Entries from: agosto 2010

Tirrenia, privatizzazione si trasforma in farsa

(AGI) – Roma, 5 ago. – “La vicenda della privatizzazione della Tirrenia si sta trasformando in una farsa”. Lo afferma il deputato del Pdl Bruno Murgia, commentando la mancata firma del contratto da parte della Mediterranea Holding, controllata dalla Regione Sicilia. “Da un lato sono soddisfatto perche’ forse evitiamo una privatizzazione farlocca, dallo Stato a una Regione, dall’altro lato non posso non rimanere sconcertato per quanto sta succedendo, perche’ si continua a danneggiare i passeggeri e soprattutto i sardi. La privatizzazione e’ fondamentale, ma e’ necessario farla bene per fare entrare la compagnia in un sano circuito di concorrenza che porti a un miglioramento globale dei servizi e alla fine dei frequenti disagi”.

___ commenti moderati fino al rientro dalle vacanze, buone ferie a tutti ___

Disturbi bipolari

Che confusione, e voglio essere buono. I finiani hanno deciso di astenersi sulla mozione contro Caliendo ma gli uomini al governo voteranno contro, in linea con il Pdl. Capisco fino ad un certo punto. Ma forse si cerca una via d’uscita dal pasticcio, magari dopo l’estate, quando l’ autunno rinfrescherà le idee di qualcuno.

Volete la mia? Al loro posto non sarei entrato in Aula e avrei evitato tutto il caos politicante di queste ore.

Trovo sbagliata la mossa di votare con i centristi soprattutto per ragioni politico-culturali. Che c’entra infatti il nuovo corso finiano, la destra laica e libertaria con il cattolicesimo antico di Casini? Con le posizioni super-moderate di Rutelli? L’ impressione e’ che si tratti di un pre-accordo elettorale di tipo difensivo. Stamattina il direttore del Tempo Mario Sechi ha avuto buon gioco nel mettere in difficoltà il professor Campi. Sechi ha detto: i cittadini non ci capiscono niente! E mi e’ parso che lo stesso Campi non fosse in piena sintonia con le posizioni assunte dal gruppo Futuro e libertà.

Ieri con Barbara Saltamartini e Paola Frassinetti abbiamo diramato un comunicato nel quale ci dichiaravamo bipolaristi convinti e invitavamo i nostri amici finiani a non buttare al mare 15 anni di battaglie fatte con fatica e passione.

(Luca Sofri sulla questione Caliendo )

Prove di terzo polo?

Domani alle 18,30 è fissato il voto sulla richiesta di dimissioni del sottosegretario Caliendo. Il gruppo di Fini sarebbe orientato ad astenersi, stando a quello che si sente, insieme all’Udc di Casini e ai rutelliani. Secondo Fabio Martini della Stampa ( ma anche la Meli sul Corriere ) sarebbero le prime prove del cosiddetto terzo polo. Ricompare persino Follini.

Chi sarebbe però il leader di questa coalizione? Fini? Casini? Montezemolo? Difficile capire anche perché sono convinto che la gran parte dei finiani non vorrà uscire dal Pdl e tantomeno abbandonare il bipolarismo per un’ avventura dal difficile esito.

A sinistra elettro-encefalogramma piatto. In caso di elezioni anticipate ( secondo me si terranno tra l’autunno e la primavera 2011) in corsa ci sarebbero Nichi Vendola e Sergio Chiamparino. Ecco spiegata la melina di Bersani che propone un improbabile e antidemocratico governo di transizione per guadagnare tempo. Almeno, il partito di Di Pietro ha le idee chiare: elezioni subito.

PDL: La mia posizione

Marcello Fois mi ha mandato un sms, mi ha scritto qualcosa tipo, ti prego non darmi una delusione e dimmi che sei andato con Fini. Non gli ho ancora risposto, anche se bastava scorgere i 33 nomi di quelli che hanno aderito a Futuro e libertà per non trovarci il mio.

Il punto e’ che Marcello non e’ uno di noi, non ha una storia dentro un partito come il nostro, lunga quanto il dopoguerra fino ai giorni nostri. In piu’ il discrimine sta nell’ossessione verso Silvio Berlusconi che verra’ giustificata sempre in mille modi,perlopiù assurdi. Non e’ dunque facilissimo spiegare in due battute la complicata vicenda nella quale siamo immersi.

