«A Ottana sono arrivati centinaia di milioni di cui non c’è traccia»

GIOVANNI BUA per La Nuova Sardegna

NUORO. Contratto d’area e indagini ministeriali. Patti territoriali e 488. Infrastrutture e inquinamento. Progetti per il futuro e fantasmi del passato. È un’interrogazione a tutto campo quella presentata in parlamento da Bruno Murgia (e firmata anche da Mauro Pili e Carmelo Porcu). Su passato, presente e futuro dell’area industriale di Ottana (e dell’industria nel centro Sardegna). Partendo da una richiesta: tutta la verità sul contratto d’area.

Contratto d’area. «Quello che vogliamo sapere una volta per tutte e da fonti ufficali – spiega il deputato Pdl – è a quanto ammontano i fondi spesi, revocati. Quante sono le aziende vincenti e revocate. Quale è l’esatto numero dei posti di lavoro creati. Tutto questo è indispensabile per esprimere un giudizio sulla base di dati finalmente certi».

«Fin dalla fine degli anni ’60 – sottoliena Murgia – il territorio della piana di Ottana è stato individuato dalle forze politiche, sociali e imprenditoriali come adatto all’installazione di insediamenti industriali. E da allora lo Stato ha investito ingenti risorse economiche con il fine di creare migliaia di posti di lavoro e benessere generalizzato. Però i finanziamenti erogati non hanno creato né benessere né posti di lavoro, tradendo le più pessimistiche aspettative».

Il più clamoroso di questi investimenti è proprio quello del contratto d’area. Sottoscritto nel 1998 con il coinvolgimento di tutti i soggetti sociali e politici del territorio con Regione e Stato. Prevedeva la realizzazione di 35 iniziative per complessivi 170 milioni, con la creazione di 1362 posti di lavoro.

«Dopo molti anni – attacca Murgia – a fronte di un primo investimento di 125 milioni, il bilancio sarebbe negativo; il Ministero dello Sviluppo economico ha proceduto a diverse procedure di revoca. I posti di lavoro creati sarebbero 345, molto al di sotto delle previsioni. Altri dati parlano di 11 aziende che hanno ricevuto un provvedimento di revoca totale delle agevolazioni (per irregolarità amministrative e fiscali), 5 un provvedimento di revoca parziale (per il mancato rispetto degli indici di occupazione), mentre 13 sono in produzione, garantendo circa 400 occupati».

Un fiume di miloni. «Inoltre – continua Murgia – sono state poste in essere molte altre iniziative come patti territoriali, contratti sulla chimica e svariate iniziative regionali, compreso l’utilizzo, anche qui dai risultati non sempre chiari e apprezzabili, di strumenti come la legge nazionale 488. E vi è stata una recente rimodulazione di alcuni fondi sempre a valere sul Contratto d’area di circa 2 milioni».

«I giornali – spiega Murgia – hanno dato conto di un’inchiesta della Guardia di finanza proprio sull’uso criminoso dei finanziamenti nazionali sul Contratto d’area. E secondo questa inchiesta, 14 aziende sarebbero indagate per fatture false, opere inesistenti,acquisto di vecchi macchinari,lavoratori in nero. E in tutto questo la multinazionale thailandese Indorama, dopo aver firmato il Patto per il Territorio il 17 marzo 2010 a Cagliari, minaccia di scappare da Ottana per via degli enormi disagi infrastrutturali: energia, trasporti e servizi».

Allarme ambiente. Un vero caos, su cui secondo Bruno Murgia, aleggia un altro spettro. «Non si ha certezza – spiega – sullo stato dell’inquinamento del territorio, sulla salute dei lavoratori e dei cittadini, dopo molti anni di sviluppo dell’industria pesante, tanto che l’Asl ha avviato, con fondi propri, un’indagine per capire l’entità del fenomeno, per rilevare eventuali elementi tossici e diossine negli alimenti di produzione animale e verificare la presenza di sostanze pericolose nelle acque, nei terreni e nei vegetali».

A caccia di risposte. Risposte certe sul contratto d’area insomma. «Ma anche – chiude Murgia – su tutti gli strumenti che hanno visto l’utilizzo di fondi statali e regionali, siano essi patti territoriali che utilizzo di leggi di finanziamento come la 488, proprio per avere un quadro completo, preciso ed esaustivo delle risorse impiegate, quelle non spese, quelle sparite nel nulla».

E poi risposte: «Su che utilizzo verrà fatto delle eventuali risorse recuperate. Quale sia il progetto strategico del Governo nella Sardegna centrale. Se non sia ormai il caso di abbandonare le vecchie forme di industria pesante per concentrarsi su un’economia più leggera e più legata alle attività del territorio. Quali azioni il Governo voglia mettere in campo rispetto al gap infrastrutturale. E, se le indagini della Asl dovessero appurare forme di inquinamento, se non sia giusto avviare un’azione giudiziaria rispetto alle multinazionali che si sono avvicendate nel corso di 40 anni».

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