Un estratto da un pezzo di Marcello Veneziani dal Giornale di qualche giorno fa:

Presidente Berlusconi, sciolga la corte e riapra le iscrizioni alla classe dirigente del nostro Paese. Non perda tempo, lo faccia subito. Abbia il coraggio di tornare indietro su alcune nomine infelici, come quella di Brancher, cancelli i ministeri fantomatici, riveda i vertici del suo partito, faccia sloggiare gli abusivi, dal governo o dalle case dei preti, riconosca alcuni errori anche suoi personali e abbracci l’opera necessaria di una bonifica integrale. Si liberi dai collusi e dalle mezze calzette, o perlomeno li collochi al loro giusto rango, non ai vertici di ministeri, istituzioni e partiti (…). Ha tre anni davanti a sé con un’ampia maggioranza e senza competizioni elettorali, ha ancora un seguito ed una fiducia personali molto alti anche se messi a dura prova dalle vicende del suo entourage. Non può giocarsi il consenso e l’agibilità. Se resta sulla difensiva, sotto assedio, alimenta i giochini alle sue spalle e fa un favore ai poteri opachi del nostro Paese…

E poi Galli Della Loggia sul Corriere di oggi: la necessità di un colpo d’ala. Un editoriale dai toni molti duri e certamente non giusti. Ma il rischio di venire travolti dalle discussioni interne, dal partino-non partito che non funziona, da una certa stanchezza, beh, quel rischio c’è, è reale e dobbiamo porci rimedio. Sono moltissimi i parlamentari, i consiglieri regionali e comunali, la classe dirigente e l’opinione pubblica che aspetta qualche novità. Rilanciare il progetto, pensare in grande, andare avanti con lo spirito dei giorni migliori. La settimana scorsa, nella seduta fiume sull’ostruzionismo dell’Idv, abbiamo tenuto bene, senza sbagliare una votazione. Nei momenti difficili veniamo fuori, ci siamo sempre: ecco quello spirito pugnace ci occorre per uscire dalle secche di un dibattito spesso irreale.

Discorso che vale anche per l’Isola. Rinnovare il coordinamento regionale, rendendolo molto più agile dell’elefante attuale.  Lanciare il Pdl sardo. Portare in giro un programma fatto di quattro o cinque punti chiari. Riportare il presidente della regione in mezzo alla gente, con tante assemblee provinciali. Rinnovare la giunta regionale.

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