Anche perché ci sono amici e compagni di battaglie e storie che prendono improvvisamente una strada diversa.

IL RUOLO DI ALEMANNO
Il sindaco di Roma e’ stato e probabilmente sara’ un pontiere, un mediatore per cercare di tenere unito il Pdl. Intelligente anche il tentativo di ricucitura di Giuliano Ferrara. Tardivo, ha decretato l’ufficio di presidenza.

Le scelte e le separazioni sono state dolorose. Io sono rimasto fedele al gruppo guidato da Gianni Alemanno – e al Pdl – perché li’ c’è la mia storia politica e pure l’ ambizione di portare Gianni alla guida della nuova destra italiana. Dentro questo mondo, come e’ noto a chi mi conosce, avevo le posizioni più liberali, più aperte e probabilmente meno identitarie.

Sono convinto che destra e sinistra siano via via parole senza grandi significati attuali e che il futuro si giochi piu’ sulle scelte innovative che su vecchie concezioni novecentesche. In questo senso il discorso finiano, lo sguardo lungo sui temi dell’immigrazione e dei nuovi italiani, la laicità e le scelte dirompenti in materia di testamento biologico, molte elaborazioni culturali del Secolo di Flavia Perina e Luciano Lanna, mi sono parse piuttosto interessanti. Certo, non c’era chi mancasse di criticare: destra da salotto, destra all’acqua minerale e così via. Sciocchezze comunque: l’immaginario della nuova destra era anche una certa cultura pop con la voglia di appropriarci di un mondo e di uscire dalla politica per navigare nel contemporaneo fatto di libri, cinema, fumetti, rock e nuove tecnologie.

Non so poi fino a che punto queste motivazioni siano patrimonio dei deputati che in Fini si riconoscono. Personalmente poi faccio una differenza tra il Fini di inizio legislatura e quello ultimo. In ogni caso ho sempre guardato con perplessità al fatto che il presidente della Camera dovesse guidare una minoranza. Perché mai? Uno con l’ambizione di governare il paese non può trincerarsi dentro un gruppo del 20 o 30 %, quando ha il carisma di parlare a tutto il partito.

C’è infine tutta l’ultima fase – gestita in particolare dai falchi – che non mi ha convinto affatto. L’attacco a Mantovano, i toni esasperati, la confusione sulle indagini per mafia, il collegamento tra le indagini per l’omicidio Borsellino e questo governo… Mah. Ho sentito spesso le opinioni delle persone comuni: abbiamo votato Berlusconi perché governasse. Io aggiungo: e’ il leader scelto dagli italiani, deve governare, altrimenti tutti a casa. Non ci sono altre soluzioni.

MA A QUESTO PUNTO E’ INDISPENSABILE RILANCIARE IL PARTITO
Il Pdl e’ un partito ancora da strutturare, con una organizzazione deficitaria. Il partito carismatico deve pero’ avere una propria dinamica interna. Sono consapevole che non si risolva tutto con vecchi schemi: lotta di tessere per esempio. Inoltre la questione delle indagini su alcuni leader nazionali ha colpito la gran parte di noi e tanti, soprattutto, che provenivano dal mondo ex-An. Personalmente mi sarei comportato diversamente se le indagini avessero colpito me: avrei messo il partito al riparo da speculazioni e tutto il resto. Non ho gli elementi per giudicare ma sento gli umori dei nostri e tanto basta per essere preoccupato e per sperare che finalmente Silvio Berlusconi metta mano al partito, operando i giusti cambiamenti.

E’ più o meno quello che ha detto Alemanno a Orvieto: troppi yes-men intorno al Cav e via con congressi e cambiamento. Per superare la crisi occorre rilanciare il movimento sul territorio: vale anche e soprattutto per la Sardegna. Nell’Isola ci aspetta un duro lavoro, non credo si debba ancora giocare con i toni rinunciatari sentiti in quest’ultimo periodo.

La mia idea la conoscete: e’ un Pdl sardo, collegato alla società, innovativo, svelto.

