La Lega è un partito molto ben strutturato nel territorio. Non è preda di correnti come il nostro. Anzi, da quello che sento dai colleghi in tutta Italia, il Pdl ha gli stessi identici problemi organizzativi, a cominciare dalle sedi che non ci sono, alle quote, ai coordinamenti temporanei, al fatto che ci si vede per lo più in occasione di elezioni.

La giusta polemica innescata da Fini ( “la Padania non esiste”) in realtà offre il destro a Bossi di mascherare i problemi del federalismo fiscale e dei tagli ai comuni rilanciando il sentimento anti-italiano, inventandosi una storia inverosimile sulla nazionale di calcio.

A ben vedere, ci sono analogie con la richiesta del Partito sardo d’azione di discutere una mozione nell’Aula del Consiglio regionale sull’indipendenza dell’Isola dall’Italia. Le modalità dei due partiti, pur così lontani culturalmente, sono simili, e tendono a creare un sentimento di appartenenza etnica della propria gente al territorio.

Fini pone un problema giusto. Berlusconi teme la Lega per via del grosso consenso, ma per recuperare voti al Nord una qualche strategia il Pdl se la dovrà inventare. Non mi sfugge il fatto che alcuni miei colleghi del nord mi dicono che le esternazioni del presidente della Camera in materia di immigrazione e voto spingono la gente a votare in massa per la Lega. Sono voti recuperabili? Paola Frassinetti del Pdl (ex An) propone lo studio obbligatorio dell’ Inno di Mameli. E’ una buona risposta in termini culturali ed evocativi ma dal governo ci si aspetta il rilancio dell’economia soprattutto meno tasse. Quando il Pdl lo farà, saremo finalmente un po’ meno cupi.

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