palazzo Chigi.

‘Abbiamo concepito e proposto la ‘continuita’ territoriale’ come una sorta di ‘ponte’ ideale che consente di collegare la Sardegna al resto del Paese mettendo tutti i cittadini sullo stesso livello di servizi e costi. Per questa ragione – conclude Berlusconi – il governo sosterra’ a tutti i livelli, prima di tutto al livello europeo, la proposta avanzata da oltre cinquanta parlamentari per rilanciare la ‘continuita’ territoriale’ per la Sardegna‘. (ANSA, 19.01)

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