Polemica Veronesi: Ancora no al Nucleare

Le ragioni a favore del nucleare sono molteplici, ma se non fossi sardo direi che in Sardegna il nucleare non va bene. Siccome sono sardo, raddoppio questa mia convinzione e ribadisco la mia contrarietà più totale. In questi giorni la polemica divampa intorno alla figura d’eccezione del prof. Veronesi, tirato in ballo a destra e a manca, quando per una volta viene messa una persona meritevole in un posto che conta, scelta oculata del Governo… ho seguito anche il dibattito a Omnibus (La7) e devo dire che le argomentazioni messe in campo dai fautori del nucleare sono anche convincenti.

Io per conto mio ho già aderito al comitato trasversale di opposizione al nucleare in Sardegna e ho firmato la proposta portata avanti dall’amico Mauro Pili per il No al nucleare e il No all’eolico off-shore in Sardegna.

La motivazione è la stessa: la Sardegna ne avrebbe un clamoroso danno d’immagine. La forza della nostra isola sta nel suo essere in qualche modo “selvaggia”, non conosce fenomeni massicci di urbanizzazione, anche se lo spopolamento si avverte a causa delle migrazioni verso luoghi di maggior benessere e prospettiva, ed è contraddistinta da grandi spazi incontaminati, nel limite del possibile, e da un basso livello di antropizzazione.

Oggi come oggi – a livello economico – un territorio attira di più in relazione ai servizi offerti o, in mancanza di questi, a ciò che di pulito e realmente conservato propone. Chi è alla ricerca del mare purchessia può frequentare alcune spiagge in Sardegna super-affollate, chi ricerca calette tranquille può farlo, in posti giusti. Ecco la Sardegna deve rimanere questo: un posto dove poter scegliere dove stare con la garanzia che ovunque noi siamo, saremo circondati sempre e comunque da un territorio di eccellenza.

Faccio un esempio stupido stupido. Prendiamo la lunga e notevole spiaggia de La Cinta di San Teodoro. C’è poco da dire: è affollata, c’è un turismo di tutti i tipi e fa da complemento al movimento giovanile delle serate estive dell’ottimo borgo turistico. Ora, in continente per avere questa combinazione devi andare a Riccione, per dire (spiaggia grande, servizi più divertimento). Ma che differenza c’è tra quel mare e il nostro? E vogliamo parlare della sabbia della spiaggia?

Insomma, a conti fatti, anche a parità di condizioni al turista in Sardegna viene offerto sempre un “di più” che non può essere rovinato dalla cattiva immagine proveniente dall’installazione di una centrale nucleare, anche se questa è sicurissima e lontana da una preziosa caletta o da un sito nuragico (ne dubito).

Il concetto può sembrare simbolico, ma vi posso assicurare che già l’industria petrolchimica in alcune zone ha fatto danni, e direi che ci basta. Dobbiamo passare a una industria leggera, nella quale l’ambiente abbia una posizione dominante e il nucleare, per quanto sicuro e conveniente, non ci aiuterebbe a prendere questa saggia decisione. Anche se io non sono pregiudizialmente contro e lo ritengo in qualche modo inevitabile, considerando la nostra situazione energetica.

I blog e l’informazione

Non è così come può sembrare, che chi tocca i blog muore o faccia una brutta figura, ma l’idea generale che ogni volta la politica trasmette è quella di non capire un piffero sul funzionamento di internet. E uso la parola piffero perché penso che bisogna essere indulgenti, almeno nel vocabolario.

Già il fatto che si tenti di legiferare sui contenuti della rete in una legge che riguarda le intercettazioni e la privacy, dimostra che si procede a tentoni, nel tentativo di ricomprendere in uno stesso cesto le arance con le mele, esattamente come ci insegnavano a NON fare i maestri alle elementari.

Parificare con una norma di legge siti informativi – debitamente registrati presso le cancellerie dei tribunali -  e semplici blog è un’operazione che mi lascia molto, ma molto perplesso. Come ho già avuto modo di spiegare il blog non è un mezzo di diffusione al pubblico di notizie ed opinioni, ma un’estensione virtuale della nostra personalità, esattamente come un diario personale, con alcune connotazioni pubbliche che non sono immediate.

Scrivere e pubblicare in un blog equivale – grosso modo – a fare vedere le foto contenute nel cellulare a una cerchia di amici e conoscenti, che ovviamente assume una rilevanza pubblica se è di notevoli proporzioni. In ogni caso, tutta la possibile serie di reati è già contemplata dalla legge. Il confine tra opinione personale, intima, che racconto alla mia cerchia, e pubblico comizio è molto labile se lo facciamo discendere dal numero di persone che ascoltano. Così al bar io con tre amici posso benissimo diffamare una persona, in una conversazione privata e non venire querelato, perchè la diffamazione non raggiunge l’orecchio dell’interessato. Su internet, allo stesso modo, se un blog è poco letto (nel 95% dei casi lo è, fidatevi) la giustizia non ha interesse a perseguire delle ingiurie e delle diffamazioni, semplicemente perchè è poco economico dal punto di vista dell’ordinamento.

Invece, questa norma in pratica provoca due tipi di conseguenze, che non so se definire comiche o drammatiche:

1) Da un lato l’obbligo di rettifica e la previsione della multa scoraggiano qualsiasi blogger, anche il meno letto del mondo, che può essere rintracciato mediante Google, a smettere di raccontare le proprie opinioni personali alla sua cerchia modesta di 25 lettori. E’ una censura preventiva contro ogni opinione, anche quella a favore, se viene espressa con un’ironia non comprensibile (è capitato!)

2) Dall’altro – lato comico – potrebbe far nascere una nuova professione, quella del cacciatore di ingiurie, che naviga sulla rete come un bounty killer, alla ricerca di querele facili.

Ci sono stati casi di bloggers querelati da più o meno famosi (e molto suscettibili) giornalisti per delle offese, che oltre che a essere meritate, in qualche caso, erano veramente ridicole… eppure è stato scomodato un giudice, si sono persi dei soldi nelle notifiche e nell’assistenza legale… tutto questo in un paese nel quale la giustizia soffre di carenza di personale e fatica a processare gli autori di reati ben più gravi.

Ecco perchè sono contrario. Ed ecco perchè firmerò l’appello proposto da varie personalità nel mondo della rete, che poi è sempre il mondo reale. E lo farò perché sono convinto che esistano già le leggi per perseguire certi reati e che si debba fare uno sforzo per capire che i blog sono una semplice estensione della personalità, in una dimensione particolare, che non può essere definita astrattamente pubblica.

Intercettazioni/ Murgia (Pdl):Via l’obbligo di rettifica per blog

Roma, 23 lug. (Apcom) – All’indomani della fine dell’esame del ddl intercettazioni in commissione Giustizia alla Camera, arriva l’apprezzamento del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, allo sforzo compiuto dal Parlamento, uno sforzo “teso a comporre i molteplici contrasti emersi nell’opinione pubblica e nel Paese”. Nel corso della tradizionale cerimonia del Ventaglio al Quirinale, il capo dello Stato, che non ha mai nascosto le sue perplessità a cominciare dal testo approvato in prima lettura alla Camera e poi al Senato soprattutto nella parte che riguardava il divieto di pubblicazione delle intercettazioni, rileva il “merito della dialettica parlamentare” che ha richiesto “un tempo non breve e un percorso faticoso” che non deve stupire perché “perché si trattava di bilanciare tra loro diversi valori e diritti, tutti egualmente riconosciuti in Costituzione”. Napolitano li richiama tutti: “Il valore della sicurezza dei cittadini e dello Stato, da garantire con l’imperio della legge, contrastandone e colpendone ogni violazione attraverso la ricerca e la verifica, con i mezzi indispensabili, degli indizi di reato, e l’esercizio della funzione giurisdizionale secondo i principi del giusto processo. Il valore della libertà di stampa e più in generale di informazione; ovvero il diritto dei cittadini di essere informati e il relativo dovere di informare che impegna quanti esercitano tale professione”. E ancora, “il valore della libertà di comunicazione tra le persone, il diritto al rispetto della riservatezza e della dignità delle persone. Nessuno di questi valori e diritti può mai essere invocato contro gli altri”. Definire il “miglior bilanciamento possibile” tra questi valori e diritti, rileva il presidente della Repubblica, “è funzione delicata ed essenziale innanzitutto del legislatore” e secondo Napolitano questo sforzo è stato compiuto ed è “ancora in atto” in Parlamento soprattutto nella terza lettura del provvedimento in corso alla Camera. Se ci saranno altre modifiche al ddl Alfano che nel corso dell’esame in Commissione ha cambiato volto soprattutto nella parte riguardante il cosiddetto bavaglio alla stampa si vedrà in Aula a Montecitorio dove il ddl approderà per la discussione generale il 29 luglio prossimo. Ieri il Pdl Enrico Costa ha sottolineato che il testo uscito dalla Commissione era da ritenersi “un punto di convergenza definitivo” ma le opposizioni continuano a chiedere miglioramenti e soprattutto un rinvio dell’esame a settembre: oggi nel mirino del Pd, che ribadisce il voto contrario al complesso del ddl, è soprattutto la norma del provvedimento che cancella un articolo della legge Falcone del ‘91 rendendo di fatto più difficili le intercettazioni per indagare su associazioni a delinquere. Una norma che secondo la democratica Donatella Ferranti “tarpa le ali a tutte quelle indagini, come quelle sulla P3 e sulla cricca degli appalti, da cui è verosimile attendersi ulteriori sviluppi in nuovi filoni d’indagine”. Non solo dall’opposizione poi viene la richiesta di sopprimere la norma che stabilisce l’obbligo di rettifica entro 48 ore anche per i blog: “E’ un passaggio gravissimo e fuori dal mondo” denunciano il senatore democratico Vincenzo Vita e il portavoce di Articolo 21, Giuseppe Giulietti. A loro si unisce anche il deputato del Pdl Bruno Murgia che osserva: “Non annullare l’obbligo di rettifica per i blog e i siti internet è un errore madornale. Questa norma dimostra la scarsa conoscenza su come funziona le rete e rende impossibili fare attività online che negli altri paesi vengono salutate come una grande conquista democratica”.

CHE SUCCEDE DA NOI

CAGLIARI. Il Pdl è in pieno caos tra dirigenti che resistono e nuovi dirigenti che avanzano, i tempi della verifica si allungano, lo scontro sulla nuova giunta si aggrava sulla spartizione degli assessorati: Ugo Cappellacci, già alle prese con l’inchiesta sull’eolico, viaggia verso l’esame della mozione di sfiducia (martedì in Consiglio regionale) in un clima che si sta facendo ogni giorno più difficile.
 Nel Pdl una doppia resa dei conti. Ieri pomeriggio si sarebbe dovuta tenere la riunione dei trenta consiglieri regionali del Pdl per discutere della situazione politica, ma alla convocazione del capogruppo Mario Diana, che avrebbe voluto impostare una sorta di battaglia contro le «interferenze» del supervisore Romano Comincioli, si sarebbero presentati al massimo in sei. Messo sull’avviso, Diana ha annullato l’appuntamento e ha cercato di minimizzare l’accaduto: il rinvio è stato causato da «impegni di numerosi consiglieri, impossibilitati a partecipare». Secondo indiscrezioni, il suggerimento agli indisponibili sarebbe stato dato proprio da chi sostiene l’azione di rinnovamento avviata da Comincioli su incarico di Silvio Berlusconi dopo il crescente dissenso e la sconfitta alle elezioni provinciali. Si parla con insistenza di una «sfiducia» che potrebbe essere votata nel gruppo contro Diana (ma dopo l’esame della mozione contro Cappellacci). E, nella stessa operazione, ma con tempi un po’ più lunghi, rientra, secondo le stesse voci, anche l’avvicendamento al vertice del partito: il deputato Bruno Murgia (favorito) o il collega Settimo Nizzi al posto di Mariano Delogu. Sarebbe a rischio anche il ruolo di vice coordinatore vicario ricoperto da Claudia Lombardo, presidente del Consiglio regionale.
 La controffensiva di Delogu. Ieri, dopo l’attacco di Diana nei giorni scorsi, è stato Delogu a rilasciare una dichiarazione contro Comincioli: «Le cose sarde le vogliamo vedere in Sardegna, non abbiamo bisogno di tutori esterni». Per questo oggi Delogu (assieme a Diana e alla Lombardo) sarà da Cappellacci per la verifica politica di giunta.
 Rimpasto forse a Ferragosto. Ma proprio a causa del caos e della conseguente paralisi del Pdl la verifica politica della giunta e il successivo rimpasto potrebbero procedere con tempi più lunghi del previsto: la scadenza di fine luglio non può più essere rispettata se il tema dovrà essere trattato – come si dice negli ambienti politici – dal nuovo gruppo dirigente del partito di maggioranza relativa. Per il momento la coalizione si dovrà occupare della mozione di sfiducia (per respingerla) e della manovra correttiva del Bilancio.
 Il Psd’Az minaccia l’appoggio esterno. Anche ieri sono proseguiti gli incontri bilaterali di Cappellacci con gli alleati. E’ stata la volta del Psd’Az, che, in linea con quanto detto dai Riformatori e dall’Udc, chiede un assessorato in più, per Giacomo Sanna ai Trasporti (oggi il Psd’Az ha i Lavori pubblici con Angelo Carta, che i sardisti vorrebbero confermare). Se la richiesta non sarà accolta – hanno detto i vertici dei 4 Mori – ci sarà solo l’appoggio esterno.
 I numeri della spartizione non tornano più. Cappellacci vorrebbe riservarsi alcune scelte, oltre quelle scontate che sono le conferme di Giorgio La Spisa (Bilancio) e Antonello Liori (forse non alla Sanità). Con uno o due assessorati del presidente, non tornerebbero i conti o nel Pdl o tra gli alleati. E i centristi, approfittando della debolezza politica di Cappellacci, non vogliono fare alcuna rinuncia: l’Udc vuole salire da 2 a 3, i Riformatori e il Psd’Az da 1 a 2.
 La giunta sarà quasi azzerata. Si è detto di La Spisa e Liori, gli unici due politici dell’esecutivo attuale (si erano dimessi dal Consiglio perché c’era ancora l’incompatibilità). Cappellacci, che non può frenare l’avanzata dei partiti, vorrebbe tenere almeno altri due assessori: Andrea Prato all’Agricoltura e Franco Manca al Lavoro. Prato, sul quale ci sono dei veti politici dei centristi per la conferma all’Agricoltura, potrebbe essere spostato al Turismo. Più incerta, al momento, la posizione di Manca, che rischia di trovarsi senza sponsor.
 La mozione di sfiducia martedì in aula. In questo clima così pesante, martedì il Consiglio regionale discuterà la mozione di sfiducia presentata dal centrosinistra contro Cappellacci. Se la mozione dovesse essere approvata, scatterebbero le dimissioni del governatore e le elezioni anticipate. Per questo motivo (e anche perché si vota a scrutinio palese) tutti danno per scontato che il centrodestra, pur in caso di probabile litigio persino in aula, alla fine ridarà la fiducia al presidente della giunta regionale.(Filippo Peretti, La Nuova Sardegna)

Alemanno: Pdl va ristrutturato  (ANSA) – ROMA – ‘Ho esposto a Berlusconi la mia idea di un partito strutturato e della necessita’ di congressi’. Cosi’ il sindaco di Roma Alemanno sul Pdl. In proposito, ha detto il primo cittadino, il Cavaliere ’sta valutando la situazione anche perche’ la richiesta di congressi e di strutturare il partito viene anche dai forzisti doc’. ‘La leggenda dell’Italia sotto la dittatura mediatica e’ stucchevole’ – ha aggiunto Alemanno – ed e’ un grande regalo che la sinistra fa a Berlusconi ed al centrodestra’.

Lavoro e laurea, abbiamo un problema

Lo ricordo quando lo disse D’Alema e traumatizzò il centrosinistra di allora: non esiste più il posto-fisso. Quello che ci domandiamo tutti, oggi, perlomeno coloro che sono attenti alle dinamiche sociali, è se esista il diritto al posto fisso. Se ciòè esso non rappresenti più un miraggio o un diritto reale, concreto, da acquisire e conquistare, al quale si deve rinunciare solo per cause di forza maggiore.

Che il mondo del lavoro sia cambiato, in questi anni, almeno venti, lo dicono i numeri. Gli stessii numeri sulla disoccupazione sembrano dare ragione a un modello liberista, flessibile, “precario”, in grado di assorbire maggiori posti di lavoro, a fronte delle rigidità del modello uscito dalla riforma del 1970.

Lo Statuto non è stato mai smantellato, anche se sono intervenute diverse leggi, nel corso degli anni che hanno profondamente mutato la materia. Il dato però sul quale mi soffermo chiama in causa il fallimento dell’università italiana e la sua incapacità di produrre ricchezza, lavoro e quindi diritti.

Secondo questa indagine Gidp, ormai solo il 6% dei neolaureati entra in azienda con un contratto a tempo indeterminato. Lo stage diventa la prima modalità di accesso, mentre la crisi ha fatto conoscere un fenomeno davvero curioso e in sè preoccupante: l’esplosione delle partite iva, cioè delle collaborazioni a progetto, sotto le quali si nascondono spesso dei rapporti di lavoro continuativi, abilmente mascherati e spogliati dei diritti.

Il dato sociale è chiaro, quello relativo alla formazione lo è meno. Se da un lato abbiamo una crisi generale dell’economia, soprattutto per cause esterne, dall’altro non posso non sottolineare il fatto che le università italiane non hanno ancora fatto quella grande inversione a U che è richiesta dalla nuova economia. Anzi, il paese è terribilmente indietro, anche nella ricerca, in tutti quei settori relativi alla modernizzazione, che non hanno sostituito adeguatamente la perdita di posizioni nel campo della grande industria. Resistono le piccole-medie imprese, che rappresentano il vero tessuto economico del paese, sia al Nord che al Sud, con la differenze che per queste non è necessario spesso possedere un titolo di studio elevato, proprio perchè la formazione deriva da altri saperi ed è specifica per determinate produzioni.

Forse abbiamo laureato troppe persone in ambiti privi di sbocchi professionali? O forse il nostro mercato del lavoro è asfittico ed è compresso dalla crisi? Credo siano entrambi i motivi. E bisogna cambiare, per assicurarci un futuro migliore e dare un senso alla formazione e all’istruzione.

I sindaci discutono dell’idea di parco

«Perché la gente deve restare in montagna?» E’ l’interrogativo lanciato da Pierpaolo Sau, neo sindaco di Tonara, nel dibattito sul Gennargentu, svoltosi venerdì sera. Il tavolo istituzionale ha richiamato nel paese di Montanaru tanti sindaci della montagna: Desulo, Arzana, Gairo, Orgosolo, Ussassai, Sorgono, Tonara. Tanti politici: i consiglieri regionali Pietro Pittalis e Silvestro Ladu, l’assessore regionale Antonello Liori, i parlamentari Mauro Pili e Bruno Murgia e poi l’avvocato Basilio Brodu, l’ex presidente della Regione Angelo Rojch, i rappresentanti dei movimenti antiparco e tanti altri. Tutti uniti per costruire un progetto di sviluppo e valorizzazione dei territori montani dell’interno afflitti dallo spopolamento, dalla mancanza di infrastrutture, penalizzati da un sistema viario inefficiente, dove investire è più rischioso che altrove. Su queste aree ogni tanto aleggia come uno spettro il parco del Gennargentu, modello di sviluppo combattuto da queste parti, perché calato dall’alto, privo del consenso della gente. Le parole sono sempre le stesse. Ora sembra che qualcosa voglia cambiare per davvero. I sindaci vogliono costruire una rete di relazioni, presentarsi uniti per far sentire con forza la loro voce alla Regione e allo Stato. È ora di voltare pagina: alle parole devono seguire fatti concreti per frenare lo spopolamento di questi territori e consentire alla gente di vivere nei piccoli paesi e valorizzare quell’immenso patrimonio di risorse locali e di beni identitari. Il valore dell’azione congiunta dei primi cittadini è stato sintetizzato da Mauro Pili: «I sindaci hanno la forza e gli strumenti per formulare strategie di sviluppo sfruttando le risorse del territorio». L’incontro di Desulo è solo la prima tappa di un percorso di incontri che i sindaci, insieme ai rappresentanti regionali e nazionali, hanno deciso di iniziare. ( dall’Unione sarda )

In realtà il convegno è stato organizzato dal Pdl con la collaborazione decisiva dei sindaci della montagna. Non un convegno istituzionale, dunque, ma politico. Specificato più volte ma difficile da spiegare ai giornalisti…